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    Predefinito Un "cardinale", prefetto della C.C.S., dimostra la sua incompetenza

    Discorrendo con alcuni forumisti su un altro forum, ho appresso che il "card." (le virgolette sono d'obbligo) Angelo Amato, attuale prefetto della Congregazione vaticana per le cause dei santi, a proposito della prossima "beatificazione" di GP II, ha asserito, in un'intervista del settimanale "cattolico" Famiglia cristiana, quanto segue:

    Stabilire che si tratta di miracolo è compito dei teologi e dei vescovi e dei cardinali della Congregazione, i quali devono fugare ogni dubbio e presentare al Papa un dossier certissimo. La proclamazione di un beato fa parte del magistero ordinario e infallibile del Pontefice: dunque noi dobbiamo fare in modo che non vi sia alcuna possibilità di errore


    Trattasi di una chiara schiocchezza, in quanto la maggior parte dei teologi e canonisti hanno sempre ammesso che la beatificazione non è assoilutamente un atto del magistero e, quindi, come tale, non è coperto dall'infallibilità. Bensì è un indulto, una concessione, a che, in un certo luogo o presso un certo ordine religioso, si tributasse un culto ad un servo di Dio.
    In ogni caso, trattandosi di una pronuncia "non definitiva", essa non godeva del crisma dell'infallibilità.
    Ecco quanto asserisce l'Enciclopedia Cattolica (in inglese):

    Beatification is a permission for public worship restricted to certain places and to certain acts. ... The nature of beatification makes it evident that the worship of the blessed is restricted to certain places and persons, and may be given only after permission.
    Aggiungo dall'Enciclopedia del diritto della Giuffré, voce Processo di beatificazione e canonizzazione, risalente al 1987, e redatta dal prof. Giuseppe Della Torre (attuale rettore della LUMSA ed insigne canonista):

    l'atto di beatificazione ha un carattere permissivo o concessivo, in relazione al culto, presentandosi nei contenuti piuttosto come un indulto, cioè quale provvedimento della competente autorità che esime i fedeli dall'obbligo di osservare la norma che vieta atti di culto ecclesiastico e pubblico a persone di cui la Sede Apostolica non abbia accertato la santità
    Ancora: da Vita pastorale, sempre dei paolini, nel n. 1/2011 (quindi, recentissima):

    Nei documenti legislativi del 1983 (la Divinus perfectionis Magister, le Normae e il Decreto generale) non si fa espressa menzione della beatificazione, ma in DP 15 viene enunciato il principio generale che «spetta unicamente al Sommo Pontefice il diritto di decretare il culto pubblico ecclesiastico da prestarsi ai Servi di Dio». Tale culto si realizza, secondo il can. 834 del CDC, «quando esso viene offerto in nome della Chiesa, da persone legittimamente incaricate e mediante atti approvati dall’autorità della Chiesa».

    La prima concessione pontificia di tale culto si chiama "beatificazione"; essa consiste nella facoltà che il servo di Dio venga chiamato beato e che in suo onore, nel suo dies natalis, venga celebrata la messa e l’ufficio. La suddetta concessione è limitata solo in determinati luoghi. Se il culto viene prescritto per tutta la Chiesa, si ha la "canonizzazione".

    Tra beatificazione e canonizzazione vi è differenza e non è opportuno metterli sullo stesso piano. La prima è un istituto giuridico relativamente recente. Fino al sec. XVI le beatificazioni non furono mai seguite dalle canonizzazioni. Nello stesso secolo però si afferma la prassi di concedere il culto pubblico, circoscritto in un determinato luogo, o in onore di alcuni servi di Dio, la cui causa di canonizzazione non è ancora stata ultimata o non è stata nemmeno istruita. Questa concessione verrà, verso la fine del secolo, chiamata beatificazione. Essa, infatti, non è altro che un indulto di venerazione pubblica di un servo di Dio, circoscritta a determinati luoghi, e fino agli anni del dopo Vaticano II veniva concesso con Lettera apostolica in forma di breve. Dagli ultimi decenni essa avviene nel contesto di una solennità analoga a quella della canonizzazione.

    I beati di per sé possono essere venerati pubblicamente solo in determinati luoghi; per essere venerati ovunque si richiede l’autorizzazione della Congregazione per il culto divino (vedi alcuni annoverati tra i beati della Chiesa universale). La canonizzazione, invece, è l’ultimo stadio delle cause dei santi e costituisce l’introduzione del culto precettivo di un beato in tutta la Chiesa. Perché ci sia la canonizzazione, la normativa canonica prescrive solo un miracolo ottenuto per intercessione del beato dopo la sua beatificazione e regolarmente approvato.

