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    Predefinito La Lega contro la Corte Costituzionale

    La padania 20-12-2010
    BONI: «FATTA LA LEGGE TROVATO L’INGANNO»
    «Fatta la legge, trovato l’inganno»: così il presidente del Consiglio regionale lombardo,
    Davide Boni, commenta la decisione della Consulta che di fatto stabilisce l'impunibilità
    Di quanti, immigrati clandestini, trovandosi in stato di indigenza, non ottemperino
    all’ordine di allontanamento imposto dal Questore.
    «È inammissibile - sottolinea Boni - che un immigrato irregolare possa restare
    in questo Paese se dimostra di trovarsi in uno stato di indigenza.
    È avvilente constatare che mentre le istituzioni e il ministero dell’Interno
    lavorano per rendere più sicuro il nostro Paese, altri organi intervengono
    andando contro corrente in maniera troppo spesso demagogica e strumentale".


    «È IL POPOLO CHE HA IL POTERE, NON I GIUDICI»
    Bossi: «La sentenza della Consulta è ideologica»
    Una decisione «ideologica » e «molto grave». Così il segretario federale della
    Lega Nord Umberto Bossi definisce la sentenza della Corte Costituzionale
    che vieta l’espulsione di un immigrato se indigente.
    Secondo il Senatùr la sentenza è «molto grave perché cancella la legge
    del Parlamento per fare delle scelte che farebbe la sinistra». Bossi ricorda
    che la Corte ha stabilito che «qualunque immigrato che non ha i soldi,
    che è povero, non può essere espulso. È una cosa molto grave - ribadisce -,
    adesso ci penseremo».
    La legge sull’immigrazione non prevede tra i «giustificati motivi» l’indigenza,
    quindi la Corte Costituzionale, di fatto, cancella la legge che ha introdotto
    il reato di clandestinità.
    È proprio per questo che la Lega è insorta contro i giudici costituzionali.
    «È il popolo che ha il potere, - ha detto Bossi - non la Corte Costituzionale.
    È una scelta ideologica e non è amata dalla gente, che invece sta dall’altra parte.
    E noi stiamo dalla parte del popolo».

    Dopo la pronuncia choc della Consulta che impedisce le espulsioni
    «A gennaio nuove norme sulla clandestinità»
    La Lega non molla e prepara la controffensiva.
    Dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha stabilito
    la non punibilità dello straniero che più di una volta non ha obbedito
    all'ordine di allontanamento o di espulsione dall'Italia se vive in stato
    di indigenza, il Carroccio affila le armi e annuncia, per gennaio,
    nuove norme per ripristinare legalità e sicurezza.
    E per porre rimedio ad una decisione che rischia di aprire definitivamente
    e in modo irreparabile le frontiere del nostro Paese.
    Sandro Mazzatorta, capogruppo della Lega nella commissione Giustizia
    Del Senato, ha sottolineato come «la sentenza della Corte Costituzionale
    n. 359 del 17 dicembr e 2010, che ha sostanzialmente modificato
    la legge Bossi Fini nella parte relativa ai reati, consentendo al clandestino
    di starsene nel nostro Paese nonostante sia stato colpito da numerosi
    provvedimenti diespulsione, ha effetti devastanti sull'esecuzione
    delle procedure di espulsione dei clandestini e provocherà
    una diminuzione drastica delle condanne per il reato di inosservanza
    del provvedimento di espulsione dei clandestini previsto dall'articolo
    14 della legge».
    Secondo Mazzatorta la sentenza emessa dalla Corte Costituzionale
    tre giorni orsono «è una sentenza normativa scandalosa
    ed estremamentepericolosa». Per la Lega Nord «con questa pronuncia
    manipolativa la Corte poi sconfessa platealmente se stessa e la sua
    giurisprudenza dato che da sempre la materia penale, come prevede
    l'articolo 25 della Costituzione, è riservata esclusivamente al legislatore».
    La Corte, ricorda Mazzatorta «ha sempre detto che le sentenze additive
    non potevano essere ammesse in materia di reati e di pene, ma per favorire
    l'invasione dei clandestini e la distruzione delle frontiere di questo Paese
    la Corte smentisce se stessa ed in materia di reati contro
    l' immigrazione clandestina fa politica arrivando ad aggiungere
    una norma all'articolo 14 della legge».
    L’esponente del Carroccio annuncia infine che a gennaio la Lega Nord «lavorerà
    in sede legislativa con il disegno di legge sicurezza per sconfessare questa
    impostazione ideologica accolta dalla Corte che reputa che un clandestino
    possa starsene senza problemi nel nostro Paese senza rischiare alcuna condanna
    purché dichiari di essere povero».


  2. #2
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    «È IL POPOLO CHE HA IL POTERE, NON I GIUDICI»
    .

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 22-12-10 alle 03:19

  3. #3
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    Scontri e immigrati, due sentenze ideologiche
    di Massimo Introvigne
    La dottrina sociale della Chiesa, fin dalle sue origini, attribuisce ai giudici un'altissima funzione. Comunque questi siano scelti, insegna Leone XIII, la loro autorità come quella dei reggitori degli Stati viene da Dio, che il giudice rappresenta in Terra nell'altissima funzione di rendere giustizia. Il sospetto pregiudiziale nei confronti dei magistrati non appartiene dunque alla storia culturale dei cattolici.

    Vale però per i giudici quello che vale per i governanti. Il loro potere non è assoluto, cioè "solutus ab", sciolto da ogni limite e da ogni vincolo. Né il limite - e sta qui la differenza fra la dottrina sociale della Chiesa e il positivismo giuridico - deriva solo dalle leggi e dalle Costituzioni. C'è un limite in alto, che deriva dalla legge naturale che per i credenti ha Dio per autore, ma che in quanto accessibile alla retta ragione vincola anche i non credenti, la cui osservanza garantisce il rispetto del limite in basso, costituito dai diritti inviolabili delle persone e delle comunità.

    Come insegna Benedetto XVI nella "Caritas in veritate" ogni volta che un potere - tanto più se si tratta di un potere non elettivo - rifiuta i limiti in alto e in basso e, in nome di un presunto sapere superiore, viola i principi della legge naturale e prevarica sulle legittime aspirazioni delle persone, la sua funzione tecnica degenera in una ideologia, la tecnocrazia.

    Negli ultimi giorni abbiamo assistito a due episodi controversi, che inducono a riflettere sull'intera questione della funzione del giudice e dei suoi limiti. Il Tribunale di Roma ha deciso la scarcerazione dei teppisti che hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma, picchiando poliziotti, assaltando Bancomat e bruciando automobili, chiamandoli sempre nel suo provvedimento e nelle interviste dei magistrati "manifestanti", quasi che la violenza cieca fosse parte del legittimo diritto di protestare e manifestare. La Corte Costituzionale ha deciso che l'immigrato clandestino che versi in condizioni d'indigenza non può essere espulso.

    Sulla prima ordinanza il dissenso è stato vasto, e il semplice buon senso fa capire che il buonismo vagamente sessantottino che dimostra comprensione per chi spacca vetrine e aggredisce poliziotti rischia di persuadere altri teppisti che queste bravate comportano pochi rischi, violando i diritti dei pacifici cittadini che, se si trovano nel posto sbagliato nel momento sbagliato, rischiano la macchina bruciata e un ciottolo in testa, per non parlare degli agenti costretti nuovamente a rischiare la vita come negli anni di piombo.

    La sentenza della Corte Costituzionale rischia di essere scambiata per un gesto di umanità: non insegna forse la Chiesa che i poveri vanno accolti, a prescindere dai timbri e dai bolli?
    In realtà non si deve fare confusione fra la misericordia e la giustizia, fra il ruolo dello Stato e quello della carità di cui la Chiesa si fa interprete. Se un assassino finisce in carcere, lì la misericordia della Chiesa lo raggiunge, lo aiuta, lo esorta alla conversione. Ma questo non significa che il giudice, la cui funzione è diversa da quella del cappellano del carcere, non abbia il dovere di condannarlo. Se, convinto della sua colpevolezza, non lo condanna per malinteso buonismo il giudice non compie un atto di misericordia, ma una grave violazione del suo dovere di stato.
    La clandestinità, piaccia o no, è un reato: non solo in Italia ma in numerosi altri Paesi che ci sono spesso portati a esempio come "avanzati" e "moderni". È anche una fabbrica di altri reati, perché molti clandestini sono arruolati dalla criminalità.

    Come insegna, ancora, la "Caritas in veritate" si deve assicurare l'equilibrio fra il dovere di accoglienza, che esiste, e il diritto della società ospitante, che non può comunque accogliere un numero illimitato d'immigrati, alla sicurezza e all'integrità. Dire che tutti i clandestini indigenti, come afferma la Corte Costituzionale, hanno diritto a rimanere in Italia significa affermare che tutti i clandestini possono venire e restare, dal momento che in pratica non esiste nessun clandestino che non dichiari di essere povero, e la grande maggioranza lo è davvero.

    Con questa sentenza la Corte Costituzionale colloca sulle nostre frontiere un grande cartello "Ingresso libero e gratuito ai clandestini", affermando implicitamente che il governo non ha il diritto di regolamentare l'immigrazione e che questa può avvenire senza limiti e senza quote.
    Nonostante le affermazioni di qualche religioso, animato da buone intenzioni che lo portano a confondere il ruolo di misericordia della Chiesa con quello di giustizia dello Stato, questa prospettiva nuoce al bene comune e non è conforme né alla legge naturale né alla dottrina sociale cattolica. Entrambe insegnano che il dovere di accoglienza dell'immigrato non è assoluto, e trova un limite nel dovere dello Stato di regolamentare e limitare l'immigrazione dopo un prudente apprezzamento del bene comune.

    Nessun territorio può accogliere un numero illimitato d'immigrati. Se ho una casa costruita per cinque persone, se ci accolgo in più cinque bisognosi pratico la carità in grado eroico ma se cerco di accoglierne cinquanta sono uno stolto che viola i diritti sia della propria famiglia sia dei bisognosi, costretti ad ammassarsi in condizioni inumane.
    Se i giudici m'impongono di accogliere cinquanta immigrati in uno spazio che ne può contenere cinque, per di più opponendosi alla volontà chiaramente espressa da governo e parlamento, fanno prevalere un giudizio ideologico sul reale e sul bene comune. Non esercitano la democrazia, ma la tecnocrazia, e con questi giudici abbiamo un problema.
    La Bussola Quotidiana: Scontri e immigrati due sentenze ideologiche

  4. #4
    Fieramente Leghista
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    Ulteriore, ennesimo monito a capire una volta per tutte che senza una riforma radicale del sistema giustizia non si va da nessuna parte. E' perfettamente pleonastico affannarsi tanto negli esercizi soliti della democrazia parlamentare italiota, se non si risolve quel problema.

    E noi l'abbiamo capito benissimo da tanto, troppo tempo, fin dalle dolci attenzioni riservatici dal caro papppalia e un'infinità di suoi simili, ma anche da prima...

    Il punto è, lo hanno compreso a fondo anche tutti i nostri alleati di governo?

  5. #5
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    il bello è che c'è chi crede che l'itaglia sia riformabile

  6. #6
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Scontri e immigrati, due sentenze ideologiche
    di Massimo Introvigne
    La dottrina sociale della Chiesa, fin dalle sue origini, attribuisce ai giudici un'altissima funzione. Comunque questi siano scelti, insegna Leone XIII, la loro autorità come quella dei reggitori degli Stati viene da Dio, che il giudice rappresenta in Terra nell'altissima funzione di rendere giustizia. Il sospetto pregiudiziale nei confronti dei magistrati non appartiene dunque alla storia culturale dei cattolici.

    Vale però per i giudici quello che vale per i governanti. Il loro potere non è assoluto, cioè "solutus ab", sciolto da ogni limite e da ogni vincolo. Né il limite - e sta qui la differenza fra la dottrina sociale della Chiesa e il positivismo giuridico - deriva solo dalle leggi e dalle Costituzioni. C'è un limite in alto, che deriva dalla legge naturale che per i credenti ha Dio per autore, ma che in quanto accessibile alla retta ragione vincola anche i non credenti, la cui osservanza garantisce il rispetto del limite in basso, costituito dai diritti inviolabili delle persone e delle comunità.

    Come insegna Benedetto XVI nella "Caritas in veritate" ogni volta che un potere - tanto più se si tratta di un potere non elettivo - rifiuta i limiti in alto e in basso e, in nome di un presunto sapere superiore, viola i principi della legge naturale e prevarica sulle legittime aspirazioni delle persone, la sua funzione tecnica degenera in una ideologia, la tecnocrazia.

