Giovedì 11 Giugno 2009 – 11:45 – Andrea Angelini


La crisi finanziaria ed economica globale sembra non aver insegnato nulla agli ultraliberisti che vorrebbero far passare la tesi che si è trattato solamente di un incidente di percorso e non già degli effetti di un mercato lasciato a se stesso e ai suoi meccanismi. Un mercato nel quale la mancanza di regole condivise di comportamento e di controlli ha permesso una speculazione senza limiti soprattutto da parte di quanti, pur non disponendo di quattrini, erano stati messi in grado di muovere immensi capitali “virtuali” in una scommessa senza fine sul rialzo delle quotazioni dei titoli. Un meccanismo che alla fine ha dimostrato tutta la propria inconsistenza.
Così il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervenendo a Siena al congresso dell’Acri (le casse di risparmio) ha ammonito che se da questa crisi non nasceranno nuove regole per l’economia globale, questo sarà solo la preparazione della prossima crisi. Purtroppo, ha notato Tremonti, ci sono “filoni culturali e personaggi che stanno ritornando in pista”, con i quali “si sta accreditando l’idea che la crisi è passata e che si torna come prima”. Invece, ha sottolineato, sarebbe fondamentale disporre di nuove regole per tutti noi. Infatti, ha spiegato, regole non vuol dire burocrazia. Serve “un ritorno alle regole generali che hanno fatto grande il capitalismo”, il quale ha in sé la presenza di regole e la cui esistenza finisce per favorire l’economia generale.
Frena decisamente Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, che è intervenuto a Tel Aviv, alla conferenza annuale Iosco, nella sua qualità di presidente del Financial Stability Board, l’organismo che avrebbe dovuto vigilare sulla stabilità dei mercati, monitorare che qualcosa non andava, cioè che troppe banche si erano indebitate oltre ogni limite a causa delle proprie speculazioni, che il mercato finanziario era solamente una bolla d’aria super gonfiata e pronta ad esplodere.
Una situazione della quale il FSB avrebbe dovuto avvertire i governi e ovviamente le banche centrali. Invece niente e così oggi dobbiamo pure vedere che i mancati vigilatori ci vengono a fare la lezione. L’ex dirigente della Goldman Sachs, ed ex direttore generale del Tesoro (colui che dopo la Crociera del Britannia del 2 giugno 1992) fu il supervisore delle privatizzazioni delle aziende pubbliche, ha insistito sul fatto che “il sistema internazionale deve resistere alla tentazione di imporre una regolazione eccessiva”. Per Draghi, “la regolazione non deve fermare l’innovazione finanziaria che è necessaria se vogliamo migliorare i prodotti offerti ai clienti ed espandere l’accesso al credito”. Ma dobbiamo assicurare, ha concesso, che l’innovazione non comprometta gli obiettivi di stabilità finanziaria e di protezione dei clienti. E allora, quasi scoprendo l’acqua fresca, Draghi ha aggiunto che la sfida per i regolatori e per gli operatori di mercato è quella di “trovare il giusto equilibrio”.
Ma, ha ammonito, gli Stati devono restare alla finestra e lasciare che il meccanismo si aggiusti da solo tramite i suoi operatori e i suoi organismi di controllo. E’ necessario, ha precisato Draghi, che gli organismi internazionali che fisseranno le nuove regole siano indipendenti dall’influenza della politica e dei mercati. Così, “il nuovo sistema di supervisione internazionale dovrà avere un approccio sistemico piuttosto che agire caso per caso come è stato fatto per questa crisi”.
Si devono quindi “ampliare gli obiettivi della attività di regolazione e ricalibrare gli standard ed i requisiti prudenziali” che le banche e le società finanziarie dovrebbero osservare. Il FSB fisserà quindi delle linee guida per la gestione delle crisi transnazionali tenendo conto in particolare delle società più importanti. Oltre a ciò il FSB intende rafforzare la collaborazione con il Fondo monetario internazionale.
In quella che, è appena il caso di sottolinearlo, dovrebbe rappresentare la premessa di un futuro governo mondiale dell’economia, con un’unica banca centrale ed un’unica moneta. Insomma quel traguardo che rappresenta da molti decenni il sogno dei tecnocrati. Un grande mercato globale, dominato dall’Alta Finanza, sul quale muovere a piacimento merci, capitali e forza lavoro, e collocarli laddove in quel determinato momento è più conveniente.