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  1. #1
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    Predefinito Elezioni Amministrative in Spagna, ecatombe per Zapatero




    Elezioni in Spagna, Zapatero e socialisti bastonati


    Vi ricordate Zapatero, il mito della sinistra? Vi ricordate il leggendario leader anti-clericale che aveva modernizzato la Spagna e condotto il regno di Juan Carlos verso il boom economico? Beh, scordatevela. Gli anni dello champagne e della speculazione edilizia sono finiti e le elezioni regionali di oggi hanno segnato una pesantissima sconfitta dei socialisti e una grande affermazione dei popolari. Travolto dal movimento degli "indignados" (un movimento che ha fatto innamorare i nostri sinistrati, ma su cui ci sarebbe molto da dire), da una recessione triennale (nel 2009 l'Italia è avanzata dell'1,3% contro la recessione della Spagna), da una disoccupazione oltre il 20% (Italia sotto il 9%), da un rapporto deficit-PIL al 6% (Italia al 4%), Zapatero ieri sera ha vissuto una nottata da incubo che al confronto farebbe impallidire anche la sconfitta milanese di Berlusconi. In sintesi i nostri cugini iberici, che fino a un paio d'anni fa ci guardavano con una fastidiosissima puzza sotto il naso, oggi son messi pure peggio di noi (e ce ne vuole). Ieri le elezioni per il rinnovo di 11 delle 17 comunità autonome (regioni) e di gran parte dei comuni hanno sancito una sonora batosta per i socialisti e per il premier Zapatero. I socialisti cedono ai popolari le regioni di Castiglia la Mancha, Aragona, le Asturie e le Isole Canarie. Ultima possibilità per salvare la faccia ed evitare un incredibile 11-0, un accordo di coalizione con l'estrema sinistra in Extremadura, In Extremadura il PP è divenuto il primo partito (fantascienza pura solo un anno fa), ma il PSOE potrebbe salvarsi facendo una coalizione con i comunisti di Izquierda Unida. Alle comunali va pure peggio. Il PSOE cede il comune di Barcellona ai nazionalisti catalani di CIU dopo 32 anni di dominio incontrastato. Non va meglio in un'altra storica roccaforte del PSOE, l'Andalusia, che non votava per le regionali ma solo per le comunali. I socialisti, oltre a perdere il capoluogo Siviglia dopo 12 anni di vittorie, risultano essere complessivamente il secondo partito di quella che è (o meglio dire era) la Toscana di Spagna. Nel complesso nei 50 comuni capoluogo di provincia 40 vanno ai popolari, solo 5 ai socialisti e altri 5 a formazioni autonomiste. Zapatero rimane comunque in sella per l'ultimo anno di residenza a Palacio de la Moncloa. Già, perché l'unica cosa certa sulle elezioni del prossimo anno è che non sarà Zapatero il primo ministro. I vertici del PSOE hanno deciso che era giunta l'ora di defenestrare mister Bean e Zapatero ha deciso di farsi da parte. A guidare i socialisti spagnoli nell'impresa impossibile di mantenere la maggioranza tra un anno sarà uno tra il ministro dell'interno, Alfredo Rubalcaba e il ministro della difesa, Carme Chacon. Almeno possiamo dire che, contrariamente a certi sultani nostrani, Zapatero ha avuto la dignità di farsi da parte per non esser troppo di impaccio al partito, cosa che altri personaggi della nostre parti, ormai screditati, non hanno alcuna voglia di fare.


    Giovanni R.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Elezioni Amministrative in Spagna, ecatombe per Zapatero

    Il tramonto di Zapatero fra sconfitte elettorali, "indignados" e default


    Quasi 35 milioni di spagnoli si sono recati alle urne per rinnovare oltre ottomila sindaci, 68.400 consiglieri municipali e 824 deputati regionali in una consultazione locale stritolata fra crisi economica, disoccupazione, protesta sociale e giovanile. Il Psoe del premier Zapatero ha subito una sonora sconfitta. I socialisti sono ai minimi storici e Zap. non si ricandiderà nel 2012. Il Psoe perde in grandi feudi tradizionali, come la Castiglia-La Mancia e l'Estremadura, ma soprattutto a Barcellona e Siviglia, seconda e quarta città del Paese. Barcellona finisce nelle mani dei nazionalisti conservatori del Ciu mentre Siviglia passa nelle mani del Pp, che si conferma anche nella capitale Madrid. Secondo i risultati diffusi ieri in serata, in Spagna c'è un onda azzurra montante, come il colore del Partido Popular (Pp) di Mariano Rajoy, che chiede elezioni anticipate. Il risultato di oggi viene considerato un forte segnale di allarme per i socialisti, a dieci mesi dalle cruciali politiche di marzo 2012.

