Alcuni cittadini di Palermo mi hanno scritto una bellissima lettera, vorrei iniziare con queste loro parole: “caro Luca, come si conviene tra persone che considerano la politica non altro rispetto alla vita e gli affetti e i sentimenti essere il cuore della vita”.
Accogliendo il loro appello, io prometto e noi insieme promettiamo, che quando sarò sindaco, perchè sarò sindaco di Palermo, mi impegnerò a costruire una città come questi cittadini suggeriscono, accogliente e solidale.
Sarò sindaco e aprirò i portoni di palazzo delle Aquile in primo luogo a quanti non hanno votato per me, perchè il sindaco è il sindaco di tutti. Mi impegnerò a difesa di una città che è stata abbandonata da leader e capetti politici che sempre si nascondono in seconda fila e non ci mettono la faccia.
E’ troppo comodo inciuciare e depredare e poi nascondere la faccia, e tramare in silenzio. Io ci metto, noi ci mettiamo la faccia. Palermo è una città ferma e sporca. Noi non possiamo tollerare la sporcizia per le strade di Palermo, che è la sporcizia nel cuore e nelle menti di chi l’ha amministrata. Questa città deve uscire dalla palude del’eterno presente, che ignora il passato e non vede il futuro.
Questa città deve liberarsi dalla cultura dell’appartenenza che ignora i meriti. Oggi un giovane, a una persona, che vuole lavorare, non viene chiesto che cosa sa fare ma a chi appartiene! Vergogna! Siamo impegnati nel costruire la qualità della vita di una città dove i cittadini non siamo sudditi. E per far questo occorre mettere insieme la ruota dello sviluppo, sociale, culturale, economico, ma anche l’attrazione economica, sociale e culturale.
Ieri il commissario mi ha illustrato la gravità della situazione, ma al termine dell’incontro sono sceso in piazza, per tornare a casa, e ho incontrato dei lavoratori dell’Amia e della Gesit, che protestavano contro gli sprechi degli amministratori e contro il loro utilizzo perverso delle aziende.
Noi provvederemo a riorganizzare le aziende, ad azzerare tutti i cda scegliendo amministratori onesti e competenti. Non porteremo nella nostra squadra nessuno di coloro che in questi anni hanno gestito e massacrato Palermo, nessuno!
Negli ultimi 10 anni non si è chiesto un solo euro a Bruxelles. E voi capite come le risorse europee devono diventare risorse per la città. E’ necessario recuperare una visione strategica del centro storico e delle periferie, per garantire occupazione e imprenditoria, soprattutto lavoro e imprenditoria giovanile. L’Europa ha risorse e noi, con un apposito ufficio Europa, che provvederemo a ricorstituire dopo 10 anni di abbandono, andremo a caccia di tutte le risorse possibili. Perchè le risorse che non dovessero arrivare a Palermo, andranno in Spagna e Portogallo.
Occorre pensare un piano di coesione, di social innovation, con alla base quel sistema di micro-imprese che costituisce il tessuto di una città, che non può soltanto sperare nell’impiego pubblico e nell’assistenza del Comune. Avremo bisogno di una connessione virtuosa, di smart mobility, che faccia del traffico urbano una risorsa e non un ostacolo, intenderemo la mobilità come crescita economica.
Dovremo stabilire competenze per la legalità, una governance nuova. Abbiamo bisogno di contrastare la criminalità organizzata, e di pensare una governance ambientale della città: perchè dopo i cittadini, la più grande risorsa di Palermo è l’ambiente, non certo le risorse finanziarie dei mercati internazionali.
Come entrare da protagonisti nella realtà culturale mondiale? Le risorse europee prevedono un piano per mandare 1000 giovani a vivere un anno all’estero. Non soltanto diplomati e ricercatori ma anche lavoratori e imprenditori. Per imparare una lingua e portare nella nostra città segni di una contaminazione positiva, di un altro modo di intendere la città e la vita. Ma siccome abbiamo molto da apprendere e altrettando da insegnare, pretenderò dai sindaci europei delle città in cui manderemo i nostri 1000 giovani, di mandare a Palermo 1000 giovani europei per apprendere quanto c’è di positivo in questa città, per creare relazioni e integrazione tra Palermo e l’Europa. Vorrei ricordare che l’Europa per questo ha degli stanziamenti di oltre 6 miliardi, e intanto noi stiamo lì a piangere per i nostri giovani senza futuro e senza sviluppo!
Dobbiamo mettere mano alla macchina comunale, e voglio esprimere a tutti i dipendenti comunali la mia solidarietà per aver sopportato 10 anni di angherie, 10 anni nei quali o erano sudditi o venivano cancellati. Dobbiamo recuperare l’informatizzazione della macchina comunale, strumento di efficienza e trasparenza. Ogni palermitano, ogni palermitana deve poter conoscere, chi ha pagato chi, quando e perchè. E’ un modo per controllare e esaltare le professionalità che esistono nell’amministrazione comunale, smettendola di distribuire posizioni amministrative agli amici degli amici. I dipendenti comunali non vanno confusi con chi in questi anni ha amministrato.
