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    Predefinito La denuncia del Cav: patto tra Fini e giudici.

    di A. Signori

    «Allora... Siamo in 170...
    Direi decisamente troppi per il bunga bunga.
    Anche se... posso sempre dividervi per gruppi...».
    Silvio Berlusconi li accoglie così i tanti ospiti che lunedì sera partecipano alla cena del Pdl lombardo organizzata a Villa Gernetto, ormai da qualche anno nuova location degli appuntamenti mondani del premier.

    Un Cavaliere decisamente di buon umore, che va avanti fino a tarda notte tra battute, canzoni in francese e uova di Pasqua con «sorpresa».
    Un Berlusconi che nel suo discorso davanti allo stato maggiore del partito - ministri, sottosegretari, parlamentari, eurodeputati e consiglieri lombardi - non perde però occasione per rievocare quella che fino a quel momento era rimasta «solo» una riflessione onirica di Giuliano Ferrara che - proprio dalla prima pagina del Giornale - aveva raccontato di aver sognato il premier che, stufo delle tante beghe interne al Pdl, si diceva pronto a mollare baracca e burattini e ritirarsi dalla politica.

    Così, quando davanti ai 170 ospiti il Cavaliere arriva in qualche modo ad «accarezzare» quel fatidico giorno, molti dei presenti vanno con la mente proprio all’editoriale domenicale di Ferrara.
    «A tutti i grandi politici che ho avuto occasione d’incontrare - racconta infatti Berlusconi - chiedo quale sia stato il giorno più bello della loro vita.
    E tutti, da Bush a Blair passando per Aznar, mi rispondono che è quello in cui hanno deciso lasciare la politica».
    Insomma, chiosa il premier, «non vedo cosa ho da preoccuparmi» visto che, dirà più avanti, «il mio giorno più bello deve ancora venire».

    Una battuta, certo.
    L’evocazione, forse, di un qualche spettro che Berlusconi non attende con particolare ansia.
    Oppure un modo per iniziare a mettere le mani avanti se mai, come favoleggia qualcuno, nel 2013 decidesse di lasciare la premiership a un successore designato. Chissà.
    Di certo c’è che - a pochi giorni dal «sogno» di Ferrara - il Cavaliere ci tiene a far sapere che, se mai dovesse lasciare, sarebbe per lui il giorno più bello.
    Per poi comunque rassicurare tutti sul partito. Perché, dice, «è unito» come «sono unite tutte le diverse anime del Pdl».
    Sarà.

    Prima di buttarsi nel menù tricolore (dall’antipasto al dolce, tutti piatti bianco-rosso-verde in onore del 150 anni dell’unità d’Italia) c’è tempo per il consueto affondo sulla giustizia e sui «31 processi tutti mediatici che sono ancora oggi costretto a subire».
    Ecco perché, aggiunge Berlusconi, «nei prossimi due anni andremo avanti sia con la riforma della giustizia che con il ddl sulle intercettazioni».
    Cose su cui «siamo stati bloccati da Gianfranco Fini».
    Ed è su questo punto che il Cavaliere va giù piuttosto duro, raccontando pubblicamente quello che fino a ieri era filtrato nei retroscena dei giornali e comunque mai in modo tanto dettagliato.
    «Ho la copia - affonda il premier - di un accordo sottoscritto a inizio legislatura tra la magistratura e il presidente della Camera.
    Un patto scritto in cui i pm si impegnavano a non toccare Fini se lui in cambio avesse bloccato la riforma della giustizia. Così è stato».

    Si chiude tardi, con Berlusconi a cantare.
    «Andate da Bersani - scherza - e chiedetegli se canta Bandiera rossa come io canto in francese».
    E con un uovo di Pasqua di polistirolo alto quasi due metri da cui esce una violinista bionda in un attillato vestito di raso nero.
    Finisce di suonare e Berlusconi non si tiene: «Mi darebbe il suo numero di telefono?».
    «Ma è la nipote di qualcuno?», chiosa ridendo Ignazio La Russa.

    da ilgiornale.it di mercoledì 13 aprile 2011
    Aggiornato oggi alle 20:02

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: La denuncia del Cav: patto tra Fini e giudici.