    La vigilia elettorale è stata caratterizzata da quello che è stato ribattezzato il movimento degli “indignados” (o movimento 15-m), i cui componenti si sono accampati martedì scorso a Puerta del Sol a Madrid e nei giorni successivi in altre piazze del Paese denunciando il sistema politico dominato dai grandi partiti e reclamando una maggiore giustizia sociale. Decine di migliaia di manifestanti hanno nuovamente invaso sabato sera e nella notte le vie e le piazze della Spagna. Nella capitale, i dimostranti hanno deciso per alzata di mano che continueranno a occupare Puerta del Sol almeno fino a domenica prossima a mezzogiorno. L'impatto che l'esplosione della rivolta dei giovani ha avuto sulle urne non è ancora del tutto chiaro. Ad occupare le prime pagine dei giornali e i titoli dei tg non sono stati né i discorsi di Zapatero né di Rajoy. Tutti parlavano solo degli “indignati”. Con troppa enfasi dicono di ispirarsi a Piazza Tahir. Alle proteste che hanno mandato via il “faraone” Mubarak dopo trent’anni di dominio sull’Egitto. Ma sono un’altra cosa. Sono la generazione che ha paura di finire come la Grecia. Sono giovani, laureati e non, che dal 15 maggio (perciò il movimento si chiama M-15) manifestano per avere un futuro, ma non solo. La protesta di piazza Puerta del Sol denota soprattutto l’ansia di un Paese che si sente sempre più messo all’angolo.

    Come spiega Stratfor, la Spagna è il prossimo paese della Ue candidato alla bancarotta. La disoccupazione è la peggiore delle conseguenze sociali di una recessione che ha colpito duramente. Il tasso dei disoccupati è costantemente oltre il 20 per cento, con un picco per il settore dei giovani che supera il 40 per cento. Ma gli indignati spagnoli sono soprattutto i figli di una delusione. Quella di un paese che pensava di aver trovato la ricetta per la felicità e la ricchezza. Appena due anni fa politici ed economisti iberici festeggiavano il sorpasso del Pil spagnolo su quello italiano. Poco dopo è scoppiata la bolla immobiliare che ha polverizzato migliaia di posti di lavoro e affossato il settore che faceva da volano a tutto il sistema economico. Poi sono arrivate le banche da salvare, i tagli nel settore pubblico e le tasse in aumento. Tutti discorsi che gli “indignati” non vogliono più sentire.


    Il tramonto di Zapatero fra sconfitte elettorali, "indignados" e default | l'Occidentale

  3. #3
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    Predefinito Rif: Elezioni Amministrative in Spagna, ecatombe per Zapatero

    Bye-bye Zappy!
    Inutile dire che sono oltremodo soddisfatto di questo risultato: evidentemente c'è ancora un po' di speranza che gli Spagnoli riescano a sollevarsi dal baratro nel quale il socialismo li ha gettati.
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  4. #4
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    Predefinito Rif: Elezioni Amministrative in Spagna, ecatombe per Zapatero

    Spagna: popolari 37,5%, socialisti 27,8%

    Sinistra unita al 6,31%. Peggiore risultato Psoe da fine Franco


    Il Partido Popular di Mariano Rajoy ha superato di quasi 10 punti il Psoe del premier Jose' Luis Zapatero, secondo i dati definitivi delle elezioni comunali e regionali di ieri. Il Pp ha ottenuto complessivamente il 37,53%, contro il 27,79% del Psoe. Izquierda Unida e' terzo con il 6,31%. Per il Psoe e' il peggiore risultato alle amministrative dalla fine della dittatura franchista. Il Pp ha conquistato anche Castiglia La Mancia, feudo tradizionale dei socialisti. (ANSA).


    Spagna: popolari 37,5%, socialisti 27,8% - Esteri - Virgilio Notizie

  5. #5
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    Predefinito Rif: Elezioni Amministrative in Spagna, ecatombe per Zapatero

    Spagna: 'tsunami popolare per Zapatero'


    La stampa spagnola definisce un vero e proprio ''tsunami'' elettorale la dura sconfitta subita ieri alle elezioni amministrative e regionali dal Psoe del premier Jose' Luis Zapatero, con la ''storica'' vittoria praticamente ovunque del Partido Popular di Mariano Rajoy, che ora si candida prepotentemente alla guida del paese. I socialisti del premier hanno perso diversi loro bastioni storici, come la Castiglia La Mancia, Barcellona o Siviglia.