L’esempio che voglio portare è quello di un dipendente comunale, che incontrandomi mi ha detto “Sindaco, ma lei capisce che sono 10 anni che non vengo sottoposto a un procedimento disciplinare?” “No, scusami, gli dico, ma vuoi essere sanzionato?” “No, mi fa lui, voglio dire che il fatto che non mi sottopongano a un provvedimento disciplinare, è il segno che nessuno si accorge di quello che faccio e di come lo faccio. Non mi arrivano nè apprezzamento nè sanzioni.”
Non può andare avanti così. Non può. Occorre che anche tra i dipendenti comunali nasca la dimensione comunitaria, l’orgoglio di far parte di una amministrazione efficiente che rende servizi ai cittadini.
Occorre sistemare le aziende, e state certi che separando la gestione stralcio dalla amministrazione futura, con amministratori competenti che non vanno in trasferta a Dubai, sarà sicuramente possibile.
L’amat, un’azienda modello, di trasporto pubblico, merito non mio ma degli amministratori competenti che io ho scelto, è oggi in condizioni tremende. Quando ero sindaco i dirigenti mi facevano sapere ogni mattina quanti mezzi erano usciti, e quando ce n’erano meno di 400 chiedevo le ragioni e esigevo spiegazioni. Oggi se ce ne sono 200 in giro è grasso che cola. E così ci lamentiamo del traporto che manca, ma i lavoratori devono essere messi nelle condizioni di lavorare.
Occorre, fuori da ogni impostazione ideologica, costruire tram e metropolitana, sapendo che i tempi di realizzazione non sono brevi: avrebbero dovuto essere brevi, era tutto pronto, ma avete visto che fine ha fatto il tram, affidato alle mani di questi incompetenti. Occorre chiudere intere zone della città al traffico veicolare, gli imprenditori economici si devono convincere che non è un’operazione solo giusta ed ecologicamente corretta, ma anche conveniente per tutti.
Riguardo all’azienda acquedotto: l’acqua non è un bene, è un diritto! L’hanno detto 27 milioni di italiani! Giù le mani da Palermo, e giù le mani dall’acqua pubblica! L’azienda del gas e dell’energia deve essere l’azienda leader della realtà palermitana delle energie rinnovabili, punto di riferimento!
Questa è una città dove ci sono problemi, servono visione e azione per cambiarla. Occorre ad esempio eliminare la vergongna della Gesit. Cacciare gli amministratori amici e compagni di letto degli amministratori comunali! Sono diventati tiranni insopportabili. E occorre, con i lavoratori Gesit, stipulare un patto di diritti e doveri. Verificare chi sa fare che cosa, e utilizzare ciascuno secondo quanto sa fare. Non è possibile che tranne chi lavora presso il canile municipale e i cimiteri, gli altri vengano sfruttati come un ammasso di carne. Dobbiamo elaborare tanti progetti cittadini, che facciano sentire a ogni lavoratore di essere utile per la città, meritevole di essere retribuito. Per fare questo bisogna certo fare riferimento alle risorse europee. Però serve anche un patto con la città produttiva e colta, una missione comune che si chiama sviluppo, lavoro e lavoro per i giovani.
E’ necessario che ci sia un continuum tra le categorie e tra le eccellenze delle professioni, nel mondo dell’arte, della cultura, nel mondo del commercio, dell’artigianato.
E voglio cominciare a parlare di turismo.
Vi sembrerà strano, ma il turismo è l’attività economica più complessa che esista. Noi siamo abituati a pensare che abbiamo il sole, abbiamo il mare, e allora la gente viene. Non basta. Occorre promuovere la fruibilità dei musei. Il turista che arriva – pardon, scusate: il palermitano che vive a Palermo, e quindi poi anche il turista che arriva, deve avere un unico biglietto di accesso a tutti gli spazi museali e comunali. E nel biglietto devono essere scritti tutti gli orari di apertura. Occorre ovviamente poi allargare la cosa anche agli altri enti proprietari di patrimoni straordinari. La provincia, la chiesa, la regione, i privati, l’università. Pensate a quanto sarebbe bello per un palermitano avere un biglietto di fruizione di tutti gli spazi culturali della città. E’ un sistema che serve a tutti. E che aiuta ciascuno.
Insomma, io ci credo, ci credo!
Occorre promuovere verde, mare, musei. E gastronomia. Abbiamo una straordinaria eccellenza gatronomica. Ma se non la mettiamo in rete, se non spieghiamo la cassata ai sette veli, la gente non capisce perchè Palermo è così com’è.
