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  1. #1
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    Predefinito Rivelazioni del tesoriere PD, intervento di Alessandro Massari

    Il libro
    La rivelazione del tesoriere Pd
    «In 5 anni ai partiti 941 milioni»
    Mauro Agostini svela i meccanismi dei «rimborsi» e la difficile convivenza con i colleghi di Ds e Margherita

    La copertina del libro di Mauro Agostini
    La copertina del libro di Mauro Agostini
    ROMA - «Il tesoriere ha in mano i cordoni della borsa di un partito. Figura tradizionalmente oscura, un po’ sinistra, al punto da passare per colui che manovra non solo i denari ma anche i segreti più turpi della politica ». Tanto basterebbe a spiegare perché nessun tesoriere di partito abbia mai scritto un libro. Nessuno prima di Mauro Agostini, l’uomo che un anno e mezzo fa ha avuto (e ha tuttora) in mano i cordoni della borsa del Partito democratico: non si sa se per coraggio o incoscienza. Il suo libro, da cui sono tratte queste frasi, esce oggi in libreria, l’ha pubblicato Aliberti in una collana diretta da Pier Luigi Celli e si chiama semplicemente Il tesoriere. Da un titolo così è lecito attendersi anche qualche considerazione numerica. Che infatti non manca. A cominciare dal calcolo minuzioso di quanti soldi pubblici, attraverso il meccanismo ipocrita dei cosiddetti rimborsi elettorali, sono entrati nelle tasche dei partiti italiani soltanto negli ultimi cinque anni, dal 2004 al 2008. Reggetevi forte: 941 milioni 446.091 euro e 14 centesimi. Cifre senza eguali in Europa, se si eccettua, sostiene Agostini, la Germania. La ciccia, tuttavia, non è nei numeri. Il tesoriere sostiene che è necessario un sistema di finanziamento dei partiti «prevalentemente pubblico » senza più ipocrisie, ma con «forme di controllo incisive e penetranti » di natura «squisitamente pubblica» e il «vincolo esplicito» di una gestione sobria ed economica prevedendo anche «sanzioni reputazionali ». Ma al tempo stesso non può non ripercorrere la storia dei ruvidi rapporti con i suoi colleghi dei Ds, Ugo Sposetti, e della Margherita, Luigi Lusi, i due partiti che hanno dato vita al Pd. «Il nuovo partito nasceva senza un euro. L’obiettivo, mai esplicitato, ma evidente in comportamenti (...) dei tesorieri Ds e Margherita era quello di dare vita a una sorta di triumvirato nella gestione delle risorse, di cui però i veri sovrani avrebbero dovuto essere Ugo Sposetti e Luigi Lusi, in quanto titolari dei rimborsi elettorali.

    Con le conseguenze facilmente immaginabili: quando le cose sarebbero andate secondo i desiderata dei due vecchi azionisti, i soldi sarebbero affluiti regolarmente, in caso contrario no. È evidente che la questione rivestiva un valore (...) squisitamente politico e di autonomia del nuovo partito». Una ricostruzione che indica senza mezzi termini fra le cause delle difficoltà interne del Pd la sopravvivenza dei vecchi apparati di partito, con le rispettive munizioni finanziarie. Agostini ricorda che i Ds avevano provveduto a blindare in fondazioni «con un percorso opaco» migliaia di immobili. E che il tesoriere della Margherita, Lusi, aveva dato sì la disponibilità a contribuire al Pd con i rimborsi elettorali, «a condizione che anche i Ds avessero fatto la loro parte, in ragione di quaranta a sessanta per cento». Ma «l’impossibilità dei Ds» a mettere mano al portafoglio motivata da quel partito con il forte indebitamento «assolveva tutti dall’obbligo politico di sostenere il Pd». Questa vicenda è chiaro sintomo di quella che Agostini definisce «un’ambiguità di fondo mai esplicitata ma che percorrerà il progetto sotto pelle in tutto il suo primo anno di vita e che rischia di essere anche la causa profonda della crisi che sfocia nelle dimissioni di Walter Veltroni ». Ancora: «L’ispirazione sembra più quella di dare vita a una specie di consorzio o di holding i cui diritti principali restano in mano ai soci fondatori, piuttosto che fondare una nuova formazione politica». La notizia con la quale comincia Il tesoriere, e cioè che il Pd ha fatto certificare il bilancio 2008 dalla Price Waterhouse Coopers («la prima volta», rivendica con orgoglio Agostini, che un partito italiano sottopone i suoi conti a una verifica del genere), valga a questo punto come una consolazione. Perché se la diagnosi politica è giusta, la strada è ancora tutta in salita. Dettaglio non trascurabile: il libro viene presentato oggi dal segretario del Pd, Dario Franceschini.

