Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    La padania 22-4-11
    Quel partigiano ammazzato dai comunisti
    La storia di Aldo Gastaldi, il partigiano ligure
    detto “Bisagno”.
    EMANUELE POZZOLO
    La storia di Aldo Gastaldi merita davvero di
    essere conosciuta, divulgata e pure, in un certo
    senso, meditata.
    Un cosa va premessa pensando all’Italia del 1943:
    non si tenti di proporre l’immagine di un Paese
    diviso tra i “buoni” e i “cattivi”. Avevano buone
    ragioni coloro che onoravano fino in fondo il loro
    giuramento militare, così come avevano buone ragioni
    coloro che si opponevano alla occupazione straniera.
    Quei ragazzi si massacrarono tra loro per anni:
    alcuni in nome della patria, altri al servizio
    di ideologie e altri ancora per caso del destino.
    Torniamo ad Aldo Gastaldi: un ragazzo poco più
    che ventenne, profondamente cattolico, serio e intelligente,
    che tra i primi “va in montagna”.
    Aldo Gastaldi del fascismo non può accettare l’alleanza
    continuativa con i tedeschi: unisce allora attorno a sé,
    nell’entroterra ligure, decine e decine, che diverranno
    centinaia, di partigiani.
    Non tutti cattolici: a fianco di “Bisagno” si troveranno
    monarchici, democristiani, azionisti, socialisti e anche
    comunisti. Con questi ultimi “Bisagno” non va d’accordo:
    durante la lotta partigiana – che in Liguria otterrà grazie
    all’intelligenza e all’impegno di Gastaldi risultati mirabili –
    egli nota che i partigiani comunisti lottano non certo per
    la libertà, bensì per iniziare una vera e propria insurrezione
    rossa, per realizzare la rivoluzione comunista.
    Fu così che “Bisagno” incominciò ad entrare in rotta con il Cnl,
    anche sul tema della “pacificazione nazionale”. Gastaldi non
    voleva fare una guerra di odio contro i fascisti: voleva fare
    una lotta armata per la libertà della sua patria.
    Su questo punto il “primo partigiano d’Italia” non trattava
    con nessuno: e ai comunisti questo atteggiamento
    non poteva che dare un terribile fastidio.
    Tanto che, a guerra civile conclusa, Aldo Gastaldi –
    che sarebbe potuto divenire un importante leader
    per il Paese da ricostruire – subì una sorte ingiusta.
    Fu assassinato,in circostanze tuttora misteriose, perché
    era un eroe troppo scomodo, troppo serio e troppo poco
    propenso a svendere la “Resistenza” ai comunisti.
    Fu ammazzato, molto probabilmente per ordine diretto
    del Partito Comunista Italiano, che – nei giorni susseguenti
    la fine della guerra – aveva promosso una scientifica campagna
    di terrorismo nei confronti non solo dei fascisti superstiti,
    che Bisagno cercava di difendere, ma soprattutto nei confronti
    di tutti quegli uomini che rappresentavano il volto pulito,
    nobile ed eroico della lotta partigiana non asservita agli ordini
    di Mosca.
    Il 25 aprile sarebbe ora di ricordare soprattutto
    uomini come Aldo Gastaldi: eroi veri che, dall’una
    come dall’altra parte, hanno offerto alla storia esempi
    di valore unici.

  2. #2
    sinn fein
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    Purtroppo il venticinque aprile è stato rubato dai komunisti che si sono impadroniti con la loro stupida arroganza di una festa che non era assolutamente solo la loro.Se in questa giornata si potesse udire il lamento dei caduti per mano komunista nel triangolo degli ignoti..non si udirebbero più le pseudo marce trionfalistiche e la retorica lascierebbe posto al silenzio ed al perdono
    Ultima modifica di carapintadas; 24-04-11 alle 07:49

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    Approfitto per augurare Buona Pasqua a tutti.



