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    Predefinito Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    altre informazioni sul sistema economico di hitler:



    A questo punto, è inevitabile porsi la domanda: è possibile che non solo la guerra annichilatrice scatenata dalle potenze anglo-americane contro la Germania, ma la storica satanizzazione del Reich, la sua permanente damnatio memoriae, abbiano avuto come motivazione reale e occulta proprio i successi economici ottenuti da Hitler contro il sistema finanziario internazionale? E' la domanda più censurata della storia. E' la domanda-tabù. Non oseremmo porla qui, se non l'avesse adombrata un avversario militare del Terzo Reich: J.F.C. Fuller, generale britannico.

    Fuller, scomparso nel 1966, geniale innovatore della guerra corazzata, è considerato il Clausewitz inglese. Ha combattuto la Germania nella prima e nella seconda guerra mondiale. Avversario, ma leale. In un cruciale capitolo della sua opera principale, "Storia militare del mondo occidentale" (1), Fuller delineò brevemente le ragioni dell'energica rinascita economica della Germania sotto il Terzo Reich. Con limpida chiarezza.

    Fuller attribuisce ad Hitler il seguente pensiero:

    "La comunità delle nazioni non vive del fittizio valore della moneta, ma di produzione di merci reali, la quale conferisce valore alla moneta. E' questa produzione ad essere la vera copertura della valuta nazionale, non una banca o una cassaforte piena d'oro"- Egli [Hitler] decise dunque

    1) di rifiutare prestiti esteri gravati da interessi, e di basare la moneta tedesca sulla produzione invece che sulle riserve auree.

    2) Di procurarsi le merci da importare attraverso scambio diretto di beni -- baratto -- e di sostenere le esportazioni quando necessario.

    3) di porre termine a quello che era chiamato "libertà dei cambi", ossia la licenza di speculare sulle [fluttuazioni delle] monete e di trasferire i capitali privati da un paese all'altro secondo la situazione politica.

    4) Di creare moneta quando manodopera e materie prime erano disponibili per il lavoro, anziché indebitarsi prendendola a prestito".

    Fuller pare aver compreso perfettamente la frode fondamentale, il meccanismo per cui la finanzia estrae il suo tributo perpetuo dal lavoro umano. Infatti scrive: "Hitler era convinto che, finché durava il sistema monetario internazionale [...], una nazione, accaparrando l'oro, poteva imporre la propria volontà alle nazioni cui l'oro mancava. Bastava prosciugare le loro riserve di scambio, per costringerle ad accettare prestiti ad interesse, sì da distribuire la loro ricchezza e la loro produzione ai prestatori".

    E aggiunge:

    "La prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti ad interesse a nazioni in difficoltà economica; l'economia di Hitler significava la sua rovina. Se gli fosse stato permesso di completarla con successo, altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e sarebbe venuto un momento in cui tutti gli stati senza riserve auree si sarebbero scambiati beni contro beni; così che non solo la richiesta di prestiti sarebbe cessate e l'oro avrebbe perso valore, ma i prestatori finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega.
    "Questa pistola finanziaria era puntata alla tempia, in modo particolare, degli Stati Uniti, i quali detenevano il grosso delle riserve d'oro mondiali, e perché il loro sistema di produzione di massa richiedeva l'esportazione del dieci per cento circa dei loro prodotti per evitare la disoccupazione. Inoltre, poiché i metodi brutali usati da Hitler contro gli ebrei tedeschi aveva irritato i finanzieri ebrei americani, sei mesi dopo che Hitler divenne Cancelliere, Samuel Untermeyer, un ricco procuratore di New York, gettò il guanto di sfida. Egli proclamò una "guerra santa" contro il nazionalsocialismo e dichiarò il boicottaggio economico sui beni, trasporti e servizi tedeschi".


    Ciò a cui Fuller allude, nell'evocare la guerra santa ebraica contro il nazionalsocialismo, è un evento preciso, che ebbe luogo al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. Qui, la comunità ebraica di New York celebrò un vero e proprio rito di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore. "Furono accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [l'antico corno di ariete ebraico] mentre il rabbino B. A Mendelson pronunciava la formula di scumunica: "A partire da oggi, ci asterremo da qualunque commercio di materie prime provenienti dalla Germania. Saremo vigilanti per quanto riguarda l'uso di merci tedesche [...] La validità di tale decisione durerà fino alla fine del regime di Hitler, allora il cherem avrà la nostra benedizione"".

    Samuel Untermeyer, membro influente del B'nai B'rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 questa dichiarazione, annunciando un embargo totale sulle merci tedesche "a nome di tutti gli ebrei, massoni [sic] e cristiani".
    Non è il caso di sorridere di questi rituali. Bisogna infatti ricordare che, per lo stesso cristianesimo, la comunità ebraica è "popolo sacerdotale": titolare cioè del potere sacramentale di rendere efficaci i riti. Inoltre, gli ebrei sono i primi a credere che i loro rabbini siano in grado di lanciare maledizioni efficaci e forme di "malocchio". Come il sacerdote cattolico, con il sacramento dell'Ordine, riceve questo potere -- e può usarlo per scopi aberranti: le messe nere sataniste richiedono infatti un sacerdote regolarmente ordinato per celebrare il rito inverso, che è per lo più una "fattura di morte" contro una persona -- così gli ebrei sono convinti di poter usare il loro potere "sacerdotale" in operazioni efficaci di magia nera. L'accensione di candele nere nel rituale eseguito a New York implica, o allude, a una sorta di "fattura di morte", con evocazione delle forze infere (3).

    In ogni caso, la comunità ebraico-finanziaria non trascurò di mettere in atto anche misure più concrete.
    E' certo che anche il finanziere Bernard Baruch si allarmò del sistema di scambi internazionali diretti di merci, non mediati da trasferimenti monetari, messo in attività da Hitler. In un colloquio che ebbe nel settembre 1939 col presidente Roosevelt, Baruch raccomandò di "tenere i nostri prezzi bassi per conservarci i clienti delle nazioni belligeranti. In questo modo, il sistema di baratto tedesco sarà distrutto".

    Non bastò, e si dovette ricorrere alla guerra. Il potere di Bernard Baruch nel lanciare gli Stati Uniti nel conflitto anti-tedesco non può essere sottovalutato da chi ne conosce le gesta. Nato in Texas nel 1876 (suo padre fu membro del Ku Klux Klan), il miliardario Bernard Baruch è il prototipo eterno del finanziere ebreo (4). Acquirente primario del debito pubblico americano -- ossia di fatto membro del ristretto gruppo di banchieri che emettono la moneta Usa indebitandone il Paese -- Baruch divenne, in forza di tale veste, il "consigliere di sei presidenti", da Woodrow Wilson (1912) ad Eisenhower (1950). Fu lui che convinse il presidente Wilson a far entrare l'America nella Grande Guerra; soprattutto, lo convinse che lo sforzo bellico necessitava di un organo onnipotente di pianificazione della produzione industriale; e che quell'organo supremo doveva essere guidato da "un uomo solo". Quell'uomo era lui, Baruch.

    Il War Industry Board, di cui fu a capo, impartì ogni ordinativo per materiale bellico e logistico -- dagli scarponi alle locomotive - ad ogni azienda americana che lavorava per la guerra; non solo per armare e rifornire le truppe americane, ma in buona misura anche quelle alleate. Come denunciò nel 1919 la Commissione Investigativa del Congresso (guidata dal senatore W. J. Graham) che indagò sui profitti che quell'organo rese possibili, fu "un governo segreto...sette uomini scelti dal Presidente hanno concepito l'intero sistema di acquisti militari, programmato la censura sulla stampa, creato un sistema di controllo alimentare...dietro porte chiuse, mesi prima che la guerra fosse dichiarata".

