Originale
Ho letto che gli investimenti di compagnie private e di stati occidentali per l'acquisto di terreni fertili in Africa è in deciso aumento.
Francia, Belgio, Olanda, Stati Uniti si stanno accaparrando ampie porzioni arabili del Continente Nero per garantirsi in futuro l'importazione di prodotti alimentari, peraltro a condizioni vantaggiose grazie alla benevolenza dei governi africani i quali sembrano non farsi molti problemi a scacciare dai loro possedimenti i contadini del luogo, magari senza alcun indennizzo, per vendere la terra ai ricchi europei e americani.
Per la verità anche la Cina si sta impegnando in questa operazione non solo in Africa ma anche in Sudamerica, con la sottile differenza, rispetto all'Occidente, che il governo cinese invia sempre propri lavoratori a coltivare le terre acquisite all'estero fornendo così una valvola di sfogo al sovrappopolamento, creando vere e proprie colonie in stile antico in giro per il mondo.
Gli economisti classici sostengono si tratti di un investimento positivo e di reciproca utilità poiché la presenza di stati e aziende occidentali in Africa porterebbe in quella terra un'agricoltura moderna molto più produttiva.
Ma una volta più gli economisti si dimostrano alieni dalla realtà non considerando ne la causa ne gli effetti di queste politiche, rivelando la totale inutilità e artificiosità della propria “disciplina”.
La causa di questo neocolonialismo agricolo sta nella politica urbana dell'Occidente. Europa e Stati Uniti stanno consumando anno dopo anno i propri terreni coltivabili con una continua cementificazione dovuta all'allargamento delle città a mezzo di sobborghi extraurbani e di nuove vie di comunicazione a lunga percorrenza. Inoltre anche le aree che restano agricole si fanno sempre meno fertili poiché pagano l'utilizzo nel lungo periodo di quelle tecniche di coltivazione moderne che gli economisti di cui sopra vorrebbero esaltare: concimi chimici, pesticidi, semina intensiva, mancato riposo della terra di medievale memoria, persistenza dello stesso prodotto per anni sulla medesima coltivazione senza alternanza.
Di questo passo Europa e Usa, se non prendessero precauzioni, rischierebbero nei prossimi decenni di perdere l'autosufficienza alimentare e di essere “prese per fame” dalle economie emergenti. Declinando l'esempio in chiave italiana ricordiamo l'effetto devastante del Corridoio 5 nel nord del paese in cui l'accoppiata BreBeMi-Tav con il contorno di svincoli, stazioni, centri logistici, produrrà una megalopoli quasi ininterrotta tra Milano e Brescia e una cementificazione continua in tutta la val padana. Come si diceva prima le terre arabili diminuiranno e quelle residue perderanno qualità a causa della compromessa circolazione della acque di superficie (fontanili e rogge distrutti) e dell'aumento inquinanti nell'aria. Inutile rimarcare che ci sarà una fuga di manodopera da quest'agricoltura devastata con conseguente perdita di professionalità generale.
L'effetto del necolonialismo agricolo sarà invece un ulteriore peggioramento, se possibile, della situazione africana. L'agricoltura occidentale trapiantata in Africa richiederà meno manodopera così che solo una parte dei precedenti contadini potrà essere reimpiegata, comunque in condizione di sfruttamento, come salariati. Tutti gli altri fuggiranno verso le città e le bidonville aggravando ancora di più il dissesto urbano e le condizioni sociali accrescendo il numero di poveri e disoccupati. Cosa faranno queste persone lo possiamo immaginare: accattonaggio, criminalità, emigrazione verso i paesi del nord del mondo in condizioni disperate che li porteranno allo schiavismo.
Senza contare che un'agricoltura moderna in contesto africano non avrà certo riguardo per il patrimonio naturale che verrà attaccato con l'estensione delle coltivazioni nel tempo.
Come tutto ciò che l'Occidente sta concependo in questi decenni, la colonizzazione agricola dell'Africa si rivela una scelta scellerata, derivata a sua volta da follie passate, l'ennesima alchimia occidentale per cercare di trasformare la merda in oro e rinnovare all'infinito un sistema sempre più iniquo e distruttivo.





Rispondi Citando