    Riguardo alla domanda in che maniera è implicata l’infallibilità del Papa nelle cause di canonizzazione o di beatificazione, ci viene in aiuto la Costituzione dogmatica Lumen Gentium 25: «Questa infallibilità, della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto». La richiesta dell’infallibilità per le canonizzazioni non si trova nei documenti ufficiali, ma alcuni teologi sostengono che, per la canonizzazione, ma non per la beatificazione, è richiesta l’infallibilità. La canonizzazione, infatti, secondo loro rientrerebbe nell’oggetto secondario del magistero, che riguarderebbe le "verità cattoliche"che, pur non essendo rivelate, sono tuttavia necessariamente connesse con il deposito della rivelazione.

    Nel contempo però sono diversi gli autori che affermano la non necessità dell’infallibilità nella canonizzazione, per custodire e difendere il deposito della rivelazione. Certo la canonizzazione, a nostro parere, costituisce sempre una proclamazione solenne e quindi acquista un’importanza particolare per la fede della Chiesa e ha la qualità della certezza
    .
    Tra l'altro ciò è confermato da un altro canonista, Mons. Nicola Bux:

    La beatificazione é dotata di infallibilità?

    No, non ha questo statuto, solo la canonizzazione e dunque chi dovesse criticare, ovviamente in modo garbato, é nel suo pieno diritto e non va fuori della comunione della chiesa, anzi ne vuole il bene se evidenzia cose giuste
    Ed ecco quanto lo stesso sito del Vicariato dell'Urbe sulla beatificazione di GP II asseriva (il testo è visibile in cache, diversamente non è più leggibile):

    Questo accordo generale dei teologi sulla infallibilità papale nella canonizzazione non deve essere esteso alla beatificazione, non essendo sostenibile l'insegnamento contrario del commentario canonico noto come "Glossa" [in cap. un. de reliquiis et venerat. SS. (III, 22) in 6; Innocent., Comm. in quinque Decretalium libros, tit. de reliquiis, etc., n. 4; Ostiensis in eumd. tit. n. 10; Felini, cap. lii, De testibus, etc., X (II, 20); Caietani, tract. De indulgentiis adversus Lutherum ad Julium Mediceum; Augustini de Ancona, seu Triumphi, De potestate eccl., Q. xiv, a. 4). I canonisti e i teologi in genere negano il carattere di infallibilità ai decreti di beatificazione, sia formale che equivalente, poiché esso è sempre un permesso mai un comando; se da un lato conduce alla canonizzazione, non è l'ultima tappa. Inoltre, nella maggior parte dei casi, il culto permesso dalla beatificazione, è ristretto a determinate regioni, città, o corpi religiosi (Benedetto XIV, op. cit., I, xlii). Alcuni, comunque, hanno avuto un'opinione differente (Arriaga, Theol., V, disp. 7, p. 6; Amicus, Theol., IV, disp. 7, p.4, n. 98; Turrianus su II-II, V, disp. 17, n. 6; Del Bene, De S. Inquisit. II, dub. 254).
    Ultima modifica di Augustinus; 20-01-11 alle 13:10

  2. #2
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    Predefinito Rif: Un "cardinale", prefetto della C:C.S., dimostra la sua incompetenza

    Per completezza informativa riporto il saggio completo da ultimo citato nella vecchia versione del sito sulla causa di beatificazione di GP II:

    Infallibilità papale e Canonizzazione.

