



Chiedo scusa ma il sito non mi dà il link diretto.


Grazie per la segnalazione.
Ho letto anche la critica alla FSSPX, che non condivido minimamente.


In questa sezione del sito l'apostasia di giovanni paolo II viene fatta, da un punto di vista sedevacantista, una serrata critica allo "spirito scismatico" della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
La riporto qui di seguito:
La risposta non cattolica [alla crisi nella Chiesa, ndr]
- La risposta della Fraternità San Pietro e dell'Indulto
La Fraternità San Pietro e coloro che seguono l'Indulto riconoscono la gerarchia del Novus Ordo come se fosse la vera Gerarchia cattolica, e accettano il Vaticano II e tutte le riforme ufficiali che ne sono conseguite. I modernisti hanno loro concesso (l'Indulto) il diritto di conservare la Messa di Giovanni XXIII (1881-1963), e di dirigere un seminario e un Istituto secondo le regole preconciliari. La loro soluzione, dunque, è quella di aderire alla Tradizione sotto gli auspici e sottomessi all'obbedienza della gerarchia del Novus Ordo. In fin dei conti, la loro adesione alla Tradizione non è vista come una difesa della fede contro i modernisti, ma piuttosto come una preferenza, qualche cosa che assomiglierebbe all'High Church («Chiesa Alta») della chiesa anglicana. Secondo ciò che abbiamo detto più sopra, sappiamo che questa non è assolutamente una soluzione. Poiché essi hanno riconosciuto che il Novus Ordo è cattolico, hanno ridotto la loro adesione alla Tradizione ad una semplice nostalgia. Sono diventati l'High Church in seno al religione ecumenica di Giovanni Paolo II, una religione che ammette anche il vudù, il culto di Shiva, di Buddha, e la lode di un eresiarca come Lutero. Ma una cosa dev'essere detta in favore di quelli che seguono la Fraternità San Pietro: essi almeno sono logici e coerenti nel loro pensiero, dato che comprendono che si non può, allo stesso tempo, riconoscere Giovanni Paolo II come Papa e ignorare la sua dottrina e la sua autorità disciplinare. Ma è assolutamente deplorevole che queste persone si permettano di essere così cieche al
punto di essere in comunione, ovvero di essere «correligionari» dei modernisti, a proposito dei quali San Pio X (1835-1914) dichiarò che dovevano essere colpiti con pugno di ferro.
- La risposta della Fraternità Sacerdotale San Pio X
La risposta di questo gruppo importante e influente consiste nell'opporre all'apostasia di Giovanni Paolo II uno spirito scismatico. La soluzione lefebvrista, enunciata in modo semplice, è la seguente: riconoscere l'autorità di Giovanni Paolo II, ma non seguirlo nei suoi errori. Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) insisteva affinché la Fraternità Sacerdotale San Pio X riconoscesse Giovanni Paolo II come Papa, e allontanò da detta Fraternità tutti coloro che sostenevano pubblicamente il contrario. Egli ha sempre negoziato con i modernisti come se fossero dotati dell'autorità, cercando la loro approvazione per la sua Fraternità Sacerdotale. Per Mons. Lefebvre, la soluzione alla crisi modernista risiedeva nella creazione di un movimento tradizionale popolare che avrebbe, in ogni diocesi del mondo, richiesto dei sacerdoti tradizionali e rigettato quelli modernisti. Egli riteneva che la soluzione sedevacantista avrebbe distrutto questo movimento popolare perché pensava che dichiarare che Giovanni Paolo II non è il Papa fosse un'affermazione troppo forte per il cattolico medio. All'evidente problema dell'obbedienza che pone la sua soluzione, Mons. Lefebvre replicava che nessuna autorità, inclusa quella del Papa, aveva il diritto di comandare al cattolico di fare qualcosa di cattivo. Il Novus Ordo è nel torto. Perciò, il Papa non può obbligare i fedeli ad accettare tale Novus Ordo. Questo ragionamento conduce alla necessità di opzione tra il Novus Ordo e il cattolicesimo.