    Insomma, Baruch instaurò -- nel bel mezzo della "democrazia americana", in un clima politico e culturale totalmente diverso da quello dell'Europa dell'Est - il sistema di pianificazione socialista dell'economia, perfettamente simile a quello che stava nascendo in Russia. Completo (come poi in Unione Sovietica) di censura sulla stampa e razionamento alimentare.

    Il sistema fu ripetuto, sempre grazie ai consigli che Baruch diede al presidente F. D. Roosevelt, anche nella guerra contro Hitler: l'organo pianificatore si chiamò War Production Board ed ebbe a capo una creatura di Baruch, Harry Hopkins.

    Anche allora fu di fatto abolito, senza dirlo, il libero mercato. La "mano invisibile" cara ad Adam Smith fu sostituita da un'altra mano invisibile, quella del Piano e dei Pianificatori, i commissari politici degli Usa, ultimi decisori della domanda e dell'offerta. In fondo, per i banchieri, liberismo o socialismo non fanno differenza: purché siano loro a controllarli, e a profittarne.


    _______________________________________ _______________________________________
    Note:
    1) Major General J.F.C. Fuller, C.B., C.B.E., D.S.O., A Military History of the Western World, Minerva Press, 1956, pp. 368 e segg.
    2) Jewish Daily Bulletin, New York, 6 gennaio 1935, citato da Emmanuel Ratier, Misteri e segreti del B'nai B'rith, Verrua Savoia 1995, p. 151.
    3) Una fattura di morte come quella descritta sopra fu lanciata, da rabbini fanatici, anche contro il primo ministro Itzhak Rabin, in seguito assassinato da un fanatico ebraico, per la sua volontà di cedere una parte di territorio ai palestinesi. Israel Shahak (Jewish Fundamentalism in Israel, 1999) ha diffusamente illustrato come i rabbini vendano ai loro seguaci amuleti e minaccino maledizioni ai loro avversari anche politici; si tratta di una vera simonia, la "vendita" dei poteri sacerdotali di cui sarebbero depositari.
    4) Per altre notizie sulla figura di B. Baruch, si veda il mio "I fanatici dell'Apocalisse", Rimini 1995, p. 81.



    Ultima modifica di Identitario; 02-11-10 alle 00:18

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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    altre informazioni sul sistema economico di hitler:



    A questo punto, è inevitabile porsi la domanda: è possibile che non solo la guerra annichilatrice scatenata dalle potenze anglo-americane contro la Germania, ma la storica satanizzazione del Reich, la sua permanente damnatio memoriae, abbiano avuto come motivazione reale e occulta proprio i successi economici ottenuti da Hitler contro il sistema finanziario internazionale? E' la domanda più censurata della storia. E' la domanda-tabù. Non oseremmo porla qui, se non l'avesse adombrata un avversario militare del Terzo Reich: J.F.C. Fuller, generale britannico.

    Fuller, scomparso nel 1966, geniale innovatore della guerra corazzata, è considerato il Clausewitz inglese. Ha combattuto la Germania nella prima e nella seconda guerra mondiale. Avversario, ma leale. In un cruciale capitolo della sua opera principale, "Storia militare del mondo occidentale" (1), Fuller delineò brevemente le ragioni dell'energica rinascita economica della Germania sotto il Terzo Reich. Con limpida chiarezza.

    Fuller attribuisce ad Hitler il seguente pensiero:

    "La comunità delle nazioni non vive del fittizio valore della moneta, ma di produzione di merci reali, la quale conferisce valore alla moneta. E' questa produzione ad essere la vera copertura della valuta nazionale, non una banca o una cassaforte piena d'oro"- Egli [Hitler] decise dunque

    1) di rifiutare prestiti esteri gravati da interessi, e di basare la moneta tedesca sulla produzione invece che sulle riserve auree.

    2) Di procurarsi le merci da importare attraverso scambio diretto di beni -- baratto -- e di sostenere le esportazioni quando necessario.

    3) di porre termine a quello che era chiamato "libertà dei cambi", ossia la licenza di speculare sulle [fluttuazioni delle] monete e di trasferire i capitali privati da un paese all'altro secondo la situazione politica.

    4) Di creare moneta quando manodopera e materie prime erano disponibili per il lavoro, anziché indebitarsi prendendola a prestito".


    Fuller pare aver compreso perfettamente la frode fondamentale, il meccanismo per cui la finanzia estrae il suo tributo perpetuo dal lavoro umano. Infatti scrive: "Hitler era convinto che, finché durava il sistema monetario internazionale [...], una nazione, accaparrando l'oro, poteva imporre la propria volontà alle nazioni cui l'oro mancava. Bastava prosciugare le loro riserve di scambio, per costringerle ad accettare prestiti ad interesse, sì da distribuire la loro ricchezza e la loro produzione ai prestatori".

    E aggiunge:

    "La prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti ad interesse a nazioni in difficoltà economica; l'economia di Hitler significava la sua rovina. Se gli fosse stato permesso di completarla con successo, altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e sarebbe venuto un momento in cui tutti gli stati senza riserve auree si sarebbero scambiati beni contro beni; così che non solo la richiesta di prestiti sarebbe cessate e l'oro avrebbe perso valore, ma i prestatori finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega.
    "Questa pistola finanziaria era puntata alla tempia, in modo particolare, degli Stati Uniti, i quali detenevano il grosso delle riserve d'oro mondiali, e perché il loro sistema di produzione di massa richiedeva l'esportazione del dieci per cento circa dei loro prodotti per evitare la disoccupazione. Inoltre, poiché i metodi brutali usati da Hitler contro gli ebrei tedeschi aveva irritato i finanzieri ebrei americani, sei mesi dopo che Hitler divenne Cancelliere, Samuel Untermeyer, un ricco procuratore di New York, gettò il guanto di sfida. Egli proclamò una "guerra santa" contro il nazionalsocialismo e dichiarò il boicottaggio economico sui beni, trasporti e servizi tedeschi".


    Ciò a cui Fuller allude, nell'evocare la guerra santa ebraica contro il nazionalsocialismo, è un evento preciso, che ebbe luogo al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. Qui, la comunità ebraica di New York celebrò un vero e proprio rito di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore. "Furono accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [l'antico corno di ariete ebraico] mentre il rabbino B. A Mendelson pronunciava la formula di scumunica: "A partire da oggi, ci asterremo da qualunque commercio di materie prime provenienti dalla Germania. Saremo vigilanti per quanto riguarda l'uso di merci tedesche [...] La validità di tale decisione durerà fino alla fine del regime di Hitler, allora il cherem avrà la nostra benedizione"".

    Samuel Untermeyer, membro influente del B'nai B'rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 questa dichiarazione, annunciando un embargo totale sulle merci tedesche "a nome di tutti gli ebrei, massoni [sic] e cristiani".
    Non è il caso di sorridere di questi rituali. Bisogna infatti ricordare che, per lo stesso cristianesimo, la comunità ebraica è "popolo sacerdotale": titolare cioè del potere sacramentale di rendere efficaci i riti. Inoltre, gli ebrei sono i primi a credere che i loro rabbini siano in grado di lanciare maledizioni efficaci e forme di "malocchio". Come il sacerdote cattolico, con il sacramento dell'Ordine, riceve questo potere -- e può usarlo per scopi aberranti: le messe nere sataniste richiedono infatti un sacerdote regolarmente ordinato per celebrare il rito inverso, che è per lo più una "fattura di morte" contro una persona -- così gli ebrei sono convinti di poter usare il loro potere "sacerdotale" in operazioni efficaci di magia nera. L'accensione di candele nere nel rituale eseguito a New York implica, o allude, a una sorta di "fattura di morte", con evocazione delle forze infere (3).

