"Sul piano politico la Terza Posizione peronista cercò allora d'innalzarsi a solido bastione della civiltà latina, ispanica e cattolica minacciate dalla barbarie del comunismo ateo e dall'ancora più incombente dominio della civiltà anglosassone e protestante. Peròn non lesinò mezzi pur di porsi a capo d'un blocco latino di nazioni che sulle due sponde dell'Atlantico e sotto il patrocinio spirituale della Santa Sede si sottrasse all'orbita delle grandi potenze che s'apprestavano a plasmare l'ordine mondiale. Tale, d'altronde, fu il senso dello stesso periplo europeo di Eva Peròn nel 1947. E in tale prospettiva si collocarono le generose forniture di grano ai paesi iberici e all'Italia, oltre agli affamati vicini dell'Argentina, dalla cui dispensa Peròn aveva la chiave in quell'epoca di tanta domanda e così poca offerta., E lo stesso valse per lo sforzo peronista di diffondere il vangelo della "nuova Argentina" ai quattro punti cardinali dell'orbe latino, compito di cui eccelsero i fiammanti "addetto operai" nelle ambasciate argentine. Culmine di tale politica fu senz'altro la nomina di un ambasciatore a Madrid in aperta sfida all'isolazionismo delle Nazioni Unite e la determinazione con cui Peròn mantenne a galla il generale Franco foraggiandolo di abbondanti crediti e alimenti.
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Man mano che la Guerra Fredda spaccò il mondo in due blocchi contrapposti, infatti, la speranza di Peròn di attrarre i paesi latini europei in un blocco di nazioni indipendenti dagli Stati Uniti si rivelò una fatua illusione; la stessa Santa Sede, lungi dal vedere nell'Argentina peronista la diga della civiltà cattolica, cominciò a cogliere nella sua insistenza sulla Terza Posizione un nocivo elemento di divisione dell'Occidente cristiano al cospetto del più terribile dei nemici, il comunismo sovietico"
da Loris Zanatta, Il Peronismo, Carocci editore




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