Route Irish è il nome della strada che a Baghdad porta dall'aeroporto alla Green Zone.
Frankie e Fergus sono amici fin da ragazzi. Hanno condiviso tutto: la fuga dalla natia Liverpool, l'arruolamento nell'esercito prima, nelle SAS poi, l'amore per Rachel, la donna che Frankie ha sposato e che Fergus ama in silenzio. Sono anche parititi insieme per diventare guardie del corpo a pagamento in Iraq, quelle superpagate che scortano i VIP civili in giro per il paese.
Ma quando Frankie torna in una bara, Fergus sa che c'è qualcosa che non va nella dinamica della sua morte e comincia a indagare. Non avrà pace finché non scoprirà la verità.
Un film ad altissimo tasso di testosterone con una profonda vena romantica, per un insolito Ken Loach alle prese con un thriller di cospirazione, che racconta una di quelle grandi amicizie fra uomini che non hanno nulla di ambiguo, ma che sono escuslive al punto che la moglie di uno di loro dovrà ammettere, a un certo punto, di essere sempre stata gelosa. Nonostante il film punti sull'intensità e su toni portati sempre al massimo, lascia stranamente freddi.
Il genere patinato non si addice a Loach, che fornisce le solite ottime interpretazioni, intervallate a perfomance di attori non professionisti. L'ambientazione a Liverpool riesce e risultare stranamente asettica e poco coinvolgente.
Ken Loach, dopo aver passato anni a fare film sociocritici, si è dato ultimamente alla sperimentazione: prima la commedia Il mio amico Eric, ora questo thriller sui misfatti dei contractors in Iraq.
Un film che che scontenterà i fan di Loach e che a causa della fama militante dell'autore rischia di non arrivare al suo pubblico d'elezione, giovane e maschile.




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ncav:
