L'ambasciatore indiano M. K. Bhadrakumar è diplomatico di carriera. Ha esercitato le sue funzioni nell'ex Unione Sovietica, Corea del Sud, Sri Lanka, Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia

Ci si aspettava che le consultazioni del ministro degli esteri cinese Yang Jiechi a Mosca preparassero il terreno per la visita del presidente Hu Jintao in Russia il prossimo mese. Hanno finito di assumere, certamente, un carattere di immensa rilevanza per la sicurezza internazionale.

I continui sforzi russo-cinesi per “coordinare” la loro posizione su temi regionali e internazionali hanno condotto a un livello qualitativamente nuovo rispetto alla situazione che si sta sviluppando nel Medio Oriente.

L'agenzia ufficiale di notizie russa ha utilizzato un'espressione poco usuale - “stretta cooperazione” - per definire il nuovo modello che caratterizza il loro coordinamento delle politiche regionali. Ciò tenderà a tradursi in una forte sfida all'agenda unilateralista dell'Occidente nel Medio Oriente.

La visita di Hu in Russia in primo luogo avviene per assistere a San Pietroburgo dal 16 al 18 giugno all'iniziativa dal titolo Forum Economico Internazionale, che il Cremlino sta allestendo nei particolari quale evento annuale sullo stile di una “Davos di Russia”. Entrambi i paesi nutrono aspettative sulla possibilità che la visita di Hu rappresenti un momento cruciale nella cooperazione energetica tra Cina e Russia.

Il gigante russo dell'energia, Gazprom, spera di pompare 30.000 milioni di metri cubi di gas naturale all'anno alla Cina fino al 2015 e i negoziati sui prezzi sono in una fase avanzata. I funzionari cinesi sostengono che i negoziati che avevano subito uno stallo si concluderanno finalmente con un accordo quando Hu arriverà in Russia.

Certamente, quando l'economia con la più rapida crescita del mondo e il maggiore esportatore di energia del mondo troveranno un accordo, ciò non rappresenterà solo un fatto di cooperazione internazionale. Creerà agitazione in Europa, che è stata storicamente il principale mercato della Russia per le esportazioni di energia, per il fatto che un “concorrente” faccia la sua apparizione in Oriente e che il business energetico dell'Occidente con la Russia possa avere la Cina come “socio accomandante”. Questo cambiamento di modello fornisce lo sfondo alle tensioni Est-Ovest nel Medio Oriente.

Posizione identica

Il Medio Oriente e il Nord Africa sono risultati il motivo centrale dei colloqui di Yang a Mosca con il suo anfitrione Serghey Lavrov. Russia e Cina hanno deciso di lavorare insieme per affrontare i problemi che derivano dalle turbolenze nel Medio Oriente e nel Nord Africa. Lavrov ha detto: “Abbiamo concordato di coordinare le nostre azioni utilizzando le capacità di entrambi gli Stati al fine di favorire la stabilizzazione più rapida possibile e la prevenzione di ulteriori conseguenze negative imprevedibili nella zona”.

Lavrov ha affermato che Russia e Cina hanno una “posizione identica” e che “ogni nazione dovrebbe determinare il suo futuro indipendentemente senza interferenza straniera”. Presumibilmente, i due paesi hanno concordato ora una posizione comune per opporsi ad ogni iniziativa della NATO per la realizzazione di un'operazione terrestre in Libia.

Fino ad ora, la posizione russa è stata che Mosca non accetterà che venga dato alcun mandato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU alla NATO per un'operazione terrestre senza una “posizione chiaramente espressa” che la approvi da parte della Lega Araba e dell'Unione Africana (di cui fa parte la Libia).

Evidentemente esiste un “deficit di fiducia” in questo caso, che è ogni giorno di più insormontabile a meno che la NATO non decida un immediato cessate il fuoco in Libia. Detto in poche parole, la Russia non ha più fiducia nel fatto che gli USA e i suoi alleati della NATO dimostrino trasparenza sulle loro intenzioni rispetto alla Libia e al Medio Oriente. Pochi giorni fa, Lavrov ha parlato lungamente sulla Libia in un'intervista al canale televisivo “Tsentr”. Ha manifestato grande delusione per l'ambiguità e i sotterfugi dell'Occidente che interpreta unilateralmente la Risoluzione 1973 dell'ONU per fare praticamente tutto ciò che gli pare.

Lavrov ha rivelato in questa intervista: “Ci arrivano informazioni sulla preparazione di un'operazione terrestre [in Libia] che asseriscono che i piani vengono perfezionati nella NATO e nell'Unione Europea”. E ha lasciato intendere pubblicamente il sospetto di Mosca in merito al fatto che il piano statunitense consisterebbe nell'eludere l'esigenza di contattare il Consiglio di Sicurezza per ottenere il debito mandato per operazioni terrestri della NATO in Libia e invece nell'esercitare pressione sul segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon per strappare la “sollecitazione” all'alleanza occidentale affinché fornisca scorte alla missione umanitaria dell'ONU, utilizzandole come foglia di fico per l'inizio delle operazioni terrestri.

