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    Predefinito Chi contesta la riforma dimentica lo ...

    ....sfascio della giustizia!

    di Paolo Zurlo da ilgiornale.it 14 04 2011

    Il grido di dolore si alza dai quattro angoli d’Italia: l’Aquila, Viareggio, Parmalat. L’Italia dei disastri va in prescrizione.
    È la vox populi, ma è davvero così?
    Si può ragionare sulla prescrizione breve in termini non emotivi?
    Si parla di Parmalat, di una «scheggia» della vicenda che va a sentenza, a Milano, il 18 aprile, per lanciare l’allarme.
    Ma è corretto ragionare così?
    Il dibattimento milanese che fa da detonatore riguarda quattro banche straniere e cinque imputati in tutto.

    Il disastro è altrove, a Parma: la sentenza di primo grado per la bancarotta, insomma la sostanza del crac, è arrivata a fine 2010.
    Ci sono voluti sette anni dagli arresti del dicembre 2003, l’appello è di là da venire.
    E il processo per la bancarotta, questa volta contro le banche estere, avanza faticosamente sempre a Parma.
    La verità è che, processo breve o processo lungo, la giustizia arranca.

    Il ministro Alfano dà i suoi numeri: solo lo 0,2 per cento dei processi è a rischio con la nuova legge.
    Già oggi invece la falce del tempo che passa fa morire quotidianamente più di 450 processi.
    Centosessanta-centosettantamila l’anno.

    La giustizia viaggia a due velocità.
    A volte corre a perdifiato, come è capitato con David Mills: dal tribunale alla Cassazione in un anno e anche meno, ma comunque troppo per non finire dentro la solita palude della prescrizione.

    A Bari, invece, per la Missione Arcobaleno sono passati undici anni dagli arresti del 2000 e dall’apertura di un’inchiesta che aveva messo in imbarazzo i Ds.
    Il dibattimento di primo grado è un balbettio alle battute iniziali.
    La prescrizione toglierà tutti dall’imbarazzo.

    A Lucca si aspetta il processo per la strage di Viareggio: Viareggio è già un caso politico, ma ci vorrebbe più sobrietà.
    A quasi due anni dal disastro, la prima udienza è ancora un miraggio.
    Forse ci arriveranno l’anno prossimo. Forse. Ma sono previsioni. Per ora siamo in attesa.

    La giustizia è un’attesa che può durare anni e anni.
    Dieci anni per scoprire che la famiglia dell’ex portiere del Milan Giovanni Galli non avrà giustizia per la morte del figlio Niccolò, una promessa del calcio italiano.
    Morì nel 2001 andando a sbattere contro il guardrail, danneggiato e trasformato in una trappola mortale, su un cavalcavia di Bologna.
    Dieci anni dopo è tutto prescritto.

    E che giustizia avranno i coniugi Covezzi, accusati di spaventose violenze domestiche, condannati in primo grado e assolti qualche mese fa, quando i loro figli, portati via dalla polizia il 12 novembre ’98, erano ormai grandi?
    Alcuni giornali e tv continuano a ripetere che la vituperata legge sulla prescrizione riduce i tre gradi di giudizio ad una corsa ad ostacoli contro il tempo: tre anni per il tribunale, due per l’appello e uno e mezzo per la Cassazione.

    È falso, non è più così, il testo del Senato è stato cambiato dalla Camera: se si sforeranno i termini i processi non si estingueranno, semplicemente il capo dell’ufficio farà una segnalazione.
    Sai che stravolgimento.
    Cambierà poco o nulla a parte la barzelletta semantica di definire breve un processo di sei anni e mezzo.

    La verità è che il sistema va ripensato.
    Partendo dal nuovo codice penale, quello partorito in tante versioni successive dale commissioni Nordio, Pisapia, Grosso ma mai entrato in vigore.
    Quello che sfoltisce la babele dei troppi reati.
    E che vanno rivisti i meccanismi dell’obbligatorietà dell’azione penale.
    Per questo la riforma costituzionale varata dal governo è essenziale, anche se da sola non basta.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Chi contesta la riforma dimentica lo ...

    Citazione Originariamente Scritto da mustang2 Visualizza Messaggio
    ....sfascio della giustizia!

    di Paolo Zurlo da ilgiornale.it 14 04 2011

    Il grido di dolore si alza dai quattro angoli d’Italia: l’Aquila, Viareggio, Parmalat. L’Italia dei disastri va in prescrizione.
    È la vox populi, ma è davvero così?
    Si può ragionare sulla prescrizione breve in termini non emotivi?
    Si parla di Parmalat, di una «scheggia» della vicenda che va a sentenza, a Milano, il 18 aprile, per lanciare l’allarme.
    Ma è corretto ragionare così?
    Il dibattimento milanese che fa da detonatore riguarda quattro banche straniere e cinque imputati in tutto.

