La Regione impugna la gara per la Tirrenia
Caos traghetti, Cappellacci risponde agli attacchi di Onorato mettendo in discussione la privatizzazione. Oggi le offerte per le navi della flotta sarda
CAGLIARI. La Regione impugnerà il bando di privatizzazione della Tirrenia. L'ultimo parere legale ha confermato che esiste un conflitto di attribuzione con lo Stato. Cioè: parte della compagnia pubblica in vendita, o come minimo i contributi promessi ai futuri compratori per la continuità territoriale, spettano di diritto alla Regione in base all'articolo sulle dismissioni statali. E visto che in prima fila nella corsa per la Tirrenia c'è la cordata capeggiata da Vincenzo Onorato, più i soci Aponte e Grimaldi, questa sembra essere anche la risposta della Giunta alle accuse lanciate dall'armatore della Moby: «Politici sardi vergognatevi, siete degli ingrati».
A muso duro. Ritorsioni, ricatti e minacce? «Caro Onorato, pensi bene a quello che dice e soprattutto a quanto farà», firmato la Giunta e il Consiglio regionale. Nell'ultima puntata di un battibecco che dura da mesi, i muscoli mostrati dall'armatore non sono piaciuti ai politici. Il giorno dopo la lettera che ha dato dell'ingrato a Cappellacci, agli assessori e ai consiglieri - «Non sono stato mai ringraziato per il bene che ho fatto», la frase - è un fuoco incrociato.
A cominciare da Giacomo Sanna, capogruppo del Psd'Az, che dice: «Onorato dall'ingordigia è passato all'arroganza». Oppure c'è la dura reazione del Pd, che con Giampaolo Diana sottolinea: «Gli armatori non si possono permettere il lusso di dettare condizioni». Anche dal Pdl, col vicecapogruppo Pietro Pittalis, arriva una scudisciata per Onorato: «Il rifiuto ostinato delle compagnie di rivedere le tariffe vuol dire che qualcuno, gli armatori, ha perso la testa in questa partita».
Delirio. Nella replica, il sardista Giacomo Sanna va per le spicce: «Quanto scritto da Onorato è grave e mi pare l'exploit di chi ormai è in preda al delirio. Le sue accuse sono offensive. Aggiungo: a freddo, appaiono come la reazione di chi, non abituato a essere contraddetto, ora sa soltanto scalciare». Per il Psd'Az, quella di Onorato è stata un'infantile scarica di rabbia: «Ma non si faccia illusioni: ora sappiamo che lui, il presunto re delle navi, è davvero nudo». Dopo aver consigliato all'armatore di non coinvolgere nelle sue requisitorie il presidente Mario Melis - Lui sì che voleva la flotta sarda, è la replica del Psd'Az - il capogruppo contrattacca: «Gli armatori della cordata napoletana, quelli vogliono pagare Tirrenia soltanto duecento milioni, forse erano sicuri del silenzio e della sottomissione dei sardi sulle tariffe prima e sulla privatizzazione della compagnia statale poi: hanno sbagliato le previsioni e ci sono rimasti male». Non l'avranno vinta, dicono i sardisti: «Noi abbiamo deciso di combattere e continueremo a farlo fino a quando ai sardi non sarà garantito il diritto alla mobilità».
Ricatti, no grazie. Giampaolo Diana del Pd non ha dubbi: «La minaccia di cancellare le corse d'inverno - dice - è chiaramente un ricatto. E i ricatti sono inaccettabili. Anzi, oggi Onorato non mi pare nelle condizioni per permettersi questo lusso». Per il centrosinistra, l'armatore i suoi soci continuano a essere anche poco credibili nella giustificazione, riproposta nella lettera, che le tariffe siano state triplicate per colpa del caro-petrolio: «Tutte le scuse messe in piazza da Moby, Snav, Gnv e dalla stessa Tirrenia - dice Diana - sono un'offesa all'intelligenza dei sardi e dunque un pericoloso segnale di arroganza». Ma anche la Giunta rischia di essere presuntuosa se dopo la pezza Saremar, quest'estate, non andrà oltre. «La Regione - hanno scritto il segretario regionale Silvio Lai e il capogruppo Mario Bruno - deve attivare subito le procedure per gli oneri servizio (la continuità territoriale) sulle rotte. Deve, in altre parole, bandire la gara dopo aver definito tariffe, collegamenti merci e passeggeri, priorità e modalità di erogazione del servizio pubblico, compresa l'entità del finanziamento. Se non lo farà - concludono Lai e Bruno - la Sardegna continuerà a essere sotto ricatto».
Arroganti. Onorato i suoi soci sono incredibili per il vicecapogruppo del Pdl, Pietro Pittalis. «Continuano con la storiella del petrolio, ma poi vai a vedere quello che le stesse compagnie hanno fatto altrove, ad esempio in Sicilia, e scopri: da quelle parti gli aumenti sono stati contenuti». È il bluff che per Pittalis è stato scoperto dalla Giunta Cappellacci: «Gli armatori non hanno voluto trattare con la Regione e adesso pagano la loro ostinazione».
Dal Pdl arriva anche una frecciata per la Confindustria, che mercoledì ha bocciato il progetto "flotta sarda": «C'è chi continua a lamentarsi - dice Pittalis - mentre dovrebbe sostenere la Giunta e ora anche il Consiglio in questa strategia ferma e decisa. Credo - continua - che la Confindustria, a questo punto, dovrebbe schierarsi con la politica e non contro la politica. Alle imprese chiediamo di farsi avanti, perché se vogliamo riprenderci la Tirrenia servirà soprattutto il loro sostegno».
La Regione impugna la gara per la Tirrenia | La Nuova Sardegna