    Negli ultimi giorni abbiamo assistito a due episodi controversi, che inducono a riflettere sull'intera questione della funzione del giudice e dei suoi limiti. Il Tribunale di Roma ha deciso la scarcerazione dei teppisti che hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma, picchiando poliziotti, assaltando Bancomat e bruciando automobili, chiamandoli sempre nel suo provvedimento e nelle interviste dei magistrati "manifestanti", quasi che la violenza cieca fosse parte del legittimo diritto di protestare e manifestare. La Corte Costituzionale ha deciso che l'immigrato clandestino che versi in condizioni d'indigenza non può essere espulso.

    Sulla prima ordinanza il dissenso è stato vasto, e il semplice buon senso fa capire che il buonismo vagamente sessantottino che dimostra comprensione per chi spacca vetrine e aggredisce poliziotti rischia di persuadere altri teppisti che queste bravate comportano pochi rischi, violando i diritti dei pacifici cittadini che, se si trovano nel posto sbagliato nel momento sbagliato, rischiano la macchina bruciata e un ciottolo in testa, per non parlare degli agenti costretti nuovamente a rischiare la vita come negli anni di piombo.

    La sentenza della Corte Costituzionale rischia di essere scambiata per un gesto di umanità: non insegna forse la Chiesa che i poveri vanno accolti, a prescindere dai timbri e dai bolli?
    In realtà non si deve fare confusione fra la misericordia e la giustizia, fra il ruolo dello Stato e quello della carità di cui la Chiesa si fa interprete. Se un assassino finisce in carcere, lì la misericordia della Chiesa lo raggiunge, lo aiuta, lo esorta alla conversione. Ma questo non significa che il giudice, la cui funzione è diversa da quella del cappellano del carcere, non abbia il dovere di condannarlo. Se, convinto della sua colpevolezza, non lo condanna per malinteso buonismo il giudice non compie un atto di misericordia, ma una grave violazione del suo dovere di stato.
    La clandestinità, piaccia o no, è un reato: non solo in Italia ma in numerosi altri Paesi che ci sono spesso portati a esempio come "avanzati" e "moderni". È anche una fabbrica di altri reati, perché molti clandestini sono arruolati dalla criminalità.

    Come insegna, ancora, la "Caritas in veritate" si deve assicurare l'equilibrio fra il dovere di accoglienza, che esiste, e il diritto della società ospitante, che non può comunque accogliere un numero illimitato d'immigrati, alla sicurezza e all'integrità. Dire che tutti i clandestini indigenti, come afferma la Corte Costituzionale, hanno diritto a rimanere in Italia significa affermare che tutti i clandestini possono venire e restare, dal momento che in pratica non esiste nessun clandestino che non dichiari di essere povero, e la grande maggioranza lo è davvero.

    Con questa sentenza la Corte Costituzionale colloca sulle nostre frontiere un grande cartello "Ingresso libero e gratuito ai clandestini", affermando implicitamente che il governo non ha il diritto di regolamentare l'immigrazione e che questa può avvenire senza limiti e senza quote.
    Nonostante le affermazioni di qualche religioso, animato da buone intenzioni che lo portano a confondere il ruolo di misericordia della Chiesa con quello di giustizia dello Stato, questa prospettiva nuoce al bene comune e non è conforme né alla legge naturale né alla dottrina sociale cattolica. Entrambe insegnano che il dovere di accoglienza dell'immigrato non è assoluto, e trova un limite nel dovere dello Stato di regolamentare e limitare l'immigrazione dopo un prudente apprezzamento del bene comune.

    Nessun territorio può accogliere un numero illimitato d'immigrati. Se ho una casa costruita per cinque persone, se ci accolgo in più cinque bisognosi pratico la carità in grado eroico ma se cerco di accoglierne cinquanta sono uno stolto che viola i diritti sia della propria famiglia sia dei bisognosi, costretti ad ammassarsi in condizioni inumane.
    Se i giudici m'impongono di accogliere cinquanta immigrati in uno spazio che ne può contenere cinque, per di più opponendosi alla volontà chiaramente espressa da governo e parlamento, fanno prevalere un giudizio ideologico sul reale e sul bene comune. Non esercitano la democrazia, ma la tecnocrazia, e con questi giudici abbiamo un problema.
    La Bussola Quotidiana: Scontri e immigrati due sentenze ideologiche
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°

