(…) Questo corteo festoso e mascherato in onore di Iside, con un battello portato al mare sopra un carro (la festa del Navigium Isidis, diffusa verso il 150 d.C. in tutto l’impero romano), è giunto fino a noi trasformato in carnevale (carrus navalis), festa tipica di località marine e fluviali (Venezia, Viareggio, Colonia; e Rio, dove venne portata dai portoghesi). (…) La festa del Navigium Isidis seguiva il calendario lunare babilonese: coincideva con la luna piena che segue l’equinozio di primavera; corrisponde al capodanno babilonese; e alla nostra Pasqua. Nella festa di capodanno, i babilonesi sacrificavano un agnello, come noi a Pasqua. (…) Le stazioni della passione di Cristo (percosso, coronato, crocefisso, sepolto) e la successiva resurrezione (celebrata come Pasqua, la festa che ha preso il posto del Navigium Isidis) ricalcano il percorso iniziatico del culto isiaco. (…) La Pasqua è il Navigium Isidis e come questo è una data variabile, legata alla prima luna piena successiva all’equinozio di primavera. La Chiesa, nonostante tutti i rimaneggiamenti, non è riuscita a eliminare questo indizio fondamentale.
Nel quarto secolo, la festa del Navigium Isidis venne spostata indietro di 40 giorni (ridefiniti come quaresima) perché non si sovrapponesse alla Pasqua, che ne aveva preso il posto; e fu edulcorata in carnevale.
La Pasqua è ciò che resta di una parte della festa isiaca (la resurrezione dell’iniziato), il carnevale è ciò che resta dell’altra parte della festa (la processione delle maschere fino al mare). (…) (La guerra civile fredda, pp. 86-95)
Buon carnevale! | Daniele Luttazzi News




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