    Fermate il partito dei giudici.

    Oggi alla Camera c’è la partita che vale la stagione.
    Si vota per ap*provare la prescrizione breve agli incensurati, ma sarebbe ri*duttivo vederla solo così.
    Si vota per ripri*stinare l’autonomia del potere legislati*vo da quello giudiziario.
    Si vota per dire che finalmente nessuno si farà più inti*midire dalle scorribande nella politica.
    Sì vota per decretare il fallimento del pat*to occulto tra Fini e la magistratura per disarcionare Berlusconi e il suo gover*no.
    Si vota per dimostrare che in demo*crazia comandano le maggioranze elet*te, non le lobby, le caste, i giornali, i san*toni.
    E si vota anche per Silvio Berlusco*ni.

    E perché no? Non c’è il male nel fatto che una maggioranza difenda il suo lea*der dalla più spudorata e violenta ag*gressione giudiziaria della storia.
    Le opposizioni hanno fatto ieri e faran*no oggi ostruzionismo leggendo in aula articoli della Costituzione, come atto estremo e solenne di difesa del Paese. Certo che al ridicolo non c’è limite.

    D’Alema e Bersani martiri di chi?
    Della prescrizione breve, norma già in vigore in tutti i Paesi occidentali?
    La sinistra sta giocando sulla pelle della gente.
    La real*tà è che, a fronte di una norma di civiltà, rischiano di saltare lo 0,2 per cento dei processi penali, nulla in confronto ai procedimenti che vanno già ora in pre*scrizione per la lentezza e l’incapacità di certi magistrati.
    Bersani e D’Alema la Costituzione do*vrebbero leggerla sì, ma all’articolo che sancisce la libertà e la segretezza delle comunicazioni private tra cittadini, quello violato dalle intercettazioni tele*foniche selvagge ordinate dalle procure per spiare la vita degli italiani.
    Dovrebbe*ro leggerla, loro e Fini, nelle parti che sta*biliscono l’autonomia e l’indipendenza del potere legislativo da quello giudizia*rio.
    Ma, soprattutto, mi chiedo che sen*so abbia che ex comunisti sventolino la Costituzione come se fosse cosa loro.

    Per quarant’anni ne hanno tradito l’es*senza, complottando occultamente con*tro l’Occidente, e quindi l’Italia, assie*me (e finanziati) all’alleato Unione So*vietica.
    Se oggi siamo una democrazia è perché questi signori hanno perso e al*tri, in nome della Costituzione, hanno vinto.
    Cari compagni, la Costituzione non è il Libretto Rosso di Mao.
    Addirittura, co*me previsto da chi l’ha scritta, la si può cambiare.
    Che piaccia o no a voi, a Di Pietro e ai magistrati.

    di A. Sallusti pg.1 de ilgiornale.it 13 04 2011

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: La denuncia del Cav: patto tra Fini e giudici.

    Martino: "Silvio torni allo spirito del 1994"!

    di Vittorio Macioce pg.1 e pg.3 de ilgiornale.it del 13 04 2011

    intervista all'ex ministro MARTINO .

    «Come si chiama il mio parti*to? Novantaquattro».

    Antonio Martino non è un reazionario.
    È un uomo che ha passato la vita a sognare la «rivoluzione liberale».
    Lo ha fatto con il disincanto di chi conosce la classe dirigente italia*na, che anche quando parla di mercato non nasconde la nostal*gia per l’Iri.
    Martino non vuole mo*rire democristiano, neppure so*cialista, tantome*no confuso in qual*che «cosa» di sta*gnante e indefini*to.
    Vuole solo ri*provarci.
    Scom*mettere su un al*tro finale di parti*ta.

