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  1. #1
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    Predefinito La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    A fine marzo del 2011 le riserve statali cinesi in valute e titoli pubblici esteri hanno toccato la quota astronomica di 3040 miliardi di dollari, una volta e mezzo il PNL italiano del 2010.

    Un secondo segnale è venuto il 13 aprile quando Ding Zhimin, un esponente di alto livello del governo cinese, ha dichiarato a Bruxelles che nel corso del 2011 la Cina Popolare sorpasserà gli Stati Uniti in termini di consumi globali di energia, seppur con più di quattro volte di abitanti rispetto all’America (vedi Chinadaily European, “China to be biggest energy consumer”, 14/04/2011).

    Sempre a metà aprile, i mass-media cinesi hanno riportato inoltre la notizia che il PNL cinese è aumentato di ben il 9,7% nel primo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante le politiche restrittive adottate dal governo cinese per bloccare le tendenze inflazionistiche interne.

    Partendo dal 13 aprile, infine, tutti i leader del gruppo di coordinamento internazionale denominato BRICS (formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si sono incontrati nella splendida isola cinese di Hainan e, sotto la presidenza del compagno Hu Jintao hanno rafforzato i molteplici rapporti di collaborazione che, sotto il profilo economico, energetico e politico già uniscono le cinque grandi nazioni: proprio all’inizio del vertice, il presidente cinese Hu Jintao e la sua controparte russa D. Medvedev hanno deciso di approfondire ulteriormente la proficua collaborazione strategica che interconnette da più di un decennio i due giganteschi stati.

    Il quinto e il sesto segnale sono d’ordine economico-monetario.

    Luca Vinciguerra, sicuramente noto giornalista anticomunista come il giornale su cui ha scritto l’articolo (“BRICS all’attacco del Dollaro”), il Sole 24 Ore, ha rilevato che “Il sistema finanziario internazionale va riformato. Radicalmente.

    Il terzo vertice della storia dei Brics – Brasile, Russia, India, Cina più da quest’anno il Sudafrica – si conclude con un verdetto perentorio: le regole del gioco stabilite quarant’anni fa dalle potenze occidentali a Bretton Woods vanno riscritte. «I cinque Paesi concordano sulla necessità di costruire un nuovo e più ampio meccanismo valutario globale che assicuri più stabilità e meno incertezza all’economia mondiale», ha spiegato un membro della delegazione cinese a margine dei lavori del summit che ieri ha riunito i leader delle cinque grandi nazioni emergenti sull’isola cinese di Hainan.
    I padroni di casa, dunque, sarebbero riusciti (il condizionale è d’obbligo visto il tenore vago e generico del comunicato finale) a strappare il consenso di massima dei Brics su una loro vecchia tesi: l’era del dollaro è finita e, quindi, bisogna pensare a una nuova valuta globale per il regolamento degli scambi internazionali.

    «I leader dei Brics sono pronti a discutere il ruolo dei Diritti speciali di prelievo in seno al Fondo monetario internazionale», ha spiegato la fonte cinese, facendo intendere che i cinque si sarebbero impegnati a sostenere l’idea lanciata subito dopo la grande crisi finanziaria del 2008 dal governatore della People’s Bank of China, Zhao Xiaochuan, di allargare ad altre valute (attualmente sono solo quattro: dollaro, euro, sterlina e yen) il paniere di riferimento dei Dsp, i Diritti speciali di prelievo. Dopo di che, gli stessi Dsp potrebbero essere utilizzati come mezzo di pagamento negli scambi commerciali e nelle transazioni finanziarie internazionali.