La posizione pubblica assunta da Russia e Cina impedirebbe che funzionari della segreteria di Ban facilitino surrettiziamente, attraverso la porta di servizio, l'operazione terrestre della NATO. Ban ha visitato recentemente Mosca e informative russe hanno riferito che “ha ricevuto un rimprovero” per la maniera con cui dirige l'organismo mondiale. L'esperto commentatore moscovita Dmitry Kosirev ha scritto con brutale sarcasmo:

“Ci sono molte maniere per dire politicamente a un invitato, per conto proprio e per conto dei propri alleati internazionali: “Non siamo molto contenti di come svolge le sue funzioni, stimato signor Ban”. Spesso le parole non sono nemmeno necessarie in questi casi. E' ovvio che al segretario generale piaccia il romanticismo rivoluzionario delle guerre civili e che appoggi i combattenti per la libertà in generale. Il risultato è che spesso si pone dalla parte degli ultra-liberali di Europa e Stati Uniti. Ma il segretario generale dell'ONU non dovrebbe adottare posizioni politiche estreme, e molto meno ancora collocarsi dalla parte della minoranza degli Stati membri dell'ONU rispetto a un tema, come ha fatto nel caso della Libia e della Costa d'Avorio. Non è stato eletto per questo. Il punto non sta nell'obbligare il signor Ban a cambiare le sue posizioni e convinzioni, ma piuttosto nel fargli leggermente modificare la sua posizione a favore di una maggiore neutralità”.

Mosca e Pechino sembrano guardare al cosiddetto Gruppo di Contatto per la Libia (formato da 22 paesi e sei organizzazioni internazionali) con molto sospetto. Riferendosi alla decisione del gruppo nella sua riunione di Roma giovedì scorso, di mettere a disposizione immediatamente un fondo temporaneo di 250 milioni di dollari come aiuto ai ribelli libici, ha detto in tono caustico che il gruppo “sta incrementando i suoi sforzi per assumere il ruolo dirigente nella determinazione della politica della comunità internazionale verso la Libia” e ha ammonito che non si dovrebbe “cercare di sostituire il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e che non si dovrebbe prendere partito per una delle fazioni”.

E' motivo di inquietudine per Mosca e Pechino il fatto che il gruppo di contatto si trasformi gradualmente in un vero processo regionale che mette da parte l'ONU allo scopo di modulare la sollevazione araba in modo tale che si adatti alle strategie occidentali. Il gruppo di Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (e della Lega Araba) che è presente nel gruppo di contatto permette che l'Occidente proclami che il processo rappresenta una voce collettiva dell'opinione regionale. (Ironicamente, la Francia ha invitato la Russia a unirsi al gruppo di contatto).

La punta dell'iceberg

Nella conferenza stampa congiunta con Yang a Mosca, Lavrov è andato dritto al punto: “Il gruppo di contatto si è creato da solo. E ora cerca di arrogarsi la responsabilità della politica della comunità internazionale verso la Libia. E non solo la Libia. Stiamo prestando ascolto a voci che chiedono che questo gruppo decida che cosa fare in altri Stati della regione”. Ciò che preoccupa la Russia nell'immediato è che il gruppo di contatto potrebbe star puntando alla Siria per realizzare anche in questo paese un cambiamento di regime.

La Cina è stata fino ad ora molto diplomatica rispetto alla Libia e ha lasciato alla Russia il compito di alzare la voce con l'Occidente, ma ora sembra aver alzato il suo profilo. Yang è stato abbastanza diretto nella conferenza stampa a Mosca nella sua critica dell'intervento occidentale in Libia. Appena tre settimane fa il “People's Daily” aveva scritto che la guerra di Libia era ad un punto morto; il regime di Muammar Gheddafi aveva dimostrato di saper resistere; e l'opposizione libica era stata sopravvalutata dall'Occidente. Il giornale aveva commentato:

“La guerra libica si è trasformata in una situazione delicata per l'Occidente. Primo, l'Occidente non può permettersi la guerra economica...La guerra costa abbastanza ai paesi europei e agli USA che non sono completamente usciti dalla crisi economica. Quanto più duri la guerra, tanto più paesi in Occidente si troveranno in posizione svantaggiosa. Secondo, l'Occidente dovrà fronteggiare molti problemi militari e legali... Se l'Occidente continuerà a farsi coinvolgere, verrà considerato di parte a favore di una fazione...Per quanto riguarda le azioni militari, gli occidentali dovranno inviare forze terrestri allo scopo di deporre Gheddafi...Ciò va molto al di là del mandato dell'autorità delle Nazioni Unite, ed è probabile che si ripetano gli errori della guerra dell'Iraq...In una parola, la soluzione militare al problema della Libia è in un vicolo cieco ed occorre porre all'ordine del giorno la soluzione politica”.

I colloqui di Yang a Mosca significano che Pechino ormai si rende conto che l'Occidente è determinato ad avere il pieno controllo della delicata situazione, costi quel che costi, a fare in modo che si “tranquillizzi” a qualsiasi prezzo, senza divisioni di responsabilità con nessuno. Per questo, sembrerebbe in atto una revisione della posizione cinese e un avvicinamento a quella della Russia (che è stata molto più apertamente critica dell'intervento occidentale in Libia).

Mosca potrebbe aver incoraggiato Pechino a vedere cosa si sta avvicinando. Ma l'argomento decisivo sembra essere quello del crescente sentimento di inquietudine determinato dal fatto che l'intervento occidentale in Libia potrebbe essere solo la punta dell'iceberg e che ciò che sta avvenendo potrebbe rappresentare una geostrategia orientata a perpetuare la dominazione storica dell'Occidente sul nuovo Medio Oriente nell'era posteriore alla Guerra Fredda. Intrecciato a ciò c'è il precedente estremamente preoccupante di un'azione militare della NATO senza un mandato specifico dell'ONU.

Subito dopo, Lavrov e Yang si sono recati ad Astana ad una conferenza dei ministri degli esteri dell'Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) che concorderà l'ordine del giorno della riunione del vertice dell'organismo regionale, che avrà luogo nella capitale kazakha il 15 giugno. La domanda cruciale è se l'accordo russo-cinese sulla “stretta cooperazione” sui temi del Medio Oriente e del Nord Africa si tradurrà nella posizione comune della SCO. Sembra molto probabile.

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