Come un cercatore d'oro che vaglia il fondo dei fiumi per trovare le pepite d'oro, così il cattolico deve esaminare il «magistero» e i decreti di Paolo VI e di Giovanni Paolo II per trovare le verità della fede. Tutto ciò che è tradizionale viene accettato, mentre tutto ciò che è modernista viene rigettato. Siccome Mons. Lefebvre era il personaggio più importante tra quelli che aderivano alla Tradizione, la sua parola divenne la norma immediata di fede e di «obbedienza» per centinaia di sacerdoti e per decine di migliaia di fedeli. Essendo però la supposta autorità di Giovanni Paolo II insufficiente per convincere gli spiriti e le volontà dei cattolici fedeli alla Tradizione, essa doveva ricevere l'approvazione di Mons. Lefebvre. Questo ruolo di «cernitore», acquisito dalla Fraternità San Pio X, venne gelosamente custodito, e chiunque al suo interno avesse osato ignorarlo sarebbe stato considerato come un sovversivo e, da ultimo, espulso. La Fraternità San Pio X utilizza spesso l'analogia di un padre di famiglia che dice ai suoi figli di fare qualcosa di cattivo. In un tale caso, i figli dovrebbero disubbidire al padre per ubbidire alla Legge superiore di Dio. Ma, allo stesso tempo, il padre resterebbe sempre il padre. Allo stesso modo, secondo loro, il Papa è nostro padre, e questo padre ci chiede di fare qualcosa di cattivo, ovvero di accettare il Vaticano II e le sue riforme. Dobbiamo disubbidire - dice la Fraternità San Pio X - poiché ciò è contrario alla Legge divina. Tuttavia, Giovanni Paolo II resta Papa. Purtroppo, in questo caso, tale analogia non può essere applicata. Innanzi tutto, un padre non può essere sostituito perché ciò deriva dalla generazione fisica. Ma un padre spirituale può essere sostituito perché ciò deriva dalla generazione spirituale. Di fatto, un Papa può dimettersi e non essere più il padre spirituale dei cattolici. Ma, nel caso che ci riguarda, questo argomento è inaccettabile per una ragione di ordine superiore. Se un Papa impartisse un ordine particolare, di per sé cattivo, ad una persona particolare (ad esempio, profanare un crocifisso) l'argomento si potrebbe applicare. Difatti, in tal caso, il Papa non impegnerebbe tutta la pratica della Chiesa, e dunque non implicherebbe l'indefettibilità della Chiesa. Ma se promulgasse una legge generale secondo la quale tutti i cattolici devono profanare i crocifissi, allora l'indefettibilità della Chiesa sarebbe coinvolta. Come potrebbe la Chiesa di Cristo promulgare una legge del genere? Non condurrebbe forse tutte le anime all'inferno? Il fatto che Giovanni Paolo II abbia emanato delle leggi generali che prescrivono e persino permettono delle cose cattive costituisce una violazione dell'indefettibilità della Chiesa. Dunque, l'argomento proposto dalla Fraternità San Pio X non può essere applicato alla crisi attuale della Chiesa. Se Giovanni Paolo II è il Papa, dobbiamo ubbidirgli. Anche il fatto stesso di ammettere la possibilità che il Papa possa promulgare delle false dottrine e decretare delle discipline universali che sono cattive è in sé un'eresia contro l'insegnamento secondo cui la Chiesa cattolica è infallibile in queste materie. È assolutamente inconcepibile che seguendo gli insegnamenti universali della Chiesa o le sue discipline universali, possiate imboccare una falsa strada e possiate andare all'inferno. Se ciò fosse possibile, bisognerebbe concludere che la Chiesa cattolica non è la vera Chiesa, ma un'istituzione umana, come una delle altre false chiese. Inoltre, scegliere tra l'insegnamento della Chiesa ciò che più ci aggrada significa porsi al di sopra del Papa stesso, poiché la nostra adesione a questi insegnamenti non sarebbe fondata sull'autorità della Chiesa, ma piuttosto sulla nostra scelta esercitata verso i suoi insegnamenti. Uno dei Superiori di Distretto della Fraternità San Pio X scrisse in una lettera che criticava le riforme di Vaticano II: «Ecco perché insistiamo sul fatto che bisogna riconoscere il Papa e la Gerarchia malgrado il fatto che non ci sentiamo in nessun caso in comunione con loro». Questa frase è molto rappresentativa della loro posizione, una posizione che combina due elementi che sono intrinsecamente incompatibili, ossia riconoscere Giovanni Paolo II come Papa, ma non essere in comunione