    Il professore, ex ministro degli Esteri, economi*sta che non ha mai rinnegato i Chicago Boys, deputa*to del Pdl, pensa al 1994 e vede una sliding door , la porta scorrevo*le che l’Italia non ha preso, il futu*ro sfumato , l’occasione perduta, quello che poteva essere e non è stato.

    Ogni volta che Martino par*la con Berlusconi ripete le stesse parole:
    «Dobbiamo ritrovare lo spirito del no*vantaquattro ».

    E il presidente cosa rispon*de?
    «Che ho ragione. Solo che...».

    Solo che?
    «Siamo rimasti in pochi di quella stagione. Ma anche lui sa che se vuole lasciare un se*gno nella storia non può limi*tarsi a governare. Non è anco*ra tardi per dare a questo Pae*se un futuro diverso. Lo spiri*to del ’94 significa fare quelle riforme rinviate per vent’an*ni: fisco, welfare, lavoro, giu*stizia.
    Berlusconi ha vinto le elezioni ogni volta che ha abbracciato le idee liberali.

    Il 1994 non è l’altroieri. So*no tanti anni. Non si poteva*no fare prima le riforme?
    «Non ci siamo riusciti. Il gua*io di Berlusconi è che ha sem*p*re governato con alleati inna*morati dello status quo .
    Non voleva le riforme Casini.
    Non le ha volute Fini.
    Non le voglio*no neppure adesso».

    La riforma della giustizia è diventata un pantano.
    «Berlusconi doveva farla su*bito, nei primi giorni dopo la vittoria del 2008. E poi il fisco. Ma anche qui hanno vinto gli stopper».

    Chi sono gli stopper?
    «Sul fisco, Tremonti.
    Il mini*stro ha retto la baracca sui con*ti pubblici, ma poteva osare di più.
    La riforma del fisco avreb*be razionalizzato il gettito.
    Questo non significa incassa*re di meno».

    Stesse tasse?
    «No, tasse più eque. C’è chi le imposte le paga troppo, più del cinquanta per cento del reddito, e tanti che sfuggono al fisco».

    Evasori?
    «Non tanto. Gli evasori ci so*no, ma rischiano di diventare una scusa.
    Il vero problema è un sistema fiscale farraginoso che permette a tanti contri*buenti di pagare poco senza violare la legge.
    È il popolo de*gli elusori fiscali. Il nostro fi*sco fa ricchi i commercialisti e i loro clienti migliori.
    Il para*dosso è che il gettito fiscale è irrisorio, non supera il 19 per cento».

    Tremonti non vuole la rifor*ma. Ma il premier è Berlu*sconi.
    «Tremonti ha molto più po*tere del presidente del Consi*glio. Il suo superministero ha concentrato ben cinque vec*chi dicasteri forti: Tesoro, Fi*nanze, Bilancio, Partecipazio*ni statali e Mezzogiorno. È lui che ha le chiavi della cassafor*te ».

    E la cassaforte è potere.
    «Non c’è dubbio».

    Il Pdl è in fermento. C’è troppa gente che pensa al dopo. Sembrano tanti cicli*sti in attesa della volata fi*nale. Solo che nessuno par*te e il risultato è che tutti stanno fermi sui pedali in attesa di vedere chi lancia lo sprint. Quelli del ’94, i vecchi amici di Berlusconi, che fanno? Partecipano al*la gara?
    «No. Quelli che pensano troppo al futuro rovinano il presente. Il Pdl non è ancora all’altezza di Berlusconi. È la maledizione dei partiti cari*smatici. Ci vuole una classe di*rigente di grande livello per costruire un futuro che non sia legato solo alla figura stra*ordinaria del capo».

    E invece?
    «Non c’è ancora. Ognuno pensa in piccolo, al suo giardi*netto, alle sue rivalità. Ci sono i fedelissimi del premier, ci so*no tante tribù di ex An e ci so*no gli ultimi arrivati, i salvato*ri della maggioranza, quelli che pesano di più».