  4. #4
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    25 aprile/ Borghezio: E' una brutta festa da cancellare
    Una guerra civile non è un fatto da ricordare positivamente
    (TMNews) - "Così com'è il 25 Aprile è da cancellare". Lo ha detto Mario Borghezio, europarlamentare del Carroccio, al quotidiano online Affaritaliani.it: "Non ha assolutamente senso festeggiare il 25 Aprile, in quanto non è diventata, come sarebbe accaduto in un paese come gli Stati Uniti d'America, una festa e una celebrazione di riconciliazione e il superamento degli odii, delle contrapposizioni e anche dei drammi di quella che è stata esclusivamente una guerra civile" ha sostenuto l'esponente della Lega.
    "E nelle guerre civili non ci sono né buoni né cattivi, ci sono solo italiani e padani che si sparano gli uni contro gli altri. Questo certamente non è un fatto da ricordare positivamente. Quindi, dato il modo con cui viene celebrata - ha concluso Borghezio -, è soltanto una brutta festa da eliminare. Insomma, così com'è il 25 Aprile è da abolire".
    25 aprile/ Borghezio: E' una brutta festa da cancellare - Politica - Virgilio Notizie


  5. #5
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    Riporto alcuni articoli dedicati alla figura di “Bisagno” e ad altri due partigiani cattolici morti in circostanze misteriose…

    Avvenire
    IL CASO
    Nuove indagini su tre grandi comandanti partigiani cattolici
    morti in circostanze sospette
    L'ipotesi: furono eliminati dai "colleghi" comunisti
    Chi ha ucciso "Bisagno"?
    Di Roberto Beretta
    Per nome di battaglia aveva scelto "Bisagno": come il torrente che
    attraversa Genova, in apparenza tranquillo e modesto, furioso però
    nelle sue inondazioni. E difatti di quel corso d'acqua aveva un pò
    il carattere, calmo e riflessivo d'abitudine ma leonino in combattimento.
    Per questo Aldo Gastaldi era un capo nato; per questo i suoi duemila
    uomini cantavano in suo onore "Bisagno, Bisagno, cosa importa
    se si muore?".
    Primo di nome (la sua forza fisica, il suo coraggio, la sua intelligenza,
    la sua moralità, la sua fede, la sua autorità, e il suo "mito" erano
    indiscutibili in tutta la zona appenninica tra Lombardia, Piemonte, Emilia
    e Liguria) e di fatto: perché subito dopo l'8 settembre il sottotenente
    Gastaldi era riuscito a salvare dai nazisti le armi del suo reggimento a
    Chiavari e aveva fondato la divisione partigiana Cichero, poi divenuta
    leggendaria.
    Lui però è rimasto un "eroe dimenticato", come gli altri due
    comandanti partigiani Ugo Ricci ed Edoardo Alessi che a Milano
    un convegno si propone di riesumare alla storia, accomunandoli grazie
    alle loro caratteristiche: tutt'e tre infatti erano ufficiali del Regio
    Esercito saliti in montagna dopo l'armistizio, tutt'e tre cattolici,
    tutt'e tre morti in circostanze misteriose che la giornata milanese
    chiede appunto di ridiscutere.
    Il solito "revisionismo"? Beh, se anche fosse, ce n'è materia. Il genovese
    Ricci, per esempio, capo della Resistenza in Val d'Intelvi tra i laghi di
    Como e di Lugano, morì il 3 ottobre 1944 con 5 partigiani mentre tentava
    di rapire il ministro repubblichino Buffarini Guidi per scambiarlo con altri
    prigionieri; pare che i militi fascisti lo aspettassero al varco, avvisati
    da qualche spia, e che addirittura Ricci fu ucciso dai mitra di certi suoi
    stessi "compagni"...
    Idem Alessi, tenente colonnello dei carabinieri e comandante partigiano
    in Valtellina, ucciso ufficialmente da "sbandati fascisti" il 26 aprile
    1945: guarda caso, aveva promesso che con lui non ci sarebbero state
    giustizie sommarie contro i fascisti dopo la Liberazione...
    E poi "Bisagno", che morì un mese più tardi per un incidente stradale
    che non ha mai convinto nessuno dei suoi tanti amici, a cominciare da
    monsignor Angelo Bassi - prete-partigiano del vogherese appena
    insignito del titolo di "Giusto fra le nazioni" per aver salvato una
    famiglia di ebrei - il quale non esita a sostenere che Gastaldi
    "fu fatto fuori".
    Da chi? Alcuni studiosi hanno riesaminato i tre casi e ne riferiranno
    domani, prima di far confluire i loro dati in un libro curato dallo storico
    Luciano Garibaldi per le edizioni Ares. L'ipotesi è forte: i tre partigiani
    cattolici furono eliminati dai loro stessi "colleghi" però di ideologia
    diversa, perché si opponevano alla politicizzazione della Resistenza in
    senso comunista. "Allo stato delle ricerche - s'impegna Alessandro Rivali,
    che ha visto i documenti e ne riferisce sul prossimo numero de Il
    Domenicale - sembra pressoché sicuro che a decretare la loro morte
    sia stata la divergenza con i comandi delle Brigate Garibaldi".
    Non è da meno Dino Lunetti, compagno d'arme di "Bisagno",
    in un'intervista al giornalista Riccardo Caniato destinata al libro
    sopra citato: Gastaldi - che secondo la versione ufficiale finì sotto
    un rimorchio in Veneto, sarebbe stato in realtà avvelenato.
    Le rivelazioni di Lunetti sono esplosive ma documentate: è assai
    strano che "Bisagno", il quale si trovava sopra la cabina del camion,
    sia finito sotto le ruote posteriori del rimorchio (la cui presenza
    al traino è peraltro dubbia); inoltre Lunetti non notò nessuno
    sfondamento del torace sulla salma, mentre fu testimone di varie
    iniezioni praticate al cadavere da un medico partigiano (che poi
    negò tutto). È pure strano che Gastaldi, tipo atletico e allenato,
    sia morto per un incidente banale.
    A meno che, ipotizza Lunetti, durante una sosta "Bisagno" non sia stato
    avvelenato, o almeno intontito per rallentare i suoi riflessi e provocare
    la caduta. Infatti - sostiene - da quel momento il comandante partigiano
    "cominciò a comportarsi in modo strano", distribuendo ai suoi uomini gli
    effetti personali e persino i soldi della cassa, singolare "da parte di un
    ufficiale che aveva sempre custodito con cura i suoi documenti" ma
    comprensibile per chi voleva far "intendere ai presenti di aver compreso
    la sorte che gli era stata riservata".
    A ciò si devono aggiungere le reticenze, le ritrattazioni, le "pesanti
    contraddizioni e sorprendenti lacune" nelle testimonianze su quella morte,
    compreso il luogo in cui sarebbe avvenuta e ciò che successe in ospedale.
    "Bisagno" - di cui, grazie ad alcune lettere ora recuperate, riemerge
    l'altissima personalità morale e cristiana - era già stato oggetto nel
    marzo 1945 di un tentativo di destituzione ad opera dei comandi comunisti
    [in quella occasione si sfiorò lo scontro a fuoco tra i partigiani comunisti
    e quelli cattolici] e si sentiva minacciato. "In definitiva - conclude
    Lunetti -, sebbene come privato cittadino non posso avere prove certe,
    sono convinto che Bisagno sia stato effettivamente assassinato".

