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Discussione: L'I.R.A. dall'interno

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    Bevar Christiania
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    Predefinito L'I.R.A. dall'interno

    Articolo tratto dal sito "IRLANDA NOTIZIE"
    http://www.geocities.com/CapitolHill...179/index.html


    L'I.R.A. dall'interno


    Reportage americano di Rory NUGENT, pubblicato nell'Agosto 1994
    dal mensile Spin Magazine di New York (titolo originale Inside the IRA).


    Il giornalista americano Rory Nugent nell'inverno 1993/ 1994 ha trascorso alcuni mesi in Irlanda del Nord per preparare questo reportage e il breve articolo che ad esso segue. Ne offriamo la traduzione italiana perché il ritratto dall'interno che fa del Movimento Repubblicano e della situazione nelle 6 Contee è ancora attuale, nonostante i quattro anni passati e l'accordo del 10 Aprile 1998, e permette di conoscere meglio gli attori del conflitto e la vita quotidiana della popolazione nazionalista nella parte dell'Irlanda ancora facente parte del Regno Unito.



    Gli autocarri dell'Esercito britannico si schierano tutto intorno mentre le truppe invadono il quartiere alla ricerca di armi appartenenti all'Esercito Repubblicano Irlandese. I soldati puntano i loro fucili contro tutto ciò che si muove. Cani ed esseri umani, uccelli e fumo dei camini, tutti sono bersagli a Belfast Ovest.

    La gente che torna dalla prima messa si accorge dell'agitazione in corso nel quartiere, e fa dietro front. Non è la prima volta che questo succede, e conoscono bene la procedura. Sono terrorizzati dall'umiliazione dell'essere sottoposti a fermo senza motivo, dalle serrature rotte, sfondate, specialmente se le loro case sono nella lista degli obbiettivi. Così si allontanano per rimandare la sofferenza. Io invece resto a guardare. Un gruppo di poliziotti e soldati mi sorveglia. Gli strumenti di sorveglianza a bordo di tre elicotteri ci tengono tutti sotto controllo e, come dèi del cielo, ascoltano tutto.

    Quattro appartamenti vengono messi completamente sottosopra prima che i cani da fiuto siano premiati con bocconcini e carezze per avere individuato un lanciagranate dell'IRA e sei razzi sotto le assi di un pavimento di legno. Mentre le truppe sfilano fiere, ostentando l'equipaggiamento catturato perché tutti lo possano vedere, un poliziotto mi si avvicina e mi dice: "È stata una buona caccia e una buona giornata."

    "È soltanto un giorno come tutti gli altri, stronzo, un giorno come tutti gli altri," ringhia sottovoce alla mia destra un abitante del quartiere. Ma quando un elicottero balza innanzi verso di lui cercando un migliore angolo di osservazione, si tuffa dietro a un edificio.

    Le telecamere degli elicotteri possono leggere gli ingredienti su un sacchetto di patatine a una distanza di quasi ottocento metri; i loro microfoni possono isolare la voce di una sola persona tra migliaia che fanno il tifo a un incontro di calcio. Quest'uomo, senza dubbio, si è appena guadagnato qualche aggiunta al dossier elettronico che lo riguarda. Mentre io non l'ho più visto dopo, domandandomi se fosse finito in galera o, semplicemente, se ne stesse in casa, al riparo dalla pioggia continua, con ogni probabilità la polizia sa tutto di tutti i suoi movimenti.

    I servizi segreti britannici, l'MI5 (Military Intelligence 5) e l'MI6 (Military Intelligence 6), hanno trasformato l'intera Irlanda del Nord in una gigantesca banca dati che essi possono scandagliare per ottenere informazioni. La rete opera sotto diversi nomi di codice, come Vengeful ('Vendicativo') e Crucible ('Prova del fuoco'), trasferendo nella realtà di tutti i giorni l'incubo di Orwell. Telecamere e dispositivi d'ascolto si protendono dagli edifici, dai ripetitori della radio, dai pali dei telefoni, dagli alberi, dai baracchini dei gabinetti pubblici; e si celano dietro gli specchi, i pannelli dei soffitti, gli schermi, le ventole. Questi occhi ed orecchie elettronici sono collegati a super computer che analizzano le minuzie della vita di ogni giorno per costruire modelli di comportamento previsto. Qualunque variazione spinge le autorità a decidere se, e che cosa, occorra fare. Allo stesso modo, la rete telefonica viene esaminata elettronicamente alla velocità di più di un milione di telefonate al minuto, allo scopo di individuare conversazioni che si sospettano essere utili all'IRA. Dall'istante stesso in cui viene pronunciata una parola o una frase chiave, la chiamata viene registrata e un detective si occupa del caso. Ma i miei amici di Belfast continuano a correggere la mia percezione di questo sistematico spionaggio. Essi assicurano che non si tratta di un grosso problema; hanno imparato non solo ad adattarsi alla sua presenza, ma anche ai modi per far sì che il sistema si ritorca contro se stesso. Una sola telefonata, infatti, può spedire centinaia di soldati britannici a inseguire il richiamo di uno specchietto per le allodole, lasciando così scoperta una zona dove l'IRA potrà attaccare.

    Qualche giorno dopo, nel quartiere dove erano state trovate le armi, Jimmy mi invita a prendere un tè da lui. Jimmy è un vedovo settantenne, e vive nella stessa casa di due camere in cui aveva contribuito a far crescere otto figli. Sopra il sofà sdrucito una fotografia incorniciata attira la mia attenzione, e Jimmy me la presenta con queste parole: "Belfast nel 1931, al tempo della Depressione."

    In primo piano, col dorso rivolto alla macchina fotografica, alcune dozzine di poliziotti e di soldati puntano i fucili contro una folla di giovani che estraggono le pietre del selciato e le lanciano. Verso i lati della foto, all'ombra di squallide case operaie, alcune madri sorreggono gli infanti con un braccio mentre protendono l'altro ad indicare, con gesto di accusa, le uniformi. Sullo sfondo i pinnacoli di Dio e del commercio, campanili e ciminiere, perforano un cielo macchiato dalle pietre che volano a mezz'aria.

    Jimmy annuisce quando riconosco il luogo ripreso nella foto: Beechmount Avenue, tenace quartiere cattolico non lontano da qui. Qualche giorno dopo la perquisizione, l'IRA ha attaccato con razzi due autoblindo della polizia che pattugliavano la zona. Uno dei proiettili ha fatto cilecca, rimbalzando sulla porta di un'autoblindo senza fare danni; l'altro è stato letale, esplodendo dentro al secondo veicolo, strappando gambe e aprendo il tetto del blindato come fosse una scatola di sardine.

    Jimmy mi ordina di studiare con cura la fotografia. Non avrò il tè fino a che non vi identificherò i particolari che il tempo e la guerra hanno cambiato. Dopo 60 anni non molto è diverso, e mi ci vuole un po' per notare che le ciminiere oggi non ci sono più, fatte probabilmente crollare negli anni Settanta, quando la locale industria tessile andò a catafascio. E nel luogo ove nella foto sorgeva un panificio, oggi c'è un terreno abbandonato trasformato in discarica di rifiuti.

    "Era tanto tempo fa, forestiero." Jimmy mi conduce dentro alla fotografia. "I ragazzi oggi portano le scarpe e i pantaloni lunghi. E tirano granate, non pietre... E guarda i fucili. Nessuno ha più gli Enfield. Tutte e due le parti usano fucili automatici: Armalite, Kalashnikov, Uzi..."

    Mi indica un suo cugino tra i ragazzi della foto; Jimmy quel giorno era ad un paio di isolati di distanza, anche lui intento a tirare sassi alla polizia. Tutti i suoi amici d'infanzia si erano arruolati nell'IRA, dice Jimmy; si trattava di una tappa obbligata del diventare adulti a Beechmount, quartiere povero. E se domani Jimmy trovasse la lampada di Aladino, e il genio esaudisse il suo desiderio di tornare giovane, si arruolerebbe di nuovo. I cattolici vengono ancora trattati come cittadini di seconda classe, mi dice, e si scontrano con la stessa discriminazione istituzionalizzata che venne loro imposta nel 1921. "Prova a trovare un lavoro," dice con tono di sfida.

    Che un cattolico trovi lavoro è molto poco probabile. Il tasso di disoccupazione di Beechmount è quasi del 70 per cento. Gli abitanti vivono del sussidio, costretti a tirare avanti con una media di 56 dollari alla settimana, cosa non facile in una città dove un pacchetto di sigarette costa 4 dollari e il cibo è più caro che a New York o a Londra. Nel 1993 da una indagine governativa sul milione e mezzo di abitanti dell'Irlanda del Nord risultò che mentre il 24 per cento dei maschi cattolici era senza impiego la percentuale discendeva al 10 per cento per quanto riguarda la forza lavoro protestante. Il differenziale tra i due settori della popolazione è rimasto stabile dal secolo scorso, tanto nei periodi di espansione economica quanto in quelli di depressione. Sebbene oggi vi sia una borghesia cattolica emergente, composta per la maggior parte da medici e avvocati che hanno approfittato della fine forzata della discriminazione del sistema universitario negli anni Sessanta, ancora adesso un ragazzino cattolico ha molte più probabilità di finire in galera che all'università.

    Jimmy va in cucina per fare il tè, da cui si diffonde un aroma fresco e confortevole. La freschezza è rara nell'Irlanda del Nord, che invece produce avvizzimento e fa del dolore una industria domestica. È come se il passato, come disse una volta l'esploratore Trader Horn, non avesse ancora esalato l'ultimo respiro. La comunità protestante non si è liberata da una mentalità da assedio, sviluppatasi nel secolo scorso, che la rende sospettosa di ogni novità e timorosa di cedere anche di un solo centimetro. Tra i cattolici si prova il senso di frustrazione che viene da un'opera non finita, la sensazione che in realtà non potrà cambiare nulla fino a che l'Irlanda non sarà unificata. Questo rende la cultura immobile, con poco altro da celebrare se non il conflitto. Il progresso è stato tenuto in ostaggio da generazioni di pistoleri, gli uni con le maschere e gli altri con gli elmetti, intrappolati in una guerra che era finita, in teoria, nel 1921. In quell'anno venne firmato il Trattato Anglo-Irlandese, che divise l'isola in due parti: nel Sud una repubblica di 26 contee; e nel Nord un avamposto dell'Impero britannico, con 6 contee e 14.000 chilometri quadrati. Da come risulta essere la situazione oggi, quel documento si limitò soltanto a trasformare un inferno in un fuoco costante.

    Mi distraggo da questi pensieri quando Jimmy esce dalla cucina, mi passa accanto veloce, apre la porta di casa, e grida "vaffanculo!" a un soldato foruncoloso, in piena tenuta da combattimento. "Esci dal mio giardino!"

    Dalla finestra vedo che il soldato-ragazzino torna con un salto dall'altra parte del muretto, alto fino al ginocchio, che delimita un piccolo riquadro coperto di erbacce e vetri rotti. "Mi scusi, signore," dice con accento di Liverpool. Alla vista di una pattuglia dell'Esercito britannico e di due poliziotti che discendono la strada, Jimmy impreca di nuovo, mostrando il suo disappunto. Richiude la porta e di colpo desidera avere un cane addestrato a mordere i soldati inglesi. "Un mastino o un rottweiler sarebbe quello che ci vuole."

    Jimmy osserva dalla finestra, e non smette più di parlare delle truppe della Corona inglese, che per secoli e secoli sono state una presenza fissa in Irlanda. Esse arrivarono dopo che l'unico papa inglese di nascita, Adriano IV, aveva emanato nel 1155 una bolla papale che conferiva al re inglese Henry II il titolo di Signore dell'Irlanda. Al momento attuale, ci sono quasi 20,000 soldati stanziati nell'Irlanda settentrionale, e un buon numero di essi infesta il quartiere di Beechmount giorno e notte. Jimmy li paragona a formiche alla continua ricerca di barattoli di miele pieni di armi dell'IRA; riserva invece analogie scatologiche agli 8.000 poliziotti della Royal Ulster Constabulary (RUC). A differenza dei 'bobbies' britannici, il normale poliziotto della RUC è armato fino ai denti. Nonostante questo armamento, senza la presenza di una scorta di soldati essi si avventurano di rado fuori dalle loro autoblindo. Dato che sono tutti reclutati in Irlanda del Nord, i poliziotti sono bersagli privilegiati sia per l'IRA, sia per i gruppi paramilitari lealisti, e tra questi soprattutto la Ulster Defence Association (UDA). L'IRA li considera traditori della patria irlandese, mentre la UDA li considera traditori del loro retaggio protestante, in quanto ostacolano i guerriglieri lealisti.