    In ogni caso, la comunità ebraico-finanziaria non trascurò di mettere in atto anche misure più concrete.
    E' certo che anche il finanziere Bernard Baruch si allarmò del sistema di scambi internazionali diretti di merci, non mediati da trasferimenti monetari, messo in attività da Hitler. In un colloquio che ebbe nel settembre 1939 col presidente Roosevelt, Baruch raccomandò di "tenere i nostri prezzi bassi per conservarci i clienti delle nazioni belligeranti. In questo modo, il sistema di baratto tedesco sarà distrutto".

    Non bastò, e si dovette ricorrere alla guerra. Il potere di Bernard Baruch nel lanciare gli Stati Uniti nel conflitto anti-tedesco non può essere sottovalutato da chi ne conosce le gesta. Nato in Texas nel 1876 (suo padre fu membro del Ku Klux Klan), il miliardario Bernard Baruch è il prototipo eterno del finanziere ebreo (4). Acquirente primario del debito pubblico americano -- ossia di fatto membro del ristretto gruppo di banchieri che emettono la moneta Usa indebitandone il Paese -- Baruch divenne, in forza di tale veste, il "consigliere di sei presidenti", da Woodrow Wilson (1912) ad Eisenhower (1950). Fu lui che convinse il presidente Wilson a far entrare l'America nella Grande Guerra; soprattutto, lo convinse che lo sforzo bellico necessitava di un organo onnipotente di pianificazione della produzione industriale; e che quell'organo supremo doveva essere guidato da "un uomo solo". Quell'uomo era lui, Baruch.

    Il War Industry Board, di cui fu a capo, impartì ogni ordinativo per materiale bellico e logistico -- dagli scarponi alle locomotive - ad ogni azienda americana che lavorava per la guerra; non solo per armare e rifornire le truppe americane, ma in buona misura anche quelle alleate. Come denunciò nel 1919 la Commissione Investigativa del Congresso (guidata dal senatore W. J. Graham) che indagò sui profitti che quell'organo rese possibili, fu "un governo segreto...sette uomini scelti dal Presidente hanno concepito l'intero sistema di acquisti militari, programmato la censura sulla stampa, creato un sistema di controllo alimentare...dietro porte chiuse, mesi prima che la guerra fosse dichiarata".

    Insomma, Baruch instaurò -- nel bel mezzo della "democrazia americana", in un clima politico e culturale totalmente diverso da quello dell'Europa dell'Est - il sistema di pianificazione socialista dell'economia, perfettamente simile a quello che stava nascendo in Russia. Completo (come poi in Unione Sovietica) di censura sulla stampa e razionamento alimentare.

    Il sistema fu ripetuto, sempre grazie ai consigli che Baruch diede al presidente F. D. Roosevelt, anche nella guerra contro Hitler: l'organo pianificatore si chiamò War Production Board ed ebbe a capo una creatura di Baruch, Harry Hopkins.

    Anche allora fu di fatto abolito, senza dirlo, il libero mercato. La "mano invisibile" cara ad Adam Smith fu sostituita da un'altra mano invisibile, quella del Piano e dei Pianificatori, i commissari politici degli Usa, ultimi decisori della domanda e dell'offerta. In fondo, per i banchieri, liberismo o socialismo non fanno differenza: purché siano loro a controllarli, e a profittarne.


    _______________________________________ _______________________________________
    Note:
    1) Major General J.F.C. Fuller, C.B., C.B.E., D.S.O., A Military History of the Western World, Minerva Press, 1956, pp. 368 e segg.
    2) Jewish Daily Bulletin, New York, 6 gennaio 1935, citato da Emmanuel Ratier, Misteri e segreti del B'nai B'rith, Verrua Savoia 1995, p. 151.
    3) Una fattura di morte come quella descritta sopra fu lanciata, da rabbini fanatici, anche contro il primo ministro Itzhak Rabin, in seguito assassinato da un fanatico ebraico, per la sua volontà di cedere una parte di territorio ai palestinesi. Israel Shahak (Jewish Fundamentalism in Israel, 1999) ha diffusamente illustrato come i rabbini vendano ai loro seguaci amuleti e minaccino maledizioni ai loro avversari anche politici; si tratta di una vera simonia, la "vendita" dei poteri sacerdotali di cui sarebbero depositari.
    4) Per altre notizie sulla figura di B. Baruch, si veda il mio "I fanatici dell'Apocalisse", Rimini 1995, p. 81.




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  3. #3
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    L'economia tedesca cresceva soprattutto per una semplice cosa: la corsa al riarmo.
    Verso il '40 quasi le metà delle spese dello stato erano destinate alle armi.

    E' risaputo che uno dei metodi più veloci, infallibili e efficienti per uscire da una recessione è il riarmo. L'hanno fatto anche gli usa dopo il fallimentare new deal con amplissimi benefici.

    Hitler si instaura nel 33, nel 39 già dichiara guerra.

    Hitler fa sparire la disoccupazione ...

    Quando, nel gennaio del 1933 Hitler diventa Cancelliere, in Germania c'erano 6 milioni di disoccupati. Hitler ha conquistato molti con la sua promessa di mettere fine alla disoccupazione e alla crisi economica e psicologica del paese. Dopo solo 4 anni, nel 1937, i disoccupati sono quasi del tutto spariti, si è raggiunta la piena occupazione. E la cosa ancora più sorprendente è che prezzi e salari sono rimasti stabili, senza un'ombra di inflazione e tutto questo mentre negli altri paesi la crisi continua. É successo quello che nessuno aveva creduto. Non c'è più la disperazione degli ultimi anni della democrazia, adesso si ricomincia a sperare e a godersi un modesto benessere. Milioni di operai che prima votavano socialdemocratici o comunisti scoprono ora con sorpresa che proprio Hitler, il nemico numero uno, ha riportato pane e lavoro.

    ... preparando la guerra!

    Ma questo "miracolo economico", che sembrava l'argomento più forte a favore di Hitler, ha dei gravi difetti. 3 fattori lo caratterizzano:
    - una quasi totale autarchia economica del Reich
    - un massiccio incremento della produzione militare che nel '38 arriva al 25% dell'intera produzione industriale
    - un indebitamento dello stato senza precedenti che, tra il 1933 e il 39, si quadruplica.
    Investimenti pubblici (1933 - 1939)

    Servizi pubblici
    (investimenti) Forze armate
    (investimenti) Indebitamento
    dello stato Disoccupati
    (in milioni)
    1933 0,6 0,7 12,0 6,0
    1935 1,0 5,2 14,6 3,1
    1937 1,2 11,0 25,5 0,5
    1939 0,9 26,0 43,0 0,4
    Questa tabella dimostra molto bene su che cosa si reggeva il cosiddetto "miracolo economico" di Hitler. Alla fine di questo sviluppo assolutamente innaturale poteva stare solo una cosa: la guerra. Le cifre degli investimenti in servizi pubblici, forze armate e quelle del indebitamento di stato sono indicate in miliardi di marchi.
    (la tabella copiata qui è venuta male)
    La Repubblica di Weimar, Adolf Hitler e la seconda guerra mondiale (conferenza)

    Anche un tordo creando debito e costruendo armi può fare uscire dalla recessione qualsiasi stato.
    Ma facciamo finta di non saperlo eh.
    Bravo bravo, goebbels approverebbe.
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    Be pure paesi occidentali come la Francia o l'Inghilterra facevano la corsa al riarmo con debito, ma non mi pare che abbiano avuto un boom economico.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    Citazione Originariamente Scritto da ShOcK Visualizza Messaggio
    Be pure paesi occidentali come la Francia o l'Inghilterra facevano la corsa al riarmo con debito, ma non mi pare che abbiano avuto un boom economico.
    Beh, mi pare ovvio che dipende dalle "dosi" di riarmo.
    Nè inghilterra né tanto meno la francia si troveranno mai in tempo di pace (e probabilmente neppure in tempo di guerra) con 1 addetto su 4 collegati ad una impresa bellica.