con lui. È più che evidente che la loro posizione implica delle inestricabili contraddizioni dal punto di vista dell'ecclesiologia cattolica. Innanzi tutto, essi considerano il Vaticano II e le sue riforme come se fossero al tempo stesso cattolici e non cattolici, ed è la ragione per cui scelgono nell'insegnamento e nelle discipline del Novus Ordo per recuperare dalla massa corrotta tutto ciò che potrebbe essere cattolico. Essi considerano la gerarchia del Novus Ordo come una gerarchia cattolica, dotata dell'autorità di Gesù Cristo per insegnare, governare e santificare i fedeli. Ma allo stesso tempo, sono stati scomunicati da questa stessa autorità poiché agiscono come se essa non esistesse, spingendosi così lontano fino a consacrare dei Vescovi, sfidando un ordine pontificio diretto. La posizione lefebvrista è una posizione completamente inconsistente, e soprattutto fà a pezzi l'indefettibilità della Chiesa cattolica, perché i lefebvristi identificano la Chiesa cattolica con la defezione dottrinale e disciplinare del Vaticano II e delle sue riforme. La nostra posizione è la seguente: il Concilio Vaticano II e le sue riforme non sono cattoliche, perciò coloro che li hanno promulgati non possono essere detentori dell'autorità cattolica. Se avessero la vera autorità cattolica, avrebbero goduto dell'assistenza di Cristo e sarebbero stati incapaci di promulgare una dottrina e una disciplina deficienti in nome della Chiesa cattolica. I lefebvristi, inoltre, sono in una posizione insostenibile per resistere all'autorità della Chiesa cattolica in materia di dottrina, di disciplina e di culto. Questi tre campi sono l'effetto di tre funzioni essenziali della Gerarchia cattolica: la funzione di insegnamento, la funzione di governo e la funzione di santificazione. Queste funzioni sono i fondamenti della triplice unità della Chiesa cattolica: l'unità di fede, l'unità di governo e l'unità di comunione. Resistere alla Chiesa cattolica su queste materie è un suicidio spirituale poiché l'adesione alla Chiesa cattolica è necessaria per conseguire la salvezza. Se dunque è lecito resistere alla Chiesa in materia di dottrina, di disciplina e di culto, la Chiesa di che cosa è arbitro? Dov'è l'autorità di San Pietro se può essere ignorata in queste materie? Per riassumere, la Fraternità San Pio X riconosce l'autorità di Giovanni Paolo II, ma allo stesso tempo rigetta le prerogative di tale autorità. Su questo ultimo punto, essi sono purtroppo legati ai gallicani, ai giansenisti e ai diversi riti pseudo-ortodossi che fecero esattamente la stessa cosa, ovvero filtrarono le dottrine e i Decreti dei Sommi Pontefici secondo le loro preferenze. Secondo queste sètte, il Magistero non poteva obbligare a meno che fosse in accordo con la Tradizione. Gli insegnamenti e i Decreti dei Sommi Pontefici furono riveduti da queste sètte, le quali effettuarono una cernita tra gli atti dei Papi. I giansenisti dissero in particolare che per determinare se una dottrina fosse tradizionale o meno, bisognava condurre un studio storico. È esattamente ciò che fà la Fraternità San Pio X: gli atti del Magistero devono essere rifiutati se - storicamente - i cattolici non hanno creduto a tali cose. Ma chi è l'arbitro della Tradizione? Non è forse il Magistero? Non è forse il Papa che è investito dell'autorità di Cristo? Certamente sì! In realtà, la dottrina giansenista della «cernita» non è che un misero mascheramento del libero esame protestante. La sola differenza tra i protestanti e i giansenisti è che i primi applicavano il loro libero esame alla Sacra Scrittura, mentre i secondi l'applicavano alla Tradizione. La posizione della Fraternità Sacerdotale San Pio X concernente il Magistero e la Tradizione non differisce in nulla da quella dei giansenisti. Mentre i protestanti sostengono il libero esame della Sacra Scrittura, la Fraternità San Pio X sostiene il libero esame del Denziger. Perciò, essi hanno risposto all'apostasia di Giovanni Paolo II non con una risposta propriamente cattolica, ma piuttosto con la risposta del libero esame delle dottrine, dei decreti e delle discipline universali emanati da ciò che essi pensano sia la Chiesa. Purtroppo, il libero esame è assolutamente contrario allo spirito del cattolicesimo! «Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me» (Lc 