La padania 22-4-11
Quel partigiano ammazzato dai comunisti
La storia di Aldo Gastaldi, il partigiano ligure
detto “Bisagno”.
EMANUELE POZZOLO
La storia di Aldo Gastaldi merita davvero di
essere conosciuta, divulgata e pure, in un certo
senso, meditata.
Un cosa va premessa pensando all’Italia del 1943:
non si tenti di proporre l’immagine di un Paese
diviso tra i “buoni” e i “cattivi”. Avevano buone
ragioni coloro che onoravano fino in fondo il loro
giuramento militare, così come avevano buone ragioni
coloro che si opponevano alla occupazione straniera.
Quei ragazzi si massacrarono tra loro per anni:
alcuni in nome della patria, altri al servizio
di ideologie e altri ancora per caso del destino.
Torniamo ad Aldo Gastaldi: un ragazzo poco più
che ventenne, profondamente cattolico, serio e intelligente,
che tra i primi “va in montagna”.
Aldo Gastaldi del fascismo non può accettare l’alleanza
continuativa con i tedeschi: unisce allora attorno a sé,
nell’entroterra ligure, decine e decine, che diverranno
centinaia, di partigiani.
Non tutti cattolici: a fianco di “Bisagno” si troveranno
monarchici, democristiani, azionisti, socialisti e anche
comunisti. Con questi ultimi “Bisagno” non va d’accordo:
durante la lotta partigiana – che in Liguria otterrà grazie
all’intelligenza e all’impegno di Gastaldi risultati mirabili –
egli nota che i partigiani comunisti lottano non certo per
la libertà, bensì per iniziare una vera e propria insurrezione
rossa, per realizzare la rivoluzione comunista.
Fu così che “Bisagno” incominciò ad entrare in rotta con il Cnl,
anche sul tema della “pacificazione nazionale”. Gastaldi non
voleva fare una guerra di odio contro i fascisti: voleva fare
una lotta armata per la libertà della sua patria.
Su questo punto il “primo partigiano d’Italia” non trattava
con nessuno: e ai comunisti questo atteggiamento
non poteva che dare un terribile fastidio.
Tanto che, a guerra civile conclusa, Aldo Gastaldi –
che sarebbe potuto divenire un importante leader
per il Paese da ricostruire – subì una sorte ingiusta.
Fu assassinato,in circostanze tuttora misteriose, perché
era un eroe troppo scomodo, troppo serio e troppo poco
propenso a svendere la “Resistenza” ai comunisti.
Fu ammazzato, molto probabilmente per ordine diretto
del Partito Comunista Italiano, che – nei giorni susseguenti
la fine della guerra – aveva promosso una scientifica campagna
di terrorismo nei confronti non solo dei fascisti superstiti,
che Bisagno cercava di difendere, ma soprattutto nei confronti
di tutti quegli uomini che rappresentavano il volto pulito,
nobile ed eroico della lotta partigiana non asservita agli ordini
di Mosca.
Il 25 aprile sarebbe ora di ricordare soprattutto
uomini come Aldo Gastaldi: eroi veri che, dall’una
come dall’altra parte, hanno offerto alla storia esempi
di valore unici.
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