    Un convegno ha reso giustizia a tre partigiani ingiustamente
    caduti nell'oblio
    Dimenticati perché non comunisti: ecco l'altra faccia della Resistenza
    MIRKO MOLTENI
    Per quanto tempo una certa storiografia deviata ha sopravvalutato il
    ruolo dei comunisti nella Resistenza avutasi fra il settembre 1943
    e l'aprile 1945? Non va dimenticato che in grandissima parte la
    Resistenza italiana fu espressione dei più vari raggruppamenti
    non-comunisti, dal mondo cattolico, a quello monarchico, a
    quello degli ex-ufficiali, galassie spesso intrecciate fra loro.
    Parimenti non devono cadere nell'oblio figure di eroi oggi poco note.
    Ecco perchè assume particolare rilevanza il convegno storico
    "Resistenza in Lombardia: gli eroi dimenticati", tenutosi a Milano,
    al Circolo di via Marina, e dedicato all'epopea di tre comandanti
    partigiani, tre cattolici accomunati da una triste sorte essendo morti
    in circostanze poco chiare.
    Organizzato dall'Associazione Ricerche e Studi ARES e dalla Regione
    Lombardia, il convegno ha visto come principale promotore il prof.
    Luciano Garibaldi.
    E' stata un'occasione non solo per rievocare l'audacia e il senso del
    dovere di Aldo Gastaldi, Ugo Ricci ed Edoardo Alessi, tre ufficiali
    del Regio Esercito che si sono dati alla macchia dopo l'armistizio
    badogliano, ma anche per tracciare un bilancio della Resistenza, al
    di fuori delle rappresentazioni oleografiche.
    UN FENOMENO PLURALISTA
    All'avvio del convegno, la prolusione dell'Assessore Regionale alle
    Culture, Identità e Autonomie, prof. Ettore A. Albertoni, ha fortemente
    contribuito a inquadrare la guerra partigiana in tutta la sua complessità.
    «Anzitutto, -ha esordito Albertoni - riconoscendo in Luciano Garibaldi un
    vero studioso di razza, mi preme sottolineare che non ha senso parlare di
    revisionismo. Come evidenziato già nel 1991 da Claudio Pavone
    nel suo celebre libro "Una guerra civile", la Resistenza fu un fenomeno
    dalla grande complessità, che racchiuse in pratica tre guerre in una.
    Tanti ufficiali delle Forze Armate, all'armistizio dell'8 settembre
    1943, compirono scelte coraggiose animati dal senso del dovere e dalla
    lealtà verso il governo monarchico.
    Fu così animata una guerra patriottica, individuando nel Regno
    lo Stato legittimo, ora affiancato agli Alleati.
    Su questa valenza si innestò quella della guerra civile tra italiani,
    risultante dallo scontro fra i partigiani espressione dell'Italia
    resistenziale e i fascisti della Repubblica Sociale, che sotto la guida
    dell'ultimo Mussolini avevano recuperato le loro lontane origini
    repubblicane del 1919.
    Infine, sul versante comunista, la lotta fu spesso interpretata
    come una vera guerra di classe, preludio alla rivoluzione.
    La lotta partigiana fu dunque assai più complessa di quanto
    certe semplificazioni potrebbero far credere...».
    TROPPI MISTERI ANCORA INSOLUTI
    Gli altri relatori, i professori Pier Lorenzo Stagno, Gabriele Pagani
    e Michele Maurino, hanno tratteggiato le vicende dei tre comandanti
    dimenticati. A cominciare da quel tenente Aldo Gastaldi che pochi
    giorni dopo la fine della guerra fu investito da un camion in circostanze
    poco chiare.
    Noto col nome di battaglia "Bisagno", questo ufficiale d'artiglieria
    genovese è stato definito "il primo partigiano d'Italia", con riferimento al
    fatto che già l'8 settembre 1943 evitò che i nazisti catturassero le armi
    del 15° Reggimento Genio di Chiavari. Nei mesi seguenti il cattolico
    Gastaldi arrivò a comandare la divisione partigiana "Cichero", di oltre 2000
    uomini, che dava del filo da torcere alla Wehrmacht fra la Liguria e
    l'Emilia. Con la Liberazione, Gastaldi non si dimostrò certo disposto
    (a differenza di altre parti politiche) ad attuare violenze e vendette
    ormai inutili e crudeli una volta finito il conflitto. Si adoperò anzi
    perchè i militari della disciolta Repubblica Sociale, prigionieri
    dei partigiani, potessero tornare alle loro famiglie.
    Il 21 maggio 1945 Aldo Gastaldi subiva presso il Lago di Garda
    il misterioso e mortale incidente. Quell'esempio di bontà e perdono
    cristiano aveva suscitato l'odio di qualcuno?
    Altrettanto misterioso il destino del capitano Ugo Ricci, che alla data
    dell'armistizio era di stanza presso Cantù. Guadagnata la Val d'Intelvi,
    Ricci vincolò sè stesso e i suoi 23 uomini alla resistenza con un solenne
    giuramento sottoscritto il 14 dicembre 1943 nel santuario di San Pancrazio
    a Ramponio (giuramento ricordato ogni anno con una messa).