10, 16), ha detto Nostro Signore. «A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 19), ha detto il Signore a San Pietro. L'autorità di Dio affidata a San Pietro da Nostro Signore Gesù Cristo è ciò che fà che la Chiesa cattolica sia ciò che è. L'atteggiamento della Fraternità San Pio X riduce la missione apostolica della Chiesa, assegnata a San Pietro, a qualcosa che è poco più di un accidente. Ma è proprio questa stessa autorità, il suo possesso e la sua trasmissione legittima che fanno sì che la Chiesa cattolica sia cattolica. Essa è la forma, lo spirito della Chiesa cattolica, ossia che fà sì che essa sia ciò che è. Niente può essere più sostanziale per la Chiesa cattolica della sua autorità. Inoltre, bisogna precisare che esercitare un potere d'ordine senza l'approvazione della Gerarchia cattolica è un peccato mortale molto grave, e diventa un atto scismatico se è fatto in modo permanente e sistematico. Noi giustifichiamo il nostro apostolato con il principio dell'épichéia. Per questo principio, presumiamo che l'autorità della Chiesa, un vero Papa, se fosse presente, desidererebbe che celebriamo la Messa e distribuiamo i Sacramenti. Sappiamo che la nostra supposizione è ragionevole, perché diversamente i fedeli non avrebbero più né la vera Messa, né i Sacramenti. Il principio dell'épichéia può essere applicato solamente quando il legislatore è assente. Utilizzare questo principio contro un Papa regnante che possiede la giurisdizione sui Sacramenti, avrebbe come conseguenza una vera carneficina per tutta la Chiesa cattolica, e questo significherebbe affondare nel protestantesimo, nel quale ogni ministro ottiene direttamente il suo potere da Dio. Che senso ha una Gerarchia e una giurisdizione se ognuno può decidere se ha il diritto di esercitare i suoi ordini supponendo che la Chiesa glieli fornisca direttamente? In tal caso, la Gerarchia sarebbe puramente accidentale, e ogni sacerdote, come un semplice pastore protestante, potrebbe condurre il proprio apostolato. Lo spirito scismatico della Fraternità Sacerdotale San Pio X è un'evidenza anche per il fatto che essi celebrano la Messa una cum («in comunione») con Giovanni Paolo II. Dunque, o Giovanni Paolo II è Papa, o non lo è. Se lo è, la loro Messa è scismatica perché viene celebrata pubblicamente e contro la sua autorità. È un altare contro un altro altare, perché la loro Messa non è autorizzata dal Sommo Pontefice. Ma se egli non è il Papa, allora la loro Messa una cum è comunque scismatica poiché viene celebrata fuori dalla Chiesa e in unione con un falso papa. In altre parole, o l'altare del sacerdote tradizionale è il vero altare di Dio, o l'altare di Giovanni Paolo II è il vero altare di Dio. Perché un sacerdote tradizionale possa andare all'altare e condurre un apostolato contro l'apostolato del Novus Ordo - che è quello di Giovanni Paolo II - è evidente che i due altari non possono essere al tempo stesso dei legittimi altari cattolici, e che i due apostolati non possono essere al tempo stesso due veri apostolati cattolici. Cristo non può autorizzare al contempo l'altare del Novus Ordo e l'altare tradizionale. Uno è legittimo, l'altro è illegittimo. Se diciamo che il nostro altare è legittimo, siamo logicamente tenuti a dire che l'altare del Novus Ordo - così come il suo sacerdozio e il suo apostolato - sono illegittimi. Ma se il sacerdote si unisce all'altare, al sacerdozio e all'apostolato di Giovanni Paolo II e del Novus Ordo, rende il proprio altare, il proprio sacerdozio e il proprio apostolato illegittimo e perciò scismatico. Se i membri della Fraternità San Pio X sono caduti in questi errori, è anche perché mancano di una buona formazione. I seminaristi si presentano alla Fraternità San Pio X e non conoscono nient'altro. Si impregnano di questi errori durante i loro anni in seminario. Sono sicuro e certo che se fossero stati formati correttamente, non aderirebbero a questi errori. Metto in luce i loro errori, così gravi, non per attaccarli personalmente o per mettere in dubbio la loro buona fede, ma per rispetto della verità. Sono persuaso del fatto che amino la Chiesa tanto quanto me, e spero con sincerità che accettino queste critiche con lo stesso spirito di carità con cui le ho formulate.