    Fantaeconomia? Il tempo dirà se, grazie alla sapiente regia cinese, ad Hainan i Paesi emergenti hanno trovato la giusta intesa che consenta loro di fare fronte comune e spingere il vecchio mondo a varare la grande riforma del sistema finanziario internazionale. Rafforzando la supervisione sui mercati dei derivati sulle commodities e sui flussi internazionali dei capitali, che si teme possano sbilanciare la ripresa ora che diverse economie emergenti alzano i tassi di interesse per contrastare l’inflazione.
    Intanto, i leader dei Brics se ne tornano a casa dalla trasferta tropicale con un primo risultato concreto in tasca. Le banche di sviluppo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno raggiunto un accordo che consentirà loro di accendere crediti reciproci denominati nelle singole valute dei Brics.
    Il che significa, giusto per fare un esempio, che un’azienda cinese potrà importare legname dal Brasile finanziandosi in yuan o in real. O che una società sudafricana potrà acquistare petrolio dalla Russia pagandolo in rubli o in rand. Questo meccanismo – testato già dagli stessi cinesi durante la crisi del 2008 con i currency swap in yuan concessi ad alcuni Paesi come l’Argentina e la Bielorussia – rappresenta di fatto un primo superamento del dollaro come mezzo di regolamento degli scambi transnazionali.
    Il progetto è sicuramente intrigante. Talmente intrigante che, mentre ad Hainan cala il sipario sul vertice che ha sancito l’ingresso del Sudafrica nel club dei grandi emergenti, altri Paesi di nuova industrializzazione bussano già alla porta dei Brics.”

    Sei notizie diverse, ma un’unica modalità cinese di festeggiare in forma creativa il 50° anniversario del volo compiuto nello spazio, per la prima volta nella storia del genere umano, dal comunista sovietico Jury Gagarin nel lontano aprile del 1961, oltre che l’anniversario della disastrosa sconfitta subita dall’imperialismo statunitense alla Baia dei Porci, sempre nello splendido aprile del 1 9 61.

    La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo | La Cina Rossa

  2. #2
    Non ci resta che piangere
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Da quando la Cina si è aperta al capitalismo e al libero mercato, pur restando sottoposta ad un regime socialista, il suo sviluppo economico e industriale è stato velocissimo.
    Guardati intorno. Tutte queste macerie sono il risultato di 8 anni di PDL e di 2 di PD al governo. Il porcellum gli garantisce il posto a vita. Mandiamoli a casa! Vota chiunque ma non questi porci.

  3. #3
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Interessante anche perché nell'ultima parte intravedo un tenue contrasto al progetto di moneta unica mondiale.

    Contesto però il titolo. La via cinese al socialismo mi ricorda molto di più il sistema economico corporativo fascista e in ultima battuta, quindi, capitalista.
    Per cui, sebbene plauda a ogni iniziativa tattica cinese e del BRICS nel contrastare gli USA, ancora non vedo un progetto strategico anticapitalista.
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  4. #4
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Murru Visualizza Messaggio
    A fine marzo del 2011 le riserve statali cinesi in valute e titoli pubblici esteri hanno toccato la quota astronomica di 3040 miliardi di dollari, una volta e mezzo il PNL italiano del 2010.

    Un secondo segnale è venuto il 13 aprile quando Ding Zhimin, un esponente di alto livello del governo cinese, ha dichiarato a Bruxelles che nel corso del 2011 la Cina Popolare sorpasserà gli Stati Uniti in termini di consumi globali di energia, seppur con più di quattro volte di abitanti rispetto all’America (vedi Chinadaily European, “China to be biggest energy consumer”, 14/04/2011).

    Sempre a metà aprile, i mass-media cinesi hanno riportato inoltre la notizia che il PNL cinese è aumentato di ben il 9,7% nel primo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante le politiche restrittive adottate dal governo cinese per bloccare le tendenze inflazionistiche interne.

    Partendo dal 13 aprile, infine, tutti i leader del gruppo di coordinamento internazionale denominato BRICS (formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si sono incontrati nella splendida isola cinese di Hainan e, sotto la presidenza del compagno Hu Jintao hanno rafforzato i molteplici rapporti di collaborazione che, sotto il profilo economico, energetico e politico già uniscono le cinque grandi nazioni: proprio all’inizio del vertice, il presidente cinese Hu Jintao e la sua controparte russa D. Medvedev hanno deciso di approfondire ulteriormente la proficua collaborazione strategica che interconnette da più di un decennio i due giganteschi stati.

    Il quinto e il sesto segnale sono d’ordine economico-monetario.

    Luca Vinciguerra, sicuramente noto giornalista anticomunista come il giornale su cui ha scritto l’articolo (“BRICS all’attacco del Dollaro”), il Sole 24 Ore, ha rilevato che “Il sistema finanziario internazionale va riformato. Radicalmente.