    In america successe la stessa cosa che avvenne in germania.
    SARAI PAGATO ANCHE SENZA DOVERE FINGERE DI CONTARE TOMBINI

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    Citazione Originariamente Scritto da Hieronimous Bosch Visualizza Messaggio
    Beh, mi pare ovvio che dipende dalle "dosi" di riarmo.
    Nè inghilterra né tanto meno la francia si troveranno mai in tempo di pace (e probabilmente neppure in tempo di guerra) con 1 addetto su 4 collegati ad una impresa bellica.

    In america successe la stessa cosa che avvenne in germania.
    la crescita non fu dovuta solo al riarmo. sopra sono spiegati i passaggi economici che permisero la crescita tedesca.
    il riarmo era ancora a bassi livelli, lo testimonia ernst remer, in un intervista successiva alla guerra.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    ALTRE INFORMAZIONI:
    LA CRESCITA NON FU DOVUTA AL SEMPLICE RIARMO, ALTRI PAESI PARTECIPAVANO ALLA CORSA AGLI ARMAMENTI MA NESSUNO ARRIVO AI LIVELLI DI BENESSERE DELLA GERMANIA IN QUEL PERIODO DI CRISI.




    IL MIRACOLO ECONOMICO DI HITLER



    Del resto, l'alluvione di capitali provenienti dagli Usa si era, nel 1933, già prosciugata completamente. La crisi del 1929 a Wall Street, il conseguente brutale arretramento dell'economia americana, il tracollo della produzione industriale, la riduzione a un rivolo dei commerci internazionali, segnò la fine della prima globalizzazione finanziaria. I dollari in giro per il mondo furono richiamati in patria. Non solo gli Stati Uniti, ma la Gran Bretagna - la potenza missionaria del vangelo del liberismo - adotta il protezionismo, e impone forti dazi sulle importazioni. Nello stesso tempo, rinuncia al suo ruolo di fornitore internazionale di capitali. Passato il tempo in cui le imprese estere erano incoraggiate a chiedere prestiti sul mercato finanziario di Londra; dal 1931, in forma non ufficiale, si mette in vigore un embargo sulle emissioni di titoli esteri in Inghilterra. Il mercato finanziario globale prima esaltato e promosso viene ridefinito fuga di capitali, osteggiato e punito.
    L'Inghilterra si ritira dal mondo. Si ritira, a dire il vero, nel vasto confortevole mercato del suo impero coloniale. Grande importatrice di materie prime, la Gran Bretagna beneficia del crollo dei prezzi mondiali di queste; d'altra parte, fra le sue colonie vi sono alcuni dei massimi produttori planetari di oro, il cui potere d'acquisto si rinforza col calo dei prezzi mondiali (1). Londra gode dunque di due vantaggi: compra a poco con oro rivalutato.
    La deflazione mondiale fa sì che in Inghilterra il costo della vita ribassi - fra il 1924 e il 1936 - di 16 punti, mentre i salari calano solo di 2 punti. E' una situazione felice rispetto al resto del mondo, tanto più che - con la deflazione - il governo britannico inaugura una politica di credito facile (bisogna pur usare gli abbondanti capitali rientrati, e che non possono andare all'estero), che stimola una sorta di ripresa, trainata dal mercato interno. E tuttavia la sua disoccupazione resta,ostinata, sopra il 10 per cento fino al 1939, quando la guerra innescherà il suo truce modello di pieno impiego.
    Nella grande America, il New Deal di Roosevelt non otterrà - a parte il suo grande successo propagandistico - effetti migliori. Una severa politica di dirigismo, grandi opere pubbliche pagate con un crescente disavanzo dello Stato, l'aumento dei salari minimi, il sostegno dei prezzi agricoli, non riescono ad aver veramente ragione della crisi.
    Nel 1936, il potere d'acquisto degli agricoltori americani è di un terzo inferiore a quello che avevano nel 1929: la disoccupazione generale, che era del 3 per cento prima del '29, resta attestata al 19 per cento fino al 1938. Fra ottobre 1937 e il marzo 1938 l'economia americana ricade in una severissima recessione, e altri 4,5 milioni di lavoratori si trovano sulla strada. "L'economia americana non ha ricominciato a riprendersi con le sue sole forze, essa resta dipendente dalle iniezioni costanti di potere d'acquisto alimentate dai deficit di bilancio", riconosce lo storico francese dell'economia Jacques Nèré (2): "alla vigilia della seconda guerra mondiale, il risanamento dell'economia statunitense resta incompleto e precario".
    In Francia, il Fronte Popolare decreta un aumento generale dei salari del 10-15%, accorcia la settimana lavorativa da 48 a 40 ore, insomma applica le demagogie socialiste, senza restituire un alito di vita alla sua economia in stagnazione. La Russia sovietica applica fino in fondo, con la nota ferocia dottrinaria, l'economia di piano e collettivista, con i risultati disastrosi che sappiamo.
    Tutti gli esperimenti dirigisti, insomma, in qualche modo falliscono. Salvo uno.
    Quando Hitler sale al potere, la Germania soffre di una crisi industriale enorme, paragonabile a quella americana, con la relativa gigantesca disoccupazione. Ma a differenza degli Stati Uniti, per di più è gravata da debiti esteri schiaccianti. Non solo il debito politico, il peso delle riparazioni; anche il debito commerciale è pauroso. Le sue riserve monetarie sono ridotte quasi a zero. Inoltre, s'è prosciugato totalmente il flusso dei capitali esteri, che si presumevano necessari alla sua rinascita economica. La Germania insomma non ha denaro,ha perso i suoi mercati d'esportazione, è forzatamente isolata - dalla recessione mondiale - dal mercato globale. Costretta a un'economia a circuito chiuso, nei suoi angusti confini.
    Ma proprio da lì, comincia a rinascere. Come? Secondo Rauschning, i nazionalsocialisti "si basavano sulle idee sempliciste del loro fuehrer, e s'erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà,purché si mantengano costanti i prezzi".
    Hitler lo diceva con esplicita brutalità: "dopo l'eliminazione degli speculatori e degli ebrei, si dispone di una sorta di moto perpetuo economico, di circuito chiuso il cui movimento non si arresta mai. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe" (3)
    Sono idee sempliciste. O anche assurde sul piano della teoria economica: creare inflazione (stampare carta moneta) senza far salire i prezzi - e senza ricorrere al razionamento dei consumi, alle tessere del pane, come stava facendo Stalin negli stessi anni.
    Eppure funzionano.
    A causa del suo grande indebitamento estero, la Germania non può svalutare la moneta: questa misura renderebbe più competitive le sue esportazioni, ma accrescerebbe il peso del debito. Fra le prime misure del Terzo Reich c'è dunque il riequilibrio del commercio, perché il deficit commerciale non può più essere finanziato come si fa in periodi normali. Di fatto, la libertà di scambio viene sostituita da Hitler da meccanismi inventivi. I creditori della Germania vengono pagati con marchi (stampati apposta, moneta di Stato) che però devono essere utilizzati solo per comprare in Germania merci tedesche. Ben presto, questo sistema sviluppò, quasi spontaneamente, accordi internazionali di scambio per baratto: la Germania non aveva più bisogno di valuta estera (dollari o sterline) per comprare le materie prime di cui necessitava, perché non vendeva né comprava più.
    Per il grano argentino, dava in cambio i suoi (pregiati) prodotti industriali; per il petrolio dei Rockefeller, armoniche a bocca e orologi a cucù.
    Prendere o lasciare, e le condizioni di gelo del mercato globale non consentivano ai Rockefeller di fare i difficili.
    Per i pochi commerci con esborso di valuta, il Reich impose agli importatori tedeschi un'autorizzazione della Banca Centrale all'acquisto di divise estere; il tutto presto fu facilitato da accordi diretti con gli esportatori, che disponevano di quelle divise e le mettevano a disposizione. I negozi sui cambi avvenivano dunque, "dopo l'eliminazione degli speculatori e degli ebrei", senza che fosse necessario pagare il tributo ai banchieri internazionali.
    Controllo statale dei cambi e del commercio estero sono praticati nello stesso periodo dall'Urss, con atroce durezza: ma con risultati miserandi. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri invece, deve ammettere lo storico, "dà alla politica economica tedesca una nuova libertà". Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) è stato svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.
    Lo Stato tedesco può dunque praticare politiche inflazioniste, stampando la moneta di cui ha bisogno, senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi (governati da speculatori ed ebrei) con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro. E il pubblico tedesco non riceve quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione del cambio della sua moneta nazionale.
