

Ultima modifica di salvo.gerli; 16-05-11 alle 12:28
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Impossibilia nemo tenetur


beh, più referenziale di così si muore.
E' come chiedere agli stalinisti se funzionava il sistema stalinista.
SARAI PAGATO ANCHE SENZA DOVERE FINGERE DI CONTARE TOMBINI


Qualsiasi persona che ha un po di coscienza e vuole aiutare chi non può da se
Da l'8 per mille alla chiesa
"Non seguire l'ombra, ma fa' che l'ombra segua te."
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Con tutti accenti strani che avette per me e o è sono uguali
La mia lingua e romeno


Ultima modifica di Betelgeuse; 16-05-11 alle 17:37


oste .. com'è il vino ??




"Non seguire l'ombra, ma fa' che l'ombra segua te."
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Con tutti accenti strani che avette per me e o è sono uguali
La mia lingua e romeno


"Non seguire l'ombra, ma fa' che l'ombra segua te."
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Con tutti accenti strani che avette per me e o è sono uguali
La mia lingua e romeno


Io critico molto le gerarchie. Ma bisogna ammettere che oggi se uno non ha dove sbattere la testa si può rivolgere solo ad un prete, ad un'opera diocesana eccc.
Poi, certo, ci sono gli infami e gli approfittatori anche lì, ma è nell'ordine delle cose. Quindi io l'8 per mille lo dò alla chiesa cattolica.
Guardati intorno. Tutte queste macerie sono il risultato di 8 anni di PDL e di 2 di PD al governo. Il porcellum gli garantisce il posto a vita. Mandiamoli a casa! Vota chiunque ma non questi porci.


Vi posto qualche dato tratto da La Questua di Curzio Maltese (del 2008):
unoenessuno: La Questua di Curzio Maltese
La Questua di Curzio Maltese
Potere politico, potere imprenditoriale, potere finanziario criminale, potere economico.
Questo è diventata, nel corso degli anni, la chiesa. Un altro dei poteri forti che, all'interno dell'azienda dello Stato Italia, ne condiziona la politica, ne assorbe imponenti risorse economiche, fa una concorrenza sleale (intermini di commercio, di sanità, istruzione).
Con la scusa della questa, come risarcimento della presa di porta Pia e della confisca dei beni dello Stato Pontificio del papa re, lo stato italiano finanzia il Vaticano più di quanto paga la Casta dei politici, senza informare correttamente i cittadini.
Parliamo di circa 4 miliardi di euro all'anno.
1 miliardo col congegno del 8 per mille (che prevede che 600 milioni di quanti non scelgono la destinazione - il 60% - finiscono nelle loro casse)
1 miliardo per l'ora di religione, per pagare insegnanti che vengono scelti dalla Cei.Poi ci sono finanziamenti a scuole, università, istituti di ricerca.
Il resto sono sgravi per Ici, Irpef per gli immobili del Vaticano: solo a Roma un quarto delle case sono della chiesa.
Giusto, sbagliato?
In periodi di vacche magre, forse bisognerebbe sapere quanto ci costa la chiesa.
Che i finanziamenti per le scuole private (cattoliche) sono aumentati da 527 a 532 milioni di euro dal 2005 al 2006 (mentre contemopraneamente venivano talgiati i finanziamenti alle scuole pubbliche).
E si che, all'inizio dell'era di Camillo Ruini, nel 1986, nelle casse della Cei c'erano 300 milioni di lire.
Oggi si parla di un miliardi di euro.
Ma la chiesa fa del bene, si è sostituita allo stato, per la cura e l'accoglienza dei malati, di quanti finiscono ai margini di questa società, degli extracomunitari.
Vero: ma la sproporzione rispetto a quanto incassa dallo stato è troppa.
Parlano di "eccessiva pressione fiscale" (Tarcisio Bertone), quando non pagano le tasse proprio loro.
Di "relativismo etico" in un periodo dove si bruciano i rom.
Parlano di tutelare le famiglie quando è proprio il Vaticano, tramite l'Apsa, a sfrattare intere famiglie a Roma (spesso con problemi finanziari), per trasformare immobili in alberghi, sale convegni per, far posto ai più ricchi inquilini.
Il comune di Roma, accusato da Ratzinger del degrado urbano della città, in questi anni ha sempre firmato le richieste di trasformazione d'uso di conventi, chiese, con l'aiuto di palazzinari come Statuto, Caltagirone.
Oggi assistiamo ad una strana alleanza tra una parte del potere politico e i vertici della Casta ecclesiale, che con un mano recepisce i sempre maggiori finanziamenti, dall'altra benedice le sue politiche.
Questo costituisce la cartia al tornasole per valutare il grado di riformismo di un paese: semmai in Italia si volesse affrontare questa svolta (per un paese veramente laico, democratico, riformista) è alle porte del Vaticano che si dovrebbe bussare per primo.
8 per mille: anche se lo conosci, non lo eviti
L'8 PER MILLE
Da dove nasce
Nel 1929 Mussolini e la Chiesa cattolica firmarono i Patti Lateranensi, un Concordato che prevedeva, fra l’altro, la congrua, ossia una somma che lo Stato si impegnava a versare
annualmente alla Chiesa per il sostentamento del clero. Nel 1984 i Patti, recepiti nella Costituzione Italiana del 1948 all’art. 7, furono rivisti. L’allora Primo Ministro Craxi e il cardinale Casaroli firmarono un nuovo Concordato, in base al quale la congrua veniva sostituita da un finanziamento annuale alla Chiesa tramite il gettito IRPEF: l’otto per mille, appunto.
Negli anni successivi lo Stato ha firmato intese analoghe con le altre confessioni religiose citate prima, ma anche con Buddisti, Testimoni di Geova, Induisti, Mormoni, Apostolici ed Ortodossi, in attesa di ratifica del Parlamento. I Battisti, pur firmando, rifiutano la loro parte. Nessuna intesa finora con i Musulmani.Come deve essere usato
La legge n. 222 del 1985 stabilisce gli ambiti in cui le quote dell’otto per mille devono essere
utilizzate.
Si puo’ non firmare?
Molti contribuenti pensano che, non firmando, non finanzieranno né le istituzioni religiose né lo Stato. Questo, purtroppo, non è vero. Anche se non si firma, l’otto per mille delle tasse dovute verrà comunque prelevato dallo Stato e ripartito fra le sette istituzioni aventi diritto.
Come avviene la ripartizione
Lo Stato ripartisce l’otto per mille in base alle scelte espresse dai contribuenti, in modo proporzionale ad esse, come viene dichiarato nelle Avvertenze sotto il riquadro. Chi non firma, dunque, lascia che la destinazione dell’otto per mille venga decisa da altri!
Riportiamo, a titolo esplicativo, i grafici relativi ai redditi del 2003, dichiarati nel 2004 e ripartiti nel 2007.
Nel 1° grafico si nota che il 59,14% dei contribuenti NON ha espresso alcuna scelta, cioè non ha firmato per nessuna istituzione. Ciononostante lo Stato ripartisce tutto l’otto per mille del gettito IRPEF relativo a quell’anno, tenendo conto solo delle scelte espresse ed operando una suddivisione proporzionale ad esse.
Nel 2° grafico si vede l’effetto di questo meccanismo: la Chiesa cattolica, pur essendo stata scelta solo dal 36,7% dei contribuenti, ha incassato quasi il 90% del totale – un miliardo di euro, ossia duemila miliardi di lire.
Grafico 2
Una scelta consapevole
Volenti o nolenti, finché non cambia la legge – ipotesi assai remota – i contribuenti dovranno vedersela con il sistema dell’otto per mille. E’ meglio, dunque, effettuare una scelta consapevole
ricordando che:
Lo Stato rifiuta di farsi pubblicità e quindi di spiegare bene ai contribuenti il meccanismo della ripartizione e della destinazione dei fondi. Inoltre, trasferisce 80 milioni di euro della sua quota nelle spese ordinarie (nel 2004 per finanziare la missione in Iraq!) ed usa una parte cospicua del resto per la conservazione di beni culturali di proprietà della Chiesa cattolica.
La Chiesa cattolica spende parecchio in pubblicità (9 milioni di euro nel 2005, secondo il Sole24Ore) e destina appena il 20% ad opere di carità e aiuti al terzo mondo.
La Chiesa Valdese utilizza la sua quota esclusivamente per progetti sociali, assistenziali e culturali, così come gli Avventisti e le Assemblee di Dio.
In Europa
In Spagna si tiene conto di chi non firma. Le relative quote rimangono allo Stato.
In Germania i contribuenti possono scegliere di destinare una percentuale del loro reddito (non delle tasse!) ad una confessione religiosa. Lo Stato si limita ad organizzarne la raccolta.
Nel resto d’Europa vige il principio dell’assoluta volontarietà dei contributi a favore di confessioni religiose.
Ultima modifica di Andre86; 16-05-11 alle 13:56
IL BACICCIA E' BULICCIO
Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.
(Silvio Berlusconi, 1994)