    Spagna: 'tsunami popolare per Zapatero' - Esteri - Virgilio Notizie

  6. #6
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    Predefinito Rif: Elezioni Amministrative in Spagna, ecatombe per Zapatero

    I popolari trionfano nelle regionali e amministrative
    Crollo dei socialisti in Spagna


    Madrid, 23. Netta sconfitta del presidente del Governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero: il suo partito socialista (Psoe) ottiene infatti il peggiore risultato della storia nelle elezioni regionali e amministrative, raggiungendo il 27,79 per cento dei suffragi, quasi 10 punti e 2,2 milioni di voti in meno rispetto al Partito popolare (Pp) di Mariano Rajoy. Il quotidiano «El País» ha parlato senza mezzi termini di tsunami. Il Pp è il vero trionfatore della consultazione di ieri conquistando undici delle tredici regioni in cui gli elettori si sono recati alle urne, nonostante siano quasi raddoppiate le schede bianche. D’altra parte sul voto non ha influito neanche l’impatto del cosiddetto movimento degli indignados. È infatti aumentata la partecipazione al voto. Si è recato alle urne Il 65.67 per cento degli aventi diritto rispetto al 63,27 per cento del 2007.

    A scrutinio concluso, il Pp ha ottenuto il 37,53 per cento dei voti, il Psoe il 27,79. Anche nel 2007 aveva vinto il partito popolare, ma allora la distanza era stata di appena 7 decimi: 35,62 per cento contro 34,92 per cento. Il Psoe, che ha pagato molto caro la gestione della crisi economica, ha perso 1,5 milioni di voti anche rispetto al 2007: Rodríguez Zapatero ha riconosciuto la «chiarissima» sconfitta, ma ha escluso l’anticipo delle elezioni politiche, affermando di volere portare a termine «le riforme imprescindibili per il recupero economico».

    Per i socialisti la sconfitta è storica anche perché travolge alcuni dei loro principali feudi, come la comunità di Castilla - La Mancha, il municipio di Barcellona — che controllavano da 32 anni — e gli otto capoluoghi andalusi, compresa Siviglia. Di fatto, le elezioni lasciano una mappa politica in cui il Pp domina nei comuni e anche nelle principali comunità autonome. I socialisti conservano il governo dell’Andalusia e dei Paesi Baschi (in questo caso con l’appoggio del Pp), regioni dove non si è votato. Il Partito popolare ha vinto le elezioni per la prima volta anche in Extremadura, finora un altro grande bastione del Psoe, che però potrebbe mantenere il Governo della regione se trovasse l’accordo con Izquierda Unida. I popolari conservano, con la maggioranza assoluta dei seggi, Madrid e la sua regione. Barcellona passa ai nazionalisti di Convergència i Unió che per governare avranno però bisogno dell’appoggio del Pp.


    24 maggio 2011
    [parola chiave: Europa | Politica]

    L'Osservatore Romano, Crollo dei socialisti in Spagna&locale=it

    Anche l'Osservatore Romano, sempre piuttosto prudente e diplomatico, adotta toni decisi e senza mezze misure descrive la batosta del PSOE.
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Elezioni Amministrative in Spagna, ecatombe per Zapatero

    Elezioni Regionali e Amministrative Spagna: disfatta PSOE


    A 10 mesi dal rinnovo delle Cortes per i socialisti spagnoli è davvero notte fonda. E se non toccherà al Premier Zapatero raccogliere l’umiliazione di una sconfitta che si preannuncia cocente, purtuttavia mai la posizione di un candidato ufficiale alla Moncloa verrà, probabilmente, così poco invidiata come stavolta.

    Per correre ai ripari i vertici del partito al potere dal 2004 stanno pensando di annullare le primarie previste dopo la rinuncia, diciamo non totalmente spontanea, di Zapatero ad un terzo improbabile mandato. Se una tale eventualità si realizzasse il favorito d’obbligo per la designazione dovrebbe essere l’attuale Ministro degli Interni Rubalcaba, tra le facce meno indigeste dell’Esecutivo assieme a quella della collega Chacòn, già titolare della Difesa. Ma un miracolo, perchè di questo ormai si tratta, difficilmente avverrà da qui al prossimo marzo.

    Troppo poco tempo per rimediare al disastro del secondo mandato sopravvenuto allorquando il paese iberico festeggiava ancora l’onda lunga di una crescita economica da boom. Erano gli anni del modello Zapatero che coniugava riforme radicali in ambito civile ad un approccio empirico in economia in equilibrio tra socialdemocrazia e mercato. Tutto travolto dall’infuriare della crisi esplosa con la bolla dei mutui subprime americani: la Spagna che aveva basato molta parte del proprio sviluppo impetuoso sul settore ‘immobiliare ne è uscita con le ossa rotte. La crescita si è arenata e la disoccupazione è risalita oltre il 20%. Se poi aggiungiamo la situazione inquietante del deficit di bilancio ed i timori di contagio per il sistema creditizio del paese abbiamo l’idea della tempesta in corso.