    Jimmy si accorge del mio scarso interesse per la sua tirata, e passa a parlare della Dichiarazione di Downing Street (Dicembre 1993), l'ultima iniziativa di pace di Londra. "Con quel pezzo di carta non mi ci pulirei nemmeno il culo," commenta. Più di 3.100 persone sono morte in Irlanda del Nord nel corso degli ultimi 25 anni di conflitto, un periodo crudele che è stato soprannominato "The Troubles" [= 'I Disordini', espressione eufemistica per indicare il conflitto, N.d.T.], e Jimmy ritiene che ne moriranno un sacco d'altre prima che si arrivi ad una soluzione attuabile. Come molti nazionalisti intransigenti, egli vede il futuro entro una chiave di lettura rigida, a suo agio con la convinzione politica che il potere delle pallottole è più importante di quello delle schede elettorali. E quando considera il passato, la storia della lotta che ricostruisce è addomesticata, piena di gloriosi avvenimenti e di epiche campagne militari, ma senza traccia degli sbagli, dei voltagabbana e degli assassini. È comunque disposto a seguire la linea politica indicata dal Sinn Fein, il braccio politico dell'IRA. "Una scissione nel movimento sarebbe la cosa peggiore di tutte," dice. Negli ultimi tempi, il Sinn Fein si è mobilitato in favore di una pace negoziata. Il partito ha detto che le parole della Dichiarazione di Downing Street non sono chiare, e vuole ricevere una risposta alle 20 domande che il linguaggio ambiguo del documento lo ha spinto a porre. La replica di Londra a metà Maggio del 1994 ha chiarito alcuni punti oscuri, ma mancano ancora i dettagli e l'indicazione delle scadenze del negoziato proposto. È però certo l'impegno del Sinn Fein a far sì che la violenza non sia più lo strumento dell'agire politico in Irlanda del Nord. Il presidente del partito, Gerry Adams, che a quanto si dice è stato un tempo volontario dell'IRA, è convinto che se vi sarà un accordo giusto al tavolo di pace l'IRA deporrà le armi.

    Sono venuto in Irlanda del Nord per scoprire che cosa la stessa IRA abbia da dire al proposito, e mi interessa sapere come si prepara al futuro. Potranno i suoi volontari adeguarsi a una situazione di pace, conducendo la stessa vita prosaica che la maggior parte di noi conosce così bene da passare intere ore a fantasticare fughe nell'avventura? Dopotutto, i volontari dell'IRA non solo hanno scritto nei fatti il libro della guerra di guerriglia, ma lo hanno aggiornato di anno in anno. Essi incarnano l'immagine di un corpo armato terroristico disciplinato ed esperto, e perciò hanno un posto nell'immaginario collettivo. Ma saranno sufficientemente forti, sia in quanto gruppo sia in quanto individui, da ricostruire su basi nuove il loro proprio mito e da porre dietro di sé ciò per cui avevano rischiato le loro vite, la guerriglia da loro pianificata, organizzata, e condotta per decenni?

    Mi era stato suggerito che Jimmy poteva forse farmi avere un contatto con la dirigenza dell'IRA. Infatti uno tra i suoi figli più giovani è rinchiuso nei Blocchi H della prigione di Long Kesh, e si dice che sia un dirigente dell'IRA, e che usi suo padre per trasmettere messaggi tra la galera e l'esterno. Mentre beviamo il tè rispondo alle domande di Jimmy su come sono cresciuto nella mia famiglia irlandese d'America, con parenti che si rifiutavano di usare la marmellata di arance perché era non solo inglese, ma dello stesso colore dell'Ordine d'Orange. Gli racconto il mio primo ricordo della matematica, quando mio nonno O'Donnell mi teneva sulle ginocchia e mi faceva ripetere: "26 più 6 è uguale a 1: una sola Irlanda."

    Il reportage che desidero fare, ammetto, è da un solo punto di vista: quello da dietro la maschera del guerrigliero.

    Alla fine Jimmy mi dice: "Come posso esserti d'aiuto?". Allora gli chiedo se mi può presentare ad amici di suo figlio. Egli posa la tazza di tè e giocherella con un coltello, mentre mi guarda da capo a piedi, come se stesse considerando come tagliare una porzione di montone. Subito dopo, col coltello ancora in mano, mi accompagna alla porta. Si è ricordato all'improvviso di un appuntamento a cui non può mancare.

    Così salgo sulla macchina a noleggio per l'ennesima volta, chiedendomi se entrerò mai in contatto con l'IRA. Le persone che ho incontrato mi hanno offerto il loro tè, e il racconto di molti ricordi, ma non i loro contatti con l'IRA. L'Esercito Repubblicano Irlandese con me sta dimostrando di essere una entità inafferrabile, proprio come dicono sia. Esso perlopiù è attivo di notte, e sempre in piccoli gruppi. Nella nostra epoca televisiva, che rappresenta come superstar i capi guerriglieri, l'IRA sembra un ritorno ad un'altra epoca, quando la segretezza era la chiave del successo. L'IRA non fa la corte ai giornalisti, e, cosa più notevole, non teme l'anonimato. Infatti esso gradisce essere rappresentato come una forza invisibile, in grado di colpire in ogni luogo e in ogni momento. Per mostrare la sua esistenza di esercito permanente sono sufficienti alcune rapide apparizioni pubbliche, come guardia d'onore ai funerali. Come ci si aspetterebbe, l'IRA si nasconde dietro una cortina di silenzio, ma è impossibile dire se tutti stanno zitti per fedeltà, per paura, per ignoranza, o per qualunque combinazione delle tre. Il pomeriggio passato con Jimmy mi sembra un'ulteriore riprova che mi sono mosso finora nel modo più sbagliato. Non è possibile entrare in contatto con l'IRA attraverso terzi.

    Stabilire contatti con l'IRA, come alla fine mi sono reso conto, è un lento processo che quello che viene da fuori può in qualche suo stadio catalizzare, ma mai controllare. La fiducia dei Repubblicani deve essere guadagnata, e poi continua ad essere messa al vaglio costantemente. Vengono creati artificialmente degli ostacoli, e lo svilupparsi dei contatti viene graduato. Alle amicizie che possono nascere non viene mai permesso di maturare, per evitare dolori aggiuntivi, se si scopre che quello che viene da fuori è un agente degli Inglesi. Il primo esame sembra essere infine giunto al termine solo la volta che uno con cui ho cenato mi passa un invito da parte di "qualcuno di importante. Vuole incontrarti... È un incontro a sorpresa, quindi non dirlo a nessuno."

    La mattina dopo, la cameriera del mio albergo scherza con me quando mi porta il caffè. "Un signore," aggiunge, "è venuto prima a cercarla. Ha detto che l'incontro è stato spostato alle dieci di stamattina."

    "Com'era quel signore?"

    La cameriera non ricorda: il signore è arrivato proprio quando un gruppo di quattro clienti stava dando le ordinazioni per il break fast. "Credevo fosse un suo amico. Non lo conosce?"

    Belfast fu fondata nel nono secolo dai Vichinghi, venuti dapprima a saccheggiare, e poi a commerciare, con la società tribale indigena. Un insediamento sorse vicino alla foce del fiume Lagan, e nel corso dei secoli le foreste circostanti vennero abbattute e i tratturi per le mucche si trasformarono nelle stradine tortuose di una città. Solo nel XVIII secolo si cominciò a pianificare e a costruire vie diritte. Come risultato, le mappe stradali di oggi assomigliano a labirinti medioevali, con indicazioni illeggibili. Dal momento del mio arrivo cinque settimane fa, non è passato un giorno senza che mi perdessi; così parto dall'hotel con un'ora di anticipo, per arrivare in tempo all'appuntamento a sorpresa.

    Con venti minuti di ritardo, entro nel caffè dove era fissato l'incontro. Il posto è strapieno. Sembra che tutti quelli che sono andati a messa nella vicina chiesa si siano dati appuntamento qui, per prendere un tè dopo l'Eucaristia. Mi faccio strada con difficoltà da un lato all'altro del locale senza riconoscere nessuna faccia familiare, e prendo posizione vicino alla cassa. L'attesa comincia, e continuo a toccarmi l'orologio che ho in tasca senza guardare l'ora, sicuro che controllare servirebbe solo ad aumentare il senso di disappunto che mi striscia dentro. Perché sono in ritardo. Perché ho mandato tutto all'aria.

    Mi viene servita la quarta tazza di tè, e mentre vado a pagare mi sento battere sulla spalla da un uomo con un cappello spiegazzato. "Lascia stare il tè," dice. "Andiamo." Solleva tre dita in aria. Alla mia sinistra un uomo barbuto con spalle da scaricatore di porto annuisce, e mette una moneta nel telefono a pagamento. La mia guida mi fa strada fuori. "La macchina blu," mi dice. Una donna è appoggiata al cofano. Ci vede avvicinare, tira su il bavero del cappotto, dà un solo colpetto sul metallo, e se ne va in un'altra direzione, tutta curva, camminando proprio contro la piena forza di una folata di vento di Febbraio. Se Belfast fosse dentro a una cupola, ripetono sempre gli abitanti, sarebbe il migliore posto al mondo per viverci.

    "Dove andiamo?"

    Il motore si mette in moto. "Amico, tu sarai l'ultimo a venirlo a sapere." La macchina si immerge nel traffico.

    Dopo la sesta svolta a U, smetto di contare tutte le volte che invertiamo la direzione o che facciamo giri dell'oca. Davanti alla vetrina di un negozio il guidatore rallenta, e fa un rapido segno con due dita verso il vetro scuro. Continuiamo ad andare, mentre il guidatore divide la sua attenzione tra ciò che c'è davanti a noi e quello che si vede con lo specchietto retrovisore. Le veloci svolte a sinistra e le improvvise svolte a destra continuano.

    "È per le telecamere del Grande Fratello," dice il guidatore, riferendosi al sistema di sorveglianza, spiegando così il nostro procedere a zigzag. Negli ultimi tempi, gli Inglesi hanno cominciato a nascondere telecamere nei fanali di vetture parcheggiate vicino agli incroci. Così prendono nota di ogni targa e di tutti i passeggeri. Quelle informazioni digitalizzate vengono poi confrontate con le schede dei sospettati di far parte dell'IRA, e con profili prestabiliti riguardo all'uso normale di ogni macchina. Di nuovo, mi viene detto di non preoccuparmi; l'IRA è riuscita a rivolgere il trucco contro i suoi autori. "Queste strade sono pulite," dice il guidatore. "Inoltre, quelli spendono un mucchio di denaro con questa roba, così in realtà questo ci aiuta in molti modi."

    "In che modo?" chiedo io.

    Non mi risponde, e continua a guidare. Ci fermiamo dentro un quartiere progettato da un nemico della natura. Non c'è neanche un albero, nemmeno un filo d'erba. Mi viene detto di aspettare nell'ingresso di un edificio basso. La mia guida sale su per le scale a balzi e torna con un arnese che rivela la presenza di microfoni nascosti. Dopo che sono stato dichiarato pulito rispetto alle cimici, devo sollevare le braccia per una perquisizione personale. Viene esaminato ogni oggetto della mia borsa fotografica, e vengo avvertito che se mi trovano un registratore esso verrà confiscato. L'impronta della voce è individuale come le impronte digitali. "Mi dispiace per la perquisizione," dice, "ma è per la tua sicurezza e la nostra... voglio dire, se qualcuno viene beccato per questo incontro, caschiamo tutti."

    Saliamo al secondo piano, e la mia scorta si ferma un attimo vicino a una finestra e fa un segnale alzando il dito indice. "Benone," dice, facendomi entrare in un appartamento con una sola stanza da letto. "Sarà qui tra poco. Mettiti comodo."

    Le sue parole producono in me l'effetto opposto. La porta viene chiusa e sbarrata dall'esterno. Ho una voglia pazza di una sigaretta, ma non c'è nessun portacenere in vista. La stanza è pulita, ci devono aver passato l'aspirapolvere da poco. Un termosifone elettrico è acceso, dietro la facciata che simula un fuoco a carbone. Un'immagine di Cristo che espone il suo sacro cuore è appesa di fronte a un'altra, con la Vergine sopra una nuvoletta. Mi sposto su un'altra seggiola, lontano da questi santi sguardi. Sulla mensola del finto camino stanno delle figurine di porcellana che rappresentano danzatori che ballano valzer di un'altra epoca e una coppia di cani da caccia con lingue di un rosa acceso. Da un candeliere spuntano una rosa di carta e un giglio di plastica.

