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    Predefinito I dieci anni della Casa San Pio X: nè modernisti, nè gallicani

    1/10/2011 - Decennale della Casa San Pio X e dell'oratorio San Gregorio Magno

    I dieci anni della Casa San Pio X e dell’oratorio San Gregorio Magno

    Domenica 9 ottobre 2011

    - alle ore 10,30 all’oratorio in via Molini 8 a Rimini: S. Messa solenne, con predicazione di don Francesco Ricossa.

    - alle ore 13 pranzo al Ristorante Squadrani di Rimini.

    E’ gradita la prenotazione entro giovedì 6/10/2011
    Tel. 0541.758961
    [email protected]



    http://www.casasanpiox.it/Opportune_Importune_23.pdf

    L'ultimo numero di Opportune Importune con importante editoriale di Don Carandino

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  2. #2
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    Predefinito Rif: I dieci anni della Casa San Pio X (Rimini)

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 51/11 del 6 giugno 2011, San Norberto

    Il decennale della Casa San Pio X: né modernisti, né gallicani

    Editoriale del n. 23 di Opportune, Importune, di don Ugo Carandino

    Domenica 9 ottobre 2011 a Rimini saranno celebrati due anniversari, legati alla mia partenza dal priorato riminese della Fraternità Sacerdotale San Pio X avvenuta 10 anni fa: la nascita della Casa San Pio X di San Martino dei Molini (30 giugno 2001) e l’inaugurazione dell’oratorio San Gregorio Magno in via Molini a Rimini (14 ottobre 2001).
    La decisione di lasciare la Fraternità fu spiegata in una lettera che indirizzai ai fedeli, e l’evolversi della situazione all’interno della Chiesa e della stessa FSSPX nel decennio trascorso non fa che confermare la scelta che presi allora. I principi erronei dei due schieramenti hanno dato, e continuano a dare, frutti inaccettabili per una coscienza cattolica.
    La crisi provocata dal modernismo “nelle viscere stesse della Chiesa”, come scriveva san Pio X, ha proseguito la sua azione devastante. Nel 2001 si assisteva all’ultima parte del “pontificato” di Giovanni Paolo II, nel corso del quale era stato applicato in modo sistematico l’insegnamento del concilio Vaticano II. La popolarità di Wojtyla, resa tale dalla sua proverbiale teatralità e dalla benevolenza dei media, era riuscita a fare assimilare alla maggioranza dei cattolici il veleno del modernismo, presentato con i documenti conciliari come “dottrina della Chiesa”. La virtù sovrannaturale della Fede è stata così sostituta da un sentimento religioso soggettivistico e perciò svincolato dai dogmi, dove le opinioni personali sono più importanti delle verità rivelate.
    Dopo la morte di Giovanni Paolo II, la situazione è ulteriormente peggiorata con Bene*detto XVI, che in pochi anni ha ricalcato il cammino percorso dal suo predecessore per ventisette anni e ha radicato sempre di più il Concilio nelle coscienze dei cattolici. Durante il periodo di Montini e Wojtyla il Vaticano II era vissuto come una necessaria e provvidenziale rottura con il passato della Chiesa: Ratzinger, invece, con la formula “dell’ermeneutica della continuità”, ha affermato (ma non provato), la continuità tra il magistero pre-conciliare e il “magistero” conciliare, assicurando l’adesione al Concilio anche da parte di frange più o meno “tradizionaliste” o che comunque avevano in precedenza sollevato qualche obiezione. La “beatificazione” di Giovanni Paolo II, fortemente voluta da Benedetto XVI, ha manifestato la volontà di “canonizzare” tutto quello che Wojtyla aveva veicolato con il suo insegnamento e il suo operato, e ha mostrato così che il vero volto del teologo bavarese è quello del modernista descritto nella Pascendi di san Pio X e nell’Humani generis di Pio XII.