    Così, Hitler può stampare marchi nella misura che desidera per raggiungere il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione. Grandi lavori pubblici, autostrade e poi il riarmo, forniscono salari a un numero crescente di occupati. I risultati sono, dietro le fredde cifre, spettacolari per ampiezza e rapidità.
    Nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono 6 milioni e passa. A gennaio 1934, sono calati a 3,7 milioni. A giugno, sono ormai 2,5 milioni. Nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni. Nel 1938 non sono più di 400 mila.
    E non sono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera. Fra il 1933 e il 1936, è l'edilizia ad impiegarne di più (più 209%), seguita dall'industria dell'automobile (+ 117%); la metallurgia ne occupa relativamente meno (+83%).
    Nei fatti, la stampa di banconote viene evitata - o piuttosto dissimulata - con geniali tecnicismi. Di norma, nel sistema bancario speculativo, le banche creano denaro dal nulla aprendo dei fidi agli investitori; costoro, successivamente servendo il loro debito (e anzitutto pagando gli interessi alla banca), riempiono quel nulla di vera moneta - di cui la banca si trattiene il suo profitto (4), estraendo il suo tradizionale tributo dal lavoro umano. Ma naturalmente questo metodo genera inflazione, perché mette in circolazione moneta aggiuntiva; e Hitler vuole - deve - risparmiare al suo popolo, che ha già conosciuto l'esplosione inflattiva del 1922-23, un'altra disastrosa esperienza del genere.
    Nel sistema hideriano, è direttamente la Banca Centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno. Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. E' con queste promesse di pagamento (dette' effetti MEFO ') che gli imprenditori pagano i fornitori.
    In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank ad ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all' incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione.
    Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.
    Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire, ed hanno sospettato pressioni dello Stato nazista, magari tramite la Gestapo, per mantenere il corso forzoso di questa semimoneta. Ma nessuna coercizione in realtà fu esercitata. Gli storici non hanno trovato, alla fine, altra risposta che quella che non vorrebbero dare: il sistema funzionava grazie alla fiducia. L'immensa fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini, e le sue classi dirigenti.
    Hanno detto che Hjalmar Schacht, il banchiere centrale del Reich, ebreo, che è l'inventore del sistema, ha reso invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande
    pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.
    In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga ma, naturalmente, assolto) spiegò - fumosamented'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. Bisogna correggere la modestia del geniale banchiere. Erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non l'energia, la voglia di lavorare, la capacità attiva del popolo.
    Schacht fece molto di più. Da ebreo, conosceva bene la frode fondamentale su cui si basa il sistema del credito, e i lucri che consente l'abuso della fiducia dei risparmiatori e degli attivi, che col loro lavoro riempiono di vero denaro i conti di denaro vuoto, contabile, che la banca crea ex-nihilo. Per una volta nella storia, un ebreo fece funzionare la frode a vantaggio dello Stato - senza lucro - e del popolo. Non a caso, e senza nessuna intenzione sarcastica, Hitler gratificòSchacht del titolo di "ariano d'onore": mai definizione fu meglio meritata.
    Un economista britannico, C.W. Guillebaud (5), ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all' origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti [con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale]; l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato (6)".
    Con il denaro creato dal nulla a beneficio del popolo, anziché degli speculatori, la Germania - mentre il mondo gela nella recessione profonda degli anni '30 - prospera. La massa dei salari, che ammontava a 32 miliardi di marchi nel 1932, è salita nel 1937 a 48,5 miliardi: parecchio di più della massa salariale del boom pre-1929 (42,4).
    E qui gli economisti, i teorici del monetarismo e della mano invisibile del mercato, aspettano al varco l'esperimento hitleriano: quell'abbondanza di potere d'acquisto nelle tasche dei lavoratori provocherà una crescita esponenziale dei consumi, e dunque una pressione al rialzo dei prezzi. Si tenga conto che quel denaro è nelle mani di milioni di uomini e donne che sono stati disoccupati per anni, e per anni hanno vissuto nella privazione: la corsa agli acquisti di generi di consumo sarà dunque inarrestabile. Non ci sarà alcuna creazione di risparmi indicata da Guillebaud. L'inflazione sembra tanto più certa, in quanto nella Germania di Hitler, fra il 1932 e il 1937, la produzione di beni di consumo aumenta poco (+39%), specie in confronto all'enorme aumento di beni di produzione, macchinari, strade, fabbriche (+ 172%). Dunque il potere d'acquisto aggiuntivo si getterà a comprare beni relativamente scarsi, accentuando la spinta all'inflazione.
    Ebbene: in Germania, l'inevitabile inflazione non si verifica.
    L'indice del costo della vita, pari a 120,6 nel 1932, è nel 1937 a 125,1: in cinque anni l'inflazione sale di poco più che 4 punti.
    Come mai? Alla ricerca del trucco, gli economisti si sono chinati sul prelievo fiscale. Certo lo Stato nazista avrà sottratto agli operai una parte notevole del loro nuovo potere d'acquisto con tributi gravosi. In realtà, nella Germania del 1937 la percentuale del prelievo fiscale sul reddito nazionale è pari al 27,6%, appena poco di più del 26% del 1933, quando Hitler prende il potere. Del nuovo reddito creato dalla prosperità indotta, il Reich non preleva che il 7,5%: un prelievo così mite non si
    è visto mai, né prima né dopo, negli Stati più liberali. E di fatto, il rispannio dei privati in quegli anni, praticamente, si quintuplica: incoraggiato dallo Stato, ma non imposto coercitivamente.
    I teorici devono dunque ricorrere a spiegazioni poco scientifiche: la naturale frugalità gennanica, la sua innata disciplina. Per evitare un altro tennine, che spiegherebbe di più: l'entusiasmo di un popolo spontaneamente mobilitato per la propria rinascita, liberato dal giogo dei lucri bancari, che ha capito perfettamente gli scopi dei suoi dirigenti, e vi collabora con energia e creatività.
    Va detto che lo stesso Schacht non credeva nel sistema che aveva messo in moto col suo trucco contabile. Devoto allievo della dottrina classica, previde che il miracolo artificiale si sarebbe sgonfiato: raggiunto il pieno impiego, lo sfruttamento totale delle risorse, gli investimenti e le spese pubbliche devono rallentare, perché da quel momento esso genera solo pura inflazione. Così dettava l'economia classica: il serbatoio di manodopera è inelastico, e ogni nuovo investimento compete offrendo sempre più alti salari a una manodopera sempre più scarsa.
    E' in base a questo dogma, notiamolo, che il liberismo supercapitalista raccomanda la globalizzazione, l'internazionalizzazione dell'economia: per attingere ai serbatoi di lavoro inutilizzato e a basso costo dei paesi non sviluppati.
    Dal '36 in poi, fra l'altro, le materie prime sui mercati mondiali cominciano a rincarare, rendendo più difficile il gioco economico di Hitler. E' proprio in quel momento che Schacht propone di dedicare somme maggiori alle importazioni: e ciò non tanto per migliorare il tenore di vita dei tedeschi ma - incredibilmente - per "migliorare i nostri rapporti con l'estero" (7). Insomma: indebitiamoci un po' per far contenti gli usurai.
    In quel momento invece Hitler incarica Goering, un Goering ancora giovane e attivo, di lanciare il grande piano di sostituzione delle materie prime: ciò che non si vuole importare deve essere rimpiazzato da surrogati (ersatze). Così nascono i processi di fabbricazione della gomma e benzina sintetica partendo dal carbone, brevetti che l'America - dopo la vittoria sul Reich - si affretterà a sequestrare e a distruggere.
    Di fatto, in quegli anni la Germania funziona ancor più di prima a vaso chiuso. Come l'Unione Sovietica di Stalin riduce ulteriormente le sue importazioni. In Unione Sovietica l'autarchia è raggiunta al prezzo di carestie, atrocità poliziesche e concentrazionarie. I contemporanei, dunque, suppongono che i tedeschi, messi da Hitler a lavorare per produrre beni non consumabili, siano soggetti a severe privazioni, o almeno a un regime di austerità. Se non da schiavi di una stato totalitario, almeno da monaci guerrieri.
    La realtà viene esposta da una tabella sui consumi annui' procapite ricavata dal già citato Guillebaud:
    consumi tedeschi annui a testa