    Non le piacciono i respon*sabili?
    «Non mi piacciono gli aut aut».

    È deluso dal Pdl?
    «Sono uno che non si accon*tenta ».

    Allora è deluso.
    «Il ritorno al ’94 significa an*che questo. Ricostruire e moti*vare una classe dirigente. Non selezionare i mediocri, ma i migliori. Puntare sulle nuove generazioni e coinvol*gerle in un progetto politico di grande respiro. L’Italia deve uscire dal Novecento. Nel ’94 ci hanno chiuso la porta in fac*cia. Quasi vent’anni dopo è un delitto restare prigionieri di questo limbo, dove la massi*ma aspirazione è tirare a cam*pare ».

    Perché scommette ancora su Berlusconi?
    «Perché è l’unico che può fa*re una cosa del genere. Non ci sono alternative.
    Si guardi in*torno. Chi vede?
    Berlusconi può ancora essere l’uomo del*le grandi riforme.
    È un uomo assediato, deluso, ferito, ma è l’unico che ha la statura per un’impresa del genere.
    Il Pdl deve tornare a credere in lui e smetterla di arrabattarsi in ri*valità piccole e mediocri».

    Sulla scena è tornato an*che Scajola.
    «Mi ha chiesto di fare il presi*dente d’onor*e della fondazio*ne Cristoforo Colombo e io ho accettato con piacere. Non so*no stato d’accordo con lui quando ha ipotizzato di costi*tuire un gruppo parlamenta*re autonomo. Sono certo che anche lui lavorerà per il parti*to delle grandi riforme».

    Come si seleziona una clas*se dirigente?
    «Con vere primarie. Non quelle finte che fa la sinistra».

    La prima mossa per ridare un’anima al Pdl?
    «Avere un segretario unico. Quando un partito è guidato da tre coordinatori non si sa mai, nel bene e nel male, di chi sono le responsabilità. In tre non si paga mai pegno».

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: La denuncia del Cav: patto tra Fini e giudici.

    Quelli del '94, Sgarbi e Ferrara.

    Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi.
    Ci furono all’inizio dell’avventura di Forza Italia, e del centrodestra, ci sono oggi quando le acque si fanno tempesto*se e che somigliano per molti aspetti quelle del ’92 e del ’93.
    Coincidenza? Non sembra proprio.
    Ci sono ragioni buone e anche ragioni meno buone.

    Partiamo dal positivo. Lungo gli anni da quel lontanissimo 1994 i due non so*no stati fermi. Hanno criticato, attacca*to - talora pesantemente - formato liste e raggruppamenti con i quali si sono presentati a elezioni di diverso tipo, scritto libri, inventato quotidiani.
    Sem*pre facendo intendere che quella idea dell’inizio della libertà come contenuto politico capace di condensare attorno a sé tutto il progettare e l’agire politico, era valida, non andava persa e perciò conservata e rinvigorita. Cosa sono, so*lo ad esempio, i frequenti richiami di Ferrara - in certi periodi diuturni - al Ca*valiere delle origini?
    Al Cavaliere che trova proprio nella sua anomalia (dife*sa dal direttore del Foglio senza mai un infingimento) la forza originaria e origi*nale nella politica italiana?
    E cos’è la di*fesa del patrimonio culturale di Sgarbi da una prospettiva liberale e dunque mi*noritaria?
    Poi periodi di silenzio, di al*lontanamento ma al modo dei grandi dibattiti politici di un tempo che non c’è più, sulle idee, sulle passioni, sulle ragioni.