    Di fronte a questa tragedia, la Fraternità ha continuato a seguire la linea ambigua che l’ha caratterizzata fin dalla sua fondazione, e che io ho denunciato nella lettera del 2001 (meglio tardi che mai!). Nel testo rivolto ai fedeli sottolineavo le due tendenze, entrambe inaccettabili, che hanno sempre caratterizzato la FSSPX: la ricerca “dell’accordo” da parte dell’ala più “liberale” e il consolidamento della posizione gallicana (e perciò antiromana) da parte dell’ala più “dura”, linee a volte coesistenti in alcune persone.
    Scrivevo nel 2001: “la Fraternità si trova in un vicolo cieco, perché continua a voler riconoscere Giovanni Paolo II come l’autorità legittima della Chiesa. Ora, se davvero Giovanni Paolo II è la vera autorità, si presentano solamente due posizioni possibili: o cercare un accordo con questa “autorità”, e quindi accordarsi con colui che opera “l’autodistruzione” della Chiesa attraverso la libertà religiosa, l’ecumenismo e gli altri errori del Concilio Vaticano II (la terminologia stessa di cercare “un accordo con il Papa” rivela un’assurdità: il cattolico deve sottomettersi al Vicario di Cristo, non “accordarsi”); oppure separarsi completamente da questa “autorità” costituendo una “piccola chiesa” effettivamente scismatica, dove si disobbedisce abitualmente a colui che si riconosce come Papa, per obbedire unicamente ai superiori della Fraternità, ai quali si attribuisce una sorta di “infallibilità pratica” che si nega invece al preteso Papa.”
    La lettera proseguiva affermando che: “la Fraternità continua ad insegnare, a proposito del Papato, una nuova dottrina che si allontana dalla dottrina cattolica e che, inevitabilmente, prepara una mentalità da “piccola chiesa”: cioè che il Papa (il Vicario di Cristo sulla terra, colui che ha ricevuto le chiavi da Cristo per sciogliere e legare) può sbagliare in materia di fede, può insegnare degli errori dottrinali; che il Papa distrugge la Chiesa, che un Papa può promulgare una Messa e dei Sacramenti cattivi (e nel caso della Cresima persino invalidi). Quindi, secondo questo insegnamento, il fedele può disobbedire abitualmente a questo “papa”, che non è più la regola prossima della fede, ma un elemento quasi secondario della Chiesa; eppure la sana dottrina insegna che un cattolico non può prescindere dall’insegnamento e dal governo del Papa. In questa nuova dottrina si ritrova il vecchio errore gallicano, già condannato dalla Chiesa, che determina, soprattutto nelle nuove generazioni, un concetto gravemente deformato della Chiesa e del Papato. Si giunge al paradosso di rifiutare un’eresia, quella modernista, in nome di un’altra’eresia, quella gallicana, invece di abbracciare integralmente la Fede cattolica, sino alle sue estreme conseguenze”.
    E ancora: “Per evitare questa gravissima situazione, la Fraternità dovrebbe studiare seriamente il problema del Papato e costatare che i “papi” del Concilio non hanno ricevuto da Dio l’autorità, e di conseguenza i fedeli sono sollevati da ogni problema di coscienza nel rifiutare il Concilio Vaticano II e la messa nuova. Continuando, invece, ad affermare che questi “papi” hanno l’autorità ma bisogna disobbedire abitualmente al loro insegnamento, si perde il concetto del Papato, si abituano i fedeli, e soprattutto i giovani, ad essere indifferenti se non ostili al Papa. Si crea, insomma, una Chiesa senza Papato, anzi una Chiesa contro il Papa: ma questa posizione non è compatibile con la Fede cattolica.”
