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  1. #1
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    Predefinito Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    Diversi quotidiani, fra i quali Libero, si sono occupati del caso di Giorgio Fidenato, un imprenditore agricolo friulano che versa ai propri dipendenti lo stipendio lordo, inclusivo delle ritenute che a vario titolo devono essere versate all’erario, lasciando ad essi il compito di effettuarne il versamento.

    L’iniziativa mi ha riportato alla mente una battaglia di molti anni fa. Le ritenute effettuate dal datore di lavoro vennero introdotte negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale per rendere più agevole il prelievo fiscale in quel momento eccezionale. La proposta fu di Milton Friedman e la moglie Rose non gliel’ha mai perdonata, convinta che se avesse agevolato il prelievo avrebbe avuto anche conseguenze molto negative da altri punti di vista. In questo caso mi trovo d’accordo più con Rose che con Milton.

    Il sistema delle trattenute, infatti, che trasforma il datore di lavoro in un esattore di imposte non pagato, ha l’enorme inconveniente di nascondere l’entità del tributo a suo carico al contribuente effettivo. Per il datore non fa differenza versare l’intera somma al lavoratore oppure in parte a lui e in parte allo Stato; a pagare le imposte, quindi, è sempre il dipendente sia che lo faccia direttamente sia che per suo conto vi provveda il datore di lavoro. Ma fra le due soluzioni c’è una differenza enorme: se il versamento degli oneri fiscali viene fatto direttamente dal lavoratore, questi sa esattamente quanto paga di imposte. Se, invece, gli viene corrisposto lo stipendio al netto delle ritenute versate dal datore allo Stato, egli guarderà al suo stipendio netto e non saprà con esattezza quanto versa per il tramite del suo “sostituto d’imposta”.

    La proposta
    Per questa ragione proposi che la figura del sostituto d’imposta venisse abolita in modo da accrescere la consapevolezza dei lavoratori dell’entità degli oneri di cui lo Stato li grava. La proposta scandalizzò molti benpensanti, specie a sinistra: ricordo un dibattito con Michele Salvati e Benedetto della Vedova nella sede del Partito Radicale. Salvati era contrarissimo alla mia proposta sostenendo che avrebbe fatto aumentare l’evasione.

    Stranamente, anni prima essa aveva avuto il consenso di Valentino Parlato che in un editoriale del Manifesto l’aveva difesa proprio perché a parer suo avrebbe garantito anche ai lavoratori dipendenti il diritto all’evasione!

    In realtà non si vede perché l’abolizione del sostituto d’imposta dovrebbe favorire l’evasione: se il datore versasse ai suoi dipendenti lo stipendio lordo e comunicasse all’amministrazione finanziaria l’entità dei compensi corrisposti, questa potrebbe recapitare ai lavoratori una bolletta con l’importo delle imposte dovute. Il sistema di pagamento delle imposte sarebbe simile a quello che usiamo per il telefono, l’energia e l’acqua.

    Nuovo sistema
    L’abolizione del sostituto d’imposta è una battaglia di civiltà: faceva parte del programma di Forza Italia del 1994, nel 2000 fu oggetto di un referendum di iniziativa radicale ed è meritoria la battaglia dell’imprenditore friulano che oltre tutto ci ricorda che l’obiezione civica è uno strumento legittimo e utile per promuovere quei cambiamenti che avvantaggiano tutti noi.

    Se la fiscalità fosse trasparente e i contribuenti consapevoli di quanto sono costretti a pagare, è assai improbabile che accetterebbero senza battere ciglio un prelievo di quasi la metà del loro reddito. Quanti auspicano una maternità consapevole (ogni figlio sia un figlio voluto), e vogliono che si diffonda l’uso degli anticoncezionali per realizzare quell’obiettivo, dovrebbero comprendere facilmente il merito di una proposta che mira a ottenere una fiscalità consapevole (ogni imposta sia voluta perché giustificata) ed appoggiarla. Fidenato si batte anche per tutti noi: solo un fisco trasparente garantisce che non ci saranno abusi.