    Di fronte a questa catastrofe la parte più radicale dell’elettorato socialista ha deciso di contestare l’establishment chiedendo interventi più decisi della mano pubblica in economia e più moralità della classe dirigente. Si tratta dell’oramai celebre Movimiento 15 Mayo, che tanto clamore sta suscitando anche a livello internazionale. Nulla più di una serie dei rivendicazioni ingenue e demagogiche, a ben vedere, ma sufficienti ad accentuare lo sconquasso in casa del principale partito della sinistra spagnola.

    Le dimensioni della batosta incassata alle elezioni amministrative del 22 maggio (si votava in 14 delle 18 comunidades autonomicas e in quasi tutte le principali città) ne sono una testimonianza incontrovertibile. Il PSOE perde i bastioni di Castilla-la Mancha, Aragona, Asturie e Baleari reggendo a fatica in Extremadura dove dovrà governare in coalizione con i comunisti della Izquierda Unida. Né meglio è andata alle comunali dove brucia particolarmente la disfatta di Barcellona e la perdita della roccaforte Siviglia. I popolari, dal canto loro, hanno ben motivo di festeggiare: la loro vittoria è schiacciante e permette a Mariano Rajoy di indossare i panni del favorito dopo due sonore sconfitte ad opera del rivale di sempre ed una dura contestazione interna cui è riuscito caparbiamente a resistere.

    L’unico rischio serio in casa PP è quello di dare già per vinta la partita sottovalutando, più che l’eventuale riscossa socialista, la presenza destabilizzante di contrasti all’ultimo sangue fra i notabili e le varie anime all’interno della formazione moderata. Esemplare il caso delle Asturie: Alvarez-Cascos, candidato ufficiale popolare sino a qualche mese prima del voto, viene sostituito in corsa e decide seduta stante di metter su una listarella personale. Ebbene, il risultato è il trionfo per il giubilato ed una grana in più per la casa madre che dovrebbe, tuttavia, riuscire a ricucire lo strappo e governare anche in quel di Oviedo. Altra diatriba storica, in casa centro-destra, è quella che divide il Sindaco di Madrid, Ruiz Gallardòn, un moderato e la più oltranzista Esperanza Aguirre, Presidente della Comunidad che insiste nella zona della capitale. Anche qui la tregua dovrebbe essere firmata, dal momento che i due pensavano di battagliare per la poltrona occupata da Rajoy e dovranno, invece, attendere diversi anni, rebus sic stantibus.

    Detto dei due principali protagonisti del panorama partitico iberico, resta da aggiungere ancora qualcosa sull’affermazione dell’ UPyD (Uniòn Progreso y Democracia), compagine formata da Rosa Diez,una deputata fuoriuscita dalla casa socialista, che ha raccolto un buon numero di consiglieri in varie regioni e località sottraendoli agli ex-compagni di avventura. Regge bene la Izquierda Unida, cartello che raccoglie il vecchio PCE già guidato, in illo tempore, da Santiago Carrillo, uno dei padri del cosiddetto euro-comunismo, ed altre schegge della sinistra movimentista tra cui gli ecologisti.

    Infine, uno dei dati più interessanti che emergono è il successo sorprendente della izquierda abertzale (sinistra di apertura) nei Paesi Baschi: BILDU, questo il nome dell’alleanza fra partitini e movimenti indipendentisti raggiunge il 25%, superato di poco dai moderati del PNV (Partito Nazionale Basco), mettendo in serie ambasce il governo locale guidato dal socialista Patxi Lopez in alleanza proprio con gli autonomisti. Un bel rompicapo visti i rapporti con l’ETA di diversi esponenti di BILDU che ha, comunque, ripudiato qualsiasi utilizzo del terrorismo nella lotta per l’indipendenza da Madrid. Altre note dissonanti provengono dalla Catalogna, dove erano chiamati alle urne i soli elettori delle città. Qui si conferma come dominatrice della scena Convergencia y Uniò, già trionfante alle regionali dello scorso novembre. Pur non sposando le tesi più estreme dei secessionisti catalani, raccolte invece dall’ Esquerra Republicana Catalana e dal neonato patto Solidaritat per la Independencia dell’ex-presidente del Barcellona Joan Rivera, il partito del Presidente Arthur Màs ha accentuato, negli ultimi mesi, la propria insofferenza nei confronti del governo centrale, soprattutto a causa della dura sentenza del Consiglio Costituzionale sulla questione calda dello statuto della regione. Anche qui saranno davvero gatte da pelare per un eventuale governo a guida PP.

    Lafayette70


    Elezioni Regionali e Amministrative Spagna: disfatta PSOE | Scenari Politici

 

 

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