    Il problema si pone principalmente su questo punto: chiarire il giudizio nei confronti dell’autorità della Chiesa per chiarire la propria collocazione all’interno della Chiesa stessa. Perciò la questione dell’accordo col Vaticano - tanto dibattuta - è secondaria e quindi non decisiva, essendo semplicemente una delle due possibili conseguenze dei principi erronei che vengono insegnati. Certo, dall’esterno si ha l’impressione che nella Fraternità psicologicamente e praticamente sia cambiato l’atteggiamento nei confronti dei modernisti, almeno verso quelli più “conservatori”, grazie a contatti sempre più frequenti e a una certa “ospitalità” liturgica e sacramentale. Ormai, in diversi casi, non vi è più una frontiera netta tra l’area che veniva indicata “dell’Indulto” (ora “del motu proprio”) e l’area “lefebvriana”, come si può notare anche dagli oratori invitati ai convegni della Fraternità.
    Tuttavia la “beatificazione” di Giovanni Paolo II e la prossima giornata di Assisi potrebbero aver provocato in alcuni dei mal di pancia capaci di rialzare momentaneamente i toni della polemica, almeno per calmare le truppe più indignate. Ma, ritorno a dire, sono aspetti marginali, rispetto al problema di fondo, problema che deve essere affermato con chiarezza: nei priorati della FSSPX non si insegna integralmente la dottrina cattolica, ecco perché il sottoscritto e tanti altri sacerdoti e fedeli hanno abbandonato una congregazione che in un primo momento avevano ritenuto una provvidenziale alternativa al modernismo.
    Quello che rattrista (e in certi casi irrita) è l’ostinazione con cui i sacerdoti in questione insistono nell’insegnare gli errori “tradizionalisti” (il concilio pastorale, gli errori di papi del passato, la messa nuova non promulgata, il papa non infallibile nelle canonizzazioni, ecc.) e la leggerezza con cui i fedeli aderiscono a questi errori. Qui il discorso si fa complesso e dovrà essere trattato adeguatamente in un’altra occasione: è lo stesso concetto di “tradizionalismo” a essere erroneo nella misura in cui si oppone all’ecclesiologia cattolica, facendo credere che vi siano due realtà distinte, la Chiesa e la Tradizione, momentaneamente separate e in contrasto tra loro. Secondo questo “tradizionalismo” (acattolico) la Chiesa e il “papa” dovrebbero convertirsi alla Tradizione salvaguardata dai vescovi di Ecône.
    Ma il pragmatismo ha generato un altro disastro, che è stata la richiesta di permettere al clero del Vaticano II di usare anche il Messale Romano detto di san Pio V; questo ha determinato una doppia confusione. La prima a livello dottrinale, in quanto presuppone l’accettazione dei due riti, vanificando la battaglie di tutti coloro che dal 1969, in nome del “Breve Esame Critico”, hanno sempre rifiutato la nuova messa.
    La seconda confusione mette a repentaglio la validità stessa dei sacramenti, poiché si finge di dimenticare il problema della validità dei nuovi riti di consacrazione episcopale e di ordinazione sacerdotale. Qualcuno dovrebbe ricordare che a Mons. Salvador Lazo, vescovo filippino che si era avvicinato alla FSSPX, non fu mai richiesto di amministrare delle ordinazioni sacerdotali nei seminari della Fraternità, perché aveva ricevuto la consacrazione episcopale con il nuovo rito. Ora invece, pur di mietere consensi tra il clero conciliare, non si va oltre la vendita del dvd sul rito “tridentino”, senza affrontare la questione della validità dell’ordinazione con le conseguenze che si possono immaginare: presunti preti che celebrano presunte messe… Conosco delle famiglie che avevo seguito per tanti anni che ora frequentano anche le celebrazioni del “motu proprio”, esponendosi al pericolo di ricevere dei sacramenti invalidi. La situazione è ancora più grave se si pensa che l’entrata di alcuni preti diocesani nella FSSPX i quali non vengono riordinati sotto condizione, espone anche i fedeli dei priorati al pericolo di messe e di sacramenti invalidi!