    Ricci animò la guerriglia in quell'angolo di Lombardia, ma morì
    durante un'azione che prevedeva il rapimento del Ministro degli Interni
    della Repubblica Sociale, Guido Buffarini-Guidi. Era il 3 ottobre 1944
    e l'episodio, noto come "battaglia di Lenno" finì male perchè pare che
    i partigiani fossero stati traditi da qualcuno. Quando Ricci e il suo gruppo
    attaccarono i fascisti pensando di prenderli di sorpresa, questi si erano
    già preparati ad "accogliere" i partigiani. Non si è mai saputo il nome
    dell'eventuale traditore, ma a 60 anni di distanza l'ormai anziana staffetta
    partigiana Marisella Sormani, che fu fidanzata di Ricci, continua a
    ricercare la verità.
    Che dire invece del colonnello dei Carabinieri Edoardo Alessi, che
    comandò la Prima Divisione Alpina "Valtellina" per essere ucciso da ignoti
    il giorno successivo alla Liberazione? Come Gastaldi, anche il comandante
    Alessi aveva promesso di evitare violenze dopo la fine delle ostilità. Un
    intento a indubbio vantaggio degli sconfitti. Per quale motivo, quindi,
    sarebbero stati degli "sbandati fascisti", secondo la versione ufficiale, a
    ucciderlo il 26 aprile 1945? Gli fu concessa la Medaglia d'Argento
    postuma e gli venne intitolata la caserma dei Carabinieri di Sondrio,
    ma dopo più di mezzo secolo anche Edoardo Alessi, come tante altre
    vittime di quel triste periodo, sia fascisti sia partigiani, chiede ancora
    giustizia.
    BIBLIOGRAFIA
    Luciano Garibaldi (con Riccardo Caniato, Luigi Confalonieri, Alessandro
    Rivali) I Giusti del 25 Aprile. Chi uccise i partigiani eroi?, Ares, 2005.
    Testo coraggioso, pubblicato a 60 anni dalla Liberazione, racconta
    la vita eroica e la misteriosa morte di tre protagonisti della guerra
    partigiana, scomodi e perciò dimenticati in fretta: Aldo Gastaldi
    «Bisagno», comandante della leggendaria Divisione «Cichero»
    che combatté sull'Appennino ligure-emiliano, Ugo Ricci,
    «il Capitano», l'eroe della Resistenza in Val d'Intelvi, ed
    Edoardo Alessi, «Marcello», comandante della «Prima Divisione
    Alpina Valtellina».
    Tutti e tre ufficiali dell’ Esercito e uniti da una comune e
    intensa fede religiosa, puntavano a una pronta riconciliazione
    col nemico sconfitto: se fossero vissuti avrebbero impedito che
    venisse sparso il «sangue dei vinti».
    Per questo due di essi furono uccisi nel momento culminante della
    loro battaglia e il terzo, la medaglia d'oro Aldo Gastaldi, ruzzolò,
    o fu fatto ruzzolare, sotto le ruote di un camion.

