A Varese ha vinto quel gran galantuomo di Attilio Fontana con 19420 voti contro 16615 della maestrina Oprandi.( nel 2006 Fontana aveva vinto al primo turno con 25039 voti, dove saranno finiti i 5619 che mancano?)
E' stato molto previdente apparentarsi con Morello (UDC), le cui liste al primo turno avevano ottenuto 2625 voti.
Se l'apparentamento fosse stato fatto con il csx il buon Fontana avrebbe dovuto lsciare lo scranno:
19420-2625 = 16795
16615+2625 = 19240

Grazie UDC, promettiamo che non vi insulteremo mai più.
Grazie anche per avere permesso di avere un amico in comune: Ciro (In)Grassia!

31 maggio 2011
Nella sconfitta della Lega si salva solo Varese e qualche maroniano doc

La capitale della Padania, feudo di Roberto Maroni, ha salvato la faccia al Carroccio. A Varese Attilio Fontana è riuscito a vincere il ballottaggio, grazie anche al sostegno (esterno) dell’Udc, che ha fatto venire qualche mal di pancia ai militanti più ortodossi. Il sindaco uscente, maroniano doc, ha vinto col 53,89 per cento contro il 46,10 per cento del Pd, che però ha aumentato i voti. Gallarate era l’altro esperimento importante di Maroni: la scommessa di un’alleanza diversa da quella di governo, con Fli e il sostegno del Pd. Ma qui la Lega, che per pochi voti aveva fallito il ballottaggio, ha consegnato il comune al centrosinistra, che ha vinto con il 55 per cento e molti voti leghisti. Per il resto, una serie di grandi e piccole batoste. Alcune significative.

Niente da fare per l’altro candidato forte del titolare del Viminale, Giovanni Fava alla provincia di Mantova, che non è riuscito a conquistare, seppur per pochi voti, il capoluogo che fu la prima sede del Parlamento del bord. La Lega non ce l’ha fatta neanche a Desio, fulcro della Brianza, dove i leghisti erano usciti dalla giunta quando il comune era stato coinvolto in un’inchiesta giudiziaria sulla ’ndrangheta. Ma lo scontro col Pdl ha favorito anche qui la sinistra. Significativa anche la sconfitta a Novara, centro del consenso della Lega in Piemonte e feudo del governatore Roberto Cota, dove Andrea Ballarè ha sconfitto il candidato del Pdl, Mauro Franzinelli.

Dopo questi risultati, la Lega dovrà meditare sulla sua linea nazionale e sulle scelte dentro al governo. Ma, in attesa che parlino i vertici, si possono trarre le prime (provvisorie) conclusioni per quel che riguarda gli equilibri interni. Nel passo in dietro generale, quasi solo i candidati di Maroni hanno tenuto botta, aumentando, in qualche caso triplicando, i voti per la Lega, in controtendenza rispetto al calo del consenso del partito. Nel frattempo, a urne ancora aperte, domenica 1.300 militanti leghisti si sono affrontati, coltelli alla mano, per eleggere il candidato alla segreteria provinciale di Verona, feudo di Flavio Tosi, altro maroniano. Il suo candidato, Paolo Paternoster, ha vinto con il 63 per cento dei consensi, mostrando però una profonda spaccatura nel partito. Un antipasto veneto di ciò che potrebbe iniziare a succedere da domani in poi. E se per i fan di Maroni l’arretramento “è solo un momento di passaggio”, i suoi avversari annunciano cattivi presagi: “E’ arrivata la resa dei conti. A questo punto non escludiamo, che il movimento si possa spaccare in due”.

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di Cristina Giudici
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