    Nell'emettere un decreto di canonizzazione il Papa è infallibile? La maggior parte dei teologi risponde affermativamente. È l'opinione di Sant'Antonino, Melchior Cano, Suarez, Bellarmino, Bañez, Vasquez, e, fra i canonisti, Gonzales Tellez, Fagnanus, Schmalzgrüber, Barbosa, Reiffen-stül, Covarruvias (Variar. resol., I, x, n. 13), Albitius (De Inconstantiâ in fide, xi, n. 205), Petra (Comm. in Const. Apost., I, nelle note a Const. I, Alex., III, n. 17 ss), Giovanni di S. Tommaso (su II-II, Q. I, disp. 9, a. 2), Silve-stro (Summa, s. v. Canonizatio), Del Bene (De Officio Inquisit. II, dub. 253), e molti altri. In Quodlib. IX, a. 16, S. Tommaso says: "Poichè l'onore che tributiamo ai santi è in un certo senso una professione di fede, ossia credere nella gloria dei santi [quâ sanctorum gloriam credimus] dobbiamo devotamente credere che in tale materia anche il giudizio della Chiesa non è soggetto ad errore". Queste parole di S. Tommaso, come è evidente dalle autorità appena citate, che favoriscono tutte una infallibilità positiva, sono state interpretate dalla sua scuola in favore della infallibilità papale nella questione della canonizzazione, e questa interpretazione è sostenuta da molti altri passi ancora in Quodlibet. Questa infallibilità comunque, secondo i santi dottori, è solo un punto di pia credenza. I teologi generalmente so-no d'accordo per quanto concerne la infallibilità papale nella questione della canonizzazione, ma non lo sono sulla qualità della certezza dovuta al decreto papale in tale materia. Secondo l'opinione di alcuni è questione di fede (Arriaga, De fide, disp. 9, p. 5, n. 27); altri sostengono che rifiutare l'assenso a un tale giudizio della Santa Sede sarebbe sia empio che temerario, come Suarez (De fide, disp. 5 p. 8, n. 8); molti altri (e questa è l'opinione generale) sostengono che un tale pronunciamento deve essere teologicamente certo, non essendo di Fede Divina poiché il suo contenuto non è stato immediatamente rivelato, né di Fede ecclesiale non essendo stato finora definito dalla Chiesa. Qual'é l'oggetto del giudizio infallibile del Papa? Egli definisce che la persona canonizzata è in cielo o soltanto che egli ha praticato le virtù cristiane in grado eroico? Mai, ci sembra, tale questione è stata discussa; ma a nostro avviso non è definito altro che quella persona canonizzata è in cielo. La formula usata nell'atto di canonizzazione non contiene nulla più di ciò: "In onore di . . . decretiamo e definiamo che il Beato N. è un Santo, e inscriviamo il suo nome nell'elenco dei santi, e ordiniamo che la sua memoria sia devotamente e piamente celebrata ogni anno il . . . giorno di . . . la sua festa". (Ad honorem . . . beatum N. Sanctum esse decernimus et definimus ac sanctorum catalogo adscribimus statuentes ab ecclesiâ universali illius memoriam quolibet anno, die ejus natali . . . piâ devotione recoli debere.) Non si fa accenno alla virtù eroica in questa formula; d'altra parte, la santità non implica necessariamente l'esercizio della virtù eroica, poiché una persona che fino ad ora non ha praticato la virtù eroica potrebbe, per mezzo di un atto eroico transitorio in cui offre la sua vita per Cristo, aver giustamente meritato di essere considerato santo. Questa opinione sembra del tutto la più certa se si riflette sul fatto che tutti gli argomenti dei teologi riguardo alla infallibilità papale nella canonizzazione dei santi sono basati sul fatto che in tali occasioni i Papi credono ed affermano che la decisione che essi rendono pubblica è infallibile (Pesch, Prael. Dogm., I, 552). Questo accordo generale dei teologi sulla infallibilità papale nella canonizzazione non deve essere esteso alla beatificazione, non essendo sostenibile l'insegnamento contrario del commentario canonico noto come "Glossa" [in cap. un. de reliquiis et venerat. SS. (III, 22) in 6; Innocent., Comm. in quinque Decretalium libros, tit. de reliquiis, etc., n. 4; Ostiensis in eumd. tit. n. 10; Felini, cap. lii, De testibus, etc., X (II, 20); Caietani, tract. De indulgentiis adversus Lutherum ad Julium Mediceum; Augustini de Ancona, seu Triumphi, De potestate eccl., Q. xiv, a. 4). I canonisti e i teologi in genere negano il carattere di infallibilità ai decreti di beatificazione, sia formale che equivalente, poiché esso è sempre un permesso mai un comando; se da un lato conduce alla canonizzazione, non è l'ultima tappa. Inoltre, nella maggior parte dei casi, il culto permesso dalla beatificazione, è ristretto a determinate regioni, città, o corpi religiosi (Benedetto XIV, op. cit., I, xlii). Alcuni, comunque, hanno avuto un'opinione differente (Arriaga, Theol., V, disp. 7, p. 6; Amicus, Theol., IV, disp. 7, p.4, n. 98; Turrianus su II-II, V, disp. 17, n. 6; Del Bene, De S. Inquisit. II, dub. 254).
    QUI è possibile vedere la versione completa del contributo da cui è tratto lo spezzone ora riportato.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Un "cardinale", prefetto della C:C.S., dimostra la sua incompetenza