    Luciano Garibaldi (con R. Caniato, L. Confalonieri, A. Rivali)
    I giusti del 25 aprile. Chi uccise i partigiani eroi?
    recensione di Paolo Smeraldi
    Mentre la generazione della Resistenza si avvia al tramonto, il
    muro dell'ideologia che aveva monopolizzato la divulgazione sulla lotta
    partigiana sembra indebolirsi, forse anche per un superamento della
    tradizionale identità comunista da parte dei partiti e degli intellettuali
    di sinistra.
    Militari, cattolici, anticomunisti; queste le caratteristiche comuni dei tre
    «partigiani eroi» protagonisti del libro di Garibaldi. Il primo ritratto è
    per il genovese Aldo Gastaldi «Bisagno», partigiano fin dall'8 settembre
    del 1943, capo della formazione «Cichero», che operava in Liguria. Il
    regolamento della «Cichero» impediva di molestare le donne, imponeva
    di pagare le derrate alimentari prese ai contadini, vietava le bestemmie.
    Il comandante Bisagno mostrava un coraggio indiscutibile, ma evitava
    di esporre i suoi uomini ad imprese velleitarie e cercava, nei limiti
    del possibile, di conquistare alla sua causa i fascisti più con la persuasione
    che con le minacce.
    Bisagno denunciò apertamente i tentativi dei partigiani comunisti
    di «orientare» politicamente le formazioni combattenti, a detrimento delle
    operazioni contro il nemico comune; per questo, fu prima invitato a farsi da
    parte e poi costretto ad accettare la divisione della sua «Cichero» in due
    formazioni. Finita la guerra, l'eroe genovese fu escluso dalla spartizione
    delle «poltrone» e dovette assistere con sgomento alle feroci vendette
    contro ex-fascisti e personaggi scomodi. Il 21 maggio 1945, Gastaldi morì
    sotto le ruote di un camion, fra sospetti di avvelenamento mai fugati per la
    mancanza di autopsia. La dinamica dell'incidente non fu mai chiarita per le
    discordanze fra i testimoni, al punto che perfino il luogo esatto in cui
    avvenne è rimasto incerto.
    Il tenente colonnello Edoardo Alessi, carabiniere originario della Valle
    d'Aosta, compì le sue gesta in Valtellina. Nell'imminenza dell'armistizio
    coprì la fuga dei renitenti alla leva e l'emigrazione in svizzera degli
    ebrei. Nel dicembre del 1943 fu pertanto costretto a riparare in Svizzera,
    dove nel maggio 1944 fu cooptato come addetto militare a sostegno
    della Resistenza da Campione d'Italia.
    Anche qui la sua indipendenza di giudizio gli guadagnò numerose
    antipatie; fu esonerato dall'incarico e nel febbraio 1945 scelse la via
    della clandestinità. In Valtellina prese il comando di una formazione di
    «Giustizia e Libertà», ma presto eliminò dal nome ogni riferimento a
    quest'area politica per sottolineare il suo carattere solo militare. Allo
    stesso modo, non volle sentire parlare di commissari politici, sostenendo
    che essi fossero «tutti targati PCI». Come Bisagno, anche Alessi morì in
    circostanze poco chiare addirittura il 26 aprile del 1945; fu ucciso in uno
    scontro a fuoco insieme al suo aiutante di campo, non è chiaro se da
    fascisti o da altri partigiani, nel corso di un trasferimento notturno.
    Nemmeno sul suo cadavere fu effettuata l'autopsia.
    L'ultimo caso raccolto da Garibaldi è quello del capitano autiere Ugo Ricci,
    operante in Val d'Intelvi fin dal settembre 1943. Come Bisagno, Ricci era
    un fervente cattolico, militare tutto d'un pezzo che, avendo nel suo già una
    qualifica ben precisa, non adottò alcun nome di battaglia. Anticomunista
    convinto, Ricci aveva un coraggio fuori dal comune ed un altrettanto
    notevole rispetto per la vita umana: penetrato nottetempo con i suoi uomini
    in una caserma della Decima Mas, risparmiò la vita ai diciotto militi
    presenti limitandosi a prelevare tutte le armi disponibili.
    Ben presto finì nel mirino dei garibaldini operanti in zona, i quali
    in un paio di occasioni tentarono di arrestarlo, con la forza o con
    false accuse di corruzione. Il 3 ottobre del 1944 Ricci fu incaricato di
    catturare il ministro della RSI Buffarini-Guidi, teoricamente di passaggio
    a Lenno. Di fatto, quella sera Ricci ed i suoi uomini si diressero in paese,
    senza il sostegno promesso dai garibaldini, che non si presentarono
    all'appuntamento; in compenso, invece del ministro trovarono ad attenderli
    le truppe repubblichine, avvertite in anticipo. Subito si scatenò un
    combattimento, nel quale Ricci perse la vita; per anni suo padre tentò
    invano di fare chiarezza sulle circostanze della sua morte, senza riuscire
    ad arrivare a nessuna conclusione certa.
    Se i partigiani studiati da Garibaldi si spensero in circostanze oscure, la
    chiarezza della loro visione emerge però nettamente dalle pagine del libro:
    uomini pragmatici, vivevano la Resistenza come costruttori di pace,
    non come alfieri di future rivoluzioni.