    Libero News - Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    proposta interessante ma finalizzata a copiare
    gli usa dove il sistema funziona a grandi linee in questo modo,
    dato che le assicurazioni e i fondi privati suppliscono a quello
    che l'inps fa da noi.

    il guaio è, che se le assicurazioni e i fondi fanno operazioni
    finanziarie sbagliate, il pensionato si può ritrovare a percepire
    importi molto inferiori alle aspettative.

    ma questo è il bello del "mercato"; in pratica 30-40 anni di
    lavoro e contribuzioni pagate che si perdono perché la testa
    d'uovo di turno, pagata a suon di milioni di dollari,
    è andata a piantare i zecchini nel campo dei miracoli.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    mai e poi mai : parola d'abbozzi.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà







    Ho visto che il buon Fidenato era candidato ad Arba a queste comunali e ha raggiunto l'11%. Assolutamente dalla sua parte in questa sua battaglia.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    proposta interessante ma finalizzata a copiare
    gli usa dove il sistema funziona a grandi linee in questo modo,
    dato che le assicurazioni e i fondi privati suppliscono a quello
    che l'inps fa da noi.

    il guaio è, che se le assicurazioni e i fondi fanno operazioni
    finanziarie sbagliate, il pensionato si può ritrovare a percepire
    importi molto inferiori alle aspettative.

    ma questo è il bello del "mercato"; in pratica 30-40 anni di
    lavoro e contribuzioni pagate che si perdono perché la testa
    d'uovo di turno, pagata a suon di milioni di dollari,
    è andata a piantare i zecchini nel campo dei miracoli.
    d'accordo ... ma anche l'INPS fa operazioni sbagliatissime ed è in bancarotta ...
    vai a vedere il bilancio statale di questo ridicolo paese scoprirai i miliardi che vengono drenati dal bilancio (soldi del solito pantalone) per far quadrare i conti previdenziali

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio

    d'accordo ... ma anche l'INPS fa operazioni sbagliatissime ed è in bancarotta ...
    vai a vedere il bilancio statale di questo ridicolo paese scoprirai i miliardi che vengono drenati dal bilancio (soldi del solito pantalone) per far quadrare i conti previdenziali

    hai ragione, ma questo è da ascrivere al sistema itaglia,
    cioè una entità socio politica contraria a ogni buon senso.
    il nord può permettersi un welfare europeo con le sue
    peculiari garanzie per il singolo e la comunità, rispetto alle avventure
    di una privatizzazione della politica e della economia
    che ha mostrato i suoi limiti e le sue storture.

    no al sistema anglosassone,
    no alla globalizzazione,
    sì al modello renano,
    sì all'europa dei popoli.

  7. #7
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    Predefinito e invece...

