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    Post Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    Annessione della Padania al Terzo Reich – OZAV, OZAK e non solo




    http://www.istrianet.org/istria/hist...e-karte400.jpg

    Poco note alla storiografia italiana, molto di più a quella anglo-sassone sono i piani di annessione (parzialmente riusciti) della Padania al Terzo Reich.
    Poco pubblicizzata e poco nota agli stessi storici è l'annessione dell' Operationszone Alpenvorland comprendente le province di Bolzano, Trento e Belluno avvenutail 10 settembre 1943, quandoHitler, ordinò l'annessione di queste provincie al Terzo Reich, andando a costituire la Operationszone Alpenvorland, ovvero la Zona operativa delle Prealpi. L'area era affidata a Franz Hofer, in qualità di Commissario Supremo, il quale aveva pieni poteri, compreso quello di vita e di morte: rispondeva solo e direttamente a Hitler
    Il 6 novembre 1943, il commissario Hofer istituì il "Sondergericht für die Operationszone Alpenvorland", ovvero un speciale tribunale, che aveva competenza nel caso in cui il reo o la parte lesa fosse un cittadino appartenente al Reich.
    Il commissario Hofer nominò prefetto a Trento l’avvocato Adolfo Bertolini e a Bolzano Peter Hofer.
    Moltissimi furono i volontari sia di lingua italiana che tedesca allo sforzo bellico al Reich germanico.
    Ancora meno nota è stata l'istituzione sempre il 10 settembre 1943 dell' Operationszone Adriatisches Küstenland, (zona d'operazioni del Litorale adriatico), col chiaro intento di una restaurazione secondo la memoria asburgica, per una futura annessione delle regioni al Terzo Reich. Tale zona era composta dalle province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana e con a capo Friedrich Rainer. L'amministrazione civile passò ufficiosamente nelle mani del Supremo Commissario Rainer già dal 10 settembre, Mussolini nel frattempo si trovava ancora prigioniero sul Gran Sasso a dimostrazione di come queste direttive fossero già state discusse e predeterminate. In principio l'ordinanza di creazione delle zone d'operazioni doveva rimanere segreta per non interferire con le trattative per la ricostituzione di un governo al nord ma, non appena il governo collaborazionista fascista fu ricostituito e Badoglio dichiarò guerra ad Hitler il 13 ottobre 1943, le vere intenzioni della Germania nazista non furono più nascoste.

