Tv di regime/Ballarò, un pollaio degno del miglior (o peggior) Santoro
Pure il Ballarò celebrativo, dovevamo vedere. E' così: Floris ieri sera ha festeggiato le 300 puntate del suo show, in onda dal 2002. Esiste da così tanto tempo Ballarò? Ormai non ci si fa quasi più caso, tanto è diventato ormai oggetto consueto dell'arredamento televisivo italiano.
Per onorare degnamente la ricorrenza, il dream team di casa Floris ha avuto due pensate. La prima è stata quella di montare un breve servizio autoincensatorio, con spezzoni delle puntate più antiche e svariate. Scopriamo così che una volta Floris non metteva solo vestiti blu, ad esempio. Assaporiamo gli antesignani di Crozza, come Gene Gnocchi e Fabio De Luigi, pure loro intenti a dedicarsi alla più risaputa guitteria.
E poi ci sono ogni genere di politici, da una sgallettante Melandri a uno stranito Tremonti, passando per una Bindi invelenita con Casini, un recente Bocchino (anni fa non era ancora in auge), un terzetto D'Alema-Rutelli-Berlusconi.
Chiusura finale con un Floris senza cravatta, che intervista il Dalai Lama. Pace e bene.
Ma questo sipariettone autoreferenziale è andato in onda alla fine della puntata: "Ci andava di festeggiare, abbiamo dovuto frustrare il dibattito", ha ammesso il conduttore.
In effetti, per solennizzare il genetliaco i redattori hanno allestito un Ballarò-pollaio degno del miglior (o peggior) Santoro, chiamando a raccolta volti d'ogni genere.
C'era Mariastella Gelmini.C'era Roberto Cota. C'era Mario Sechi.
All'altro angolo, Enrico Letta, Flavia Perina e un Giovanni Valentini spiritato come poche altre volte.
Verrebbe voglia di non citare le banalità del Crozza iniziale, particolarmente sottotono, capace di strumentalizzare perfino Dionigi Tettamanzi.
E' invece doveroso segnalare la solita prodezza di Alessandro Poggi e colleghi, che con un gesto di rara audacia vanno a tampinare Roberto Lassini, l'ideatore dei manifesti milanesi anti-giudici, allo scopo di farsi dire chissà cosa.
Tocca alla Gelmini ribadire che la presa di distanza da Lassini è generale. E che Berlusconi non se l'è presa con la totalità della magistratura.
Poi arriva Enrico Letta. Una volta era il primo della classe del Pd. Ora, il ruolo è passato a Matteo Renzi, e il suo predecessore è stato retrocesso a eterna promessa.
Comincia con una genuflessione a Napolitano (ma è la linea ufficiale del Pd, la lingua felpata nei confronti del Capo dello Stato?), poi prosegue addebitando la paternità morale dei manifesti (non gli sono andati giù, eh?) a Berlusconi, che tempo fa avrebbe parlato di "Brigatismo giudiziario".
Poi ricorda i giudici uccisi dalle Br. Già che c'è, per fare numero ci aggiunge anche Vittorio Occorsio, che è stato ucciso dal neofascista Concutelli, ma non fa nulla.
Dopo una breve risposta della Gelmini scatta però un irresistibile servizio della serie "Come ci vedono da fuori".
Un pastone inverecondo, che mischia telegiornali tedeschi a cabarettisti spagnoli, comprensivi di un'implausibile imitazione di Nicole Minetti, più simile a certi numeri di Crozza.
Tutto materiale utile a Giovanni Valentini per imbracciare il trombone (lo strumento musicale, precisiamo) ed elargire la sua disinformata e vacua retorica risentita millanta volte (caso Ruby e compagnia), ed esternata con biliosa petulanza.
Roberto Cota lo sbugiarda: "Se la sinistra imposta la campagna elettorale così, rischia di perdere anche a Torino e Bologna".
Provvidenziale, ecco la pubblicità.
Peccato che poi arrivi la Perina. Secondo lei Berlusconi è ossessionato dai comunisti.
Anche nella faccenda dei libri di testo troppo sinistrorsi.
Domanda: anni fa una commissione sui libri scolastici schierati era già stata proposta, no? E ricordate da chi?
Esatto: proprio da esponenti di Alleanza Nazionale, partito di Gianfranco Fini.
All'epoca, la proposta (non sbagliata) evidentemente piaceva a Flaviona nostra. Oggi non più.
Del resto a tratti sembra di udire la Bindi o Veltroni:
"L'elettorato sarà mosso dalla consapevolezza sempre più diffusa che questo Paese è bloccato".
Senza contare che "l'attacco a Fini è inqualificabile, inspiegabile e vergognoso".
Dimentica giusto di ricordare che chi lo dice sa di esserlo.
Apoteosi conclusiva: "Il caso Ruby tocca le speranze di tutti noi".
Prego? In che senso?
Dopo una batracomiomachia manierista sul processo breve, tocca a Mario Sechi disinnescarla:
"Perina, voi che parlate di populismo cosa avete fatto fino all'altr'anno?".
Certo, erano con Berlusconi.
Ma la Perina non ci sta, e ribatte con un argomento un poco scivoloso:
da noi c'erano i congressi e la democrazia interna. E Storace, Gasparri messi all'angolo quando disturbavano il dominus Fini? Memoria corta?
Dopo, la situazione degenera.
La Gelmini parla della riforma scolastica e dei tagli, contestando alcune tabelle di Ballarò.
Caos. Strepiti. Stridore di denti.
Valentini, completamente fuori controllo, diventa tutto rosso e Floris lo deve placare, per evitargli conseguenze mediche.
Calmatosi, più avanti, parlerà di "Scuola di regime".
Certo, la scuola di regime è questa.
Non quella del sei politico, dei professorini sessantottardi che si beano dei libri che non parlano delle foibe.
Vai avanti così Valentini, che sei solo.
Ma lì sopraggiunge Floris a "frustrare il dibattito" con il video amarcord.
Auguroni a tutti.
iango:
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repapelle:
