Sono stati scarcerati i fiancheggiatori di Provenzano ed ora ci si indigna e Alfano manda gli ispettori.
Ma proprio ci prendono in giro, ma se è stato lui a firmare la legge.


Sono stati scarcerati i fiancheggiatori di Provenzano ed ora ci si indigna e Alfano manda gli ispettori.
Ma proprio ci prendono in giro, ma se è stato lui a firmare la legge.


Cosa stabilisce la legge?
Spiegacelo tu !!!!!!!!!!!
Forse a te andrebbe bene una legge che potesse far assegnare l'ergastolo ad un innocente in attesa di giudizio?
E poi dimmi, come funziona la giustizia negli altri paesi civili del mondo?
Prendi il caso restivo : in inghilterra stanno già finendo il processo per fatti ac caduti recentemente, da noi ancora si stanno facendo le prime indagini.
Trovi che il PM di potenza si sia comportato collo stesso zelo e capacità
investigativa della boccassini?
Peccato che tanto genio sia impiegata così male : tener d'occhio il premier...
Stato contro stato.




Se n'era già accorto a suo tempo Giovanni Falcone, durante il maxi-processo che aveva imbastito contro la mafia siciliana negli anni '80. Ad un certo punto l'ingranaggio si inceppa e gli uomini d'onore, nonostante vengano acclarati i loro misfatti, ritornano ai loro sporchi affari, liberi come farfalle.
Il complicato e farraginoso meccanismo giudiziario italiano, soprattutto quando sul banco degli imputati c'è Cosa Nostra, se ben oliato da impavidi magistrati, fila liscio come una locomotiva, un po' lenta, forse, perché ferma in tutte le stazioni ma continua il suo percorso senza deviazioni finché, a pochi chilometri dalla destinazione, immancabilmente, finisce su un binario morto.
Falcone aveva intravisto quel binario morto nella Prima sezione penale della Cassazione, dove grazie a una girandola perversa, finivano tutti i processi per terrorismo e per mafia. Riguardo questi ultimi, se la materia scottava, immancabilmente veniva trovato il cavillo necessario ad annullare il procedimento.
Scoperto l'inganno, Falcone pose rimedio istituendo un protocollo di rotazione, di modo che ogni volta fosse un collegio diverso ad occuparsi di un processo di mafia.
Ma, a quanto pare, questo sistema non basta. In questi giorni, la Cassazione ha fatto un altro buco nell'acqua. Ha lasciato scadere i termini di custodia cautelare per 4 fiancheggiatori di Bernardo Provenzano, il super-padrino corleonese, condannati in secondo grado nel luglio 2009, senza emettere la sentenza definitiva, prevista per metà giugno.
Gioacchino Badagliacca, Giampiero Pitarresi, Vinceno Paparopoli e Vincenzo Alfano erano stati arrestati nel 2006, con l'accusa di essere affiliati alla cosca palermitana di Villabate. I primi due sono stati condannati a 7 anni e 6 messi e gli altri due a 6 anni e 8 mesi. A vario titolo, avevano prestato la propria carta d'identità per acquistare delle schede telefoniche necessarie per la trasferta a Marsiglia di Provenzano nel 2003, per essere operato alla spalla e alla prostata, lo avevano assistito durante il viaggio e avevano organizzato il suo ritorno in pompa magna a Villabate. Infine, Vincenzo Alfano era considerato uno dei prestanome del capomafia.
Purtroppo la condanna definitiva non è ancora stata emessa e la terza sezione della Corte d'Appello di Palermo si è vista costretta, dai termini di legge, a scarcerare i 4 mafiosi, per ora presunti tali, tra la fine di aprile e i primi di maggio.
Badagliacca, Pitarresi Paparopoli e Alfano hanno l'obbligo di presentarsi al commissariato di polizia 3 volte a settimana, finché la Cassazione non emetterà il verdetto finale.
Sono certa che i 4 uomini osserveranno scrupolosamente tale limitazione nell'attesa che si compia il loro destino giudiziario, che accetteranno con serenità e volontà di espiazione, qualora venisse confermata la pena.
Mafiosi scarcerati: silenzio! Tutta colpa della Cassazione - Notitia Criminis