ELEZIONI A CAGLIARI, LA DELUSIONE INGIUSTIFICATA DEGLI INDIPENDENTISTI E GLI ERRORI DI VISIONE E VALUTAZIONE
Il risultato complessivo degli indipendentisti a Cagliari è da ritenersi nettamente negativo, nella misura in cui lo si valuti con le aspettative eccessive e irrealistiche che quei partiti e movimenti riponevano sul risultato. Se invece lo si valuta con obiettività, onestà intellettuale e capacità di giudizio imparziale, si tratta di un risultato ascrivibile all'ordine naturale delle cose. E per questa ragione prevedibile, previsto e a ben vedere relativamente positivo.
Fortunatamente scripta manent e la mia previsione sul risultato cagliaritano dell'indipendentismo (variamente criticato da più parti in lungo e in largo su Facebook), si è rivelata realativamente corretta. Al di là dell'errata distribuzione dei voti alle singole liste, avevo previsto una somma complessiva delle percentuali delle liste, compresa in una forbice che andava dal 2,5 al 4,2. Hanno preso il 2,4. La somma delle candidate era invece compresa in una forbice tra il 2,6 e il 4,8. Hanno preso il 2,83.
Qualcuno potrà obiettare che a quelle cifre la forbice da me proposta era abbastanza ampia da non poter sbagliare. A questa obiezione rispondo che la mia scelta di quel range era legata all'incognita sull'affluenza, non certo al valore assoluto rappresentato dal numero dei voti reali. Una bassa affluenza avrebbe certamente favorito gli indipendentisti, invece la gente è andata a votare in massa. Rispondo anche che, se i sostenitori della Zuncheddu dichiaravano ieri di aspettarsi un bel 5%, l'obiettivo dichiarato del candidato di ProgRes era quello di entrare in consiglio comunale. Obiettivo che equivale almeno al 3% dei voti alla lista. Invece in consiglio comunale non ci entra nemmeno la Zuncheddu. Ergo la mia previsone era comunque la più realistica.
E infatti il problema su cui da oggi gli indipendentisti dovranno interrogarsi, non è sul risultato ottenuto a Cagliari, ma sul perché sul risultato finale abbiano coltivato delle aspettative eccessive quanto irrealistiche. Dovranno interrogarsi quindi sulla loro incapacità di valutare se stessi, la realtà che li circonda e il rapporto che inteccorre tra se stessi e questa realtà.
Perché la realtà dei numeri ci dice che il risultato degli indipendentisti a Cagliari, non solo è perfettamente in linea con il trend degli ultimi cinque anni, ma è tutto sommato anche un buon risultato. Se raffrontiamo il risultato di queste elezioni con le comunali di cinque anni fa, scopriamo che la percentuale degli indipendentisti in comune è passata dallo 0,73 al 2,4 che in voti reali vuol dire che è aumentata da 618 a 2030 voti.
La percentuale di voti presa in città alle regionali del 2009 era dell 1,93%, corrispondente a 1506 voti. Il 3,15 delle provinciali è un dato fasullo, perché è il risultato della forte astensione. Corrisponde infatti solamente a 1197 voti. Meno che alle regionali. Se vogliamo fare il confronto anche con i candidati a sindaco o a presidente, i dati delle comunali, delle regionali e delle provinciali sono ripettivamente 1,1% (1052 voti), 3,05% (2850) e 3,16% (1230) a fronte del 2,83% di queste comunali, pari a 2645 voti. In questo caso c'è stato un calo solo rispetto alle regionali, però facilmente giustificabile se si pensa che allora i candidati presidenti di iRS e di Unidade Indipendentista convogliarono una certa quantità di voto di protesta dei delusi da Soru.
La domanda che devono farsi gli indipendentisti non è quindi "perché siamo andati male?", perché i numeri dimostrano il contrario. La domanda giusta è "perché a Cagliari non abbiamo sfondato come ci aspettavamo?". La mia paura è che si diano la risposta sbagliata e cioè: "perché Cagliari è una città straniera, italiana, non sarda", come teorizzato in passato da più parti e in particolar modo da Giulio Angioni.
Ma se questo è vero, allora perché la somma dei partiti sardi che hanno appoggiato Fantola e Zedda (Riformatori, Psd'Az, Uds, Fortza Paris e Rossomori), arrivano a quasi il 20%? Tutti insieme sarebbero il primo partito di Cagliari!
Allora a mio avviso la risposta corretta a quella domanda, oltre all'incapacità di valutazione di se stessi e della realtà, è: "perché Cagliari è una città, una città moderna dell'occidente (provinciale all'ennesima potenza, quanto vi pare, ma pur sempre moderna e occidentale) e quell'indipendentismo è un indipendentismo rurale e saldamente legato a una cultura e a una visione novecentesca del mondo".
Una città che proprio perché è provinciale non apre i propri orizzonti verso il suo "contado", ma non è nemmeno incentivata a farlo dall'atteggiamento del "contado" stesso, che la considerà a torto "città straniera". Mentre la verità è che Cagliari è la città più sarda della Sardegna. Il problema è cha Cagliari non ne è ancora consapevole. Ma non è con la "colonizzazione dal contado" che Cagliari diventerà indipendentista. L' "esportazione" dell'indipendentismo è fallimentare almeno quanto l' "esportazione" della democrazia.
E poi l'indipendentismo da solo non basta più. Un partito indipendentista moderno ed europeo deve anche avere riferimenti universali che prescindano dall'indipendentismo. Riferimenti o liberldemocratici o socialdemocratici o cristianodemocratici o se è possibile addirittura tutti e tre. A quando un partito che nel suo manifesto politico citi per esempio John Stuart Mill o Antonio Gramsci, quest'ultimo non soltanto perché è sardo? Da questo punto di vista il partito sardo indipendentista più moderno di tutti è paradossalmente A Manca.
Un partito indipendentista moderno deve scegliere di aderire a una delle due famiglie europee, o a quella popolare o a quella socialista e non soltanto all' "internazionale indipenentista". Non ci si può più raccontare la favoletta che l'indipendentismo non è né di destra né di sinistra e in virtù di ciò demolire l'assurdo tabù delle alleanze con i partiti italiani. Non regge più, non basta più, non basta ai cagliaritani, non basta a me. L'indipendentismo non è di per se un valore. Tra un partito sardo indipendentista nazista e un partito italiano democratico, non avrei dubbi su chi dare il mio voto. Giusto per fare un esempio comprensibile a tutti.
P.S.: Adesso mi raccomando, dimostrate a tutti quanto siete trogloditi aprendo un dibattito su mogli, fidanzate, fratelli, parenti e affini dei leader, shamani, intellettuali e ducetti di varia natura. Poi vi chiedete come mai la gente non vi vota...
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