Conclusione
Come Vescovo, sono profondamente rattristato dalla cattiva influenza esercitata dalla Fraternità San Pio X. Invece di elaborare una risposta cattolica all'apostasia di Giovanni Paolo II, essa ha disseminato i germi dello spirito scismatico nello spirito di molte, troppe anime. I giovani cresciuti nella Fraternità San Pio X avranno un'idea assolutamente falsata di ciò che è realmente l'autorità cattolica, ossia l'autorità del Sommo Pontefice. Probabilmente non conosceranno mai la santa e profonda riverenza che i cattolici devono sempre nutrire per la più augusta autorità confidata ad un uomo. È la nostra fede cattolica in questa autorità che ci induce a dire che gli autori del Novus Ordo non possono possederla. Come sarebbe formidabile se i cattolici potessero formare un fronte unito contro i modernisti! Se potessimo dire con una sola voce che la defezione del Vaticano II non viene dall'autorità di Cristo! Sarebbe una potente professione di fede tra i cattolici. Al contrario, la maggioranza dei cattolici ha agito come l'High Church anglicana (la Fraternità San Pietro), o come gli scismatici gallicani o giansenisti (la Fraternità San Pio X). Chissà come se la ridono i nemici della Chiesa di fronte a questo desolante spettacolo, per il fatto che dopo duemila anni di professione di fede, e dopo così tanti gloriosi martiri, sia tutto lì ciò che i cattolici sono capaci di opporre al peggior nemico della Chiesa cattolica. Vi prego di non restare indifferenti a questi problemi. La necessità di una risposta cattolica è molto importante. È molto importante che evitiamo di sostituire l'apostasia di Giovanni Paolo II con lo spirito scismatico, con il libero esame e con il disprezzo dell'autorità pontificia, che è la posizione evidente della Fraternità San Pio X. Vi invito anche a pregare per i membri di questa Fraternità che, come ho detto già, sono persone di buona volontà e desiderano essere dei buoni cattolici. Essi sono paralizzati dalla paura di dire la verità su Giovanni Paolo II, perché pensano che ciò svuoterebbe le loro chiese. Tutti sanno molto bene che numerosi sacerdoti della Fraternità San Pio X hanno, in privato, la nostra posizione. Ma hanno paura di ciò che può succedergli se partono. Tuttavia, dobbiamo incoraggiarli a lasciare questa Fraternità, e dobbiamo dirgli che la loro posizione non è conforme alla fede cattolica. La nostra esperienza, in America, ci mostra che i fedeli aiutano con entusiasmo i sacerdoti che hanno preso pubblicamente posizione contro il falso pontificato di Giovanni Paolo II. Quando sentono queste spiegazioni, come quella che vi ho appena dato, vedono che sono in conformità con i principî cattolici, e abbracciano con tutto il cuore la nostra posizione. Ma se anche non lo facessero, se anche i sacerdoti fossero ridotti a mendicare il loro pane, ogni prete deve sapere che deve amare la verità cattolica più di sé stesso. Abbiamo davanti a noi il meraviglioso esempio di don Guépin che, nel 1980, ha sostenuto i principî che vi ho esposto, e che è stato, perciò, brutalmente espulso dalla Fraternità San Pio X. Sebbene egli avesse consacrato la sua vita al sacerdozio, fu sommariamente buttato sulla strada. Ma non fu spaventato da questa croce, e la portò generosamente, sapendo - grazie alla sua forte fede e al suo ardente amore per Dio - che sarebbe meglio morire piuttosto che compromettere la fede cattolica. Possano gli altri sacerdoti della Fraternità San Pio X prendere esempio dal coraggio di don Guépin, e comprendere che Dio benedice l'apostolato dei sacerdoti che amano la Sua verità più delle loro comodità. Ricordiamoci anche, nelle nostre preghiere, dell'anima di Mons. Lefebvre che, malgrado l'inconsistenza delle sue posizioni, fece tuttavia molto per la preservazione della Santa Messa. Infine, non dimentichiamo di pregare la Madonna che da sola ha schiacciato tutte le eresie, come dice la santa liturgia, e San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale.