    Ecco come funziona lo stipendio «padano»
    di Gabriele VillaVota1 2 3 4 5 Risultato Strumenti utili Carattere
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    aiuto Affascina la «busta paga padana». Sono anni, almeno una quindicina, che il Senatùr e i suoi ministri lo vanno ripetendo: la vita al Nord non costa come al Sud. Il pane, così come un paio di pantaloni costano più al Nord che al Sud. L’Italia degli stipendi uguali, ma dal diverso potere d’acquisto, va quindi urgentemente ripensata, rilancia Umberto Bossi, sulla scia degli ottimi risultati ottenuti nella recente tornata elettorale. Con in più un avviso ai naviganti: «Attenzione, i lavoratori vogliono i soldi in busta paga e non vogliono lasciarli allo Stato».
    Se quindici anni fa tutto ciò poteva sembrare una mera provocazione della Lega, oggi è un proposta concreta, che per sintetizzarla con le parole di Rosi Mauro, vicepresidente del Senato e segretario del Sindacato padano, può efficacemente definirsi «federalismo dei contratti».
    Siamo ancora ai preliminari di uno studio di fattibilità, confermano gli economisti della Lega, già al lavoro in Parlamento, ma la bozza del nuovo stipendio «verde», che non lasci al verde, parte dai dati pubblicati nei mesi scorsi dalla Padania che andiamo ad illustrarvi.
    Preso come medesimo riferimento, nella busta paga attuale e nella busta paga padana territoriale, una retribuzione lorda, comprensiva degli oneri di 1.750 euro, che significa quindi una retribuzione lorda annuale per 13 mensilità di 22.750 euro, la Lega propone un primo correttivo: passare dalla imposizione contributiva attuale del 40 per quell’importo, ovvero 9.100 euro, ad una contribuzione nazionale, nella busta padana, del 10 per cento. Pari quindi a 2.275 euro, che porterebbe la retribuzione imponibile nazionale a 20.475 euro. Con un’aliquota fiscale media del 5 per cento (contro il 20 dell’attuale) che si tradurrebbe in 1.023,75 euro contro gli attuali 2.730.
    Perché il 5 per cento? Perché la Lega nella sua busta tipo pensa di sdoppiare, naturalmente a favore del lavoratore, il tortuoso e soffocante percorso delle trattenute. In quale modo? Con una contribuzione regionale del 20 per cento che si tradurrebbe in 4.550 euro con una conseguente retribuzione imponibile di 15.925 euro che determinerebbe un’aliquota fiscale regionale di 796,25 euro. Se avete bisogno di riprendere fiato nella giungla dei numeri non perdete di vista il concetto di fondo di questo «federalismo dei contratti»: la volontà esplicita di Lega e di leghisti di versare meno tasse allo Stato per lasciarne di più alle regioni in cui si vive e si lavora. Detto questo un riepilogo ci sta bene. Con il sistema attuale, partendo da una retribuzione lorda annua di riferimento di 22.750 euro abbiamo una contribuzione di 9.100 euro, una tassazione di 2.730, per arrivare ad un netto in busta annuale di 10.920 euro e a un netto in busta mensile, per tredici mensilità, di 840 euro. Con la «busta padana territoriale» partendo sempre ovviamente dai famosi 22.750 euro, il lavoratore andrebbe incontro ad una contribuzione nazionale di 2.275 euro, ad una aliquota fiscale nazionale di 1.023,75 euro, una contribuzione regionale di 4.550 euro all’aliquota fiscale regionale di 796,25 euro. Per un totale di 14.105 euro netti in busta all’anno, equivalente ad un netto in busta mensile per tredici mensilità di 1.085 euro.
    La differenza c’è e si vede, dunque. Le «gabbie salariali non sono affatto acqua passata. Sono un’acqua ferma che ha bisogno di essere rimessa in circolo» dice e ribadisce ancora Rosi Mauro, alludendo al famoso controverso meccanismo che fu abolito esattamente quarant’anni fa.
    E aggiunge: «Chiamiamole come volete, ma le gabbie vanno reintrodotte perché il contratto nazionale non rappresenta più il Nord e il Sud e bisogna avere il coraggio di riformarlo».
    Una tesi suffragata anche da un recentissimo studio del Sole24Ore secondo cui un edile milanese guadagna in media 1.478 euro lordi invece dei 1.651 euro che sarebbero invece necessari per pareggiare il costo della vita in questa provincia. Accollandosi di fatto una «tassa occulta» di 173 euro mensili che su base annua fanno 2.249 euro cioè una mensilità e mezza. Scendiamo a Campobasso e scopriamo invece che lo stesso edile dovrebbe percepire 1312 euro con un «guadagno» di 166 euro su base mensile pari a 2.158 euro l’anno. Conti alla mano, dunque, i conti non tornano, quando si guardano i cartellini dei prezzi percorrendo l’Italia da Nord a Sud. E il rischio che il più semplice dei panini risulti indigesto, per il momento, rimane.

    Ecco come funziona lo stipendio «padano» - Interni - ilGiornale.it del 11-06-2009