    Per fortuna sul videoregistratore lampeggia l'ora: "12:00."

    Qualcuno sta salendo per le scale. Da dietro la porta si sentono delle voci attutite. L'inequivocabile scatto di un caricatore che viene inserito è subito seguito dal 'ca-cionk' della pallottola che entra nella camera di sparo. Mi guardo intorno per una via di fuga, ma sono chiuso in gabbia.

    Entrando improvvisamente nella stanza, un uomo mi dice "Buon giorno." Indossa delle scarpe da lavoro, jeans, un grosso pullover, e un cappello da baseball dei Los Angeles Kings. Ha la faccia avvolta da una sciarpa grigia legata dietro alla nuca, che lascia scoperti gli occhi, le tempie, ciocche di capelli, e parte dei lobi delle orecchie. "Che cosa possiamo fare per lei?"

    "Ah, mi scusi, ma lei chi è?" gli chiedo.

    "Mi scusi, credevo che lo sapesse," mi dice. "Sono l'O.C.". O.C. vuol dire Ufficiale Comandante ('Officer in Command'), il capo di tutte le operazioni militari. Egli, con altri sei, presta servizio nel Consiglio dell'IRA, e dirige la condotta politica complessiva dell'organizzazione. In tutta l'Irlanda è conosciuto semplicemente come 'L'Uomo'.

    E così comincia il nostro primo incontro. Nel corso delle sei successive settimane del più freddo e piovoso inverno nella storia recente dell'Irlanda del Nord, continueremo a tenerci in contatto, e la durata di ognuna delle nostre conversazioni varierà di molto, da pochi minuti a quattro ore e mezza. Saranno degli intermediari a portare i messaggi tra di noi; a me non viene permesso di prendere contatto direttamente. "Combineresti qualche grosso casino," predice il comandante. Io non dubito del suo giudizio.

    Lo stesso guidatore dell'IRA mi accompagna tutte le volte, ma per gli incontri col comandante ora facciamo viaggi molto meno complicati. Le manovre pazzesche che hanno fatto da preludio al primo incontro sono parte dello show, mi viene detto, e c'è solo uno show per ognuno. Non me ne lamento. Solo dopo l'incontro iniziale il comandante assume uno stile più libero; si stanca di dirmi quello che crede ogni giornalista voglia sentire, e si apre molto più di quanto immaginassi.

    Le regole di base vengono stabilite subito: niente registratori, niente fotografie senza autorizzazione, tutti i nomi devono essere cambiati, i locali pubblici non possono essere indicati.

    In aggiunta, il comandante delega se stesso come unico portavoce sulle questioni che riguardano la strategia, la linea politica, e la tattica dell'IRA; solo le sue parole dovranno essere considerate dichiarazioni ufficiali.

    Nello stesso periodo, volontari dell'IRA fino ad allora riluttanti a bere una birra con me cominciano a raccontare, e a vecchi amici irlandesi si scioglie la lingua. Le conversazioni con loro qualche volta cominciano a pranzo e continuano fino ben oltre la mezzanotte.

    In due occasioni vengo invitato ad accompagnare un'unità in servizio attivo dell'IRA in operazioni tra la gente; in tutti gli altri casi le interviste, le fotografie, e i video che faccio sono occasioni riservate, solo chi è invitato vi è presente. I miei incontri col comandante avvengono in ambiente urbano. Le discussioni con i volontari hanno luogo in zone diverse del Nord, tanto in certe belle fattorie da cartolina quanto in stantie cantine di città.

    Restare fuori di prigione è compito mio, e più mi addentro nell'IRA, più la cosa diventa problematica. Tutti gli appunti che riguardano l'IRA vengono nascosti sotto la doccia, e con della lacca per le unghie do alle viti l'aria di non essere mai state toccate. I film e le cassette video vengono incollate sotto il più basso scaffale nell'armadio delle pulizie, oltre la portata dei metal detectors. Le abitudini quotidiane lasciano il posto all'imprevedibile. "Le abitudini di routine uccidono," mi avvisa il comandante. "Orari e percorsi fissi rendono uno il più facile dei bersagli."

    L'IRA si è davvero guadagnato la sua reputazione di esercito di guerriglia più sofisticato nel mondo. Con meno di 600 Volontari, è riuscito a costringere allo stallo una forza armata di 20.000 membri, che ha la disponibilità illimitata del migliore equipaggiamento. Nell'IRA non ci sono estranei, i mercenari non vi sono ammessi. Che cosa, mi domando, l'IRA ricerca in ogni recluta? E viceversa: le reclute che cosa si aspettano di trovare, entrando nell'IRA?

    Tutti concordano sul fatto che l'IRA è estremamente selettiva. L'organizzazione è sempre in guardia per individuare la presenza di spioni, o "touts" come vengono chiamati. A metà degli anni Settanta i Britannici riuscirono quasi a distruggere l'IRA, con l'aiuto di delatori attirati dal guadagno o ricattati dalla polizia. Centinaia di volontari finirono in galera, e quelli ancora fuori furono costretti a ristrutturare l'organizzazione. Venne adottata una struttura per cellule, e l'intera procedura di reclutamento fu trasformata, prima di ammettere nuovi membri.

    Quando parliamo del reclutamento, il comandante mi appare come un allenatore di calcio fin troppo entusiasta. Gli escono le parole rapide come pallottole, e sembra che non stia conversando, ma recitando piani di gioco. I volontari che ho incontrato sembrano nell'insieme fare eco ai suoi pensieri. Parlano con calma e spesso si fermano, cercando parole che poi tirano fuori dal profondo di sé. Mentre ognuno di loro ha una vicenda diversa da raccontare riguardo al proprio arruolamento, tutti usano gli stessi vocaboli. I temi generali e gli scopi personali sono decisamente simili, le ragioni per cui si sono arruolati sono quasi identiche. Spero sempre di sentire una opinione o una esperienza estrema, o almeno qualche genere di insoddisfazione, ma non succede mai. Eppure, nel coro unanime dei 17 che intervisto, c'è una voce che risuona in particolare, e che continua a darmi sorprese. Quella voce appartiene a Padraig.

    "Credo che sia più facile entrare in paradiso che nel RA," dice Padraig, che sembra considerare superflua la "I" di "I.R.A." Mentre parliamo Padraig mi sta guidando attraverso un campo da pascolo per le mucche, verso un posto nel bosco che una volta era usato come nido di cecchini. Non siamo lontani dal confine, in una zona rurale che gli ufficiali britannici considerano troppo pericolosa per trasportarvi le truppe per via di terra. Infatti per spostare le truppe usano solo gli elicotteri. Da qualche parte in questa zona opera il fucile più temibile dell'IRA, un cecchino (o una cecchina?) che ha nove tacche sul suo fucile Barrett calibro .50.

    "Uno deve avere delle priorità, e per me il RA è la numero uno... La mia famiglia e il gioco del calcio gaelico si contendono, credo, la seconda posizione," dice Padraig. Mi sembra che debba avere sui 29 anni, e mi conferma che ci sono andato vicino. Ha cercato di entrare nell'IRA per la prima volta quando ne aveva 19, ma dovette passare più di mezzo anno prima che sentisse niente al proposito. "Sì, un signore col passamontagna mi fece un mucchio di domande e poi se ne andò. Mi disse che sarebbe tornato. Ma non era vero."

    "Ma perché volevi arruolarti nell'IRA?" gli chiedo.

    "Ho sempre voluto farne parte. Da quando ero un bambino fino ad oggi... Credo nell'Irlanda unita, e credo di dover fare la mia parte."

    "Ma che cosa rendeva allettante entrare nell'IRA? Il rispetto da parte della comunità? Le armi? O..."

    "Affanculo l'allettamento. Puoi fermarti subito, perché non c'è proprio nulla di allettante riguardo al RA. Oh Gesù, voi Americani avete sempre questa idea che l'IRA sia una cosa alla Batman e Robin... Ma qui il sangue è reale. Il dolore, te lo dico io, è reale. È spaventoso. Così, lascia stare gli allettamenti, okay? Credi che mi piaccia dovermi guardare sempre alle spalle? Cazzo, no! Io mi sono arruolato per via del dovere, della patria, di quelle cose lì. Lo puoi capire?"

    Non del tutto. Padraig mi aiuta col descrivermi la sua infanzia in una famiglia devotamente repubblicana. I ritratti degli antichi eroi dell'IRA, Michael Collins, Patrick Pearse, e James Connolly, dominavano sulle pareti di casa. A cena la conversazione riguardava spesso le questioni del nazionalismo irlandese. Se nel giornale c'era un articolo sull'IRA o sul movimento per i diritti civili, ci si aspettava che tutti i membri della famiglia lo leggessero e lo discutessero. "E quando Papà ci interrogava sulla storia e sulla lotta per la libertà dell'Irlanda, dovevamo saper rispondere... Aveva un diretto sinistro veloce, Papà," ricorda Padraig, grattandosi l'orecchio che probabilmente suo padre colpiva.

    Padraig dice che non c'è stato un momento preciso in cui l'ha deciso, certo nessuna rivelazione improvvisa che gli ha fatto cercare l'IRA. Nessuno tra i suoi parenti stretti è membro dell'IRA. "Ci sono dei cugini di sangue, ma sono in prigione ora, e credo che il coglione che ha sposato mia sorella sia del RA." Nessuno dei suoi amici d'infanzia è un volontario. "Ci sono solo io, e quasi non sono riuscito ad entrarci."

    Padraig dice che dovette continuare a insistere con l'IRA, e che passarono dei mesi prima che si rifacesse vivo l'uomo mascherato. Più di un anno dopo, venne mandato a un campo di addestramento, in qualche parte della contea di Donegal. Gli era sembrato di avere fatto le cose bene. Si era dimostrato un buon tiratore e aveva imparato come migliorare ancora. Dopo due giorni di addestramento, poteva smontare e rimontare un AK-47 anche ad occhi chiusi. Padraig credeva di essere stato il migliore nel corso di contro-interrogatorio, e se ne era tornato a casa contento, sicuro che di lì a pochi giorni lo avrebbero assegnato a un'unità in servizio attivo. Invece gli venne fatta continuare la fase di istruzione.

    "Mi ordinarono di mettermi a leggere... Un signore mi passò una lista di libri: storia, filosofia, e cose di quel genere. Immagino che avevo un sacco di cose ancora da imparare," dice. La prima lezione gli venne impartita subito dopo, quando Padraig si mise la lista in tasca invece di memorizzarla e poi inghiottirla. Agli esperti del laboratorio forense britannico basta un solo pezzetto di carta o di cenere per ricollegare la calligrafia a chi ha scritto. "Quel tizio mi cacciò in bocca il pezzo di carta e si mise a ripetermi, 'Pensa. Devi cominciare a pensare. Pensa!'" Solo dopo un altro anno e mezzo Padraig venne accettato come membro dell'organizzazione.

    Raggiungiamo la cima boscosa della collina, dove era il nido del cecchino, e Padraig usa il braccio per indicare qual'era la posizione del fucile e la traiettoria della pallottola. Io riesco a malapena a vedere l'albero contro cui andò a sbattere il soldato quando la pallottola lo colpì e lo fece volare all'indietro. La distanza dev'essere di almeno ottocento metri. L'unità di cecchini deve avere impiegato giorni o persino settimane per raccogliere informazioni e preparare l'imboscata, ma l'operazione in sé è durata meno di un'ora, dice Padraig. "Spara e fuggi via, questa è la linea di condotta."

    Mentre torniamo alla strada, Padraig mi assicura che non vede l'ora che venga il giorno per poter visitare la zona sdraiandosi semplicemente sul prato e osservando le nuvole. "Come sarebbe bello poter sognare ad occhi aperti invece di dover sempre fare piani di guerra... La vita è già dura abbastanza senza tutta questa faccenda della guerra."

    "Se tu uscissi dall'IRA," è il mio commento, "potresti farlo già adesso. Potresti di nuovo goderti la vita."