Queste critiche assomigliano - curiosamente - a quelle esposte da Padre Cavalcoli alla FSSPX, nonostante esse provengano da parte "modernista": la FSSPX avrebbe un atteggiamento protestante nell'approccio alla Tradizione, sceglierebbe arbitrariamente ciò che è conforme alla Tradizione e ciò che non lo è, metterebbe in discussione l'infallibile autorità del Romano Pontefice che dice di riconoscere, ecc.
Obiezioni a cui la FSSPX ha risposto più volte in passato, ben prima che padre Cavalcoli le facesse. Ma ciò nonostante ha replicato lo stesso prontamente: Risposta a Padre Cavalcoli
Tali risposte, a mio sommesso avviso, valgono anche per le molte obiezioni poste dal padre sedevacantista all'epoca del Pontificato di Giovanni Paolo II.
Quanto alle presunte contraddizioni insite nella posizione della FSSPX, sarebbe meglio forse guardare non solo alle contraddizioni ma addirittura all'impossibilità delle posizioni sedevacantiste, come don Curzio Nitoglia ebbe modo di rilevare a suo tempo:
LA
L
UN
CONCLUSIONE


Ho postato questo articolo del padre De Blignières al solo fine di fare un po' di luce sulla mentalità di GPII a pochi giorni dalla beatificazione. Non intendevo davvero muovere critiche alla FSSPX aprendo questo thread.
Sebbene abbastanza datato, si tratta di un articolo di cui mi ero dimenticato e che non avevo mai letto. E mi ha fatto piacere pochi giorni fa ritrovarmelo tra le mani, anche perché ho grande stima di De Blignières (che tra l'altro ho avuto il piacere di conoscere a Parigi un paio di anni fa durante le sue lezioni in un Caffe della capitale francese in rue Sorbonne - E' una persona estremamente intelligente e determinata ed anche molto allegra e divertente, che non è male. Il suo passaggio al modernismo è stato una gran perdita per tutto il mondo della Tradizione). Perciò l'ho postato volentieri e con nessuno spirito polemico.
Contro la posizione della FSSPX ho postato invece, proprio oggi, sul forum Tradizione Cattolica, due passaggi di un discorso di mons. Dolan che ho trovato corretti e significativi (qui: http://forum.politicainrete.net/trad...ml#post2073718).
Quanto agli scritti di don Nitoglia posso dire che gli ho letti, ma ho letto anche la risposta di don Ricossa nell'ultimo (o penultimo, non ricordo) numero di Sodalitium... Don Ricossa non nomina don Nitoglia, ma è a lui che parla. Brevemente aggiungo che, a mio avviso, l'unica obiezione seria che in genere si muove contro il sedevacantismo è quella che riguarda l'indefettibilità della Chiesa. Ed è proprio per rispondere a questa obiezione che è stata elaborata la Tesi. Don Ricossa ne parla nel numero 56 di Sodalitium dove si risponde a don Pagliarani. Ma mi pare che ne avessimo già parlato.
Ultima modifica di Timoteo; 27-04-11 alle 01:14


Timoteo, so bene che la tua segnalazione non ha alcunché di polemico. Non ti devi giustificare.
Sono io che ho voluto mettere i puntini sulle "i" a beneficio dei lettori di questo forum, anche se per ribadire concetti già noti ai più.
Repetita iuvant, dicevano i latini.
Quanto al fatto che Giovanni Paolo II - papa legittimo ma 'eretico' o papa 'mere materialiter' che sia - abbia "insegnato" anche e soprattutto dottrine, spacciate per "pastorale", che contraddicevano la Tradizione bimillenaria della Chiesa, non si può far altro che concordare.
Nessun nemico fra gli anti-modernisti: in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.