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    Un nuovo fronte di scontro tutto interno alla maggioranza di governo pare comparire all’orizzonte: le gabbie salariali, quel meccanismo vigente nel nostro Paese fino al 1969 che predeterminava e differenziava i livelli salariali in Italia, discriminandoli su base regionale: minori al Sud rispetto al Nord, in ragione di un più basso costo della vita nel Mezzogiorno.Il sistema che ha sostituito le gabbie salariali – la contrattazione collettiva nazionale - non è stato purtroppo ispirato a nessuno dei due principi che dovrebbero guidare le dinamiche salariali, il merito individuale e la libertà di contrattazione tra impresa e lavoratori. Volendo eliminare le gabbie salariali, si sono create “gabbie” altrettanto nefaste: al Sud favorendo una riduzione illegale e criminale del costo del lavoro, con l’impiego di lavoratori in nero (parziale o totale) o, a fronte di contratti regolari, con la retrocessione obbligata al datore di lavoro di parte della busta paga percepita; in tutta Italia, impedendo il collegamento tra produttività, profitti e salari e consolidando il ruolo dei sindacati confederali (che trattano, per definizione, su tavoli nazionali) a danno di un più pragmatico sindacato d’azienda o territoriale.
    Salari troppo alti nel Mezzogiorno (spesso parametrati al reddito medio del Centro-Nord) hanno sfavorito la creazione di nuovi posti di lavoro. Per molto tempo si è cercato di limitare i danni attraverso misure che riducessero il peso degli oneri contributivi nel Sud, ponendoli a carico della fiscalità generale. La quale, a ben guardare, tanto generale non è mai stata: nei fatti, i contribuenti del Nord si trovavano nell’antipatica condizione di dover sussidiare le imprese e i lavoratori del Sud, facendo vivere molti di essi al di sopra dei propri mezzi e dei propri meriti. Come non vedere in questo una concausa della frattura sociale e politica che è andata allargandosi tra le “due Italie”?
    Sebbene abolite quarant’anni fa, le gabbie salariali non hanno mai davvero abbandonato la discussione politica.
    Da un lato, la sinistra e i sindacati continuano da decenni a considerare la loro abolizione una sorta di conquista di civiltà, combattuta e vinta nei tempi gloriosi che furono (il famoso autunno caldo, la grande mobilitazione sindacale figlia del clima politico del Sessantotto). Dall’altro, qualche sparuto gruppo di “reazionari” non rinuncia mai ad evocarle come possibile soluzione ai guasti della contrattazione collettiva nazionale o come possibile misura di competizione del Mezzogiorno. Ma ci voleva la retorica di Umberto Bossi perché, da soggetto di dibattito, le gabbie salariali si trasformassero in tema d’attualità.
    Quando, in campagna elettorale, il leader della Lega Nord ha tirato fuori il concetto di “busta paga padana”, qualche ottimista della volontà ha voluto leggere nelle parole del Senatur la proposta di un decentramento della contrattazione, una illustrazione più pepata di quel “federalismo salariale” che il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, promuove nel Libro Bianco. A ben guardare, però, la Lega sembra avere in mente qualcosa d’altro: il ritorno alla discriminazione territoriale dei salari, la creazione di una “riserva indiana” di occupazione a basso costo nel Sud (che non farebbe peraltro gli interessi dei lavoratori del Nord, anzi!), a prescindere da qualsiasi considerazione legata ai livelli di produttività delle singole imprese. Quando parla di salari territoriali stabiliti con il “sindacato padano”, è molto probabile che Bossi abbia banalmente in mente di spostare il rito del tavolone della concertazione da Roma a Milano (o a Venezia e Torino), non una riforma che permetta ai salari di tornare a “catturare” i guadagni di produttività lì dove ci sono, premiando i migliori imprenditori, i migliori lavoratori e anche le migliori pratiche sindacali.
    E invece proprio di questo c’è bisogno, altro che gabbie. Sul tema, quasi a voler marcare una differenza sempre più evidente con la Lega Nord, Gianfranco Fini ha preso ieri una posizione molto netta. Se era prevedibile l’avversione “nazionale” dell’ex leader di An alle gabbie padane, non era altrettanto scontata la chiave liberale utilizzata per motivare tale contrarietà: “La via da percorrere – ha detto nel corso di un incontro pubblico - è quella di una maggiore libertà contrattuale sul piano territoriale ed aziendale”. Per Fini “fatte salve condizioni e garanzie irrinunciabili di base” l’alternativa al pachiderma della contrattazione nazionale è quella di consentire alle parti sociali “di legare le retribuzioni ai livelli effettivi di produttività e alla disponibilità di manodopera, indipendentemente dalla collocazione territoriale delle imprese”. Tra Fini e la Lega, c’è di mezzo il mare magnum del Pdl: da Sacconi a Tremonti, passando per Brunetta. E quando c’è di mezzo il rapporto con la Lega, nel mazzo di carte il jolly è sempre Berlusconi. Vedremo.