    http://collezionismovvf.interfree.it...ESSTRIESTE.jpg

    http://www.panzer-ozak.it/immagini/m...k100grande.gif


    Rainer stabilì il cambio lira-marco a 10- 1, nominò dei consiglieri amministrativi tedeschi che affiancavano i prefetti italiani e ne controllavano le direttive, creò la polizia economica ed uno speciale ufficio per la lotta al mercato nero, decise la costituzione del Tribunale Speciale di Sicurezza Pubblica. Furono inoltre respinte le nomine prefettizie e dei podestà emanate dalla RSI, le chiamate alle armi del governo fascista furono costantemente osteggiate e rese operative solo su base volontaria (su 100 volontari che si presentavano, il Supremo Commissario ne inviava solo 5 alle formazioni militari repubblicane), privilegiando invece il reclutamento nelle organizzazioni di lavoro, di costruzione o direttamente nella polizia tedesca. Fu reso obbligatorio il permesso di soggiorno per le persone che intendevano fermarsi nell'OZAK per un periodo superiore ai sette giorni, la sottomissione dei militari italiani ai comandi tedeschi, il controllo dell'economia e delle esportazioni. La Gazzetta Ufficiale fu soppressa e sostituita dal “Bollettino del Supremo Commissario” ciclostilato in quattro lingue e dal giornale propagandistico "Adria Zeitung". In esso Rainer dichiarava che l'Italia Nordorientale era stata maltratta dal governo fascista e che la popolazione, composta da una razza affine ai tedeschi, prospettava l'annessione al Terzo Reich.
    Ma le mire sulla Padania dei nazisti non si fermano qui, lo stesso Goebbels suggerì più volte ad Hitler di annettere a guerra finita l'antico regno del Lombardo-Veneto al Terzo Reich per poter in questo modo completare le mire “asburgiche” dei nazisti. Secondo altre fonti tutta la Padania sarebbe dovuta essere annessa al Reich, ben oltre i suoi confini naturali e più precisamente fino a Firenze, e questo perché Hitler considerava la cultura rinascimentale come uno dei prodotti più puri della razza ariana.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    16 settembre
    Hitler annette al Reich le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola e
    Fiume, una parte della Slovenia con Lubiana e tutto il Trentino-Alto
    Adige con Belluno. Mussolini non ne sa niente e, con garbo, protesterà
    Da oggi l’Italia è più piccola di parecchie centinaia di chilometri
    quadrati e il Reich tedesco è aumentato di altrettanto.
    Il 10 settembre Hitler ha convocato a Berlino i capi del nazismo: che
    cosa si deve fare in Italia dopo la caduta del fascismo, l’arresto di
    Mussolini e il “tradimento” di Vittorio Emanuele III? Alla riunione
    partecipano Joseph Goebbels, Martin Bormann, Joachim von Ribbentrop,
    Heinrich Himmler, Hermann Göring, Wilhelm Keitel, Alfred Jodl e Karl
    Dönitz. La decisione è di costituire in Italia un governo
    collaborazionista e di annettere al Reich le province di Udine, Trieste,
    Gorizia, Pola, Fiume e la parte di Slovenia, con Lubiana, annessa
    all’Italia da Mussolini (sarà chiamato “Adriatisches Küstenland”, cioè
    “litorale adriatico”) e il Trentino-Alto Adige insieme alla provincia
    veneta di Belluno (il nome: “Alpenvorland”, cioè “Territorio prealpino”).
    Il governo del "Litorale" viene affidato al gauleiter (carica
    corrispondente a presidente di regione) della Carinzia Friedrich Rainer e
    quello del Trentino-Alto Adige al gauleiter del Tirolo Franz Hofer.
    Un francobollo della serie stampata ma non emessa nel 1944
    L’austriaco Hitler realizza così un suo vecchio sogno: l’annessione
    di tutte quelle terre che erano antichi territori asburgici e
    storicamente le province di frontiera dell’Impero austriaco. In Italia i
    confini tornano così quelli del 1915, prima della grande guerra.
    Il 12 settembre, poche ore prima dell’annuncio dell’avvenuta
    liberazione di Mussolini dal Gran Sasso, Hitler ha affidato al ministro
    degli armamenti Albert Speer il compito di attuare le decisioni prese,
    “scavalcando i competenti uffici italiani”. Vista la nuova situazione
    venutasi a creare nel pomeriggio dello stesso giorno, Speer chiede ad
    Hitler di revocare il decreto, certo di incontrare la sua approvazione,
    ma rimane sorpreso sentendo Hitler respingere la sua proposta. Speer fa
    allora osservare al Fuhrer che la possibile creazione di un nuovo governo
    fascista sotto la presidenza di Mussolini può invalidare la precedente
    decisione. Hitler riflette un momento, poi dice: “Sottoponga nuovamente
    alla mia firma quel decreto, però con la data di ieri: così non vi sarà
    alcun dubbio che la liberazione di Mussolini non ha influenzato la mia
    decisione” (1).
    Le regioni annesse sono considerate “zona di operazione”: l’OZAV