    Chi uccise i partigiani eroi?
    Intervistiamo Luciano Garibaldi, autore del libro che dice la nostra verità
    sulla "resistenza".
    Si dice che, con questo libro, hai compiuto un tentativo di estromettere
    i partigiani comunisti dalla Resistenza
    Ho semplicemente dimostrato che se non si può affermare che tutti i
    partigiani comunisti furono degli assassini, si deve purtroppo convenire che
    tutti i partigiani assassini erano comunisti. La storia dei miei «tre eroi»
    lo dimostra ad abundantiam.
    Ce la puoi sintetizzare?
    Certo. Aldo Gastaldi «Bisagno», forse il più celebre dei tre, il primo
    partigiano d'Italia, il leggendario comandante della divisione «Cichero»
    che dominò per 18 mesi l'Appennino ligure-emiliano, faceva la Comunione
    tutte le mattine, proibiva ai suoi uomini di bestemmiare e soprattutto li
    esortava a non uccidere, ma a convincere gli avversari.
    Ed era talmente convincente lui stesso da essere riuscito a portare
    nelle sue file un intero Battaglione della «Monterosa».
    Più volte venuto ai ferri corti con i comandanti comunisti della Resistenza
    in Liguria, specialmente dopo l'inizio dello spargimento del «sangue dei
    vinti» iniziato all'indomani del 25 aprile, finì misteriosamente sotto le
    ruote di un camion con il quale aveva riportato a casa, in Lombardia,
    i ragazzi ex fascisti che lo avevano seguito sui monti.
    Gli altri due chi erano?
    Andiamo con ordine. Il tenente colonnello dei Carabinieri Edoardo
    Alessi era il comandante della Divisione Partigiana Alpina Valtellina.
    Aveva la sua base nelle vallate attorno a Sondrio ed era diventato un mito
    per gli ebrei in fuga: ne aveva salvati a centinaia aiutandoli a raggiungere
    la Svizzera. Era profondamente cattolico.
    Come morì il colonnello Alessi?
    Ammazzato da un gruppo di fascisti in fuga, recita la vulgata, ma la morte
    di Alessi era l'ultima cosa che i fascisti, ormai vinti, avrebbero voluto.
    Essi infatti sapevano che, con lui al comando, se la sarebbero potuta
    cavare. E invece, lui morto, furono massacrati come bestie da macello.
    Chi è il terzo dei tuoi Giusti?
    Il capitano degli Autieri Ugo Ricci, un trentenne che, l'8 settembre,
    scelse di piazzarsi con i suoi uomini in Val d'Intelvi dove fu
    protagonista di azioni militari leggendarie come l'occupazione
    del comando della Decima Mas senza colpo ferire.
    Ho trovato - e pubblicato - la testimonianza di un prete che riferisce
    come non solo Ricci facesse, anch'egli, come «Bisagno», la Comunione
    tutte le mattine, ma anche, ogni volta che doveva prendere una decisione
    drastica e gravissima, ritornasse «per sentire il mio parere», scrive don
    Scacchi, «e il mio giudizio di sacerdote e a quello si attenesse
    completamente, così che nessuno fu da lui soppresso come pure avrebbero
    richiesto circostanze e ordini. Valsero invece, in questi casi, l'opera sua
    persuasiva e il suo stesso ascendente». Insomma, era un combattente,
    ma non un sanguinario.
    E' quasi impossibile immaginare un partigiano del genere.
    Mica vero. Personalmente ne ho conosciuti alcuni. Molti monarchici,
    molti cattolici, tutti visceralmente anticomunisti. Un nome per tutti:
    Edgardo Sogno, di cui fui il biografo.
    Peccato che persone di quella levatura siano morte così giovani.
    Già, peccato: giusto in tempo per non riuscire ad impedire che i vincitori
    si trasformassero in boia e inondassero l'Italia del Nord del sangue
    dei vinti.




