Vedi articolo di Massimo Mucchetti su Corriere 2011/aprile-17

nota : l’articolo è scomparso dal sito del Corriere ! – controllate (viene riportato 2 volte un articolo sull’Enel datato 18 aprile) :

Articoli di Massimo Mucchetti - Corriere della Sera.it

questo link riporta la parte sostanziale dell’articolo eliminato dal sito del Corriere

http://www.giornalettismo.com/archiv...bella-e-buona/

Titola a tutta pagina il Giornale: «La Rai degli anti Cav ci costa 35 milioni l’anno». E via con «le cifre dello scandalo». Annozero costa 7 milioni per 33 puntate; Che tempo che fa 10,4 milioni per 65 puntate - In mezz’ora 780 mila per 30 puntate; Ballarò 4,1 milioni per 43 puntate; Vieni via con me 2,8 milioni per 4 puntate ; Report 2,2 milioni per 20 puntate. Sono costi pieni, comprensivi dei compensi dei conduttori.

Il quotidiano della famiglia Berlusconi li pubblica per reazione a un servizio del Fatto quotidiano che quantificava in 25 milioni i costi di Radio Londra, del prossimo programma di Vittorio Sgarbi e dello stipendio del direttore del Tgi, Augusto Minzolini.

In questa polemica colpisce il silenzio di Mauro Masi. Il direttore generale non difende la reputazione della Rai, accusata da destra e da sinistra di sprecare il denaro del canone. Eppure, un capoazienda che si rispetti dovrebbe chiarire almeno due punti. Primo, eccitare lo sdegno popolare sui costi non ha molto senso se non li si commisura ai risultati, a cominciare dagli ascolti.

Pur non frequentando gli uffici di viale Mazzini, mi è bastata una telefonata di sabato per sapere che Ballarò costa 17 centesimi di euro per contattare mille ascoltatori, Che tempo che fa 64 centesimi, Report 33 centesimi, Parla con me 1,38 euro. Annozero oscillerebbe sui 25 centesimi. Degli altri non sono riuscito a sapere.

Dell’editoriale giornaliero di Giuliano Ferrara si potrebbe dire che l’esordio deludente, ove si consolidasse, danneggerebbe i conti di Rai. Ma magari migliorerà. Masi comunque sa tutto di tutti. Dica, aggiunga, corregga. Non rivelerebbe nessun segreto aziendale a Mediaset, dato che gli ascolti li rileva l’Auditel e i costi già li pubblica il quotidiano amico di colui al quale deve la poltrona