    Il disastro è altrove, a Parma: la sentenza di primo grado per la bancarotta, insomma la sostanza del crac, è arrivata a fine 2010.
    Ci sono voluti sette anni dagli arresti del dicembre 2003, l’appello è di là da venire.
    E il processo per la bancarotta, questa volta contro le banche estere, avanza faticosamente sempre a Parma.
    La verità è che, processo breve o processo lungo, la giustizia arranca.

    Il ministro Alfano dà i suoi numeri: solo lo 0,2 per cento dei processi è a rischio con la nuova legge.
    Già oggi invece la falce del tempo che passa fa morire quotidianamente più di 450 processi.
    Centosessanta-centosettantamila l’anno.

    La giustizia viaggia a due velocità.
    A volte corre a perdifiato, come è capitato con David Mills: dal tribunale alla Cassazione in un anno e anche meno, ma comunque troppo per non finire dentro la solita palude della prescrizione.

    A Bari, invece, per la Missione Arcobaleno sono passati undici anni dagli arresti del 2000 e dall’apertura di un’inchiesta che aveva messo in imbarazzo i Ds.
    Il dibattimento di primo grado è un balbettio alle battute iniziali.
    La prescrizione toglierà tutti dall’imbarazzo.

    A Lucca si aspetta il processo per la strage di Viareggio: Viareggio è già un caso politico, ma ci vorrebbe più sobrietà.
    A quasi due anni dal disastro, la prima udienza è ancora un miraggio.
    Forse ci arriveranno l’anno prossimo. Forse. Ma sono previsioni. Per ora siamo in attesa.

    La giustizia è un’attesa che può durare anni e anni.
    Dieci anni per scoprire che la famiglia dell’ex portiere del Milan Giovanni Galli non avrà giustizia per la morte del figlio Niccolò, una promessa del calcio italiano.
    Morì nel 2001 andando a sbattere contro il guardrail, danneggiato e trasformato in una trappola mortale, su un cavalcavia di Bologna.
    Dieci anni dopo è tutto prescritto.

    E che giustizia avranno i coniugi Covezzi, accusati di spaventose violenze domestiche, condannati in primo grado e assolti qualche mese fa, quando i loro figli, portati via dalla polizia il 12 novembre ’98, erano ormai grandi?
    Alcuni giornali e tv continuano a ripetere che la vituperata legge sulla prescrizione riduce i tre gradi di giudizio ad una corsa ad ostacoli contro il tempo: tre anni per il tribunale, due per l’appello e uno e mezzo per la Cassazione.

    È falso, non è più così, il testo del Senato è stato cambiato dalla Camera: se si sforeranno i termini i processi non si estingueranno, semplicemente il capo dell’ufficio farà una segnalazione.
    Sai che stravolgimento.
    Cambierà poco o nulla a parte la barzelletta semantica di definire breve un processo di sei anni e mezzo.

    La verità è che il sistema va ripensato.
    Partendo dal nuovo codice penale, quello partorito in tante versioni successive dale commissioni Nordio, Pisapia, Grosso ma mai entrato in vigore.
    Quello che sfoltisce la babele dei troppi reati.
    E che vanno rivisti i meccanismi dell’obbligatorietà dell’azione penale.
    Per questo la riforma costituzionale varata dal governo è essenziale, anche se da sola non basta.

    saluti
    Sarà vero oppure no, il bersani la raccontò.

    Quello va dalla sibilla rosy e poi esce trionfante : ha tutto sotto gli occhi, é ispirato, un comunista accussì dove lo trovi?

  3. #3
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    Predefinito Rif: Chi contesta la riforma dimentica lo ...

    la giustizia si è gia sfasciata ed occorre ricostruirla, ma su questo processo breve ho paura
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  4. #4
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    Predefinito Rif: Chi contesta la riforma dimentica lo ...

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    la giustizia si è gia sfasciata ed occorre ricostruirla, ma su questo processo breve ho paura
    Io toglierei l'arma dei processi dalle mani della magistratrura: avessi un fucile in casa non lo lascerei ,proiettile in canna, a portata dei bambini.

    Forse sareebbe meglio fare tutti avvocati , sia per l'accusa che per la difesa,

    La magistratura deve fin ire d'essere un potere dello stato: lo sia alla pari degli insegnanti.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Chi contesta la riforma dimentica lo ...

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Io toglierei l'arma dei processi dalle mani della magistratrura: avessi un fucile in casa non lo lascerei ,proiettile in canna, a portata dei bambini.

    Forse sareebbe meglio fare tutti avvocati , sia per l'accusa che per la difesa,

    La magistratura deve fin ire d'essere un potere dello stato: lo sia alla pari degli insegnanti.
    un giudice serve sempre, ma deve essere terzo, e sulla terzietà che bisogna puntare altrimenti la giustizia muore per davvero
    altrimenti come fai a giudicare una persona senza uno che giudica, gli avvocati mica possono farlo
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

 

 

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