E poi promuovere l’ippica. Eh sì. L’ippica. Perchè Palermo era la capitale dei concorsi internazionali, e quella è una fonte d’attrazione straordinaria. Ovviamente bisogna, nella pratica quotidiana, rispettare tutti gli animali. Per esempio, sono indecenti le condizioni in cui vengono trattati cani e gatti della nostra città! E’ indecente!
Occorre promuovere, sempre per i palermitani, poi arriveranno anche i turisti, l’artigianato, che è una attività produttiva che mette insieme cuore, cervello e mani. E che supera la distinzione tra il lavoro intellettuale degli uffici e il lavoro manuale dei cantieri. L’artigiano è la sintesi, perchè deve progettare e poi realizzare.
Occorre promuovere il commercio. Basta con i mega centri commmerciali a Palermo! Basta! Basta! Occorre realizzare i centri commerciali naturali, la Vucciria, Capo, Ballarò, Borgo Vecchio, sono centri commerciali naturali. Occorre moltiplicare i centri commerciali naturali.
“Sindaco, sindaco, ma non ci sono risorse!” Ma come? Quattro piane, un divieto d’accesso, 100 euro. Basta chiudere al traffico, e non solo di giorno. Anche di sera. Io penso ai ristoratori e ai pub, che nei sei mesi all’anno che si può stare all’aperto devono convivere con i gas di scarico. E allora centri commerciali naturali diurni e notturni, come è giusto che sia.
Propongo un patto per l’opccupazione giovanile con l’università. Non può l’università ignorare che la formazione e lo studio non servono soltanto per ulteriore formazione e studio, ma anche per l’accesso dignitoso al mondo del lavoro. Con il Cnr ho già avviato rapporti perchè nasca a Palermo un centro di ricerca europeo per le energie rinnovabili e il solare. Perchè sia chiaro che accompagnamo la ricerca alla ripresa economica. E accanto all’università, occorre stabilire un rapporto organico con l’istituto nautico di Palermo, così che dopo la formazione possa, insieme al comune – non con i soldi del comune, ma con la forza politica del comune – accedere al mercato del lavoro.
Non ho parlato dell’arte, della musica, dei teatri di Palermo. Perchè fino ad adesso ho parlato di sviluppo economico: mare, commercio, industria, musei. Tutto sviluppo economico. Il comune di Palermo aiuterà lo sviluppo di Palermo. E coloro che sono colti e produttivi, comincino a pensare che sia conveniente investire nella periferia della città.
Occorre promuovere l’impiantistica sportiva. Voglio dedicare questo passaggio a un grande assessore della giunta di Palermo, Matteo Marino, che ha creduto fosse fattore di sviluppo mettere al servizio della città la sua professionalità, e ha pagato tutti i costi. Ma vedere il palazzetto dello sport ridotto com’è ridotto è un insulto a quanti hanno creduto in questa città.
Poi, promuovere le circosrizioni, che devono creare sinergia con palazzo delle Aquile, un seme di qualità della vita. La smettano di pensare a quante riunioni di consiglio fare e a chi votare, perchì e percome, e recuperino invece il movimento, quello che credeva fosse possibile partire dal basso, in tempi nei quali sembrava che Palermo fosse condannata interamente dalla mafia e dalla clientela.
Sono a proporre un patto con i cittadini del terzo settore, con quel privato sociale che non si occupa solo di assistenza, ma fa impresa sociale, quella impresa sociale che mette insieme esattamente meriti e bisogni. E’ ora di finirla di pensare che chi ha bisogno non può avere meriti, e chi ha meriti non può avere bisogno. Occorre pensare che in una città che vuole essere comunità, occorre occuparci in uguale misura di meriti e bisogni. E per farlo dobbiamo liberare Palermo della cultura dell’appartenenza. Hanno smantellato la 285. Non c’è più il sistema, la rete dei servizi sociali, e siamo ridotti a sperare che la Caritas o qualche parroco volentereoso, continuino ancora a distribuire qualche pasto, o qualche pezzo di pane. E chiedo a chi si candida a queste elezioni, che non mortifichi Palermo utilizzando i pasti della Caritas a fini elettorali. Vergognatevi!
Occorre dire grazie alle chiese di Palermo. Alla Chiesa Cattolica, ai suoi uomini impegnati nel sociale, al recentissimo documento della chiesa palermitana che fa riferimento a chi crede di poter essere a servizio della persona umana, anche se non crede. Ma questo deve rientrare in un piano organico che abbia l’obiettivo di socializzare il territorio. Non è possibile che chi vive nelle periferie si senta meno cittadino di chi vive in piazza Politeama. Superiamo l’emarginazione dell’handicap, incentiviamo i gruppi di acquisto solidale.