    (“Operationszone Alpenvorland”) ossia zona d'operazione delle Prealpi,
    comprendente le province di Bolzano, Trento e Belluno, e l’OZAK
    (“Operationszone Adriatisches Küstenland”) zona d'operazione del Litorale
    2
    2
    Adriatico, comprendente le province di Udine, Gorizia, Trieste, Fiume,
    Pola.
    Nel restante territorio vengono in fretta istituiti in questi giorni i
    comandi territoriali militari (“Militärkommandanturen”): a Verona, Padova,
    Torino, Ferrara, Genova, Parma, Brescia, Bologna, Milano, Alessandria e
    Massa Carrara. Il Militärkommandant ha poteri sulle forze armate operanti
    nel suo territorio, siano esse della Wehrmacht, delle SS o di polizia
    (“Ordnungspolizei”), ma anche di “esercitare la censura sulla radio e
    sulla stampa nel suo territorio”. Il Comando emanerà ordini diretti alla
    popolazione, mediante bandi, senza dover avere la preventiva approvazione
    del governo fascista. Inoltre provvederà all'impiego delle forze di
    sicurezza per quanto riguarda l’attività delle bande partigiane e i casi
    di sabotaggio. Dal Militarkommandant dipendono le compagnie di sicurezza
    italiane, con elementi provenienti dall'Arma dei carabinieri e della
    Milizia, con funzioni di polizia militare e di repressione antipartigiana.
    In testa a tutto c’è il “Bevollmächtiger general des Grosses Reiches”,
    cioè il “generale plenipotenziario del Grande Reich”. E’ il generale
    Rudolf Toussaint; ha un cognome francese, che corrisponde all’italiano
    “Ognissanti”; la sua sede è a Verona (3). Quello che conta è però il
    maresciallo (poi feldmaresciallo) Albert Kesselring, che, con sede a
    Frascati, è il comandante di tutte le truppe tedesche in Italia (4).
    L’autorità del governo della repubblica Sociale che Mussolini
    stabilirà a Salò è quindi del tutto formale, ma, accanto ai gagliardetti
    neri del fascismo, continuerà a sventolare la bandiera tricolore, sia
    pure senza più lo stemma sabaudo. Nella zona delle Prealpi e in quella
    del Litorale Adriatico l’esposizione della bandiera italiana è invece
    proibita.
    -------------------------------------------------------------------------
    (1) Così riporta Aurelio Lepre in La storia della Repubblica di Mussolini, Mondadori,
    1999.
    (2) La lettera è in ACS, RSI, b 16, f 91 ed è riportata da Silvio Bertoldi, Salò, Rizzoli
    BUR, 2000. Che Mussolini fosse stato tenuto all’oscuro di tutto e che anzi si facesse
    credere che avesse avallato l’annessione emerge da una lettera che l’11 febbraio 1944
    indirizzerà all’ambasciatore tedesco presso la RSI, Rudolph von Rahn: “Vi mando qui
    acclusa una comunicazione di un comando tedesco diretta al Comando della Guardia
    Nazionale Repubblicana, nella quale è detto che ogni sovranità italiana sulle province
    alpine e del Litorale è temporaneamente sospesa in seguito ad accordi col Duce. Voi
    sapete, caro Ambasciatore, che non ho mai avuta preventiva notizia, nemmeno ufficiosa,
    della costituzione dei due Commissariati del Voralpenland e del Küstenland e che, del
    pari, conobbi i nomi dei due commissari dopo che si erano insediati e avevano già
    allontanato le autorità civili italiane. Quattro giorni dopo la costituzione ufficiale
    del mio governo io dirigevo una lettera al Fuhrer nella quale dicevo che ‘la nomina di un
    Commissario supremo di Innsbruck per le province di Bolzano, Trento e Belluno ha
    suscitato una penosa impressione da ogni parte d’Italia’”. Nella lettera Mussolini
    sostiene quindi che i provvedimenti presi saranno sfruttati dalla propaganda nemica e “il
    solo a profittarne sarà il traditore Badoglio”.
    (3) Il potere politico è affidato all’ambasciatore Rudolf Rahn, che dipende direttamente
    dal ministero degli esteri di Berlino. La sua sede sarà Fasano del Garda, vicino a Salò,
    dove sarà concentrato il governo della repubblica Sociale.
    (4) Il maresciallo Albert Kesselring ha 58 anni; il 25 ottobre del 1944 sarà gravemente
    ferito in un incidente stradale e il suo posto in Italia verrà preso dal generale
    Heinrich Vietinghoff. Appena guarito, sarà nominato comandante del settore sud del fronte
    occidentale. Catturato il 6 maggio 1945, due giorni prima della fine della guerra,
    Kesselring sarà processato in Italia per l’eccidio delle Fosse Ardeatine e condannato a
    morte da un tribunale alleato; la sentenza sarà poi commutata nel carcere a vita.
    Scarcerato nel 1952, farà ritorno in Germania, dove si unirà a circoli neonazisti
    bavaresi. Morirà, per un attacco di cuore, nel luglio del 1960.
    ----------------------------------------------------------------------------------------
    Con la collaborazione di Franco Arbitrio