    Alla luce di queste considerazioni, è evidente che il "card." Amato - che, peraltro, mi duole sia della mia terra - sia persona assolutamente incompetente per il ruolo che ricopre, visto che si spinge a sostenere una tesi, che, a voler essere benevoli, è assolutamente minoritaria e, comunque, che non trova riscontri nè presso i teologi nè presso i canonisti.
    Nè vale a mutare la natura dell'atto di beatificazione la circostanza che, a presiedere il rito, sia B XVI. A questo proposito va ricordato che papa Ratzingere, a partire dal 2005, ha riportato i riti di beatificazione nelle diocesi di appartenenza del servo di Dio (v. Comunicazione della Congregazione per le cause dei santi, 29.9.2005). In precedenza, era il papa a presiedere le cerimonie di beatificazione.
    Ma la sua presenza non muta la sostanza dell'atto, che rimane non coperto dall'infallibilità nè espressione di magistero.
    Diversamente opinando - e cioè se la beatificazione fosse coperta da infallibilità - non si comprenderebbe la necessità di mantenere due tappe nella canonizzazione di un soggetto (beatificazione e canonizzazione), entrambe asseritamente coperte da infallibilità. Sarebbe più logico, a questo punto, ridurle a una sola.
    Ma così non è. Se vi sono, invece, due tappe, ciò significa che si tratta di atti e procedure tra loro diverse per natura, che non possono essere confuse. hefico:
    Ultima modifica di Augustinus; 20-01-11 alle 13:05

  4. #4
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    Predefinito Rif: Un "cardinale", prefetto della C:C.S., dimostra la sua incompetenza

    Aggiungerei che il futuro Papa Benedetto XIV, nella sua opera De Servorum Dei Beatificatione et Beatorum Canonizatione, scrive riguardo alla diatriba fra fallibilisti ed infallibilisti relativamente alle canonizzazioni dei santi:

    “ci sembra che entrambe le opinioni [infallibilista e antinfallibilista] debbano essere lasciate nella loro probabilità finché intervenga il giudizio della Sede Apostolica”.

    Tradizione - Cattolicesimo & Politica

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    Predefinito Rif: Un "cardinale", prefetto della C.C.S., dimostra la sua incompetenza

    Può un "cardinale" dire schiocchezze?
    Beh .... se fosse un cardinale ante- VAT 2 no, in quanto erano elevati alla porpoora gente davvero preparata e dalla cultura solida. Oggi, al più, sono elevati a tale dignità, prelati al più eruditi, ma senza cultura.
    Ecco alcune perle.
    Mi ricordo ad es. che l'allora Mons. sandri (ora cardinale) annunciò la morte di GP II affermando che egli era "tornato alla casa del Padre": si tratta di un'espressione quantomeno impropria, che allude ad una preesistenza dell'anima dell'uomo (quando, invece, l'anima viene creata da Dio nel momento del concepimento, infondendola in quell'istante), cosa che va bene per Gesù, ma non per l'essere umano.
    O anche immaginiamo il card. Card. Médina Estévez, che, prima, come prefetto della Congregazione per la disciplina dei sacramenti, affermò che la messa di S. Pio V era stata abolita; dopo poco, affermò esattamente il contrario.
    O basti pensare ad un Kasper che teorizzò che il fondatore di Taizé fosse cattolico e protestante (calvinista) ad un tempo, tanto che sia GP II sia B XVI gli diedero la comunione ..... . Tesi assurda questa della possibilità della contemporanea "doppia appertenenza".
    O si pensi, infine, al "card." Ravasi. Questi, nel numero di ottobre dell'anno 2010 del mensile - sedicente cattolico - Jesus, si addentra nella questione della dottrina della sostituzione, afferrmando, addirittura, che i Padri e la Chiesa l'avrebbero sempre negata. L'antico Israele, per il "biblista", non sarebbe stato sostituito dall'attuale popolo di Dio (la Chiesa), ma convivrebbe con questo. E la motivazione? La motivazione sarebbe che la Chiesa, sin dai tempi di Marcione, non avrebbe mai rigettato l'Antico Testamento.
    Qui, dunque, in chiara malafede, il Ravasi vuol far passare l'idea che l'Antico Testamento - inteso come libri ispirati, come canone biblico - sia la stessa cosa che l' Antica Alleanza - intesa in senso pieno e teologico come il patto, l'alleanza che intercorreva tra Dio e l'allora sua popolo, Israele.
    Quindi, non è infrequente che "cardinali" sparino sciocchezze, "cardinalate".

  6. #6
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    Predefinito Rif: Un "cardinale", prefetto della C.C.S., dimostra la sua incompetenza

    Augustinus, sarebbe divertente riportare qualche 'perla' del cardinal Martini :sofico:

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    Lascio stare per pudore le perle di Ratzingere - B XVI, su cui bisognerebbe scrivere un libro ..... . hefico:

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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Augustinus, sarebbe divertente riportare qualche 'perla' del cardinal Martini :sofico:
    Ma anche su questo bisognerebbe scrivere un altro libro! :giagia:

  9. #9
    SMF
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Ma anche su questo bisognerebbe scrivere un altro libro! :giagia:
    Un'enciclopedia repapelle:

  10. #10
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