    --queste sentenze più che tutelare i diritti naturali cui i cittadini hanno in parte rinunciato di esercitare con il Contratto Sociale, per sottrarsi allo stato di natura che implica la legge del più forte e quindi dell'arbitrio della Forza,dicevo che queste sentenze generano solo il diritto a resistere a ciò che i cittadini interpretano come un abuso di autorità di magistrati che forse vivono in luoghi esclusivi e protetti e non in ambiti sociali dove la convivenza con il "clandestino" ,non sempre educato alla societa cui non appartiene e non comprende, è non solo problematica ma impossibile soprattutto quando in esso si consolidi la convinzione che la Legge la fanno i loro bisogni di sopravvivenza e non Lo Stato di Diritto".
    I magistrati che hanno emesso quella sentenza sappiano che hanno tutta la mia disistima( perchè disprezzo implica già una sofferenza che non voglio provare) per quanto essa possa valere..
    Ultima modifica di joseph; 30-12-10 alle 18:08
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    Comunque per fare in modo che la giustizia rispecchi maggiormente la volontà popolare, auspico che in un futuro le toghe vengano elette dal popolo, come avviene in tanti altri paesi !

  8. #8
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    Leonka e clandestini, la giustizia al contrario
    di Redazione
    «Sono qui per lo sgombero». «E noi non ce ne andiamo». «Va bene. Grazie e arrivederci». É finito così l’ennesimo tentativo (il numero 26 della serie, per l’esattezza) di sgombero del centro sociale «Leoncavallo» da parte dell’ufficiale giudiziario: neanche ieri il funzionario aveva l’appoggio delle forze dell’ordine, e così il tentativo di porre fine all’occupazione abusiva del vecchio stabile di via Watteau di proprietà della famiglia Cabassi è finito in niente, come tutti quelli precedenti. E come, verosimilmente, il prossimo sfratto fissato per il 28 gennaio.
    Ma non è stato solo lo sgombero-farsa del «Leoncavallo» l’unico episodio della giornata a segnalare la distanza sempre più marcata tra le istituzioni e i diritti della cittadinanza. Il Tar, con una sentenza clamorosa, ha ordinato il rinnovo del permesso di soggiorno per un immigrato maghrebino indagato e condannato per spaccio di droga: secondo i giudici del tribunale amministrativo, non c’è alcuna prova che l’uomo avesse la consapevolezza di quel che faceva, ovvero «quando ha commesso i reati non era in grado di conoscere le gravi conseguenze derivanti dalla propria condotta».
    Leonka e clandestini, la giustizia al contrario - Milano - ilGiornale.it del 30-11-2010

  9. #9
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    Citazione Originariamente Scritto da Radimiro Visualizza Messaggio
    Comunque per fare in modo che la giustizia rispecchi maggiormente la volontà popolare, auspico che in un futuro le toghe vengano elette dal popolo, come avviene in tanti altri paesi !
    perchè in politica, do i rappresentanti vengono eletti le cose vanno meglio ?
    Federalismo per un' Italia unita.

  10. #10
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    Predefinito Rif: La Lega contro la Corte Costituzionale

    INTERNO: BORGHEZIO (LNP), LOTTA A BERLUSCONI E SOCCORSO AI CLANDESTINI
    (AGENPARL) - Roma, 26 gen -
    "Molti pensano che la totalità delle energie giudiziarie del Tribunale di Milano siano rivolte contro Berlusconi. Ora una notizia ci rivela che così non è, perché nel tempo restante, questo attivo (e costoso) Tribunale si dedica ad un altro tema molto caro ai cittadini contribuenti: la tutela dei sacrosanti diritti dei clandestini...
    Va infatti in questo senso il ricorso alla Corte europea di giustizia promosso dal Tribunale di Milano contro la legge Bossi-Bossi (ex Bossi-Fini) in riferimento agli articoli che puniscono con pene da 1 a 5 anni lo straniero irregolare che resti in Italia nonostante un provvedimento di espulsione e un ordine di allontanamento del Questore.
    Il Parlamento italiano, per merito della Lega Nord, aveva varato norme indirizzate a rendere efficaci ed efficienti le misure di espulsione. Questo, evidentemente, era una spina in gola ai sensibili magistrati del citato Tribunale, che si sono affrettati a chiedere a Strasburgo un occhio di riguardo per gli immigrati espellendi a norma di legge, proponendo un'interpretazione superbuonista della direttiva europea. E noi paghiamo!"
    INTERNO: BORGHEZIO (LNP), LOTTA A BERLUSCONI E SOCCORSO AI CLANDESTINI - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica

 

 
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