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    Predefinito Vendola : "Apriamo le porte e mettiamoci tutti in gioco"

    Vendola: “Apriamo le porte e mettiamoci tutti in gioco”
    mercoledì 08 giugno 2011 | Maria Teresa Meli | 70 commenti



    Intervista a Nichi, a cura di Maria Teresa Meli, pubblicata sul Corriere della Sera di oggi, sui risultati elettorali e il futuro del centrosinistra.

    Vendola, che insegnamento dovrebbe trarre il centrosinistra dal voto?

    «Alle Amministrative ha vinto una spinta anti-oligarchica, che si era già affacciata nello straordinario processo democratico delle primarie e ha restituito vitalità e anima alla proposta politica del centrosinistra. E ha perso il politicismo che domina soprattutto nei palazzi» .

    A che cosa si riferisce?

    «A quei ragionamenti astratti sulle formule magiche della vittoria: si vince al centro, il moderatismo è la chiave di volta, ecc. Ciascuno di noi dovrebbe cimentarsi con il futuro invece che con il passato. Lo dico con affetto ai leader del Pd: c’è qualcosa di stantio, c’è puzza di naftalina nell’uso disinvolto delle etichette ideologiche con cui reciprocamente ci chiamiamo… Radicale, riformista, moderato… Rompiamo con il retaggio delle nostre biografie e mettiamoci tutti quanti in mare aperto, a guardare la scena nuova della politica perché c’è una scena nuova della società» .

    Vendola, pare di capire che lei stia prefigurando la nascita di nuova sinistra tutta unita.

    «Io non ho ricette già pronte, però dico con umiltà ai miei compagni, a quelli del Pd, e a tutti gli alleati: prendiamo il coraggio di affrontare l’inadeguatezza della forma partito, andiamo in campo aperto. E questo vale per tutti, a cominciare dal mio movimento, Sel: al congresso fondativo abbiamo detto che il nostro obiettivo non era tanto far nascere un partito quanto riaprire una partita. Noi non dobbiamo recuperare lo spazio residuo che fu della sinistra radicale. Sarebbe come scrivere vecchi copioni: il nostro compito invece è quello di rimescolare le carte insieme a tanti altri e altre» .

    Ma crede veramente che Bersani e il Pd accetteranno la sua proposta?

    «Nel Pd si è aperta una discussione molto interessante. Bettini propone la creazione di un nuovo soggetto unitario. Latorre invita noi e il Pd a essere i cofondatori di un nuovo partito. Il presidente della Toscana Rossi ipotizza una lista unitaria di Sel, Idv e Pd. Sono tutti ragionamenti incoraggianti. Finalmente c’è un’altra idea della politica. Nel cantiere dell’alternativa non distribuiamo le magliette con i colori delle squadre, ma apriamo piuttosto le porte anche a tanti altri che non vengono dai partiti e che portano, competenze, esperienze di vita, ricchezza di cultura. E in quel cantiere, insieme agli altri, proviamo a farci le domande giuste e a darci le risposte giuste: non è forse questo il programma dell’alternativa?» .

    Insomma, secondo lei il Pd, Sel, i partiti del centrosinistra sono pronti sul serio a compiere questo passo.

    «Perché no? È accaduto che parte rilevante della cultura riformista italiana e del Pd, che aveva militato nella trincea dell’energia nucleare, abbia rapidamente ripiegato le proprie bandiere, è accaduta la stessa cosa sul tema dell’acqua di cui molti propugnavano la privatizzazione. E non voglio fare un discorso provocatorio: anche la sinistra radicale deve accorgersi, per esempio, che non si può tenere in piedi il vecchio welfare. Oggi siamo tutti quanti chiamati a metterci in gioco» .

    Intanto nei palazzi c’è chi prepara una riforma elettorale che possa piacere anche al terzo polo…

    «Non ho difficoltà a discutere le regole del gioco con tutti, però evitiamo di incartarci» .

    E le primarie? Bisogna accelerare, secondo lei?

    «Dovremmo concepirle come il catalizzatore di una formidabile mobilitazione delle idee, sapendo che chi le vince ha come compito primario (se posso usare questo bisticcio di parole) quello dell’allargamento della coalizione» .