    Il terzo vertice della storia dei Brics – Brasile, Russia, India, Cina più da quest’anno il Sudafrica – si conclude con un verdetto perentorio: le regole del gioco stabilite quarant’anni fa dalle potenze occidentali a Bretton Woods vanno riscritte. «I cinque Paesi concordano sulla necessità di costruire un nuovo e più ampio meccanismo valutario globale che assicuri più stabilità e meno incertezza all’economia mondiale», ha spiegato un membro della delegazione cinese a margine dei lavori del summit che ieri ha riunito i leader delle cinque grandi nazioni emergenti sull’isola cinese di Hainan.
    I padroni di casa, dunque, sarebbero riusciti (il condizionale è d’obbligo visto il tenore vago e generico del comunicato finale) a strappare il consenso di massima dei Brics su una loro vecchia tesi: l’era del dollaro è finita e, quindi, bisogna pensare a una nuova valuta globale per il regolamento degli scambi internazionali.

    «I leader dei Brics sono pronti a discutere il ruolo dei Diritti speciali di prelievo in seno al Fondo monetario internazionale», ha spiegato la fonte cinese, facendo intendere che i cinque si sarebbero impegnati a sostenere l’idea lanciata subito dopo la grande crisi finanziaria del 2008 dal governatore della People’s Bank of China, Zhao Xiaochuan, di allargare ad altre valute (attualmente sono solo quattro: dollaro, euro, sterlina e yen) il paniere di riferimento dei Dsp, i Diritti speciali di prelievo. Dopo di che, gli stessi Dsp potrebbero essere utilizzati come mezzo di pagamento negli scambi commerciali e nelle transazioni finanziarie internazionali.

    Fantaeconomia? Il tempo dirà se, grazie alla sapiente regia cinese, ad Hainan i Paesi emergenti hanno trovato la giusta intesa che consenta loro di fare fronte comune e spingere il vecchio mondo a varare la grande riforma del sistema finanziario internazionale. Rafforzando la supervisione sui mercati dei derivati sulle commodities e sui flussi internazionali dei capitali, che si teme possano sbilanciare la ripresa ora che diverse economie emergenti alzano i tassi di interesse per contrastare l’inflazione.
    Intanto, i leader dei Brics se ne tornano a casa dalla trasferta tropicale con un primo risultato concreto in tasca. Le banche di sviluppo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno raggiunto un accordo che consentirà loro di accendere crediti reciproci denominati nelle singole valute dei Brics.
    Il che significa, giusto per fare un esempio, che un’azienda cinese potrà importare legname dal Brasile finanziandosi in yuan o in real. O che una società sudafricana potrà acquistare petrolio dalla Russia pagandolo in rubli o in rand. Questo meccanismo – testato già dagli stessi cinesi durante la crisi del 2008 con i currency swap in yuan concessi ad alcuni Paesi come l’Argentina e la Bielorussia – rappresenta di fatto un primo superamento del dollaro come mezzo di regolamento degli scambi transnazionali.
    Il progetto è sicuramente intrigante. Talmente intrigante che, mentre ad Hainan cala il sipario sul vertice che ha sancito l’ingresso del Sudafrica nel club dei grandi emergenti, altri Paesi di nuova industrializzazione bussano già alla porta dei Brics.”

    Sei notizie diverse, ma un’unica modalità cinese di festeggiare in forma creativa il 50° anniversario del volo compiuto nello spazio, per la prima volta nella storia del genere umano, dal comunista sovietico Jury Gagarin nel lontano aprile del 1961, oltre che l’anniversario della disastrosa sconfitta subita dall’imperialismo statunitense alla Baia dei Porci, sempre nello splendido aprile del 1 9 61.

    La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo | La Cina Rossa
    La Cina oggi e' e sta diventando sempre piu' quello che sarebbe stata se invece di Mao avesse vinto il Kuomitang, Taiwan docet.

    Per squanto riguarda la dichiarazione sul dollaro, ci vuole ben altro per scalzare il dollaro.