    Anno 1932 / 1937

    farina(Kg): 44,6 / 5,4
    carne: 42,1 / 45,9
    lardo: 8,5 / 8,1
    burro: 7,5 / 8,9
    margarina: 7,8 / 5,4
    latte (litri): 105,0 / 111,0
    pesce: 8,5 / 12,2
    patate: 191,0 / 174,0
    zucchero: 20,0 / 24,0
    caffè: 1,6 / 2,1
    birra: 51,4 / 62,9

    La tabella rivela la stupefacente realtà: la qualità dell'alimentazione tedesca migliora durante la dittatura hitleriana. Il tedesco mangia meno margarina ma più burro; cala la dieta di patate (il cibo tedesco della povertà) e aumentano farina, carne, pesce. Persino il consumo di caffè, importato, è più abbondante. In Germania, l' autarchia funziona.
    Gli studiosi del miracolo tedesco si consolano, retrospettivamente, con l'idea che una simile economia a ciclo chiuso non avrebbe potuto espandersi all'infinito. Che, se durò più del previsto, fu perché la Germania, con le annessioni del 1939 e '40, ebbe a disposizione nuove fonti di lavoro e materie prime. Forse.
    Tuttavia, bisogna pur riconoscere che l'economia tedesca fu messa a regime di mobilitazione totale solo dal 1943. Solo allora la Germania spinse a fondo l'acceleratore. Albert Speer, il genio della mobilitazione economica bellica, racconta ( che nel 1943 - sotto gli incessanti, apocalittici bombardamenti - la Germania fu ancora capace di produrre 5234 locomotive, il doppio dell'anno precedente. Fra il , 41 e il '44 la produzione di munizioni triplicò, quella dei pezzi per mezzi corazzati fu quintuplicata, pur con un risparmio del 79% della manodopera e del 93% dell'acciaio impiegato (rispetto al 1941), grazie a una razionalizzazione scientifica dei processi produttivi.
    E la mobilitazione della manodopera fu sempre ben lontana dalla militarizzazione attuata in Inghilterra, dove "tutte le forze del lavoro erano inquadrate in battaglioni, che venivano dislocati dove ce n'era bisogno. Tutta la popolazione civile inglese, comprese le donne, era una gigantesca armata mobile". In Inghilterra il 61 per cento delle donne era nel' 44 impiegato nello sforzo bellico; in Germania, il 45 per cento.
    Quanto ai beni di consumo, fatta 100 la produzione del 1939,in Gran Bretagna era scesa nel 1942 a 79, in Germania era a 88. Ancora a metà della guerra, il tenore di vita tedesco restava più alto di quello dei suoi nemici.
    _______________________________________ _______________________________________
    1) E' un altro modo di esprimere lo stesso fenomeno, la deflazione.
    2) J.Néré, La crise de 1929, Parigi, 1973, p.163.
    3) H. Rauschning, Hitler mi ha detto, citato da Néré.
    4) Si ricordi la definizione dell'Enciclopedia Britannica: "la banca lucra gli interessi su tutto il denaro che crea dal nulla".
    5) C.W. Guillebaud, The Economic Recovery oJ Germany, 1933-1939 (Londra, 1939).
    6) Si noti che la banca non si preoccupa realmente del rimborso del capitale che presta alle imprese; quel capitale è fittizio, al massimo è denaro dei risparmiatori, ossia per la banca un passivo (perché è la banca a pagarvi degli interessi). Quel che le interessa è che i debitori continuino a pagare gli interessi: sono questi l'attivo della banca. A rigore, per la banca è vantaggioso che il debito non venga estinto mai.
    7) A Norimberga, Schacht potrà dire che intendeva, in realtà, sottrarre risorse al riarmo.
    8 ) A.Speer, Memorie del Terzo Reich, Milano, 1976, note a pag 629.
    Ultima modifica di Identitario; 03-11-10 alle 18:27

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    Ah, il mattone quindi...
    E l'industria dell'autoveicolo... che come è facilmente immaginabile è collegato ad una cosa sola, a meno di immaginare il popolo tedesco su decine di milioni di auto.
    SARAI PAGATO ANCHE SENZA DOVERE FINGERE DI CONTARE TOMBINI

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    Citazione Originariamente Scritto da Identitario Visualizza Messaggio
    ALTRE INFORMAZIONI:
    LA CRESCITA NON FU DOVUTA AL SEMPLICE RIARMO, ALTRI PAESI PARTECIPAVANO ALLA CORSA AGLI ARMAMENTI MA NESSUNO ARRIVO AI LIVELLI DI BENESSERE DELLA GERMANIA IN QUEL PERIODO DI CRISI.
    ostridicolo:

    Spero che tu sappia che nessun paese in nessuna epoca storica in nessun continente arrivò mai a quella "concentrazione" di riarmo.
    Spero che tu lo sappia.

    Ad hitler interessava una cosa sola e una soltanto e non lo nascose MAI: la guerra.
    E lo sviluppo venne perseguito soltanto per permettere alla germania di adottare la strategia che il fuhrer volle.
    Che è una cosa perfettamente legittima, però leggere un panegirico di come hitler amministrò bene lo stato è ridicolo, visto che la sua amministrazione (che è esemplare per tutti i paesi che vogliono dichiarare guerra al mondo) venne indirizzata solo e soltanto per preparare la guerra, e non mi pare che hitler finse mai o disse mai il contrario.
    SARAI PAGATO ANCHE SENZA DOVERE FINGERE DI CONTARE TOMBINI

  10. #10
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    Predefinito Rif: Il miracolo economico Hitler - economia nella germania nazista

    Citazione Originariamente Scritto da Hieronimous Bosch Visualizza Messaggio
    ostridicolo:

    Spero che tu sappia che nessun paese in nessuna epoca storica in nessun continente arrivò mai a quella "concentrazione" di riarmo.
    Spero che tu lo sappia.

    Ad hitler interessava una cosa sola e una soltanto e non lo nascose MAI: la guerra.
    E lo sviluppo venne perseguito soltanto per permettere alla germania di adottare la strategia che il fuhrer volle.
    Che è una cosa perfettamente legittima, però leggere un panegirico di come hitler amministrò bene lo stato è ridicolo, visto che la sua amministrazione (che è esemplare per tutti i paesi che vogliono dichiarare guerra al mondo) venne indirizzata solo e soltanto per preparare la guerra, e non mi pare che hitler finse mai o disse mai il contrario.