    "Qui tu ti sbagli. Un elicottero o un aereo da ricognizione radiocomandato mi individuerebbe, e verrebbero subito delle truppe in elicottero per sottopormi a interrogatorio. Continuerebbero a tormentarmi. A perquisirmi. A farmene di tutti i colori. Lo fanno con tutti. Io voglio la pace."
    «Feared neither death nor pain,
    for this beauty;
    if harm, harm to ourselves.»
    (Ezra Pound - Canto XX, The Lotus Eaters)

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    Predefinito Rif: L'I.R.A. dall'interno

    Il comandante mi dice che questo inverno c'è stato un grande aumento di richieste di gente che voleva entrare nell'IRA. Non è sicuro del perché, e non gli importa di saperlo. "Abbiamo sempre avuto più aspiranti che posti disponibili per loro. Noi siamo molto, ma molto selettivi. Non possiamo permetterci di lasciare entrare nell'organizzazione anche un solo psicopatico. La procedura di arruolamento nell'IRA è volutamente così prolungata, allo scopo di scremare idioti e delinquenti," mi dice. "Noi valutiamo le qualità di ogni candidato... qualità come la motivazione, la capacità di cavarsela con gli imprevisti e di capire immediatamente le situazioni, l'abilità nel discutere e quella nel pensare."

    "Che cosa mi diresti se io avessi ventidue anni e volessi entrare nell'IRA?," gli domando.

    "Ti direi di andare affanculo. Perché vieni a chiederlo a me? Io dell'IRA non so niente... Poi mi scorderei del tutto la tua esistenza, a meno che, naturalmente, tu non ritornassi a chiedermelo. Questa volta fingerei di essere inferocito con te. Se davvero tu volessi entrare nell'IRA, riproveresti ancora un'altra volta. E allora cambierei tono... e ti direi che arruolarti significa tre cose. Significa che sei morto. Significa che sei latitante. Significa che sei in prigione... Poi ti direi di pensare a queste cose per un mese."

    A tutti i Volontari dell'IRA si richiede che non dicano nulla dell'organizzazione, o dicano di non saperne nulla. Un familiare può sospettare che il proprio figlio o il proprio fratello maggiore sia in servizio attivo nell'IRA, ma non ne avranno mai la conferma, a meno che quello (o quella) non venga catturato in azione e messo in prigione. Grazie alla struttura per cellule dell'organizzazione, è raro che un Volontario conosca più di dieci altri membri.

    "Se a quel punto ti senti di accettare la realtà di com'è la vita nell'Esercito Repubblicano," dice il comandante, "allora le cose cominciano a muoversi... Qualcuno viene incaricato di seguire il tuo caso. Ti capita di vederlo solo vagamente, ma quello scrive rapporti su di te e sui progressi che fai... In seguito puoi essere mandato ad un campo di addestramento, dove alla fine verrai valutato da una commissione di cinque uomini mascherati; ci impari le tecniche contro gli interrogatori, la sicurezza, e la struttura dell'Esercito... Alla fine, ti mollano un incarico da qualche parte... Gli incarichi dipendono dalle nostre necessità e da quello che sai fare. Diciamo che sei ad esempio un chimico, o un ingegnere. In quel caso ti possiamo mandare da qualche parte in Europa, inattivo. Possono passare due, tre anni prima che tu riceva la chiamata che ti fa passare all'azione."

    L'IRA non è sempre stato così selettivo riguardo alle sue reclute. Quasi qualunque nazionalista era benvenuto nell'organizzazione negli anni Cinquanta, un punto basso nella storia dell'IRA, anche se non proprio il peggiore. Il periodo peggiore fu nel decennio successivo, quando una campagna militare mal concepita scambiò i burocrati di basso livello in Irlanda del Nord per diavoli incarnati. Operazioni fallimentari e assassinii che sembravano senza scopo alienarono dall'organizzazione molti membri, e la maggioranza dei simpatizzanti. Il 26 Febbraio del 1962, l'IRA emise una dichiarazione che annunciava "...tutte le armi e il materiale sono stati posti in deposito, e tutti i Volontari in servizio attivo a tempo pieno sono stati ritirati."

    Il necrologio dell'Esercito Repubblicano sarebbe stato prematuro, infatti l'IRA, pur entrato in sonno, continuò ad esistere. Esso fu rivitalizzato pochi anni più tardi da Repubblicani più giovani, istruiti nelle università, e influenzati dal comunismo e dal movimento americano per i diritti civili. Essi abbandonarono le vecchie strategie per delle nuove, abbracciando la lotta di classe e la non violenza. I ritratti di Michael Collins furono sostituiti da quelli di Martin Luther King. Di colpo, le armi non interessavano più, erano divenute fuori moda; erano diventati di moda, invece, le dimostrazioni e Marx. Cathal Goulding, capo dell'IRA, riuscì quasi a smilitarizzare l'organizzazione, ed entro i tardi anni Sessanta aveva ritirato la maggior parte dell'armamento che l'IRA ancora possedeva, vendendolo al Free Wales Army [= 'Esercito per un Libero Galles'].

    "E fu proprio allora che la merda volò per aria," ricorda il comandante. "Iniziarono i disordini di piazza, e avevamo pochissime armi." Tim Pat Coogan, autore della storia dell'IRA più accreditata, dice che l'IRA in quel momento aveva a disposizione solo sei armi da fuoco. "Immagina che roba! Sei miserabili armi da fuoco!" esclama il comandante.

    Fu nel 1969 che cominciarono i "Troubles". La scintilla che li fece esplodere furono gli scontri di piazza a Derry ingenerati dal programma governativo di destinazione delle abitazioni, che negava un tetto ai Cattolici. Il caos si allargò a Belfast, dove le zone di battaglia si svilupparono lungo le linee di divisione religiosa tra i quartieri, e molte famiglie che vivevano nei quartieri 'misti' vennero cacciate dalle loro case a forza. Tra il 1969 e il 1973 più di 60.000 persone vennero sfrattate dalle loro abitazioni, ad opere di folle munite di torce o per decisione del governo. Molti fra i Cattolici presto non furono più in grado di vedere alcuna differenza tra un teppista e un poliziotto. Furono dichiarati dei coprifuoco, ma vennero messi in atto solo contro i Cattolici. Più tardi, con l'applicazione dell'internamento preventivo -una legge perversa che sospendeva le leggi ordinarie- più di mille Cattolici vennero arrestati, ma non fu messo dentro nemmeno un Protestante. Le autorità invocavano a gran voce la legge e l'ordine, e i Cattolici rispondevano gridando ancora più forte: La legge di chi? L'ordine di chi? Dov'è la giustizia?

    "Quelli furono giorni di confusione per l'IRA," dice il comandante, minimizzando alquanto. L'IRA, bloccato dalla sua dialettica politica interna, poteva dirigere contro le forze britanniche insulti, ma ben poco d'altro. Le scritte sui muri attribuirono un nuovo significato alle iniziali dell'esercito ribelle, e i muri lo gridavano in tutta la città: "I Ran Away" [= 'Sono Scappato Via']. All'interno dell'organizzazione si sviluppò rapidamente una fazione radicale, e alla fine del 1969 c'erano ormai due IRA: il cosiddetto 'Official' IRA [= IRA 'Ufficiale'], che mantenne una ideologia politica socialista, e il 'Provisional' IRA [= IRA 'Provvisorio'], i cui membri vennero chiamati 'Provos', che voleva intraprendere la lotta armata contro gli Inglesi senza tutto quel blaterio ideologico.

    Nel 1971 gli 'Officials' e i 'Provos' si scontravano tra di loro più di quanto combattessero gli Inglesi. I 'Provos' emersero vincitori dallo scontro, divenendo la fazione predominante, e ricorrendo all'uccisione e all'azzoppamento degli avversari per rendere sicura la propria posizione e per fare crescere l'organizzazione. Il comandante non si scusa per nulla, ripensando a quel periodo. "Prima della divisione, da parte della dirigenza 'Official' ci fu un comportamento di criminale negligenza. Essi abbandonarono tutti i preparativi per la guerra contro l'Inghilterra e infransero la costituzione dell'IRA, il suo codice di condotta, e gli ordini generali dell'esercito... Essi non armarono e non addestrarono le truppe, come invece prescrivono gli ordini dell'esercito. E, maledizione," dice, dando un pugno sul tavolo, "quelli sono ancora in giro, a compiere estorsioni ai danni della gente, e della lotta. Solo noi siamo l'Esercito Repubblicano Irlandese, e non deve esservi alcun dubbio al proposito."

    Sentir dire che gli 'Officials' sono ancora esistenti ed attivi, sia pure molto meno forti di un tempo, mi conduce a domandare di una faccenda spinosa: come i gruppi fuorilegge si finanziano. In passato, l'IRA ha accusato gli 'Officials' e il Workers' Party di essere i principali malfattori del sottobosco criminale, e ha sempre negato con vigore qualunque proprio coinvolgimento nel gangsterismo, una delle poche industrie in crescita nell'Irlanda del Nord. L'IRA si è sempre presentato come il campione degli oppressi, una organizzazione alla Robin Hood. Queste ripetute dichiarazioni dei Repubblicani vengono oggi attaccate da giornalisti che ricevono le informazioni dalla squadra anti-racket di Belfast della RUC, chiamata C13. Articoli di giornale recentemente pubblicati dipingono la dirigenza dell'IRA come una cosca di delinquenti avidi di denaro che fingono di essere dei rivoluzionari al solo scopo di guadagnare di più. In questi articoli si dice che essi hanno in mano il grande business delle estorsioni nel Nord, e che riscuotono altri milioni di sterline grazie alla mescolanza -simile a quelle gestite dalle mafie- di investimenti legali e di attività illegali.

    "È vero che l'IRA si intasca qualche pence su ogni sterlina in circolazione?" domando al comandante, che alza la testa di scatto. È la prima volta che viene messo di fronte alle accuse di racket mosse contro l'IRA dalla stampa, pubblicate in gran numero in America e in Inghilterra.

    Il comandante guarda il soffitto, poi si guarda le dita. I suoi occhi diventano fessure. Lentamente, allunga la mano verso la pila di articoli che ho portato; poi ne scorre alcuni. Mentre legge, io continuo a ripetergli le accuse che vengono fatte all'IRA. Alla fine rimette a posto i fogli di carta, si mette meglio la sciarpa, e mi dice, "Figli di puttana, ci stanno davvero facendo un bel numero."

    "Beh, che cosa c'è di strano?" domando. "Dicono che voi siate imprenditori della guerra. La pace sarebbe disastrosa per i vostri affari."

    Il comandante rilegge alcuni brani di interviste che gli vengono attribuite. Poi rimette da parte gli articoli. "Questa merda salta fuori ciclicamente," dice piano. "Quando uscirono i film del genere del Padrino, l'IRA venne dipinta come mafia qui, mafia là. Gli Inglesi si stavano lavorando la stampa. Quei film sono passati di moda, e così quelle accuse."

    "Ma ora le accuse sono di nuovo qui," dico io. 'E questa volta sono rafforzate da tabelle, grafici, e persino frasi attribuite a te."

    "Bada bene, io nego tutte queste accuse. Quello che mi hai detto e quello che è scritto in questi articoli non riguarda l'Esercito Repubblicano, o almeno il vero IRA. Adesso non parlo delle singole accuse o di quello che scrive il singolo giornalista, ma tutto questo è sbagliato. È merda. Il Workers' Party, la IPLO ['Irish People's Liberation Organization'](1), e gli Officials sono dei gangsters, non noi. Sono loro quelli che gestiscono i rackets. Nel 1992, dopo un'investigazione durata otto mesi, abbiamo fatto una dura retata contro di loro per fare finire i crimini che commettevano contro la comunità. Credo che abbiamo acciuffato 30 di loro: ad alcuni abbiamo sparato, altri li abbiamo mandati in esilio, o li abbiamo azzoppati.(2) Adesso, due anni dopo, sono di nuovo qui. O questa gente fa finta di essere l'Esercito Repubblicano, o altra gente se lo inventa."

    "Questa non è una vera risposta alla domanda che ho fatto," noto io.

    "Lo so. Lo so. Ma che posso dire? Questo genere di cose ha sempre rappresentato un dilemma per noi. Se dovessi dirti quali sono davvero i nostri modi di finanziarci nelle Sei contee, subito gli Inglesi ci chiuderebbero quella o quelle fonti di denaro. Riguardo al nostro finanziamento, non c'è nessuna prova che io ti possa dare senza comprometterci. Sei andato in giro abbastanza da sapere quanto è povera la gente qui. Non puoi rubare nella credenza se nella credenza non c'è niente."

    Posso convenirne. Quasi tutti i negozi della Belfast Ovest cattolica sono imprese familiari che a malapena si ripagano l'affitto. Ma i registratori di cassa continuano invece a trillare nei bar di zona, nei circoli sociali, e nelle ricevitorie delle scommesse. Gli domando di questo genere di locali.