    Il giorno che NY & Londra non avranno i volumi di transazioni che hanno, denominate in dollari, se ne parlera' (ed all'orrizzonte nion vi e' nulla che indichi cio', anzi...), alla fine tutte le riserve della Cina non coprono neanche un giorno delle transazioni forex del mondo, e dal 70 al 90% di esse sono in dollari, alla fine del giorno questo e' quello che mette il dolloro dov'e', nulla altro.
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #5
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Simone.org Visualizza Messaggio
    Interessante anche perché nell'ultima parte intravedo un tenue contrasto al progetto di moneta unica mondiale.

    Contesto però il titolo. La via cinese al socialismo mi ricorda molto di più il sistema economico corporativo fascista e in ultima battuta, quindi, capitalista.
    Per cui, sebbene plauda a ogni iniziativa tattica cinese e del BRICS nel contrastare gli USA, ancora non vedo un progetto strategico anticapitalista.
    E neanche lo vedrai.
    Tutti i paesi BRICS sono indirizzati sempre piu' verso il capitalismo.
    Globalizzazione..... si grazie.

  6. #6
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Sulla Cina, da doe arriva e cosa sia stata l'era pre-Xiaoping consiglio un ottimo libro, vecchiotto ma sempre bello, Wild Swans, libro che ancora oggi se non erro in Cina e' censurato.
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #7
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    In occidente l’ideologia dominante porta ad esempio ai lavoratori italiani quelli di Cina, che sarebbero da sempre incapaci di lotta di classe e passivamente pronti a sottomettersi allo sfruttamento per “una ciotola di riso”. È questo, semplicemente, un falso post-coloniale, che si sta ancora una volta smascherando all’evidenza quando, dall’inizio di quest’anno, sono filtrate fin qui notizie di innumerevoli scioperi e risoluti episodi di lotta degli operai cinesi.

    È normale che, per oscurare completamente queste orgogliose manifestazioni dei salariati, i buffoni di corte e i media della classe dominante si occupino invece delle lotte intestine (letterale) del penoso teatrino della politica borghese nostrana.

    A nessuno sfugge il significato profondo della lotta di questa importante porzione della classe internazionale dei lavoratori. In quest’immenso paese, nelle zone più industrializzate, dalle quali solo possono giungere notizie, centinaia di fabbriche hanno interrotto la produzione per giorni e giorni, con storie e modalità diverse, una lotta operaia che spesso è riuscita ad inceppare gli ingranaggi del capitale, rompendo le catene del sindacalismo di regime ed ottenendo quasi ovunque significativi aumenti salariali. I casi sono così numerosi da far prevedere una generale mobilitazione proletaria di tipo difensivo nel cuore di quell’aggressivo e rampante capitalismo, che solo per necessità di confondere l’orientarsi della classe operaia verso la sua emancipazione non si vergogna (per adesso ancora) a denominarsi comunista. Il termine appropriato sarebbe fascista, nota sottospecie della dittatura borghese ormai esportata dall’Italia, ove ebbe il collaudo, in tutto il mondo.

    Centinaia di fabbriche sono state investite da questa ondata di scioperi: Brother Industries - Foshan Fengfu Autoparts Atsumitec- Honda Auto Parts Manufacturing - Honda Lock Factory - Foxconn - Mitsumi Electric - Foxconn - Merry Electronics- Smartball Inc -Kok International Etc - Omron Automobile Electronics - Toyoda Gosei, etc. etc. «Ogni giorno dai nostri dipendenti ci arrivano richieste di aumenti salariali fuori da ogni logica», queste le parole di un frustrato imprenditore straniero del settore tessile.

    Va ricordato che in Cina gli scioperi sono vietati dallo Stato comunista; i sindacati sono “proprietà statale“, e non hanno aderito a nessuna di quelle mobilitazioni. Sappiamo però che gli operai ad essi iscritti vi hanno partecipato con coraggio.

    Tra gli scioperi più significativi quello ad oltranza indetto a Tianjin, città portuale a un centinaio di chilometri da Pechino, dalla totalità dei tremila dipendenti della Mitsumi Electric, fabbrica giapponese di prodotti elettronici. Numerose altre fabbriche giapponesi in territorio cinese, per esempio quelle dell’indotto di Honda e Toyota, hanno subito dagli inizi di maggio un’inaspettata forte ondata di lotte. Alla Honda di Foshan dopo decine di giorni di sciopero gli operai hanno ottenuto un aumento di stipendio del 24%, dichiarando che la loro battaglia, dopo una pausa, sarebbe continuata fino al raggiungimento del 50% di aumento salariale. Gli scioperi, sempre illegali, si sono poi estesi a molte delle zone industriali del paese e a numerosi settori industriali.

