Ah...quanta pazienza ci vuole con la palingenesi continua e infinita dei Turiddi lacustri! :see:
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Secondo me il soggetto va inquadrato storicamente. Nell'epoca dello scritto attribuito a Paolo, è indubbio che c'era l'esigenza di rinnovare il fervore e allo stesso tempo di mettere in guardia. Oggi potremmo leggere (almeno io) tutto questo e interpretarlo alla stregua di un sermone.
Insomma per resta arduo voler commentare un passo (questo) decontesutalizzandolo e rendelo così fruibile anche 2 mila anni dopo. Ci sarebbero altre quesioni che pregiudicherebbero questo scritto dalle sue radici, una per tutte il vero messaggio che Gesù intendeva trasmettere. Se mancano quindi i presupposti minimi è del tutto inutile accanirsi in questioni di lana caprina.Ma sono anche convinto che per chi crede fermamente l'approfondimento di certi aspetti, compreso quello del Katechon, rivestono una importanza notevole. Sarei curioso a questo punto di sapere l'interpretazione dei versetti.
Il Thread aveva come tema "Il Katechon" importante elemento teologico, su cui anche molta filosofia moderna ( Cacciari, solo per fare un nome...) va discettando...quindi grazie Primadaun per aver ridotto la discussione ad una chiacchiera da osteria...beata te che ormai sei al di là del bene e del male...Eh già...Ma visto che ci sono vado a farmi una bella pizza con la pummarola ngoppa e a dire due pater ave gloria...simme e napule paisà...:chefico:
anch'io vorrei capire cosa c'entrano i napoletani. e cacciari, poi.
:conf:
Te lo dico subito: ironizzavo sulla drammaticità e le espressioni un po' da "sceneggiata" di certo cristianesimo, specie paolino.
Siccome rifuggo da tutta una serie di espressività ridondanti che trovo di gusto "mediterraneo", così ho fatto dello spirito innocente....:chefico:
( Non ditelo a Giò 91 però.....:D lui con il katechon ci va a nozze....) :sofico: