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  1. #1
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    Predefinito Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    confermato il rating a+ sul debito a lungo termine
    S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia
    L'agenzia di rating ha tagliato l'outlook da stabile a negativo
    S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia - Corriere della Sera




    I nodi stanno venendo al pettine.
    Un Paese incasinato,disorganizzato,lasciato il mano ai pressapochisti e alla corruzione.

    Finchè si aveva la Lira con la svalutazione si compensava il gap di produttività e competitività coi Paesi forti,ma adesso con l'Euro tutte le magagne stanno venendo fuori.


    Si diceva che l'Itaglia era immune dal rischio default,ma è bastata una crescita modestissima nel I trimestre 2011 conseguente a consumi interni a dir poco stagnanti e a un debito pubblico ancora enorme da pagare,per far dire ovviamente agli analisti finanziari internazionali,che ovviamente l'Itaglia è ancora lì,tra i PIGS,SEMPRE a rischio.


    Il problema chiave è la crescita,o meglio una crescita asfittica a limite della stagnazione/recessione.



    Che farà adesso Tremonti?
    Metterà nuove tasse per risanare il debito?

    Se lo farà comprimerà ancora di + i consumi interni innescando un ciclo vizioso molto pericoloso.


    Le vie d'uscita ormai sono molto poche,a parte quella drastica di uscire dall'Euro.
    L'Itaglia unita,così com'è, non poteva e non può permettersi una moneta in comune con la Germania.

    Il buonsenso e una semplice considerazione economico-liberista l'avrbbe capito subito,ma i politici attraverso il dirigismo e lo statalismo hanno voluto forzare l'introduzione dell'Euro...e adesso tutti i nodi vengono al pettine.



    Se l'Itaglia rimane nell'Euro aspettatevi nuove tasse,anni e anni di cinghie assurde e crescite modestissime per decenni.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball Visualizza Messaggio


    Il buonsenso e una semplice considerazione economico-liberista
    l'avrebbe capito subito, ma i politici attraverso il dirigismo e lo statalismo
    hanno voluto forzare l'introduzione dell'Euro...e adesso tutti i nodi vengono al pettine.


    vedo che hai capito poco sulla introduzione dell'euro;
    questa è stata una imposizione bella e buona da parte
    dei poteri finanziari apolidi, a cui hanno prontamente
    ubbidito i politici nella loro veste di maggiordomi.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    vedo che hai capito pocosulla introduzione dell'euro;
    questa è stata una imposizione bella e buona da parte
    dei poteri finanziari apolidi, a cui hanno prontamente
    ubbidito i politici nella loro veste di maggiordomi.
    euro o lira la sostanza Non cambia: lo stato itaglione è 15 0 anni che fa debiti x stare in piedi...mm

  4. #4
    Carpe Diem
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    io auguro la soluzione argentina
    l'Italia deve dichiarare Default e ristrutturare il debito
    in modo molto duro , nn soft
    e uscire dall'€uro x tornare alla lira

  5. #5
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    la barca è quasi affondata, si salvi chi può iango:iango:iango:
    Conquista la folla e conquisterai la carega…
    Bossi: «Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa» repapelle:
    Renzo Bossi: farò contadino o muratore... meglio tardi che mai:sofico:

  6. #6
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    La tempesta è in arrivo. Se la Grecia crolla tutti i PIGS o meglio i PIIGS (Irlanda e Italia) la seguiranno per effetto domino.

    Allo stesso tempo in Germania stanno iniziando a parlare di Nord-Euro e a fare la voce grossa con i paesi dell'area mediterranea. Era inevitabile che non poteva reggere a lungo una unità monetaria per aree economiche così diverse, l'Unione Europea rappresenta in grande ciò che avviene anche in Italia.

    Ora sarebbe giunto il momento delle grandi scelte, degli strappi anche violenti. Putroppo come ben sappiamo il partito che dovrebbe rappresentare l'area più sviluppata del Paese è ormai ancorato su posizioni romane, su un ridicolo federalismo fiscale che sarebbe andato bene 20 anni fa ma che oggi è fuori tempo massimo. Se l'Italia va in default ci va anche per gli scandalosi e incivili percentuali di evasione fiscale che sono stati registrati recentemente al sud, in molte aree si supera allegramente il 60 % di ladri pubblici.

    Io non ho mai sventolato ne sventolerò bandiere celto-longobarde ne mai innegerò alla Padania o ai fantomatici popoli padani. Io mi sento italiano ma allo stesso tempo sono perfettamente consapevole che l'Italia non è come la Grecia, in Italia c'è una parte ancora sana, il Nord, e va salvato, il bambino non va buttato con l'acqua sporca.

    Il Nord Italia è di gran lunga l'area più forte economicamente di tutto il Sud Europa, ha le carte in regola per rientrare in un Nuovo Euro e in una Nuova Europa disegnati attraverso precisi confini economici. E' proprio questo il punto: non è un discorso di etnia, cultura o nazione, il nuovo stato nascerebbe secondo il principio moderno dell'identità economica, vi sono due Italie e viste le enormi differenze strutturali rimarcate dalla crisi non possono più convivere assieme.

    Il problema centrale è che la Lega attuale non si farebbe mai carico di questa battaglia dal valore storico, è molto probabile che i cittadini settentrionali quando si vedranno con l'acqua alla gola saranno loro a scendere in piazza e a segnare il nuovo confine sulla linea gotica, ma forse sarà troppo tardi.
    Ultima modifica di Rolandus; 22-05-11 alle 12:50

  7. #7
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    Vi invito a rileggere l'ottimo post di Berghem e l'articolo in inglese dell'ex presidente della confindustria tedesca.



    Due valute per due Europa. Le esternazioni della Merkel

    Si infiamma il dibattito sul futuro dell’Unione europea e della moneta unica. Paura dell’inflazione che cresce, paura di dover sborsare soldi pubblici per quei Paesi del sud Europa che "hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità"

    di Carlo Massimo Demontis

    Due valute per due Europa. Le esternazioni della Merkel - Rassegna.it

    "Propongo l’uscita congiunta dall’Euro di alcuni paesi del Nord come Germania, Paesi Bassi e Austria e la contestuale creazione di un Nordeuro". A parlare e a farsi forte portavoce di un gruppo crescente di ultracritici agli aiuti finanziari per Grecia, Irlanda e Portogallo è Hans-Olaf Henkel, ex presidente del BDI - Bundesverband der Deutschen Industrie, la confindustria tedesca. Henkel ha appena dato alle stampe un libro dal titolo emblematico: "Salviamo i nostri soldi! La Germania viene svenduta. L’inganno dell’euro insidia il nostro benessere".


    Si infiamma il dibattito sul futuro dell’Unione europea e della sua moneta unica. Le posizioni estreme di Henkel sono in parte anche lo specchio della grande paura che si sta diffondendo tra i cittadini tedeschi e nordeuropei. Paura dell’inflazione che cresce, paura di dover sborsare soldi pubblici per quei Paesi del sud Europa che "hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità", che non riescono a gestire i propri bilanci, che non riescono a modernizzare e ad essere competitivi e che, come ha detto ieri la cancelliera Merkel – con una caduta di stile finora sconosciuta – "dovrebbero andare in pensione più tardi e fare meno vacanze".

    Le infelici dichiarazioni della Merkel hanno sollevato un vespaio e le reazioni non si sono fatte attendere e sono state durissime. A cominciare da casa propria. Il segretario generale della SPD Sigmar Gabriel le attribuisce "risentimenti antieuropei" e il leader dei Gruenen Cem Oezdemir parla di "battute da mercato" (Spiegel online). C’è ora chi, come Martin Schulz, capogruppo socialdemocratico al Parlamento europeo, teme "danni per la Germania e per l’Unione europea" (Spiegel online). In Grecia, Spagna e Portogallo le esternazioni della Merkel sono state accolte con insulti dai lettori dei più grandi quotidiani nazionali, mentre il presidente del sindacato CGTP Manuel Carvalho da Silva ha parlato di "puro colonialismo, privo di qualsiasi solidarietà".

    Cosa voleva dire esattamente la Merkel con la sua uscita? Che i cittadini del sud Europa sono pigri e che non lavorano abbastanza? Poco importa. In Germania sta venendo meno la pazienza di cittadini ed elettori non più disposti a pompare miliardi di euro in economie sgangherate e in Paesi forse non più salvabili come la Grecia. Enorme è il timore che la Grecia non sia in grado di pagare i debiti né domani né negli anni a venire e che alla bancarotta della Grecia segua quella di Portogallo, Spagna, Italia e Francia.

    Non bastano i richiami alla moderazione fatti dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e quelli di Jean-Claude Junker. L’euro è una moneta forte e chi attacca l’euro mette in pericolo l’Unione europea, sostengono entrambi. Con conseguenze imprevedibili. Come uscire dal dilemma? Con l’euro del nord e quello del sud? Continuando a pompare miliardi di euro nelle economie di paesi disastrati? Oppure, come sostiene l’economista e presidente dell’Ifo (un istituto di ricerca economica, nda) Hans-Werner Sinn, tagliando il flusso di soldi verso la Grecia e chiedendo alla Grecia una riduzione di stipendi e pensioni del 20-30%?

    Misure che potrebbero avere effetti sociali incalcolabili mettendo addirittura a rischio la pace sociale e le democrazie dei paesi coinvolti. Si avvicina la fine dell’euro? Sì secondo il Prof. Wilhelm Hankel, economista ed eurocritico della prima ora nonché autore di una querela dinanzi alla Corte costituzionale federale contro il piano di salvataggio dell’Eurozona. Il verdetto della Corte costituzionale è atteso per la fine dell’anno. Hankel ritiene che i prossimi candidati a ricevere aiuti nell’Eurozona avranno bisogno di 500 miliardi di euro e di questi la Germania dovrà sborsarne 150.

    [I]19/05/2011




    Germany needs to resist the euro's sweet-smelling poison

    The only EU competition is a race to take the most. We should break away from the free-spending southern eurozone states
    Hans-Olaf Henkel
    guardian.co.uk, Sunday 13 March 2011 21.00 GMT


    In Germany, we already have a homegrown example of the absurdities an EU bailout fund can bestow. Under the "fiscal equalisation" system that exists between Germany's states, if Berlin, for instance, spends €1, it receives 97 cents back from the less fortunate states. However, if Bavaria saves €1, it must give 97 cents of it to other states. This has the same consequence for both: saving doesn't pay.

    Berlin's mayor, Klaus Wowereit, has recently demonstrated the absurdity of this system. He decided Berliners were to be offered free kindergarten places, which makes parents in Berlin happy and more likely to vote for his party. Not so happy are those who have to stump up the millions to pay for it – the taxpayers in the other donor states who not only have to pay for their own kindergartens, but also those in Berlin. Policymakers in Bavaria, Hessen and Baden-Württemberg realise Wowereit is affording a voter-friendly luxury at their expense, so they decided to do the same. Kindergarten places will be free in our state, too! One might call this a system of organised irresponsibility.

    The EU, once conceived as a community of competition in which each attempts to surpass the others in productivity and quality of life, is becoming such a transfer union, a community of redistribution in which a new competitive discipline will emerge: who can tap the others for the greatest amount.

    In the long run Germany will be less and less distinguishable from other countries and, instead of standing together with the Netherlands, Austria, Finland and Luxembourg as bastions of calm, it will throw the stability culture overboard and amplify the downward trend. What this means for Europe is easy to imagine. The continent, once the engine and ideas generator of the whole world, will fall hopelessly behind the other major regional blocs.

    I was once an enthusiastic supporter of the euro, and I still believe in Europe. Not in the idée fixe of the technocrats who wish to measure everything by the same yardstick, and who perceive any national deviation as a threat, but in a Europe of diversity. The competition between nations was a major reason for Europe's success. With the transformation from a monetary union to a transfer union, the countries in the eurozone will no longer reach for the skies but will coalesce around the lowest common denominator.

    Having accepted the old French dream of a "common economic government", Chancellor Angela Merkel has agreed to accord greater importance to maintaining community spirit and equalisation between eurozone members than maintaining monetary stability and competitiveness on the continent.

    If Europe wishes to go back to being a creative community based on competition, it will need a new approach that takes account of the prevailing economic differences that exist.

    I suggest splitting the euro into two zones, reflecting the cultural differences in mentality between the countries in question – a "northern zone" centred around Germany, Austria, the Benelux countries and Finland, whose adherence to monetary stability and budgetary stability would be represented by the hard northern euro; and a "southern zone" centred around France, Spain and Italy, whose soft variant of the euro would reflect their free-spending mentality and talent for monetary improvisation. Considering that it suffered primarily from an absurd banking policy rather than a lack of budgetary discipline, Ireland should be part of the north.

    The "southern countries" could retain their own competitiveness through a greater tolerance for inflation and corresponding regular devaluations. They would no longer be forced by the European Central Bank into the "straitjacket of Germanic stability phobia", as the outraged students of Athens and furious unemployed of Madrid perceive it. They could do what they used to do before the introduction of the euro: remain competitive in their own way.

    Or does anyone seriously believe that Greece or Portugal can reduce their debt mountain by choking off economic growth, causing record insolvencies of corporations and inducing unemployment, thereby draining their tax base?


    It is argued that German industry has benefited in particular from the euro, and would suffer from the currency appreciation that might be expected under the "northern euro". For a start, it is clear Germany has exported capital on a massive scale since the introduction of the euro – thus supporting economic growth beyond its borders. A myth has also arisen over Germany's export surplus. In fact the dependence of German exports on eurozone countries has actually declined gradually since the introduction of the common currency (44% in 2000, to 41% in 2009).

    And while it is true that the creeping devaluation effect of today's euro suits German exporters, one must take into account that German imports have risen even faster since the introduction of the currency. We are now the world's second biggest exporter, but also its second biggest importer.

    German industry's success was for decades tied to a strong and stable currency with low inflation. Seventeen currency appreciations not only strengthened the deutschmark, it kept the export industry on its toes. For how much longer will German industry allow itself to be seduced by the sweet-smelling poison of a devalued euro?

  8. #8
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia





    Date voi un'occhiata all'ultimo report su PIL dei vari Paesi UE in accordo ai dati EUROSTAT.
    Sia nel dato tendenziale che in quello annuale,la Germania e i Paesi forti sono ANNI LUCE di distanza dai PIGS.


    L'Itaglia con quel misero +0,1 è al limite di un'altra recessione.


    Il "bello" è che adesso poichè la Germania sta correndo chiede una stretta sui tassi all'insù per paura dell'inflazione e questo causerà una distruzione della piccola ripresa nell'area PIGS.




    La mia personale impressione è che in Itaglia stiano saltando fuori tutte le magagne note e stranote da tempo TUTTE insieme.



    Ad esempio sento una marea di piccole imprese che NON cela fanno +,stanno lavorando praticamente o in pari o sotto costo con zero margini di profitto,nno potendo ovviamente investire nè aumentare gli stipendi.
    Il nanismo delle micro imprese che da tempo denuncio sta esplodendo come parametro negativo.
    Ultima modifica di Dragonball; 22-05-11 alle 17:52

  9. #9
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    qua urgono riforme con la R!

    -innanzitutto tagliare il numero dei parlamentari di almeno 600 unità, che comporterebbe un risparmio immediato di un 100io di mln € all'anno, se includiamo anche tanti servizi che beneficiano, andiamo sopradi almeno 20/30 mln €...

    -taglierei subito le province, sciogliendo immediatamente tutti i consigli e organi provinciali, e in attesa che tutti i dipendenti di quest'organo vadano in pensione, verranno assegnati ai comuni.
    questo farebbe risparmiare 14 mld €

    - auto blu: azzeramento totale, max 100 auto blu su tutto il territorio nazionale, e solo le più alte cariche del parlamento e regione ne potranno usufruire, limitatamente!
    a lavoro si va con la proprio macchina non con le macchine extralussuose che con i soldi degli stronzi come me, acquistano!

    -stop alle pensioni vitalizie dei parlamentari con ddl con effetto retroattivo!
    parliamo di un migliaio e anche più politici, o pseudo, che qualcuno di loro non ha mai lavorato e beneficia di una pensioncina da 3/4000 € al mese già da qualche lustro! anche per quei pseudopolitici che sono stati in carica pochi giorni...

    -stop alle missioni militari che costano almeno 30/40 mld € all'anno!

    solo apportando queste riforme si risparmierebbero diversi mld € all'anno, tra i quali per le es. le province che costano 14 mld € l'anno! e ciò significherebbe:

    - costi per noi!
    - tasse!
    - debito pubblico!
    + benessere!



    iango:iango:iango:iango:iango:iango:iango:
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Iniziano le danze:S&P's «vede nero» sul futuro dell'Italia

    Mi lascia perplesso il fatto che i tedeschi pongano la Francia nella zona del sud-euro.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

 

 
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