    "Non li costringiamo a pagare. Non è quello il nostro modo di fare. Se facciamo cose contro la popolazione, siamo perduti. Se ci alieniamo la gente, se la facciamo incazzare contro di noi, essa non ci aiuterà. Non si rivolgeranno a noi perché li aiutiamo. Non avranno fiducia in noi. E senza la popolazione dietro di noi, è finito tutto quanto. Siamo morti. Sono riuscito a convincerti?"

    Scuoto la testa: no.

    "Immagino che dovremo continuare a controbattere queste accuse," mi dice. Poi ricomincia a guardare i ritagli di giornale.

    Mentre il comandante legge, per conto mio riconsidero le ricerche che ho fatto. Trovo che in effetti il Workers' Party e la IPLO risultano avere insieme il monopolio delle frodi bancarie, informatiche e edilizie. Risulta che gli Officials sono meno sofisticati, e che contano soprattutto sulla violenza bruta per mantenere il controllo sull'industria della 'protezione' e dell'estorsione. Verificando gli indizi, imparo ad essere sospettoso riguardo ai dati diffusi dal C13. La squadra anti-racket della R.U.C. può ritenere di essere di serie A, ma tira pallonate a casaccio e grida di avere fatto gol quando in realtà sta truccando la partita. Fino al Marzo 1994 [N.d.T.: dato a disposizione dell'autore quando scriveva questo reportage] nessun membro dell'IRA era stato mai condannato per estorsione. Gli untuosi pubblicisti britannici che si lavorano la stampa sono attendibili solo per capire la propaganda inglese, e per ben poco d'altro. Scopro che ci sono anche truffe che coinvolgono l'IRA, ma la mia ricerca non è sufficientemente completa. Quello che trovo a carico dell'IRA nell'insieme sembra confermare quello che dice il comandante, perché collega l'IRA ad imbrogli ai danni dei ricchi, quali la contraffazione di profumi di Parigi e l'imposizione, a carico di imprese di successo, del pagamento di contributi per il fondo per l'assistenza ai prigionieri e alle loro famiglie.

    "Che cosa mi dici dei donativi stranieri?" domando al comandante, quando alza gli occhi. Si rifiuta di parlare dei doni che arrivano dall'America -denaro, armi da fuoco, munizioni, ed esplosivi- dicendo soltanto, "Noi ringraziamo i nostri amici negli Stati Uniti."

    "Avete la stessa gratitudine verso la Libia?", gli chiedo. Gheddafi ha rifornito l'IRA di armi e denaro; è un fatto che la maggior parte degli AK-47 dell'IRA è arrivato dalla Libia. Gheddafi ha i suoi propri motivi per danneggiare gli Inglesi, che rimontano ai loro tentativi di neutralizzarlo quando giunse al potere nel 1969.

    "Dato che non siamo dei gangsters, noi prendiamo denaro solo quando ci viene offerto," dice il comandante. "Se qualcuno ci dà del denaro, ciò non significa che gli siamo in alcun modo legati o che gli dobbiamo alcunché."


    Una ovvia fonte di incasso, le droghe, sono invece tabù per l'IRA. Tutti gli eserciti ufficialmente proibiscono la droga, ma l'IRA è forse l'unico in cui esse davvero non circolano. I volontari dell'IRA cui lo domando mi ricordano molte volte che in Irlanda del Nord gli spacciatori rischiano la vita ogni volta che vendono una busta. Alle reclute dell'IRA bastano l'alcool e la nicotina, e non riescono a capacitarsi che qualcuno ritenga l'hascisc meno dannoso dell'alcool.

    "Gli spacciatori ricevono un avvertimento, qualche volta due," mi racconta un Volontario, "ma se continuano a spacciare non c'è pietà per loro." La pratica costante ha fatto diventare il Royal Victoria Hospital di Belfast l'istituto di avanguardia nel mondo per quel che riguarda la chirurgia ricostruttiva del ginocchio.

    "Ma perché l'IRA svolge funzioni di polizia contro i tossici e li tratta così duramente?", chiedo al comandante.

    "Per quel che riguarda quella questione, non solo siamo duri, siamo addirittura spietati. Gli spacciatori di droga devono stare molto attenti, o altrimenti tagliare la corda... In senso strettamente militare, noi, che siamo l'esercito, non possiamo permettere a nessuno di controllare l'approvvigionamento di qualcosa di cui la gente ha bisogno o dalla quale è dipendente. Abbiamo informazioni precise sul fatto che i maggiori trafficanti operano con impunità nelle Sei Contee. La RUC sa bene chi sono e dove si trovano. Può darsi che la polizia addirittura aiuti questi trafficanti, ma la nostra investigazione non è ancora completa e non possiamo esserne sicuri... Certo è nell'interesse della RUC e dell'esercito britannico che le droghe siano in circolazione nella comunità. Fa sì che della gente diventi tossicodipendente e poi puoi ricattarla come ti pare. Questo permette loro di procurarsi spie e delatori... Inoltre, la presenza della droga comporta dei costi sociali. Gli spacciatori distruggono la popolazione e distruggono la coesione sociale del Nord."(3)

    La sua risposta mi irrita, perché dimostra che l'IRA è disposto a calpestare i diritti civili, agendo insieme da giudice, da giuria e da boia. Spesso dei balordi di poco conto ricevono lo stesso trattamento destinato ai trafficanti di droga. Quindi gli chiedo, "Che cosa dà all'IRA il diritto di imporre il suo controllo e le sue regole militari sull'insieme della popolazione?"

    "Questa non è New York, è Belfast... La polizia non mantiene l'ordine civile nei nostri quartieri. I poliziotti non scendono nemmeno dai loro automezzi. La comunità deve provvedere da sé al proprio servizio di polizia. Del resto non ha altra scelta... E in genere fa un buon lavoro. Ma quando qualcosa sfugge di mano e la comunità porta il caso alla nostra attenzione, allora, e solo allora, dobbiamo con riluttanza investigare, e poi agire di conseguenza... È una distrazione dal nostro vero compito. Noi di certo non vorremmo doverlo fare, e se la polizia facesse il suo lavoro, noi non avremmo da occuparci di tossici e di ladri. I poliziotti della RUC sono furbi. Non bisogna sottovalutarli. Se noi stiamo dando la caccia a dei piccoli criminali, significa che non stiamo invece facendo saltare per aria delle caserme, che non stiamo tendendo imboscate, che non ci stiamo concentrando a condurre la guerra. Così, la polizia ha dei buoni motivi per incoraggiare i cattivi elementi. Quelli della RUC sanno che il disturbo che essi arrecano spingerà la popolazione a richiedere a noi di risolvere il problema... L'Esercito Repubblicano è, per una comunità, l'estrema sanzione contro quelli che depredano o perseguitano quella comunità. Siamo noi quelli che non hanno scelta. I ladri possono scegliere: possono smettere di rubare alla comunità. La UDA è massicciamente impegnata nel grande traffico di droga. Così gli Officials. La nostra investigazione è quasi finita." (Nel corso del fine settimana del 22-23 Aprile 1994, poco dopo la mia partenza dall'Irlanda, l'IRA ha azzoppato o ucciso più di 25 persone, sospettate di essere spacciatori di droga o informatori degli Inglesi).

    Quanto all'intimidazione e al potere sulla comunità, però, in Irlanda la Chiesa Cattolica non ha nessun rivale. Essa controlla migliaia di scuole, decine di migliaia di acri di terra, e centinaia di milioni di dollari. La Chiesa è indubbiamente l'istituzione più conservatrice di tutta l'Irlanda, nel Nord e nel Sud, e ha sempre sostenuto lo status quo. Secondo Padre Joseph McVeigh, prete politicamente impegnato e rispettato dirigente del movimento per i diritti civili, la Chiesa irlandese aborrisce l'idea di mescolare Dio alla politica. "Siamo solo in cinque, tra i preti, a prendere posizione con coerenza e continuità contro ogni forma di discriminazione," dice, "e tre sono stati mandati all'estero, nelle missioni... E, sì, anche la mia valigia è sempre pronta."

    Forse l'esempio migliore dell'influenza della Chiesa viene fuori dalla storia che ho sentito dal proprietario di un bar in un quartiere cattolico. Egli aveva comprato una macchina per la distribuzione di profilattici, che era arrivata in due scatoloni, uno per il distributore e uno per i profilattici. Aveva appena finito di installare la macchina, quando arrivò una grossa comitiva e cominciò a ordinare da bere, per cui decise di mettere i preservativi nel distributore un'altra volta. La mattina seguente, il proprietario del bar trovò l'equivalente di 37 sterline in monete nella cassa del distributore, anche se la sera prima nessuno si era lamentato di non avere ricevuto ciò che aveva pagato. Rispedì prontamente indietro, intatta, la scatola dei profilattici, e oggi, dopo avere continuato per otto mesi a tenere in funzione, vuoto, il distributore di profilattici, ancora non ha sentito nessuna protesta. In questo modo si è già potuto pagare il viaggio per vedere una partita dei Mondiali di calcio; l'anno prossimo spera di potere andare in Tailandia, finanziandosi il viaggio con lo stesso sistema.

    All'interno delle folli dinamiche della società cattolica irlandese le donne devono subire il peggiore peso della repressione. La Chiesa nega loro la libertà riguardo al loro corpo e rifiuta di concedere il divorzio. Si dice che solo gli Irlandesi e quelli affetti dal morbo di Alzheimer non conservano rancori. Così sono curioso di sapere come l'IRA riesca a neutralizzare il sessismo, profondamente radicato, della maggioranza dei maschi irlandesi. So bene che il Libro Verde, come è chiamato il manuale dell'IRA, è stato sottoposto a una riscrittura non-sessista: "egli" è ora "ella/egli". Nel corso della mia permanenza incontro decine di volontari, ma solo due di loro sono donne. Date le circostanze, non sono certo in grado di fare domande a quelle due, mentre schizziamo attraverso la strada cercando riparo. Ma i volontari maschi mi assicurano sempre che molti membri dell'IRA sono femmine.

    "Com'è la situazione? Nell'IRA le donne e gli uomini sono uguali?", chiedo al comandante.

    "Sono contento che tu me lo abbia chiesto, ma da parte mia sarebbe arrogante il rispondere a questa domanda. Solo le donne, voglio dire, possono parlare con autorità dell'argomento... Ogni volontario maschio sa che se si comporta da idiota mancando di rispetto verso una compagna, o, quanto a questo, verso le donne in generale, sarà severamente punito. A essere franco, credo che dobbiamo fare di più in questa direzione, e temo che certi volontari non l'abbiano ancora capita. Dobbiamo insegnarlo loro... Cerchiamo di farlo, ma dobbiamo sormontare ancora la presenza di molto disprezzo per le donne. E non dico questo come scusa, piuttosto come ammissione. Ma oggi nell'Esercito Repubblicano ci sono donne a tutti i livelli, dal Consiglio supremo dell'Esercito fino alle ultime reclute."

    Kevin, comandante della brigata del South Armagh, descrive se stesso come un fanatico del dettaglio. Tra i suoi compiti di capo della locale brigata dell'IRA c'è di solito quello di scegliere gli obbiettivi delle operazioni militari e di pianificare l'attacco. Prima di autorizzare una missione, sottopone quelli che la devono attuare a un interrogatorio stringente. "Ciascuno deve essere sincronizzato con gli altri. Ognuno di loro deve sapere che cosa deve fare o farà ciascuno degli altri," mi dice. "E voglio sapere da loro che cosa hanno progettato per affrontare ogni circostanza imprevista... Anche se è Luglio, voglio che i ragazzi mi dicano che cosa intendono fare se arriva una tempesta di neve."

    "Qualunque cosa sembri fuori posto è una buona ragione per ritirarsi di corsa. Se una cosa nei piani non era prevista, allora non dovrebbe succedere... Credo fermamente in quello che ti dicono le budella. Se divento nervoso o mi sto ancora chiedendo qualcosa, so che c'è qualcosa che non va. È la stessa cosa per tutti. Dai il segnale, e per quella volta ve ne tornate a casa."

    "Non compi una missione se sei nervoso?" gli domando.

    "No, accidenti. È questo il motivo per cui pianifichiamo ogni dettaglio di un'operazione... Il nervosismo annebbia il giudizio. Devi concentrarti o farai fallire tutto: non badi a dove metti i piedi e scivoli e rompi il ramo di un albero, cosa che potrebbe rivelare al nemico la tua posizione. Queste cose, amico mio, sono proprio quello che conduce ad essere ammazzati. Devi avere il controllo della situazione proprio in ogni momento."