  6. #6
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    il materiale probatorio mi sembra un po' scarsino per accusare i comunisti, amici.

    Secondo me è molto piu' probabile che sia stato ammazzato dai fascisti per vendetta.

    Ma questo rivangare storie di 70 anni fa dove i comunisti fanno sempre la parte dei cattivi non vi insospettisce mica sulla buona fede degli autori?
    Ultima modifica di brunik; 03-05-11 alle 19:48

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    la padania è diventata la succursale di libero?
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Secondo me è molto piu' probabile che sia stato ammazzato dai fascisti per vendetta.
    Sì, certo, dai fascisti contro cui non si era accanito durante la feroce guerra civile, e che aveva difeso e protetto nell’immediato dopoguerra…
    Ma questo rivangare storie di 70 anni fa dove i comunisti fanno sempre la parte dei cattivi non vi insospettisce mica sulla buona fede degli autori?
    Mi accerta della lucidità e della saggezza degli autori…

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    Citazione Originariamente Scritto da MaRcO88 Visualizza Messaggio
    la padania è diventata la succursale di libero?
    Speriamo resti sempre una succursale della libertà dal comunismo.

  10. #10
    sinn fein
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    Predefinito Rif: Il partigiano cattolico ammazzato dai comunisti

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Speriamo resti sempre una succursale della libertà dal comunismo.
    Ora e sempre:giagia:

 

 

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