    http://www.sergiolepri.it/1943/160943.pdf
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"



    L'OZAK fu istituito, assieme alla zona d'operazioni delle Prealpi, col chiaro intento di una restaurazione secondo la memoria asburgica, per una futura annessione delle province italiane di Udine, Gorizia, Trieste, Pola e Fiume al Terzo Reich. In principio l'ordinanza di creazione delle zone d'operazioni doveva rimanere segreta per non interferire con le trattative per la ricostituzione di un governo al nord ma, non appena il governo della Repubblica Sociale fu ricostituito e Badoglio dichiarò guerra ad Hitler il 13 ottobre 1943, le vere intenzioni della Germania nazista non furono più nascoste. L'Amministrazione Civile passò nelle mani di Friedrich Rainer, gauleiter della Carinzia, che aveva la propria sede inizialmente a Klagenfurt.
    Rainer nominò a Trieste un suo rappresentante, il dottor Wolsegger, nonché il prefetto della provincia ed il podestà della città giuliana, capoluogo del Litorale, rispettivamente Bruno Coceani e Cesare Pagnini. A Bruno Coceani fu affidato anche il controllo e la supervisione delle altre prefetture della regione giuliana[1], in due delle quali vennero nominati anche due coprefetti croati (a Fiume Frank Spehar accanto all'italiano Franco Spalatin e a Pola Bogdan Mogorovi? accanto a Ludovico Artusi)[2]. Con ordinanza del 15 ottobre ma con valore retroattivo dal 29 settembre, concentrò inoltre tutto il potere nelle sue mani, mentre già dal 21 settembre aveva nominato per la provincia di Lubiana capo dell'amministrazione civile Leo Rupnik, a cui fu affiancato come capo della polizia Erwin Rösener.
    Si realizzò così il predeterminato disegno di Hitler, Himmler, Joseph Goebbels (che ne fece varie menzioni nel suo diario, aspirando anche all'annessione del Veneto), Rainer, Hofer, di occupare militarmente (l'invasione del nord Italia scattò subito dopo la conclusione dell'armistizio fra Badoglio e gli Alleati), e poi annettere a guerra conclusa tutti quei territori nordorientali che furono un tempo sotto il dominio asburgico.
    Il Supremo Commissario stabilì il cambio lire–marco 10 a 1, nominò dei "deutsche berater", consiglieri amministrativi che affiancavano nel loro operato i prefetti italiani e ne controllavano le direttive (14 ottobre 1943), creò la polizia economica ed uno speciale ufficio per la lotta al mercato nero ed allo "strozzinaggio", decise la costituzione del Tribunale Speciale di Sicurezza Pubblica (22 ottobre 1943) per giudicare gli atti di ostilità alle autorità tedesche, la collaborazione col nemico, le azioni di sabotaggio; questo Tribunale non aveva un secondo grado di giudizio, non era obbligato a seguire le norme procedurali consuete e le domande di grazia potevano essere inoltrate ed accettate solo da Rainer.
    Furono inoltre respinte le nomine prefettizie e dei podestà emanate dalla RSI, le chiamate alle armi del governo fascista furono costantemente osteggiate e rese operative solo su base volontaria (su 100 volontari che si presentavano, il Supremo Commissario ne inviava solo 5 alle formazioni militari repubblicane), privilegiando invece il reclutamento nelle organizzazioni di lavoro, di costruzione o direttamente nella polizia tedesca. Fu reso obbligatorio il permesso di soggiorno per le persone che intendevano fermarsi nell'OZAK per un periodo superiore ai sette giorni, la sottomissione dei militari italiani ai comandi tedeschi, il controllo dell'economia e delle esportazioni verso la RSI e l'estero, la spoliazione dei beni industriali, culturali, militari ed ebraici attraverso la società "Adria", creata a questo fine. La Gazzetta Ufficiale fu soppressa e sostituita dal “Bollettino del Supremo Commissario” ciclostilato in quattro lingue e dal giornale propagandistico "Adria Zeitung". In esso Rainer dichiarava che l'Italia Nordorientale era stata maltratta dal governo fascista e che la popolazione, composta da una razza affine ai tedeschi, sperava nell'annessione al Terzo Reich.


    http://www.mymilitaria.it/liste_03/rainer_trieste.htm
    Ultima modifica di Der Wehrwolf; 13-06-09 alle 12:15
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    Nota per DuxLupus: non ti è più permesso di insultare i forumisti e/o i moderatori. Se vuoi partecipare alla discussione fallo in modo educato ed apportando fonti che dismostrino le tue ragioni. Altrimenti torna ai tuoi lidi se non sei in grado di fare questo.