    La nostra conversazione avviene mentre Kevin sta guidando una unità in servizio attivo di sette uomini per delle manovre vicino al confine. Tutti, ad eccezione di me, sono armati, e portano uniformi mimetiche e maschere. Un volontario porta un lanciagranate, con quattro granate che gli pendono sulla schiena. Il mitragliere porta intorno alle spalle i nastri di rame delle munizioni, che gli arrivano fino alle caviglie. Gli altri uomini sono in tenuta da combattimento, con munizioni supplementari per i loro AK-47 e per le pistole automatiche Browning.

    "Resta vicino a noi," mi suggerisce Kevin, mentre cambio la pellicola.

    I volontari si dispongono a ventaglio, e improvvisamente si lanciano verso una siepe che delimita il lato opposto di un pascolo. Io li seguo. È facile capire chi è un fumatore tra gli uomini dell'unità, e decido di affiancare quello che ha il respiro più affannoso e rumoroso. "Ora basta parlare," dice Kevin. "Adesso siamo vicini alla torre." Appare in lontananza una postazione di sorveglianza inglese, una delle molte installate sulla cima delle colline lungo la frontiera.

    Kevin impartisce gli ordini facendo segnali con le mani, mentre ci teniamo entro le lunghe ombre create dal sole che tramonta. Un pezzo di terriccio mi colpisce alla spalla. È un messaggio da parte di Kevin: significa che devo smettere di fare scattare l'otturatore della macchina fotografica. La zona, come apprendo poi, è sorvegliata da apparecchiature di ascolto che sono programmate per individuare i suoni umani, meccanici, e metallici. L'uomo col lanciagranate si mette in posizione e punta la torre, e la nostra marcia giunge a termine mentre egli prende la mira attraverso il visore. L'uomo scuote la testa e segnala che vuole avvicinarsi di più all'obbiettivo. Ma Kevin non vuole rischiare, e non gliene dà il permesso. Più avanti ci possono essere delle telecamere o dei sensori antiuomo; il luogo dove siamo è all'estremità del territorio che in precedenza nella stessa giornata era stato oggetto di una ricognizione da parte dell'IRA.

    Ritorniamo sui nostri passi, e Kevin dà ai suoi uomini un nuovo ordine, il pattugliamento di un piccolo villaggio nei pressi del confine. Quelli che passano in macchina ci salutano suonando i clacson, ma restano stupiti di vedere un Americano calvo tra quegli uomini mascherati. Alla fine il rumore di elicotteri in avvicinamento spinge Kevin e i suoi uomini ad affrettarsi a recuperare i loro abiti civili. L'equipaggiamento viene portato via con un camion; gli uomini se ne vanno, assumendo un'aria casuale, e mi si lascia a provvedere per conto mio a come andarmene. Condividere dei segreti, mi dice Kevin, comporta anche condividere il rischio. Mentre se ne va, mi augura buona fortuna.

    L'esercito britannico definisce la sua lotta con l'IRA una "guerra a bassa intensità." Ma la comunità cattolica, dal canto suo, sa per esperienza che la lotta è invece uno scontro ad alto voltaggio. Nel corso degli anni Settanta, quando molti dei volontari dell'IRA di oggi erano ragazzini, o ancora più piccoli, gli Inglesi condussero più di 150.000 perquisizioni domiciliari. A quel tempo non si usava bussare alla porta: i soldati inglesi semplicemente la sfondavano, e costringevano gli abitanti a sdraiarsi sul pavimento, minacciandoli con le armi. Nel corso degli ultimi 26 anni, l'Irlanda del Nord è passata dall'avere il più basso tasso d'Europa di condannati, in rapporto alla popolazione, al raggiungere invece uno dei tassi più alti del mondo. Non incontro neanche una famiglia cattolica che non abbia mai subito una perquisizione nel cuore della notte. Non incontro persona che non abbia un fratello o un cugino che è stato, o che è, in prigione. Circa un terzo della gente che incontro ha un parente cui le autorità hanno sparato, o che hanno picchiato.

    Negli anni Ottanta la stampa mondiale ha focalizzato l'attenzione su una generazione emergente cresciuta durante i "Troubles", senza alcun ricordo di una situazione di vera pace. Questi cosiddetti "figli dell'odio" hanno ormai assunto funzioni centrali nell'IRA, e c'è un'altra generazione subito dopo di loro, che sta diventando adulta. Non riesco a immaginare che essi possano mai dimenticare quello che hanno visto e che hanno provato. Ma avranno la capacità di perdonare e di riprendere un'esistenza normale? La giovinezza è stata loro rubata, la libertà è stata loro negata, e Dio solo sa che cosa possa essere successo al loro inconscio.

    Il comandante mi parla a lungo della propria infanzia. È stato un periodo spiacevole, mi dice, e i suoi ricordi più vividi sono di paura e di sofferenza. Purtroppo, mi dice, egli non sa ancora che cosa significhi divertirsi.

    Mi avventuro in questo territorio anche con più di 20 altri volontari dell'IRA. Ciascuno di loro mi racconta delle storie orribili: alcuni erano presenti quando il padre, un fratello o uno zio è stato ucciso; la maggior parte di loro è stata in galera, venendo spaventosamente maltrattata; uno aveva sette anni quando si scatenò una sparatoria durante una dimostrazione di piazza. Sentì che qualcosa di bagnato e disgustoso gli arrivava in faccia: erano le cervella del suo vicino di casa. Nessuno di loro, comunque, è disposto a dirmi se ha ucciso egli stesso qualcuno.

    Questi volontari dell'IRA mi sorprendono perché tutti, nessuno escluso, esprimono il desiderio di seppellire l'ascia di guerra e di cercare di fare la pace con i Protestanti loro vicini. La sola vendetta che vogliono è che gli Inglesi se ne vadano, e una Irlanda unita. All'inizio non credo loro, sicuro che mi stiano semplicemente ripetendo la linea politica del movimento. Ma la mia opinione cambia completamente quando per la prima volta passo una serata a sbevazzare in compagnia dei volontari. Anche quando sono quasi completamente ubriachi, e di certo disinibiti dall'alcool, continuano a riaffermare quello che mi avevano detto prima, quando erano sobri. Sì, mi ripetono, vogliono cominciare ad avere una vita normale, o perlomeno fare in modo da assicurarne una ai loro figli. Faranno qualunque cosa occorra, ingoieranno la medicina, per quanto amara, se ciò farà sì che i loro bambini possano crescere in pace.

    Passo un sacco di tempo con Charlie, esperto di munizioni dell'IRA. Anche se non è il comandante della brigata, la gente ha la tendenza di rivolgersi a lui per avere la sua approvazione. Quando sono con un gruppo di volontari, Charlie spesso parla per tutti loro. Lo ritengo una persona onesta.

    Un pomeriggio vado a trovare Charlie, che sta trafficando con un fucile Armalite rubato agli Inglesi. Il fucile continua a incepparsi, ma finalmente Charlie riesce ad aggiustare il meccanismo di sparo.

    "Che problema aveva?", gli domando.

    "È un segreto," mi dice, confidandomi che il problema ha qualcosa a che fare col progetto del meccanismo: informazione, questa, che non ha intenzione di passare a chi fabbrica l'Armalite. Quando gli faccio le congratulazioni per la bravura con cui ha riparato il fucile, Charlie si schermisce. I veri genii, mi dice, sono quelli che sanno costruire armi usa-e-getta, fatte spendendo meno di 10 dollari e studiate per essere usate una sola volta. Ho dei video che mostrano volontari dell'IRA mentre costruiscono bombe a mano e lanciarazzi, usando materiali che si possono trovare nella comune spazzatura. Da questi esperti meccanici imparo nuovi usi per i pezzi di tubatura dell'acqua, per i ferri angolari e per le lattine usate, specialmente i barattoli dei crauti, che possono diventare il rivestimento ideale per i proiettili-razzo esplosivi.

    Charlie riprende di nuovo a parlare dell'Armalite, dichiara che fa schifo, e dice che è una vergogna che gli Inglesi forniscano ai loro soldati semplici una porcheria simile. "Sono soltanto ragazzini. Li hai mai visti?"

    Nessuno in Irlanda del Nord può evitare di notare i soldati britannici, che sfiorano in continuazione chiunque passi per strada. Quando non sono con l'IRA, spesso seguo le pattuglie di truppe inglesi, prendendo appunti e fotografandole. Come Charlie, anch'io sono colpito da come sembra giovane la maggioranza dei soldati inglesi. Molti di loro non sembrano avere alcuna ragione evidente per possedere un rasoio. Non è loro permesso di parlare ai giornalisti, ma si sa che la curiosità è una cosa potentissima. A tutti loro stare nell'Irlanda del Nord non piace, e non riescono a capire bene come uno che come me non rischia la corte marziale possa fare un viaggio fin qui d'inverno. Gli Irlandesi dovrebbero poter risolvere da sé i propri problemi, mi dicono. Sono stati addestrati per un altro genere di guerra: "Non riesco proprio a capire," mi dice un soldato. "Nella Guerra del Golfo sapevo esattamente cosa fare, ma non qui. Il più delle volte dobbiamo fare da balie alla RUC, e ciò è pazzesco." Nello spietato mercato del lavoro dell'Inghilterra del dopo-Thatcher essi hanno probabilmente pensato che l'esercito fosse una strada per una vita migliore. Il turno di servizio passato qui in Irlanda li ha fatti di sicuro pentire di essersi arruolati.

    Charlie mi dice che prova per loro compassione o comprensione, non sa bene se l'una o l'altra. "Sono delle povere merde infelici messe in una situazione spiacevole, e ciò ti fa provare qualcosa per loro."

    "Ma tra questi sentimenti l'odio non compare mai?", gli domando.

    "No di certo! Che domanda idiota," esclama.

    "Ma durante un'operazione, che cosa vedi quando guardi la faccia di un soldato britannico?"

    "La faccia non la vedi mai," mi risponde. "In primo luogo, la faccia non è il punto del corpo che scegli come bersaglio. In secondo luogo, la cosa avviene molto lontano da te. Non è a distanza ravvicinata e personale." Ma è personale, invece, gli controbatto. Ci sono delle vite umane in gioco. Vengono fatti dei calcoli a ogni passo della strada che conduce a una operazione. Per giunta, nessun volontario dell'IRA può depersonalizzare il suo ruolo dicendo che lo fa per denaro, perché nell'IRA non c'è denaro di cui valga la pena di parlare. Un volontario che percepisce il sussidio di disoccupazione non riceve niente dall'IRA; un volontario costretto alla latitanza riceve al massimo 35 dollari a settimana.

    Charlie tormenta un bottone della camicia. "Non odio gli Inglesi," si spiega. "È l'uniforme che mi permette di farlo. Nessuno di noi che prenda parte ad una operazione dopo va a celebrare il successo, mai. Sarebbe da pazzi. Per favore, cerca di capirmi: non mi piace fare quello che faccio... Nessuno di noi si sveglia la mattina ed è tutto contento per quello che ha fatto di notte. Non è una cosa personale, io credo, perché invece ha completamente a che fare con le uniformi e con la merda che rappresentano."

    "E che merda è?", gli chiedo.

    "È l'oppressione, pura e semplice."

    Charlie tratta le armi come strumenti, non come amici. Non si esalta di colpo non appena prende un'arma, e non si sente a suo agio con un fucile carico. "Quando imbraccio un Kalashnikov," mi spiega, "imbraccio anche una grossa responsabilità. Fa paura, se ci pensi... Se c'è un civile vicino, non puoi sparare. Guarda, dovrò continuare a vivere col ricordo di tutto quello che faccio."

    "Nessun rimorso, fino ad oggi?", domando.

    "Nessuno, grazie a Dio."

    Dato che i volontari dell'IRA di solito dormono in casa propria e fanno in modo di sembrare dei comuni cittadini disoccupati, tanto agli occhi dei poliziotti quanto a quelli dei vicini, sono curioso di sapere quale sia il momento che separa l'uomo di famiglia dal terrorista col passamontagna. In tutte le altre zone di guerra che ho visitato c'erano campi chiaramente definiti, con soldati in servizio 24 ore al giorno. Cerco allora di immaginarmi che cosa passi nella testa di Charlie dopo che ha dato la buonanotte ai bambini, e subito prima di infilarsi il passamontagna.

