



La Compagnia degli Anelli
(di don Francesco Ricossa - tratto dal numero 65 Anno XXVIII n. 1/2012 della rivista "Sodalitium")
[...] Non sono i titoli che gli mancano: nato a Bari nel 1947 e ordinato (?) nel 1975, ha effettuato ricerche all'Ecumenical Institute, al Biblicum di Gerusalemme e all’Istituto Sant’Anselmo di Roma; Mons. Nicola Bux è Docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà Teologica di Bari e Issr, Consultore Congregazione Cause dei Santi e della Dottrina della Fede, nonché dell’Ufficio per le celebrazioni pontificie, perito al Sinodo dei
Vescovi del 2005 e 2010, consulente della rivista “Communio” (quella della Nouvelle Théologie), autore di numerosissime pubblicazioni di teologia dogmatica e liturgica e, secondo Disputationes Theologicae, “tra i
più stimati collaboratori del Santo Padre Benedetto XVI” (nel 1977 Joseph Ratzinger scrisse la prefazione a un libro di don Bux). Quando l’illustre Monsignore venne ordinato (?) sacerdote col nuovo rito, nel 1975, era a tutti noto il caso-Lefebvre e la questione della riforma liturgica messa in discussione; notizie di don Bux al riguardo: non pervenute. Non pervenute anche le notizie di una celebrazione del rito detto di San Pio V, quando detta celebrazione – ora dichiarata “mai vietata” – era vietata, eccome.
Ma dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum del 2007, non si sente più parlare che di don Bux, anzi: Mons. Bux. Spesso presente quando c’è da celebrare col “rito straordinario”, sempre in prima fila nei convegni sull’antica liturgia, esegeta della “riforma della riforma liturgica” ratzingeriana (N. BUX, La riforma di Benedetto
XVI, con prefazione del “cardinal” Cañizares, ed. Piemme) Mons. Bux ci avverte, un po’ in ritardo ma incoraggiato da Vittorio Messori, che andare a messa (?!) oggi può comportare la perdita della fede (N. BUX, Come andare a Messa e non perdere la fede, ed. Piemme), anche se un contributo al problema lo ha dato lui stesso, se è vero,
come scrivono elogiosi su Effedieffe che ha collaborato col Vescovo benedettino Magrassi alla riforma postconciliare della liturgia nella sua diocesi (Bari). Saremmo forse divenuti gelosi dell’operaio dell’ultima ora? Disprezzeremmo un’illustre conversione? Il problema è un altro. Il problema è che molti “tradizionalisti” pendono ormai dalle labbra di un personaggio il quale, imitando d’altra parte Benedetto XVI, è maestro di ecumenismo e di dialogo interreligioso. Infatti, Nicola Bux, già nel 2005 e ancora nel 2011, è collaboratore, con Michele Loconsole (che scrive strafalcioni quali “il Dio trinitario che si è incarnato” – si è incarnata solo la seconda Persona! – o Maometto che è “asceso in Cielo” da Gerusalemme) e Philippe Farah del "Calendario Comparato ebraico cristiano islamico" a cura dell’Enec (Europe-Near Est Centre). [...] La “riforma della riforma” consiste dunque in questo: mettere a capo dei cattolici tradizionali dei modernisti in rito straordinario.[...]


Forse altrove sarà così in questo forum l' "Ubi bux, ibi lux" non ha nessun tipo di cittadinanza ecclesiale.![]()




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