    Sergio Rizzo
    11 giugno 2009 La rivelazione del tesoriere Pd «In 5 anni ai partiti 941 milioni» - Corriere della Sera

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Rivelazioni del tesoriere PD, intervento di Alessandro Massari

    Massari: le difficoltà politiche del Pd nascono dal finanziamento pubblico e dalla trasformazione del partito in holding

    Roma, 11 giugno 2009

    • Dichiarazione di Alessandro Massari, membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani

    Agostini, tesoriere del PD, nel suo libro “Il tesoriere”, solleva il velo d’ignoranza sul finanziamento pubblico dei partiti in Italia, in modo specifico su quello di PD, DS e margherita e su quanto questi danari abbiano influito sulla involuzione politica, ma non solo, del PD.

    Alcune dati deludono chi pensa che la politica nel PD sia solo passione e militanza: negli ultimi cinque anni il finanziamento pubblico è stato enorme, pari a 941 milioni 446.091 euro e 14 centesimi negli ultimi cinque anni.

    Poiché il PD ha avuto diritto ai primi finanziamenti pubblici “diretti” solo dopo la competizione elettorale dello scorso anno, allora questi fondi gli sono stati “girati” dagli “azionisti di riferimento”: la Margherita e i DS, con le conseguenze immaginabili e descritte dall’autore:<di cui però i veri sovrani avrebbero dovuto essere Ugo Sposetti e Luigi Lusi, in quanto titolari dei rimborsi elettorali.

    Si denuncia, finalmente, il “potere di veto” esercitato dagli “azionisti” della Margherita e dei DS , vera e propria ragione di tante difficoltà del PD, poiché ciò ha causato la necessità di garantire la «sopravvivenza dei vecchi apparati di partito con le rispettive munizioni finanziarie» ma le migliori condizioni delle finanze della Margherita -che non voleva pagare l’intero conto- rispetto a quella dei DS, «assolveva tutti dall’obbligo politico di sostenere il Pd… ed essere anche la causa profonda della crisi che sfocia nelle dimissioni di Walter Veltroni ».

    Insomma la crisi del Pd e del suo primo segretario, è nata da risse per la “roba” tra le vecchie oligarchie di cui, è bene non dimenticarlo, anche Veltroni fa parte.

    Ma sono le fondazioni di partito la parte più moderna di un gioco antico perché, grazie a questa schermatura , si sarebbero blindate «con un percorso opaco» migliaia di immobili. E ancora: «L’ispirazione sembra più quella di dare vita a una specie di consorzio o di holding i cui diritti principali restano in mano ai soci fondatori, piuttosto che fondare una nuova formazione politica».

    Ciò che è sempre stato chiaro e segnalato dai radicali, trova oggi un’autorevole conferma: il PD è nato sulle rovine delle magre casse dei Ds, sui veti delle ricche casse della Margherita, sulla necessità di garantire la sopravvivenza dei vecchi apparati di partito e sull’uso spregiudicato delle fondazioni, che hanno trasformato i partiti, in questo caso il PD, in vere e proprie holding con al centro dei propri interessi “la roba”.

    I radicali, da sempre denunciano le storture del sistema politico italiano, non ricorrendo a fondazioni e non trasformandosi in holding, ma continuando a concorrere alla formazione di proposte politiche.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Rivelazioni del tesoriere PD, intervento di Alessandro Massari

    massari fortissimo come sempre

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Rivelazioni del tesoriere PD, intervento di Alessandro Massari

    La guerra dei tesorieri. Massari: tra Ds, Margherita e Pd ancora liti per soldi, contratti, strutture. forse si ispirano al gattopardo?
    Dopo l’uscita del libro “Il tesoriere” nuove conferme sulle cause reali delle difficoltà che affliggono il Pd: gli averi, i danari, in una parola la “roba”

    Roma, 25 giugno 2009

    di Alessandro Massari, Direzione nazionale Radicali Italiani

    Nuova puntata nella battaglia tra tesorieri a causa di debiti non pagati, e per altre importanti questioni politiche -legate sempre ai soldi-.

    Tutti argomenti considerati più importanti rispetto ai gazebo per le “primarie all’italiana”, o della celebrazione del primo congresso del Pd, tanto che il tesoriere della margherita Lusi afferma testualmente che “riappaiono le ombre del passato. Che poi, a guardare bene, tanto ombre non sono.”

    Sembra la risposta al tesoriere del Pd, Agostini.

    Si ricorda che Agostini ha denunciato esplicitamente, nel suo libro “Il tesoriere”,"un'ambiguita' di fondo mai esplicitata ma che percorrera' il progetto sotto pelle in tutto il suo primo anno di vita e che rischia di essere anche la causa profonda della crisi che sfocia nelle dimissioni di Walter Veltroni".

    Altro che primarie, altro che congresso. Datemi una tesoreria e vi solleverò-o affosserò- un segretario.

    Noi radicali, a Chianciano, arriviamo poveri di denaro, ma ricchi di progetti politici riformatori e democratici.

    Forse è per questo motivo che Franceschini ha sancito in modo “unilaterale” il “divorzio consensuale” con i radicali?

    Forse.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Rivelazioni del tesoriere PD, intervento di Alessandro Massari

    Alessandro Massari concentrandosi sul welfare e le proposte economiche dei Radicali, ha fatto uno degli interventi più significativi e ben esposti di tutti i tre giorni di Assemblea.

 

 

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