    Hitler non voleva "la guerra col mondo":sofico:, pensarlo è semplicemente ridicolo, ci sono testi, discorsi e documenti storici che confermano che fu la polonia, FORTE DELLA GARANZIA DI FRANCIA E INGHILTERRA, a iniziare azioni contro i cittadini tedeschi a danzica e a rifiutare proposte pacifiche come il corridorio umanitario tedesco per la "città libera di danzica"

    -L'Ebreo Emil Ludwig, nel giugno del 1934, scrisse nell'articolo "La guerra di domani" pubblicato nella rivista Les Annales:
    "Hitler non vuole la guerra, ma egli vi sarà costretto, non quest'anno, ma presto."


    http://www.loccidentale.it/articolo/...ndiale.0068084


    perchè hitler attaccò la polonia?






    Il discorso di Hitler al Reichstag dopo l'invasione della Polonia

    Come sempre, tentai di mediare, col metodo pacato di fare proposte per una revisione, una modifica di questa posizione intollerabile. È una bugia quando il mondo esterno dice che noi tentammo solamente di sostenere le nostre revisioni con le pressioni. Quindici anni prima del Partito Nazional Socialista esisteva l'opportunità di eseguire queste revisioni con risoluzioni pacifiche e comprensive. Di mia iniziativa ho, non una volta ma molte volte, fatto proposte per la revisione di queste condizioni intollerabili. Tutti queste proposte, come Voi sapete, sono state respinte, proposte per la limitazione degli armamenti e pure, se necessario, per il disarmo, proposte per la limitazione delle cause di guerra, proposte per l'eliminazione di certi metodi di guerra moderna. Voi conoscete le proposte che ho fatto per soddisfare la necessità di ripristinare la sovranità tedesca sui territori tedeschi. Voi conoscete i tentativi senza fine che feci per una chiarificazione pacifica e comprensiva del problema dell'Austria e più tardi del problema dei Sudeti, della Boemia e della Moravia. Fu tutto vano.

    È impossibile richiedere che una posizione 'impossibile' sia chiarita con una revisione pacifica e allo stesso tempo si rifiuti continuamente tale revisione pacifica. È anche impossibile dire che colui che intraprende l'esecuzione di queste revisioni da solo trasgredisca una legge, poiché il Diktat di Versailles non è legge per noi. Una firma ci fu estorta con pistole puntate alla nostra testa e con la minaccia della fame per milioni di persone. E poi questo documento, con la nostra firma ottenuta con la forza, fu dichiarato legge solenne.

    Nello stesso modo, ho tentato anche di risolvere il problema di Danzica, del Corridoio etc etc, proponendo una discussione pacifica. Che i problemi dovessero essere risolti era chiaro. È abbastanza comprensibile per noi che il tempo in cui il problema sarebbe stato risolto aveva poco interesse per le Potenze Occidentali. Ma quel tempo non è una questione indifferente per noi. Inoltre, non era e non poteva essere una questione indifferente per coloro che soffrono di più.

    Nei miei colloqui con gli statisti polacchi trattai le idee che Voi conoscete dal mio ultimo discorso al Reichstag. Nessuno potrebbe dire che questa fosse in qualsiasi modo una procedura inammissibile o una pressione indebita. Poi, alla fine, formulai naturalmente le proposte tedesche e ancora una volta devo ripetere che non c'è nulla di più modesto o leale di queste proposte. Mi piacerebbe dire questo al mondo. Io solo ero nella posizione per fare tali proposte, perciò so molto bene che nel farle mi misi contro milioni di tedeschi. Queste proposte sono state rifiutate. Non solo essi risposero prima con la mobilitazione, ma pure con aumentato terrore e pressione contro i nostri compatrioti tedeschi e con uno strangolamento lento della Libera Città di Danzica, economicamente, politicamente, e nelle recenti settimane con mezzi militari e di trasporto.

    La Polonia ha diretto i suoi attacchi contro la Libera Città di Danzica. Inoltre, la Polonia non era pronta a risolvere la questione del Corridoio in un modo ragionevole che sarebbe equo a entrambe le fazioni ed Essa non pensò di mantenere i suoi obblighi verso le minoranze.

    Devo qui affermare definitivamente una cosa; la Germania ha mantenuto questi obblighi; le minoranze che vivono in Germania non sono perseguitate. Nessun francese può alzarsi in piedi e dire che un qualunque francese che vive nel territorio della Saar è oppresso, è torturato o è privato dei suoi diritti. Nessuno può dire questo.

    Per quattro mesi ho guardato con calma gli sviluppi, sebbene non cessassi mai di dare avvertimenti. Negli ultimi giorni ho aumentato questi avvertimenti. Informai tre settimane fa l'Ambasciatore polacco che se Polonia avesse continuato a spedire a Danzica delle note in forma di ultimata, se la Polonia avesse continuato con i suoi metodi di oppressione contro i tedeschi e se sul versante polacco non si fosse posto fine alle misure doganali destinate a rovinare il commercio di Danzica, allora il Reich non sarebbe potuto rimanere inattivo. Non ebbi dubbi che le persone che volevano comparare la Germania di oggi con la vecchia Germania si stessero ingannando.

    Un tentativo fu fatto per giustificare l'oppressione dei tedeschi affermando che essi avevano commesso atti di provocazione. Non so in cosa potessero consistere queste provocazioni da parte di donne e bambini, se loro stessi sono maltrattati, in alcuni casi uccisi. Una cosa faccio sapere: che nessuna Grande Potenza può con onore sopportare passivamente e guardare tali eventi.

    Feci un ulteriore sforzo finale per accettare una proposta di mediazione da parte del Governo britannico. Loro proposero non che essi stessi conducessero le negoziazioni, ma piuttosto che la Polonia e la Germania entrassero in contatto diretto e ancora una volta proseguissero le negoziazioni.

    Devo dichiarare che accettai questa proposta e preparai una base per queste negoziazioni che vi sono note. Per due giorni interi sedetti col mio Governo e aspettai per vedere se era conveniente per il Governo polacco spedire un plenipotenziario oppure no. La notte scorsa loro non ci spedirono un plenipotenziario, ma invece ci informarono attraverso il loro Ambasciatore che stavano ancora considerando se e in che misura erano in nella posizione di andare incontro alle proposte britanniche. Il Governo polacco disse anche che avrebbe informato la Gran Bretagna della propria decisione.

    Deputati, se pazientemente il Governo tedesco e il suo Leader sopportassero tale trattamento, la Germania meriterebbe solamente di scomparire dal palcoscenico politico. Ma mi si giudica erroneamente se il mio amore per la pace e la mia pazienza sono confusi con la debolezza o la codardia. Io, perciò, la scorsa notte ho deciso e ho informato il Governo britannico che in queste circostanze non posso trovare più alcuna buona volontà da parte del Governo polacco per condurre negoziazioni serie con noi.

    Queste proposte di mediazione sono fallite perché nel frattempo, prima di tutto, venne come risposta l'improvvisa mobilitazione generale polacca, seguito da diverse atrocità polacche. Queste furono ripetute di nuovo la notte scorsa. Recentemente, in una sola notte ci furono ventuno incidenti di frontiera; la notte scorsa quattordici dei quale tre furono piuttosto seri. Io, perciò, mi sono risolto a parlare alla Polonia nella stessa lingua che la Polonia nei mesi passati ha usato con noi. Questo atteggiamento da parte del Reich non cambierà.

    Gli altri Stati europei capiscono in parte il nostro atteggiamento. Mi piacerebbe soprattutto qui ringraziare l'Italia che ci ha sostenuti in tutto, ma Voi comprenderete che per continuare questa lotta noi non intendiamo fare appello a un aiuto straniero. Noi eseguiremo questo compito da soli. Gli Stati neutrali ci hanno assicurato il mantenimento della loro neutralità, così come noi l'abbiamo garantita loro.