    Molte ragioni liberali contro le gabbie salariali | Libertiamo.it

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    Sosteniamo GIORGIO FIDENATO

    Di Amministratore del 2009-06-25 12:076

    http://www.movimentolibertario.it/ho...d=270&fn_cid=4

    Dopo aver atteso alcuni mesi la risposta dello Stato, poiché questa non arriva se non nella forma di lettere che citano il tal articolo o il talaltro comma, Giorgio ha deciso di alzare il livello della sua battaglia. Nei prossimi giorni Giorgio ed i suoi dipendenti, che hanno mostrato una unità di intenti sin dall'inizio, attiveranno la MESSA IN MORA dello Stato. Cioè... i legali di Giorgio scriveranno allo Stato che risulta a tutti gli effetti un creditore esortandolo a rivendicare il proprio credito e costringendo quindi i vari enti coinvolti (Agenzia delle Entrate ed INPS in primis) a scoprire le proprie carte.

    A questo punto però è necessario che l'impegno che avete preso sostenendoci con le vostre lettere e i vostri commenti sui vari gruppi online, si trasformi in un aiuto concreto che vada a coprire le spese legali per questa iniziativa. Il Movimento Libertario si è proposto di coordinare la raccolta dei fondi per sostenere l'iniziativa di Giorgio e pertanto oltre a mettere a disposizione il proprio conto corrente per la raccolta e ad istituire un fondo apposito, finanzia a titolo di invito lo stesso fondo per la cifra di euro 2.000.

    Vi preghiamo di fare le vostre donazioni al conto corrente intestato a MOVIMENTO LIBERTARIO, coordinate IBAN IT47N0200864951000041181330 specificando nella causale "Sostegno a Fidenato".

    Questa battaglia sta dando molta visibilità alle nostre iniziative. Non solo Giorgio ma anche il libro di Leonardo ed il Movimento Libertario stanno riscuotendo sempre più la simpatia del pubblico. Come dice un vecchio adagio "il ferro va battuto finché è caldo". Non lasciamo che gli sforzi di Giorgio si traducano in una lunga quanto inutile battaglia di carte bollate, ma trasformiamola in una bandiera contro quello Stato che, anche attraverso il sotituto di imposta, secondo il principio del "divide et impera", cerca di mettere dipendenti e datori di lavoro gli uni contro gli altri, per vessarli più agevolmente entrambi.

    Ovviamente non mancheremo di riportare su queste stesse pagine la raccolta e le singole voci di spesa documentate.

    Grazie a tutti coloro che ci vorranno aiutare.

    Marcello Mazzilli
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  10. #10
    Drugrillo
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    Predefinito Riferimento: Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà

    Mah sinceramente mi sembrano ADM , armi di distrazione di massa , sono tutte cose che in teoria , per sè , sono positive per carità ma che vanno fatte per bene e poi soprattutto non dovrebbero essere la priorità per un movimento che si definsice federalista.
    Ad esempio il sostituto d'imposta , illegittimo e va bene ma se lo eliminiamo chi calcolerà le tasse che i dipendenti devono pagare?e i contributi?
    si compileranno il modulo da soli?andranno dai commercialisti?altri soldi tolti alle paghe già più misere d'Europa...
    per non parlare della possibilità che alla fine vadano nei CAF ad aumentare ancora il business dei sindacati...

    e le gabbie salariali , ma Salvini che ne parla tanto non si rende conto che c'è il rischio fortissimi che con esse si blocchi quel fenomeno noto come "ritorno al sudde" di tanti dipendenti statali meridionali?
    si fanno trasferire al sud per stare nel loro ambiente ma soprattutto per sfruttare il differenziale fra la paga nazionale e il costo della vita meridionale , ma se si facessero le gabbie salariali questo incentivo sparirebbe...
    Salvini, finto sovranista e vero neocon (sionista, americanista, ricchista)
    Maduro ce l'ha duro e ve lo mett'ar culo!

 

 
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