    Nella mia lettera del 2001 scrivevo ancora: “non è mia intenzione abbandonare l’apostolato che si è sviluppato in questi anni, ma restare a disposizione dei fedeli per condurli alla salvezza eterna nella chiarezza dottrinale, poiché non si può far del bene se non con la buona dottrina”. Un vescovo della FSSPX, che qualche anno dopo si è ritrovato al centro di forti polemiche, dopo la mia partenza mi telefonò: non condivideva la mia scelta ma era sicuro che nel mio nuovo apostolato avrei incontrato tante anime che si sarebbero santificate. Così è stato. In questi dieci anni, grazie all’Istituto Mater Boni Consilii, con l’apostolato della Casa San Pio X Dio ha permesso a molte anime di ricevere la predicazione della buona dottrina, la celebrazione del Santo Sacrificio della Messa, l’amministrazione dei Sacramenti della Chiesa. Il pensiero va in particolare a tutte le anime che in questi dieci anni sono state accompagnate all’eternità con l’assistenza spirituale e sacramentale.
    Ringrazio di questo Nostro Signore Gesù Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote; i carissimi confratelli dell’Istituto, sia della casa di Verrua che delle altre case; tutti i fedeli e in particolare quelli delle varie città dove ho esercitato l’apostolato in questi dieci anni.
    Al termine della lettera del 2001 mi rivolgevo agli ex confratelli e gli ex fedeli: “Ringrazio, inoltre, con profonda e sincera riconoscenza, tutti coloro che mi sono stati vicini in questi anni e che ora non si identificano nella mia scelta (e ricordo che sono a disposizione di tutti per rispondere a ogni genere di obiezione): non potrò mai dimenticare la disinteressata generosità manifestata nei miei confronti dai fedeli di Rimini e delle altre città nel corso degli undici anni trascorsi a Spadarolo”. A tutte queste persone ricordo che l’alternativa al modernismo non può essere basata su errori dottrinali o su sacramenti dubbi: l’amore per determinati luoghi di culto, i legami familiari, le amicizie con altri fedeli non sono degli argomenti sufficienti per perseverare nell’errore. 40 anni fa la maggioranza dei cattolici, anche per questi motivi, non se la sentì lasciare la propria parrocchia, ritrovandosi così senza fede e senza sacramenti validi. Il parallelo con il “tradizionalismo” è allarmante.
    In Italia l’Istituto Mater Boni Consilii assicura un’alternativa cattolica al modernismo e alle deviazioni del “tradizionalismo”, con gli oratori per le Messe domenicali, le case per gli esercizi spirituali, le colonie e le riunioni della “Crociata eucaristica” per i bambini, i campeggi per i ragazzi, i pellegrinaggi, le giornate di studi, la buona stampa, ecc. Coloro che nel 2001 mi seguirono semplicemente per fiducia personale, con gli anni hanno potuto trovare nell’Istituto - nei suoi sacerdoti, seminaristi e suore - delle anime consacrate al Signore in cui riporre pienamente la cura e la guida della propria anima e delle proprie famiglie.
    Ringrazio per tutte queste cose la Madonna del Buon Consiglio, pregandola di continuare a proteggere il piccolo ma zelante Istituto posto sotto la sua protezione, e di benedire in particolare l’apostolato della casa romagnola dedicata al santo pontefice Pio X, per poter contribuire a “Instaurare omnia in Christo”, nelle anime, nelle famiglie e, per quanto possibile, nella Chiesa e nella società.

    Fonte: Casa San Pio X

    ____________________________________

    Il materiale da noi pubblicato è liberamente diffondibile, è gradita la citazione della fonte: Centro Studi Giuseppe Federici

    Archivio dei comunicati: Centro Studi Giuseppe Federici

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    Predefinito Rif: I dieci anni della Casa San Pio X: nè modernisti, nè gallicani

    30 giugno 2001 - 30 giugno 2011 ad multos annos!

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    Predefinito Re: Rif: I dieci anni della Casa San Pio X: nè modernisti, nè gallicani

    Meminisse juvabit.

 

 

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