    Der Wehrwolf
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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    ITALIANI: LA POLITICA DEL III REICH IN VENEZIA GIULIA

    Dopo l’8 settembre il III Reich attuò il progetto, già anteriore, di creazione di due “Länder” dipendenti da Berlino; l’uno comprendente il Trentino e l'Alto Adige, l'altro il Friuli e la Venezia Giulia. Il 10 settembre, la Cancelleria del Reich decideva ufficialmente la costituzione dell'Alpenvorland con capitale Bolzano e dell'Adriatisches Küsteriland con capitale Trieste, rispettivamente affidati al Gauleiter del Tirolo Franz Hofer, ed al Gauleiter della Carinzia Friedrich Rainer. In tal modo, il 15 ottobre 1943 nasceva ufficialmente l'Adriatisches Küstenland che comprendeva Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume inclusi i territori di Buccari, Ciabar, Casta e Veglia.
    Sin dagli inizi, ed in modo sistematico, emerse come questa ripartizione amministrativa, inglobata nel III Reich, perseguisse un chiaro progetto di de-italianizzazione dei territori occupati.
    Gli incarichi più importanti della regione furono affidati abitualmente ad ex funzionari asburgici che già avevano amministrato la Venezia Giulia sotto dominio imperiale. Vi furono però alcune, apparenti, eccezioni, fra cui particolarmente significativa quella del generale delle SS Odilo Globocnik, un austro-tedesco con origini in parte slovene. Inoltre, ai funzionari italiani in subordine, che rimasero al loro posto per esigenze amministrative, furono regolamente affiancati altri di origine tedesca e slava.
    Rainer provvedè a germanizzare e slavizzare la toponomastica, l’insegnamento, le lingue ufficiali.
    Inoltre, il Gauleiter dispose che le lingue tedesca e slava tornassero ad essere lingue ufficiali e la loro conoscenza fu resa indispensabile nei concorsi e nell'esercizio delle funzioni pubbliche. Ancora, egli le reintrodusse nelle scuole di ogni ordine e grado.
    Tricolore proibito, monumenti italiani distrutti
    Ogni segno esteriore della presenza italiana nel cosiddetto “Litorale austriaco” venne gradualmente cancellato. Fu addirittura proibita l’esposizione del tricolore e questo provvedimento giunse a colpire le insegne dei reparti militari della RSI che operavano al fianco dei tedeschi nella regione. Non fu però proibito ai reparti militari slavi, formati da Sloveni e Croati provenienti dalle aree transalpine, di adoperare le proprie insegne.
    Persino i monumenti italiani della regione furono distrutti. A Capodistria quello dedicato a Nazario Sauro fu abbattuto, mentre a Gorizia il monumento dedicato ai caduti italiani della prima guerra mondiale fu fatto saltare in aria . Si progettò di distruggere persino i cimiteri di guerra, come quello di Redipuglia, però la complessità dell’operazione e le traversie di guerra indussero i Tedeschi a soprassedere.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    Si riportano qui alcune brevi indicazioni bibliografiche.
    Sul soggetto specifico dell'occupazione tedesca della Venezia Giulia manca (da quel che so) una monografia completa e pienamente attendibile.
    Esistono comunque dei lavori apprezzabili, come quello di E. Collotti, Il Litorale Adriatico nel Nuovo Ordine Europeo 1943-1945, , Milano 1974, in cui si spiega la continuità (di persone, metodi e fini) fra Asburgo e III Reich nell'amministrazione del cosiddetto "Adriatische Kustenland", cioè la Venezia Giulia
    Dello stesso autore, cfr. anche Enzo Collotti, L'amministrazione tedesca dell'Italia occupata 1943-1945, Milano 1963
    Cfr anche G. Fogar, Trieste in guerra. Gli anni 1943-1945, Trieste 1997
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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"


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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    Vabhe, ripeto la domanda in maniera pacata, siete davvero convinti che il rinascimento sia opera della fantomatica razza ariogermanica?E che la padania debba rientrare nei territori germanici?
    La Padania è un territorio di cultura ed etnia celto-germanica.

    Il Rinascimento è un fenomeno culturale mitteleuropeo, tosco-padano, celto-germanico.
    Ultima modifica di Eridano; 13-06-09 alle 18:34

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Hitler voleva la Padania nella "Grande Germania"

    Consiglio la lettura di questi 2 libri:

    Nicola Cospito-Hans Werner Neulen, Salò-Berlino:l'alleanza difficile, Mursia;

    Pier Arrigo Carnier, La dominazione nazista nel Veneto orientale, Mursia
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