
Originariamente Scritto da
Hagakure
Uno degli aspetti piu' interessanti di Donoso Cortes, mi sembra.
Cortes, riconoscendo la fine dell'era del legittimismo monarchico, spazzato via dal 1789, dal 1848 e dal 1917, e auspicando al suo posto il sorgere di una 'dittatura coronata' basata sul decisionismo di una guida carismatica che si sarebbe opposta alla decadenza, si distanzia dall'apologia della monarchia moderna che ha ceduto alle istanze della sovversione, quindi dal futile equivoco monarchico d'oggi, l'esaltazione delle monarchie parlamentari.
Per Cortes, i parlamenti sono i luoghi in cui la borghesia liberale mostra la sua intima natura corrotta di 'clasa discutadora' incapace di decidere. Il dittatore, colui che decide, rappresenta invece l'essenza della sovranita'. Non a caso Schmitt nella sua teoria della decisione riprende il discorso fatto da Cortes sulla dittatura.
Questo decisionismo autoritario ricorda il cesarismo invocato da Oswald Spengler: anche per Spengler era necessaria una guida carismatica, un Cesare, che doveva ergersi contro il declino. Julius Evola tuttavia si lamenta di come il cesarismo spengleriano non rappresentasse una soluzione 'organica' e fosse quindi destinato a esaurirsi concludendosi in un nulla di fatto. Il cesarismo dovrebbe essere solo un periodo di transizione verso il ripristino di un vero stato organico.