    Il governo cinese per porvi un argine, agli inizi di giugno, ha annunciato l’innalzamento del salario minimo in 30 grandi città. A Pechino per esempio, l’aumento è stato di 160 yuan, corrispondenti a 23,5 dollari, circa il 15% in più, poco rispetto a quanto ottenuto in quelle fabbriche dove gli operai hanno scioperato per giorni.

    Dopo trent’anni di sconvolgente nuova urbanizzazione e proletarizzazione il dragone operaio torna ad imporre la sua forza ad una classe borghese che si è enormemente arricchita. Oggi l’operaio che trova lavoro nelle varie industrie ha un’età compresa tra 18 e 25 anni, non gli basta risparmiare per mandare i soldi a casa come faceva suo padre, abitando gli squallidi dormitori racchiusi nel muro di cinta della fabbrica. Anche per gli effetti della politica del figlio unico, varata da Mao a metà degli anni 70, la giovane forza lavoro inizia a essere molto richiesta per le catene di montaggio; questo permette un potere di contrattazione della forza lavoro senza precedenti nella storia dei rapporti di forza tra le classi in Cina.

    La sottomissione degli operai ai borghesi è un fatto economico e non di tipo culturale, secondo presunti opposti moduli di mentalità e civiltà fra occidente ed oriente.;

    Le convulsioni del capitale mondiale e la lotta di classe, vero motore della storia, determinano condizioni fino a ieri imprevedibili: già oggi per alcune merci da vendere sul mercato statunitense è più conveniente produrre in Messico che in Cina. Considerazioni che si possono applicare anche in Europa, visti gli stipendi dei lavoratori di alcuni paesi dell’Est europeo. La lotta di classe con la sua forza, la sua irruenza, la sua inevitabilità busserà a breve alle porte di questi salariati e dei loro padroni. Altrimenti la “ciotola di riso” la daranno presto ai proletari di occidente, in mancanza della loro vera e risoluta mobilitazione di classe a fianco dei lavoratori del mondo intero.

  8. #8
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Simone.org Visualizza Messaggio

    Contesto però il titolo. La via cinese al socialismo mi ricorda molto di più il sistema economico corporativo fascista e in ultima battuta, quindi, capitalista.
    Per cui, sebbene plauda a ogni iniziativa tattica cinese e del BRICS nel contrastare gli USA, ancora non vedo un progetto strategico anticapitalista.
    secondo me sognate ad occhi aperti!
    Il coro del Bunga Bunga:
    Silvio: ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪fa ♪re ♪sol ♪do
    I ministri: ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do
    Le ministre: ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do
    Il giudice: ♪si ♪fa ♪la minore ♪si ♪fa ♪la minore

  9. #9
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    Siyuazione interessante: la Cina è passata da paese arretrato ed isolato a locomotiva del pianeta in pochi anni. Il problema è che come una volta esisteva la Via Cinese al Comunismo, ora esiste quella al Capitalismo: il maggior capitalista della cina è il Partito Comunista, che cponmtrolla lo stato, e permette a pochi scelti, ben agganciati dentro il partito, di arricchirsi a dismisura; l'aumento della ricchezza disponibile causa un miglioramento (limitatamente) diffuso del tenore di vita e causa uno sviluppo interno accellerato (in alcune zone). Il problema è che il sistema attuale concentra in se stesso alcuni dei lati peggiori di comunismo e capitalismo: il controllo capillare e soffocante, il centralismo autocratico ed ideologizzato del comunismo ora sono accompagnate dalle gravi sperequazioni e differenze economiche del capitalismo. Per ora l'enorme spazio di sviluppo interno ha assorbito gran parte delle problematiche, ma la situazione non durerà in eterno.
    Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai

    Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)

  10. #10
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    Predefinito Rif: La Cina socialista manda sei forti segnali al mondo

    La Cina è incredibile: unisce il capitalismo estremo con una forte presenza dello stato e un fortissimo nazionalismo. Ha trovato la ricetta vincente del 21esimo secolo!

 

 
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