Di nuovo sulla strada,
oltre i recinti mentali
di Gennaro Malgieri
Non se ne può più dei recinti. Politici, ideologici, culturali. È paradossale che trionfante la società liquida, ci si rinchiuda. L'ipostatizzazione dell'ego ci nega possibilità cognitive molteplici. Ognuno pretende di essere depositario della verità. Così contempliamo la nostra sterilità adattandoci ad un'insensata guerra giustificata soltanto dal pregiudizio. Perfino nello stesso recinto accade di non comunicare più. Si odono soltanto mugugni che nulla hanno di umano. Mugugni e diffidenza. Il tempo della paranoia, insomma. Insopportabile la selvaggeria che sovrasta la ragionevolezza. Prendiamo il centrodestra, così, tanto per uscire dal vago. Possibile che in questo recinto non si riesca a recuperare un minimo di dialogo tendente non all'assimilazione delle anime che lo popolano, quanto ad una più modesta e produttiva intesa tra le stesse per non farsi travolgere da un lato dalle fumisterie di chi nella liquidità sociale fa galleggiare il proprio cervello e dall'altro da un centrosinistra spappolato intellettualmente come le pagine del marchese De Sade?
I recinti sono la nostra maledizione. E di fronte ad essi bisogna porsi con l'attitudine mentale del recluso che ogni giorno pensa a come evadere. Ecco. Il popolo di Alcatraz prigioniero delle proprie idiosincrasie. Ha molti colori, come si sa, innumerevoli provenienze. Stupidamente però rivendica identità ormai confuse per giustificare la sua permanenza nel cattiverio. Ma un'entità pre-politica, come una compagine valoriale – dunque in grado di prescindere da chi la incarna o la rappresenta al più alto livello – quale senza dubbio è il centrodestra libero dalle effimere ipoteche partitiche, non dovrebbe forse librarsi oltre le staccionate e volare fin dove le idee glielo consentono?
Credo proprio di sì. Mi appassionano le avventure dello spirito e le sfide dell'intelligenza, perciò ritengo che militarizzare i corpi ammassati nei recinti sia quanto di più stupido, negligente si possa fare. Alla stessa maniera di come evadere facendo saltare i principi per trovarsi davanti ad una tabula rasa.
Occupiamoci d'altro in questa stagione tanto avara di bellezza. Per esempio, abbattiamolo il recinto, almeno noi che nel centrodestra senza aggettivazioni ci riconosciamo, per riscoprire il piacere di inseguire una idea antica a cui ancorare una politica nuova. Il bene comune, per esempio.
Suona blasfemo, lo so, di questi tempi. Ma non ci rimane molto altro per riconoscerci. E se non vogliamo sopprimerci idealmente è bene che un grande scopo ci faccia riprendere la via del destino che segnammo ben prima che i recinti divenissero invalicabili. Allora on the road seguivamo l'apostolo Kerouac mirando stelle lontane nel più buio dei cieli. Oggi potremmo piegarci sulle Soirée dell'inossidabile conte de Maistre per cogliere il senso pieno del viaggio oltre l'antipolitica verso il bene comune.
Il recinto mentale non dovrebbe essere poi così resistente alle determinazioni della volontà. Almeno mi sembra.
Di nuovo sulla strada, oltre i recinti mentali




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