    Mi dice di non averci mai pensato prima. Charlie considera l'IRA come un lavoro a tempo pieno, che spesso lo costringe a fare i tripli turni. Se c'è un momento che separa le due funzioni, mi dice, è la sigaretta che fuma sempre in cucina, da solo, prima di uscire di casa. "Sai, è proprio allora che sto seduto a pensare e che mi ripasso il piano dell'operazione."

    Charlie non ha bisogno di alcuna particolare preparazione psicologica per prepararsi all'azione, e non vede ragione di celarsi alcun aspetto della vita che conduce. "Teniamo riunioni anche quando ci sono i bambini, e ciò non mi disturba, e non disturba i miei compagni. L'Esercito Repubblicano è parte della mia vita, tanto quanto mia moglie e i bambini."

    Vado verso il banco di lavoro di Charlie per dare un'occhiata. Distratto, scivolo su un'asse sconnessa, e cercando di non cadere tocco con la mano la canna di un'arma. Charlie mi conduce al lavandino e mi ordina di lavarmi. Le apparecchiature di analisi degli Inglesi possono individuare tracce minuscole di olio per fucili. 'Vuole dire sette anni nei Blocchi H.(4) È il motivo per cui noi portiamo i guanti," mi dice, pizzicando l'elastico del paio che indossa.

    Charlie mette l'asciugamano che ho usato insieme alle armi. In seguito tutto verrà immagazzinato in luogo sicuro, fuori dal raggio di azione dei cani da fiuto degli Inglesi e dai sensori portati dagli elicotteri, che possono localizzare delle armi nascoste fino a due metri sotto terra.

    Gli strilli dei bambini che giocano filtra nelle stanze, e Charlie si ferma in quello che sta facendo per ascoltare. Il motivo per cui combatte, mi dice poi, è soprattutto fare sì che i suoi figli non debbano combattere a loro volta. "Gli Inglesi hanno trattato mio padre come merda, e cercano di fare lo stesso con me. Non permetterò che facciano lo stesso con i miei bambini. Gesù, se penso a loro non vedo l'ora che arrivi la pace, sai."

    "Se dal Consiglio supremo dell'Esercito venisse l'ordine di consegnare le armi, tu obbediresti?", gli chiedo.

    "Immediatamente, e ne sarei felice... tutti noi lo faremmo."

    Ci sono dei brutti tipi in tutti gli eserciti, gli ribatto. "Che cosa succederebbe se un individuo o una fazione non accettasse l'accordo di pace, considerandolo troppo favorevole all'Inghilterra?"

    "Se la dirigenza del Movimento Repubblicano dice di smettere, allora si smette. Noi obbediremo agli ordini, e ci assicureremo che vengano rispettati all'interno del Movimento," risponde Charlie.

    "Ma che cosa succederebbe se un amico, un membro della tua cellula, continuasse a combattere?"

    "In quel caso non sarebbe più un amico, non trovi? E si provvederebbe a lui. In questo siamo unanimi... Ti voglio dire una cosa, ma se poi tu la scrivi..."

    "Vuoi che non la riporti nell'articolo?"

    "No, è solo che è una cosa un po' strana, può darsi... È che desidero molto che arrivi il giorno in cui io potrò andare con la famiglia alla parata orangista del 12 Luglio, a divertirci e ascoltare la musica, sai, proprio come facciamo ad Armagh per la festa di San Patrizio. Ti sembra un'idea assurda?" Gli assicuro che è una delle cose più ragionevoli che mi sia capitato di sentire da mesi, e gli racconto che anche Gerry Adams mi ha espresso un desiderio del genere.

    "Dici davvero?... Gerry è bravo. Spero che riuscirà a ottenere la pace."

    Dal canto suo il comandante supremo dell'IRA sostiene con forza che tutti i volontari obbediranno agli ordini, e insieme promette che chiunque esca dalla mandria verrà messo in un recinto e legato, se necessario. "Noi manteniamo quello che promettiamo."

    "Come fai a esserne così sicuro?"

    "Noi facciamo in modo che nessuno si arruoli nell'IRA spinto dalla rabbia," mi dice. "E teniamo d'occhio i nostri militanti. La guerra è brutale. Rende la gente brutale. E dobbiamo essere attenti alle conseguenze di questo... Se la rabbia cresce dentro a uno dei nostri, lo allontaniamo dall'organizzazione. La rabbia è un fattore di rischio che non può essere tollerato, almeno non nell'Esercito Repubblicano. Invece lo vediamo costantemente all'opera nella UDA. Se in te cresce la rabbia, se odii, le tue azioni diventano prevedibili. È così che vieni sconfitto... Le decisioni cliniche sono importantissime." La natura dell'IRA, mi spiega, è la ragione principale per cui l'organizzazione ha continuato fino ad oggi a prosperare, mentre altri gruppi, come le Brigate Rosse, sono ormai solo una frase nei libri di storia.

    Il comandante smentisce le voci ricorrenti di una scissione dell'IRA, dicendomi che sono il prodotto di una campagna di disinformazione orchestrata dagli Inglesi. Io invece seguo degli indizi che mi suggeriscono che alcuni repubblicani importanti stanno formando un esercito scissionista. Ma la mia traccia si perde nel Monaghan, contea della Repubblica al confine con l'Irlanda del Nord, quando un contatto scompare dalla città. La sua casa è del tutto vuota, se si eccettuano alcune tazze di caffè stantio e dei giornali sul pavimento; restandomi poco tempo di permanenza in Irlanda, non sono in grado di trovare una nuova fonte di informazioni.(5)

    È ben noto che sia il Sinn Fein sia l'IRA hanno ultimamente fatto sapere che è in corso un dibattito interno sulla Dichiarazione di Downing Street. Per molti osservatori questo sviluppo è decisivo, e dimostra non solo che il Movimento Repubblicano è maturato dal punto di vista politico e preferisce il tavolo delle trattative di pace alla canna del fucile, ma anche che i falchi si sono trasformati in colombe. Domando al comandante quale sia la sua opinione in proposito.

    "Colombe nell'IRA? Prova a pensarci un attimo... È un'idea del tutto senza senso," mi risponde. "Noi siamo una forza armata, un fottuto esercito. Ma siamo anche Irlandesi, e ci piace molto chiacchierare. Giusto? Siamo capaci di chiacchierare fino a morirne. Ora in questo c'è un aspetto buono, perché così ascoltiamo l'opinione di tutti. Nell'Esercito Repubblicano nessuno è in una posizione di potere. Siamo invece in posizioni di responsabilità. Io posso venire rimosso dal mio posto con una votazione, e mi succederebbe subito se andassi contro i desideri della maggioranza dell'esercito... Noi incoraggiamo il dibattito. Ma non c'è dissenso organizzato. Si media tra i diversi punti di vista fino a che non siamo tutti d'accordo su una prospettiva comune," mi dice, iniziando così la discussione su come sarà il futuro.

    L'argomento più importante, forse, è come sarà la pace. "Quali condizioni dovranno esserci," gli chiedo, "perché l'IRA ceda le armi?"

    "Siamo realistici. Pensare che noi cediamo le armi con una resa senza condizioni è altrettanto ridicolo che immaginare che gli Inglesi si ritirino dal Nord dell'Irlanda incondizionatamente. Quindi dobbiamo cercare di mettere a fuoco quale sarà il processo di pace."

    "Quale elemento in particolare può far fare un balzo in avanti al processo di pace?" gli chiedo.

    "Un cambio di atteggiamento aiuterebbe moltissimo... Gli Inglesi dovrebbero smettere di farci la lezione, e cominciare invece a dialogare con noi. Che scendano dall'alto del loro cavallo, e si sporchino le mani negoziando col Sinn Fein e il governo di Dublino. Tu sai, naturalmente, che l'anno scorso [=1993] ci sono state delle trattative segrete, e che sono durate dei mesi. Eravamo davvero pieni di speranza. Sembrava che ci fossero progressi... Quando si è venuto a sapere pubblicamente delle trattative, gli Inglesi hanno interrotto il dialogo con noi, e hanno ripreso a farci la lezione. È ora che essi, e i Protestanti del Nord dell'Irlanda, si decidano a venire a patti con le realtà politiche. Buon Dio, Hong Kong sta per tornare ai Cinesi. Che cosa rimane all'Inghilterra? Le Isole Falkland e noi Irlandesi? Che lascino che l'Irlanda si unifichi, e diventiamo tutti parte dell'Europa."

    "C'è qualche individuo, o qualche gruppo, che impedisce all'opera di procedere?"

    "In realtà, nel caso dei Protestanti delle Sei contee, si nota invece la mancanza di un certo tipo di individuo, e a questa mancanza occorrerebbe porre rimedio. Nella comunità protestante non sta affiorando un leader del genere, diciamo, di de Klerk. Paisley e Robinson [N.d.A.: il Reverendo Ian Paisley, capo del Democratic Unionist Party, e il suo vice, Peter Robinson], e altri fanatici, sono invece ancora ben presenti, e tra i Protestanti non sento nessuno che dica, 'Bene, ragazzi, dobbiamo per forza riconoscere la realtà, e dobbiamo cominciare a immaginare un futuro diverso'... I politici unionisti non hanno alcun incentivo che li spinga a cercare un accordo per il futuro. Sono stati cresciuti nella credenza di essere migliori di noi. Noi siamo percepiti da loro come minaccia. Noi siamo la spazzatura che li appesta quando vanno in città. Loro sono buoni, noi siamo schifezza. Si tratta di pura mentalità coloniale, e gli Inglesi potranno cambiare molto le cose, nel momento in cui diranno che hanno deciso di andarsene dall'Irlanda entro una certa data."

    "A quali limiti di tempo stai pensando per il ritiro degli Inglesi?" gli domando.

    "Beh, diciamo che un periodo superiore ai dieci anni non sarebbe accettabile."
    «Feared neither death nor pain,
    for this beauty;
    if harm, harm to ourselves.»
    (Ezra Pound - Canto XX, The Lotus Eaters)

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    Predefinito Rif: L'I.R.A. dall'interno

    Dieci anni è un tempo due volte più lungo di quanto avessi immaginato. Il comandante non vuole entrare nei particolari, pur esprimendo il desiderio che l'unificazione dell'Irlanda avvenga entro quel decennio. Mi ricorda che la riconciliazione nazionale non sarà mai un risultato istantaneo. Ricorda il passato, quando la repubblica del Sud dell'Irlanda venne formata in modo tale da placare i timori dei Protestanti. "Non si sparò un colpo. Nessuno venne cacciato da casa sua. Nello Stato Libero di Dublino Cattolici e Protestanti andarono d'accordo benissimo dopo che gli Inglesi se n'erano andati. E vanno ancora d'amore e d'accordo."

    "Alcuni gruppi paramilitari lealisti predicono uno scenario apocalittico se gli Inglesi se ne dovessero andare, e hanno più gente e più armi dell'IRA," gli dico, ricordandogli che la minaccia di un bagno di sangue fa sì che la comunità internazionale continui a sostenere la politica britannica in Irlanda del Nord.(6)

    "Gli Inglesi e la RUC dovranno finalmente fare ciò che occorre. La RUC ha continuato così a lungo ad essere collusa coi paramilitari lealisti che oggi conosce di essi molto di più di quanto faccia credere il numero di loro che ha arrestato. Fino ad oggi queste bande lealiste sono state utili agli Inglesi e alla RUC. Fanno per loro il lavoro sporco. Ma una volta che il processo di pace sia partito le cose cambieranno, e non sarà più nell'interesse di Inglesi e RUC proteggere l'Ordine d'Orange."

    "Tu fai suonare tutto così facile che io..."

    "E no! Lascia che ti corregga al riguardo. Non sarà affatto facile. C'è una enorme quantità di cose che si dovranno risolvere... Dovrà esserci un ambiente più attraente. Credo che questo sia davvero importante. In questo gli Inglesi potranno aiutarci, ritirando le loro truppe e spendendo invece quel denaro per incoraggiare gli investimenti industriali. La dipendenza dall'Inghilterra è debilitante, e un nuovo sistema dovrà rimpiazzare l'antico. Niente di tutto questo è facile a farsi."

    "Tornando al cessate il fuoco," torno alla carica io, "quale è la condizione perché voi lo proclamiate?"

    "E va bene. La condizione è che ci sia un processo di pace inclusivo, fondato su principi democratici, con un periodo di tempo stabilito entro cui deve avvenire il ritiro inglese, che creerà una dinamica che inevitabilmente conduce ad un accordo negoziato."