    Quando gli uomini di governo dell'Occidente dichiarano che questo concerne i loro interessi, posso solo rammaricarmi di quella dichiarazione. Non può per un momento farmi esitare nell'adempiere il mio dovere. Cosa si vuole in più? Li ho assicurati solennemente e lo ripeto, che noi non chiediamo nulla a questi Stati Occidentali e mai chiederemo qualcosa.

    Ho dichiarato che la frontiera tra Francia e Germania è definitiva. Ho offerto ripetutamente amicizia e, se necessario, la cooperazione più stretta alla Gran Bretagna, ma questo non può essere offerto da una sola parte. Deve trovare risposta dall'altro lato. La Germania non ha interessi in Occidente e il nostro muro occidentale sarà per tutti i tempi la frontiera del Reich a ovest. Inoltre, Noi non abbiamo nessuna mira di nessun genere laggiù per il futuro. Con questa assicurazione noi siamo in solenne onestà e finché altri non violeranno la loro neutralità noi avremo ogni cura di rispettarli.

    Sono particolarmente felice di potervi raccontare un evento. Voi sapete che la Russia e la Germania sono governate da due dottrine diverse. C'era solamente una questione che doveva essere chiarita. La Germania non ha alcuna intenzione di esportare la propria dottrina. Dato il fatto che la Russia sovietica non ha alcuna intenzione di esportare la sua dottrina in Germania, non vedo più ragione perché ci dovremmo ancora opporre l'un l'altro. Su entrambi i lati, noi siamo stati chiari su questo. Qualsiasi lotta tra i nostri popoli sarebbe solamente di vantaggio per altri. Noi, perciò, abbiamo deciso di concludere un patto che ripudia per sempre qualsiasi uso di violenza tra noi. Esso ci impone l'obbligo di consultarci su certe questioni Europee. Rende possibile per noi una cooperazione economica e soprattutto assicura che le potenze di entrambi questi Stati non siano sprecate l'una contro l'altra. Ogni tentativo dell'Occidente di provocare qualsiasi mutamento in questo, fallirà.

    Allo stesso tempo, mi piacerebbe qui dichiarare che questa decisione politica significa uno straordinario orientamento per il futuro che è definitivo. La Russia e la Germania lottarono l'una contro l'altra nella Guerra Mondiale. Ciò che poteva essere non accadrà una seconda volta. Anche a Mosca, questo patto fu salutato precisamente come Voi lo salutate. Posso solo confermare parola per parola il discorso del Commissario per gli Esteri russo, Molotov.

    Sono determinato a risolvere (1) la questione di Danzica; (2) la questione del Corridoio; e (3) far vedere che un cambiamento è stato fatto nelle relazioni tra Germania e Polonia che assicurerà una coesistenza pacifica. In questo, sono risoluto a continuare a lottare fino a che o l'attuale Governo polacco sarà disposto ad eseguire questo cambiamento o finché un altro Governo polacco sarà pronto a farlo. Sono determinato a rimuovere dalle frontiere tedesche l'elemento di incertezza, l'atmosfera eterna di condizioni che assomigliano a una guerra civile. Mostrerò loro che a Oriente, sulla frontiera, esiste una pace precisamente simile a quella presente sulle altre nostre frontiere.

    In questo, prenderò le misure necessarie per far sì che essi non contraddicono le proposte già rese note nel Reichstag stesso al resto del mondo cioè che non guerreggerò contro donne e bambini. Ho ordinato alla mia aeronautica militare di limitarsi a attacchi su obiettivi militari. Se, comunque, il nemico pensa che potrà avere carta bianca da parte sua per combattere con altri metodi, riceverà una risposta che lo ammutolirà.

    Questa notte per la prima volta, dei soldati regolari polacchi spararono sul nostro territorio. Dalle 5:45 noi stiamo rispondendo al fuoco e da ora in poi alle bombe risponderemo con le bombe. Chiunque combatterà con gas velenosi sarà combattuto con gas velenosi. Chiunque violerà le regole di guerra può aspettarsi solamente che noi faremo lo stesso. Continuerò questa lotta, non importa contro chi, fino a che l'incolumità del Reich e i suoi diritti saranno assicurati.

    Da sei anni ormai, sto lavorando all'edificazione delle difese tedesche. Oltre 90 miliardi sono stati spesi in questo periodo per costruire queste forze di difesa. Esse ora sono le meglio equipaggiate soprattutto a paragone con quello che erano nel 1914. La mia fiducia in loro è incrollabile. Quando richiamai queste forze e quando, ora, chiedo il sacrificio del popolo tedesco e se necessario ogni sacrificio, avevo diritto di farlo, perché sono oggi assolutamente pronto, come lo ero in precedenza, a fare ogni sacrificio personale.

    Non sto chiedendo a alcun uomo tedesco più di ciò che ero personalmente pronto a fare in qualsiasi momento durante questi quattro anni. Non ci saranno fatiche per tedeschi alle quali io non mi sottoporrò. La mia vita intera appartiene d'ora innanzi più che mai al mio popolo. Sono da ora in poi il primo soldato del Reich tedesco. Ancora una volta indosso l'abito che è a me più sacro e caro. Non lo toglierò fino a che la vittoria sarà assicurata o non sopravvivrò alle conseguenze.

    Qualunque cosa dovesse accadermi nella lotta, il mio primo successore è il Camerata di Partito Göring; qualunque cosa dovesse accadere al Camerata di Partito Göring, il successore sarà il camerata di Partito Hess.

    Voi avrete l'obbligo di dare loro come Führer la stessa lealtà e obbedienza cieca che date a me. Se qualsiasi cosa accadesse al Camerata di Partito Hess, allora per legge il Senato sarà convocato e sceglierà dal suo interno il più degno - vale a dire il più coraggioso - successore.

    Come Socialista Nazionale e come soldato tedesco entro in questa lotta con cuore indomito. La mia intera vita non è stata se non una lunga lotta per il mio popolo, per la sua restaurazione e per la Germania. C'era solamente una parola d'ordine per quella lotta: fede in questo popolo. Solo una parola che non ho imparato mai: ovvero, resa.

    Se, comunque, qualcuno pensa che noi fronteggeremo dei tempi duri, gli direi di ricordare che una volta un Re di Prussia, con uno Stato ridicolmente piccolo, si oppose a una coalizione e in tre guerre finalmente uscì vincitore perché quello Stato aveva quel cuore indomito di cui noi abbiamo bisogno in questi tempi. Mi piacerebbe assicurare, perciò, al mondo intero che un altro Novembre 1918 non si ripeterà nella storia tedesca. Così come io sono pronto in qualunque momento a mettere in gioco la mia stessa vita - così che chiunque possa prenderla per il mio popolo e per la Germania - così chiedo lo stesso a tutti gli altri.

    Chiunque, comunque, pensi di potersi opporre a questo comando nazionale, non importa se direttamente o indirettamente, cadrà. Abbiamo nulla a che fare con i traditori. Noi siamo del tutto fedeli al nostro vecchio principio. È senza importanza se noi stessi viviamo, ma è essenziale che il nostro popolo viva, che la Germania viva. Il sacrificio che ci è richiesto non è più grande del sacrificio che molte generazioni hanno fatto. Se noi formiamo una comunità strettamente legata da voti, pronta a qualunque cosa, determinata a non arrendersi mai, allora la nostra volontà dominerà ogni fatica e difficoltà. E mi piacerebbe chiudere con la dichiarazione che feci una volta quando cominciai la lotta per il potere nel Reich. Dissi allora: "Se la nostra volontà è così forte che nessuna fatica e sofferenza può soggiogarla, allora la nostra volontà e la nostra potenza tedesca potranno prevalere".
    Ultima modifica di Identitario; 03-11-10 alle 21:15

 

 
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