La spietata dittatura franchista ebbe anche i suoi «schiavi»: 110 mila prigionieri, tutti militari catturati durante la «Guerra Civil» '36-'39. Con la legge sulle «responsabilità politiche» il dittatore perseguì, incarcerò, condannò tutti coloro che si erano opposti all´«Alzamiento». Il regime cominciò a schedare «los Rojos», ossia tutti i suoi prigionieri, allestendo una maniacale banca dati sul loro profilo professionale. Se gli incarcerati nel frattempo non erano morti né giustiziati, entrava in gioco il «Sistema de Redenciones de Penas» motivato così: «E´ giustissimo che i prigionieri contribuiscano con il lavoro alla riparazione dei danni arrecati con il loro appoggio alla ribellione marxista». Un decreto del '46 stabiliva l´obbligatorietà del lavoro: «E´ considerata infrazione molto grave rifiutarlo». A differenza della mano d'opera impiegata nei lager hitleriani, il «Caudillo» pagò il lavoro coatto. Ma i forzati ricevettero solo il 25% del salario pattuito (appena il 14% di quello percepito dagli operai civili dell'epoca). Infatti la remunerazione degli schiavi venne fissata in 2 pesetas al giorno (la diaria di un operaio era di 14 pesetas) di cui i tre quarti vennero destinati al loro mantenimento. Poi altre 2 pesetas se erano sposati in chiesa (molti «rojos», atei, erano solo conviventi), più 1 peseta per ogni figlio a carico. Il resto andò nelle casse del regime. Non solo: dal '39 al '70, Franco affittò i suoi internati a 36 imprese private (le fabbriche pagavano allo Stato il salario di 14 pesetas), incassando un ingente bottino, calcolabile intorno ai 780 milioni di euro. Detenuti in 72 campi di concentramento, gli schiavi ricostruirono le infrastrutture distrutte durante il conflitto, dagli aereoporti alle strade, dalle dighe ai porti, dalle ferrovie ai ponti ma anche mausolei franchisti come la famigerata madrilena «Valle de Los Caidos» (ove è sepolto il tirannno). La vita degli schiavi, in quei lunghissimi trentatré anni, fu disumana: fame brutale, estrema durezza nel lavoro fisico. E castighi terribili. Ad El Dueso, per esempio, obbligavano i puniti a mettersi sulle spalle un sacco da 50 chili ricoperto da filo spinato.
Una repressione particolare fu rivolta alle donne: rispetto all’incerta mobilitazione dei decenni precedenti, la condizione della donna visse una regressione alla sfera domestica. Alle donne fu negato ogni accesso educativo di tipo moderno.
I concetti di purificazione e redenzione assunsero per milioni di spagnoli un aspetto di quotidiano terrore. La Spagna, dopo la purificazione della “cruzada”, fu posta in “quarantena” da un regime che vietava qualsiasi dialogo con l’esterno e qualsiasi dibattito sul futuro.
Guerra di Spagna, la dittatura




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