    Come si chiama ciò che sta all’origine di questo tipo di presenza?
    Capacità di visione, di intuizione ma soprattutto passione culturale e politica. E qui dire*m o perché questo ritorno in televisione di questi due ancien combattant , dopo anni di militanza in forme diverse, ha anche un aspetto poco tranquillizzante per chi ha a cuore le ragioni del centro*destra italiano e più in generale di uno schieramento liberale in Italia.
    Oggi tornano tutt’e due in Rai. Ci tor*nano perché c’è bisogno di spiegare, di far comprendere.
    Di non ripetere ciò che Berlusconi dice ma ciò che- storica*mente - Berlusconi rappresenta in que*sto Paese.
    Di gente che ripete ciò che Berlusconi dice ce n’è anche troppa, dentro e fuori della politica.
    Di persone che, diversamente, fanno capire ciò che ci sta al di là dei fatti quotidiani ce n’è poca. Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi questo lo sanno fare. Con sensibi*lità diverse derivanti da personalità, in*teressi e storie diverse. Certo, non sfugge a nessuno che è più facile fare questo quando non si è diret*tamente dentro il Palazzo di cui si parla.
    Ma ci chiediamo - e questa è la nota do*lente della vicenda - dal 1994 ad oggi perché non ne sono venuti fuori altri? Semplice: non nascono come i funghi dopo la pioggia. Vanno piantati e colti*vati e questo non è stato fatto.

    L’esperienza di molti Paesi ci insegna che queste figure vengono fuori dai vi*vai politici e culturali. Si chiamano an*che fondazioni.
    E in Italia? Ce ne sono ma cosa fanno? Cosa producono?
    Ecco che allora quando ce n’è bisogno non si fa mai in tempo a crearli e per fortuna si può ricorrere a ciò che c’è di pronto. E, sempre per fortuna, quel che c’è è di qualità eccellente.
    E chissà quante persone di livello ci sono in giro per l’Italia.

    Ma chi le cerca e chi le coltiva?
    C’è sempre qualcosa di più importante da fare.
    Ma poi c’è chi capisce e chi no e se chi non capisce *magari - fa parte anche della dirigenza delle formazioni politiche non solo non li cercherà ma se troverà qualcuno di buono farà di tutto per non farlo emer*gere. Intelligente quindi pericoloso e scomodo.

    di Paolo Del Debbio pg.3 de ilgiornale.it 13 04 2011

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Rif: La denuncia del Cav: patto tra Fini e giudici.

    Citazione Originariamente Scritto da mustang2 Visualizza Messaggio
    ... mi chiedo che senso abbia che ex comunisti sventolino la Costituzione come se fosse cosa loro.

    Per quarant’anni ne hanno tradito l’essenza, complottando occultamente contro l’Occidente, e quindi l’Italia, assieme (e finanziati) all’alleato Unione Sovietica.
    Se oggi siamo una democrazia è perché questi signori hanno perso e altri, in nome della Costituzione, hanno vinto.
    Cari compagni, la Costituzione non è il Libretto Rosso di Mao.
    Addirittura, come previsto da chi l’ha scritta, la si può cambiare.
    Che piaccia o no a voi, a Di Pietro e ai magistrati.

    di A. Sallusti pg.1 de ilgiornale.it 13 04 2011
    John

  6. #6
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    Predefinito Rif: La denuncia del Cav: patto tra Fini e giudici.

    Citazione Originariamente Scritto da john.smith Visualizza Messaggio
    John
    Bisogna cambiare il sistema di nomine alla consulta, togliere i senatori a vita,
    rendere veramente democratici i partiti, mettere fuori legge i golpisti, masgistrati inclusi, cam biare totalmen te la costituzione (non ne fossimo capaci potremmo copiare quella del nicaragua), nomin are i giudici e massimo per due mandati, farli alternare in tribunale dagli avvocati, polizia e carabinieri al servizio sia dell'accusa che della difesa, pagamento a cottimo (c hi non lavora non mangia (almeno a spese del contribuente).
    Ultima modifica di yure22; 14-04-11 alle 09:04

  7. #7
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    Predefinito Rif: La denuncia del Cav: patto tra Fini e giudici.

    Se quel documento fosse autentico bisognerebbe arrestare il CSM che deve controllare i magistrati.

 

 

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