Per superare la vecchia e soprattutto le nuove povertà, perchè accanto a coloro che venivano considerati poveri ci sono coloro che sono diventati poveri, che vivono la loro condizione di povertà in ambienti e sistemi del passato, senza il coraggio o la forza di chiedere al portiere di rinviare il pagamento del condominio, con la sofferenza di essere rimasti senza luce e di dover nascondere agli altri questo fatto.
Dobbiamo affrontare la struttura degli uffici tecnici, e procedere rapidamente all’informatizzazione delle procedure. Non è possibile che cittadini e imprenditori debbano aspettare mesi e anni, per poi non ottenere quello che gli spetta, l’uso del territorio in conformità alle leggi. Serve un piano per riqualificare e riparare la città, un piano di infrastrutture utili e sostenibili, social housing per affrontare il problema dei senza casa, che in questa città sono costretti a vivere occupando abusivamente luoghi abbandonati, o vivere la vergogna di vivere in macchina perchè non trovano nessuno che li ospiti. Palermo non è solo l’eccellenza, ma anche la fragilità di questi bisogni.
Serve dialogo e patto con tutte le associazioni sportive, professioniste e dilettantistiche, non è possibile vivere in una città dove l’unico sport praticato è il calcio guardato. Io sono tifoso del Palermo, sono rosanero ovviamente, ma è possibile avere anche un po’ di pallacanestro, di pallavolo, di football, di baseball, di rugby, di tutti gli altri sport!? Solo così lo sport diventa fattore di sviluppo.
La centralità delle politiche culturali sarà un punto di partenza. La città ha bisogno di aprire spazi per la cultura, perchè mancano! Restituire questa centralità, mettere a sistema la rete delle strutture che già esistono, creare un piano delle biblioteche, istituire in ogni circoscrizione una casa della cultura, così che ogni parte della città partecipi al processo culturale di tutta la città. Scriveremo una carta dei diritti degli operatori culturali, che non possono chiedere come favore quello che è un diritto.
Occorre, come hanno promosso acuni cittadini che ringrazio, promuovere Palermo capitale della cultura, formare una squadra, e per questo resto in ascolto della città. Penso a una squadra di persone colte, competenti, che amano palermo. Non so se lo devo dire, ma lo dico. Il 50% degli assessori saranno donne. E mi permetto di fare un’osservazione: lo prevede la legge. Una legge che io col mio voto in campo nazionale ho contribuito a far passare. Finalmente le pari opportunità sono una legge per la formazione della giunta. Non dovete ringraziarmi, ma dovete pretendere che io scelga uomini e donne intelligenti, colti e che amino Palermo.
Dobbiamo ringraziare chi non è nato a Palermo ma ha deciso di vivere qui. Dobbiamo ringraziali. E devo dire che hanno scelto bene.
Occorre realizzare, soprattutto per coloro che sono qui da poco tempo, centri di riferimento multilingue per un accesso diretto, in modo che le diversità di storia, cultura e lingua non siano un ostacolo ma una ricchezza, per assicurare il diritto di cittadinanza. A Palermo, quando sarò sindaco, il residente sarà cittadino. Gli stati hanno passaporti. I comuni danno residenze. E il residente sarà cittadino.
E’ importante garantire la partecipazione nella città di tutti, e pensare d’intesa con le associazioni e con chi ci vive, in questa città. Dobbiamo arrivare al punto in cui tutti ci si sente parimerito nei diritti, tutti cittadini di Palermo, ovviamente senza moritificare le proprie radici, la cui vitalità è la ricchezza di questa città. Dobbiamo garantire i luoghi di culto a coloro che vivono diverse fedi religiose. Dobbiamo stabilire che ci sia uno spazio di commemorazione laico per i defunti. In passato c’era una differenza tra il matrimonio religioso e quello civile: nel matrimonio religiosi c’era una adeguatezza di celebrazione estetica, mentre quello civile si faceva in fila, in scantinati di uffici comunali. Io mi sono ribellato, era giusto dedicare ai matrimoni civili i più bei palazzi di palermo.
Occorre che il comune diventi garante della qualità della vita. Arriverà qualcuno che dice “ma questo è di competenza di…”. Ma questo è di competenza del sindaco di Palermo, che non può accettare che nella sua città i cittadini vengano mortificati.
Occorre che il comune diventi in questo modo il punto di partenza di una nuova stagione che metta insieme esperienza, competenza, amore, professionalità, relazioni internazionali, radici ed ali. Questa è quella che chiamo la nostra visione e la nostra azione. Una visione senza azione è soltanto un sogno. Un’azione senza visione è soltanto attività. Ma visione e azione possono cambiare Palermo.
Missione e azione possono cambiare Palermo insieme. Giù le mani da Palermo, viva Palermo!
Grazie, grazie, grazie.
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