    "Accipicchia!," esclamo, dopo questa raffica vertiginosa.

    "Devo essere molto attento a quello che dico," mi dice il comandante, guardandomi fisso negli occhi. "Questo è importante... E, se tu non riporti correttamente quello che ti ho detto, sei fottuto!."

    Scorro a caso il mio taccuino, e gli ripeto delle frasi, che passano tutte il suo esame. "Ci siamo quasi," mi dice. Nel seguito della conversazione, gli ricordo che Dwight Eisenhower era un buon generale, ma che era migliore come giocatore di golf che come politico. Conviene con me che è meglio che sia Gerry Adams a occuparsi della diplomazia. Fortunatamente è di nuovo tranquillo.

    "Ciò che vogliamo vedere è soltanto un'Irlanda unita, libera dalla violenza. Le cose, così come sono in Irlanda del Nord, si fondano su un modello di apartheid. Questa situazione deve essere completamente cambiata. Che i Cattolici vengano trattati come merde è una cosa che deve finire... Il fanatismo religioso è stupido. Vediamo invece di essere intelligenti. Qui siamo tutti Irlandesi. Quando un Protestante del Nord va in Inghilterra, lo definiscono 'un Paddy' [N.d.T.: 'piccolo Patrizio', nomignolo paternalistico -o spregiativo- con cui gli Inglesi si riferiscono agli Irlandesi; Patrick, da San Patrizio patrono dell'Irlanda, è nome molto diffuso nell'isola]. Per il nostro accento, per come ci muoviamo, noi Irlandesi, cattolici o protestanti, siamo tutti dei 'Paddy' per gli Inglesi. La discriminazione su basi religiose mi ripugna... Liberiamoci dei soldati inglesi. Ciò faciliterà i rapporti tra di noi. Rimandiamoli a casa loro. O da qualunque altra parte. L'importante è far sì che se ne vadano... Immaginiamoci in che modo dovrà avvenire l'unificazione. Mettiamolo per iscritto, facciamo sì che il processo di pace cominci ad andare avanti in modo tale da non poter essere sabotato da alcuno. Noi faremo la nostra parte. E questo è una garanzia."

    Quando finalmente il mio taccuino e la mia penna spariscono, scompaiono anche le frasi fatte, e il comandante abbassa la guardia. I suoi modi divengono più dolci, e compare in lui un umorismo autocritico. Il comandante è un generale riluttante, vengo ad apprendere, un uomo che desidera ardentemente poter cambiare il ruolo che gli eventi gli hanno imposto di assumere. Ci appoggiamo, rilassati, ai sedili, curiosi l'uno dell'altro, e chiacchieriamo del più e del meno. Parliamo perlopiù di viaggi, di dove andare e del modo migliore di arrivarci. La sua mente è determinata a viaggiare verso una Irlanda unita, ma il comandante è disponibile riguardo al percorso per arrivarci. Al momento viaggia disposto a tutto, aprendosi la strada con l'accetta in un territorio difficile. Sua guida è l'esperienza del passato, e la sua bussola indica che gli Inglesi prestano orecchio solo agli argomenti della forza, non alla forza degli argomenti. Mi dice che però spera ardentemente di trovare presto nuove, e diverse, indicazioni. Sono colpito dall'inclusione dei bambini in quasi tutto ciò che immagina riguardo al punto d'arrivo del viaggio. La sua ricompensa per gli anni passati nell'IRA sarà il momento in cui i ragazzini potranno conoscere i 'Troubles' soltanto leggendo i libri di storia.

    Quando infine ci salutiamo, sono convinto che la pace in Irlanda sia vicina. Ho la sensazione che il momento in cui la pace arriverà sarà determinato dal tono usato dalle parti in conflitto, e proprio su questo cambiamento gli Inglesi e la comunità protestante dovranno influire, o forse decidersi a compierlo. Se modificassero il loro atteggiamento, ciò gioverebbe a tutti. Di sicuro, nella comunità protestante ci sono delle voci ragionevoli e coraggiose che potranno in futuro sostituirsi al vangelo dell'odio predicato da Ian Paisley. Gli Stati Uniti -e altri paesi- potranno rendere l'Irlanda del Nord più attraente per gli investimenti, estendendo ad essa gli stessi incentivi all'imprenditoria e al commercio di cui oggi gode Israele. Ma sono gli abitanti del Nord dell'Irlanda cui spetta fare la parte più grande del lavoro di riconciliazione, e sono i loro bambini che pagano il prezzo di ogni ritardo. Alcuni dicono che questa guerra continua da 25 anni, altri invece sostengono che continua da secoli, secoli d'inferno. La pace renderebbe la questione puramente accademica.

    NOTE:

    1) La I.P.L.O. (Irish People's Liberation Organisation, 'Organizzazione per la Liberazione del Popolo Irlandese') nacque dalla sanguinosa faida del 1986-1987 all'interno della Irish National Liberation Army. In seguito i suoi membri coprirono con occasionali attacchi ai danni dei paramilitari lealisti e delle forze britanniche una fiorente attività di traffico di droga, di ricettazione e di estorsioni ai danni della popolazione nazionalista. Nel 1992 si divise in due bande contrapposte, che si impegnarono in una nuova faida sanguinosa. Entrambe le bande vennero disciolte da un'operazione di polizia dell'I.R.A., costretta a intervenire per le proteste della popolazione. Anni dopo lo scioglimento dell'I.P.L.O. è però possibile che alcuni membri dell'organizzazione defunta abbiano ripreso le loro attività antisociali, come riferiva nel 1994 l'O.C. dell'I.R.A. al giornalista Nugent, anche se senza più avvalersi di un'etichetta politica.
    Sulla storia dell'I.N.L.A. fino ai primi mesi del 1994 (e anche sull'intera esistenza dell'I.P.L.O.) si veda il bel libro di Jack HOLLAND e Henry McDONALD, INLA: Deadly Divisions, Dublin, Poolbeg, 1994.

    2) L'O.C. dell'I.R.A. si riferisce qui alla grande operazione di polizia compiuta dall'Esercito Repubblicano Irlandese tra il 31 Ottobre e il 1 Novembre 1992, che portò allo scioglimento completo delle due fazioni in cui si era cruentemente divisa la I.P.L.O.. A differenza però di quanto dice qui il comandante l'operazione, avvenuta contemporaneamente in varie città dell'Irlanda, comportò la cattura di ben 120 membri di quell'organizzazione (non di una trentina); uno di essi venne ucciso, una trentina furono gambizzati, il resto ricevette percosse. Entro alcuni giorni entrambe le bande dell'I.P.L.O. comunicarono di essersi sciolte, consegnando le loro armi all'I.R.A..

    3) La repressione violenta, da parte dell'I.R.A., del traffico e dello spaccio di droga nelle zone nazionaliste ha spesso creato dissenso anche tra i sostenitori dei Repubblicani. Per comprendere meglio e le critiche, e i motivi che secondo l'I.R.A. rendono tale repressione necessaria, si veda lo stesso settimanale del Movimento Repubblicano, An Phoblacht/ Republican News, nei numeri usciti tra Febbraio e Marzo 1995, dopo che l'I.R.A. aveva in tre mesi eliminato sette trafficanti e spacciatori di droga nell'Irlanda del Nord. I Repubblicani controbattevano ai critici 'umanitari' illustrando gli indizi che dimostrano la pianificazione controinsurrezionale, studiata dai Servizi britannici, del traffico di droga nel Nord, diretto a distruggere la coesione sociale delle comunità nazionaliste. La pianificazione sarebbe avvenuta coordinando con riunioni la malavita organizzata di Dublino (il cui boss più importante, Martin Cahill detto 'Il Generale', era stato abbattuto dall'I.R.A. nell'Agosto 1994), gruppi di trafficanti inglesi e scozzesi, i gruppi paramilitari lealisti -da anni dediti al traffico di droga- e vari ex-militanti di gruppi repubblicani, decisi ad arricchirsi.

    4) I Blocchi H (H-Blocks), chiamati così per la loro forma, sono le strutture prefabbricate in cui sono rinchiusi i prigionieri nel famigerato carcere di Long Kesh. Costruito a Sud di Belfast, in aperta campagna, nel 1971, come campo di concentramento per ospitare le migliaia di vittime dell'internamento preventivo senza processo, con la fine di esso (e dello status di prigionieri politici per i detenuti) nel 1976 ha preso il nome ufficiale di Her Majesty's Prison 'The Maze'. Tra 1976 e 1980 è stato teatro della Blanket Protest ('Protesta della coperta') e poi del tragico sciopero della fame del 1981, con cui i prigionieri repubblicani ottennero di fatto -anche se non di nome- il ristabilimento dello status politico.

    5) Le voci raccolte dal giornalista Rory Nugent riguardo al sorgere di organizzazioni armate repubblicane scissioniste erano premature, ma non erano interamente il frutto di una campagna di disinformazione organizzata dagli Inglesi. Infatti nel Gennaio 1996 è stata resa nota l'esistenza del 'Continuity' IRA, esistente nell'ombra dalla scissione del Movimento Repubblicano del 1986 che diede vita al Republican Sinn Féin. Il C.I.R.A., allineato politicamente a questo partito, ha deciso di opporsi al processo di pace, continuando la lotta armata fino al ritiro inglese dall'Irlanda. Nel Novembre del 1997 è sopravvenuta una nuova scissione del Movimento Repubblicano, sempre fondata sul rifiuto del processo di pace, visto come capitolazione al dominio britannico. Sul piano politico gli scissionisti hanno formato il 32 Counties Sovereignty Movement ('Movimento per la Sovranità delle 32 Contee'), e su quello militare il 'Real' IRA (o R.I.R.A.), alleandosi al Republican Sinn Féin e al C.I.R.A. per proseguire la lotta fino al ritiro britannico.

    6) La previsione apocalittica di un bagno di sangue spaventoso tra unionisti e nazionalisti -nota come Doomsday Scenario, 'Scenario del Giorno del Giudizio'- nel caso le truppe britanniche si ritirassero dall'Irlanda è stata sostenuta negli ultimi trent'anni dalla propaganda dello Stato britannico per giustificare internazionalmente il protrarsi del dominio inglese sulle Sei contee del Nord-Est dell'Irlanda (insieme all'altra trovata propagandistica, che le truppe inglesi sarebbero in Irlanda non per difendervi il dominio della Corona dall'attacco dei Repubblicani irlandesi, ma per mantenere umanitariamente la pace tra due tribù irlandesi irriconciliabili). Anche se i recenti eventi della 'Stagione delle Parate' orangiste possono, agli occhi di un osservatore superficiale, sembrare conferire realtà a tale scenario, esso è una mera invenzione propagandistica. Infatti gli unionisti e orangisti delle Sei contee possono permettersi di scatenare i loro pogrom contro i cattolici -e le uccisioni di civili cattolici presi a caso- solo all'ombra del protrarsi del dominio militare inglese in Irlanda, e come forma di ricatto sul Governo di Londra per impedire ogni concessione al nazionalismo irlandese e alla popolazione cattolica. Le vere armi dell'Unionismo, infatti, non sono le poche detenute dai suoi gruppi paramilitari illegali, ma sono quelle dell'esercito britannico e dei due corpi militari unionisti, armati fino ai denti, facenti parte delle forze della Corona (risultato della strategia britannica di 'ulsterizzazione' del conflitto): la polizia -R.U.C.- forte di 13.000 membri, e il R.I.R., locale reggimento territoriale dell'esercito britannico, di 7.000 uomini, tutti unionisti protestanti. All'armamento di questi due gruppi si aggiungono altre 170.000 armi da fuoco legalmente possedute da civili unionisti (per ovvi motivi il porto d'armi non viene di solito concesso ai nazionalisti). Se il Governo di Londra dovesse decidere di ritirarsi dall'Irlanda, ritirerebbe contestualmente tutte queste armi legalmente detenute (i gruppi paramilitari unionisti illegali sono male armati, male organizzati, e più simili ad assembramenti di hooligans che ad eserciti). Gli unionisti sarebbero in quel caso costretti ad adattarsi alla prospettiva di un'Irlanda unita, non essendo in grado di sostenere -non più spalleggiati dalle forze britanniche- uno scontro militare col nazionalismo irlandese: non ci sarebbe quindi alcun "bagno di sangue".
    «Feared neither death nor pain,
    for this beauty;
    if harm, harm to ourselves.»
    (Ezra Pound - Canto XX, The Lotus Eaters)

 

 

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