    Ma potrebbe mai svolgere questo compito lei, il leader di Sel?

    «Io nella mia modesta esperienza ho governato facendo dell’ascolto della proposta dei centristi un mio dover essere quotidiano e oggi ho un rapporto molto buono con l’Udc nel Consiglio regionale della Puglia. Faccio un altro esempio: Pisapia che chiede a Tabacci di entrare in giunta. Mi pare emblematico del fatto che se si libera il campo da argomenti speciosi e pregiudiziali possiamo tutti impegnarci per lo stesso obiettivo» .

    Vendola, per caso vuole rubare il mestiere a D’Alema e allargare lei all’Udc?

    «Non mi permetto di rubare il mestiere. Dico solo che mi sento in gioco e spero che tutti quanti si sentano in gioco… alla pari» .

    Maria Teresa Meli

    Vendola: “Apriamo le porte e mettiamoci tutti in gioco” |

    Mettiamoci in gioco, ma oltre i vecchi soggetti politici
    mercoledì 08 giugno 2011 | Claudio Fava | 24 commenti



    L’intervista di Nichi Vendola al Corriere della Sera propone un punto di partenza sostanziale e assolutamente condiviso (“mettersi tutti in gioco…”) ma suggerisce un cambio sostanziale di rotta sul quale sarà bene discutere tra noi, a cominciare dall’assemblea nazionale del 18 giugno.

    Il primo punto è la retrocessione di SEL a un “movimento”, se la giornalista riporta correttamente le parole di Nichi. Nel nostro congresso fondativo di ottobre (fondativo di un nuovo partito) abbiamo spiegato che la forma partito, così come ci viene consegnata dalle esperienze del secolo scorso, ci appare oggi inadeguata e insufficiente. Va ripensata, migliorata, superata in avanti. Ma chiudere SEL nell’astrattezza di un movimento è una soluzione riduttiva. Vogliamo sperimentare forme nuove di organizzazione, di partecipazione, di democrazia – ci siamo detti a Firenze – lavorando alla costruzione di un partito che non sia il nostro punto di arrivo. Dev’essere uno strumento, una comunità aperta alla vita reale, insomma il lievito per costruire, con altre forze, con altre storie, un’alternativa nel paese. Derubricare SEL a movimento, rinunciando anche a sperimentare il suo potenziale di innovazione politica, non è il cammino che ci eravamo dati.

    Il secondo punto, più di merito, riguarda la prospettiva indicata da Nichi e riassunta nel titolo dell’articolo: noi e il PD in un nuovo soggetto. Non mi sembra questa la nostra ambizione. Superare i vecchi soggetti politici del centrosinistra in un cantiere che apra, in Italia e altrove, a una cultura e a una pratica politica di segno radicalmente nuovo è cosa ben diversa dalla fusione fredda tra noi e il partito di Bersani. Fondersi al PD oggi significa solo aggiungere una corrente di sinistra, organizzata e legittimata, al patchwork irrisolto che è stata fino ad ora l’esperienza dei Democratici. Peraltro in questi tre anni i risultati elettorali e politici hanno bocciato senza rimedio l’idea veltroniana di un partito a vocazione maggioritaria e onnivora. Noi e il PD insieme, anche se con un nome nuovo di zecca e quadri dirigenti rinnovati, saremmo figli di quella proposta. Sbagliata ieri e oggi.

    Mescolare non vuol dire accorpare. Vuol dire costruire a sinistra un campo nuovo di forze che vadano bel oltre l’esperienza del PD e di SEL. Vuol dire ripensare un principio di rappresentanza che oggi è irrisolto (chi rappresenta davvero, nelle istituzioni, gli operai di Mirafiori? I precari delle università? Il ceto medio impoverito e arrabbiato?).

    E’ un processo che non permette accelerazioni né semplificazioni, altrimenti si riproducono gli stessi errori che i Ds e la Margherita consumarono fondando insieme il PD. Non me ne vogliano Bettini e La Torre: il big bang non si annuncia girando un interruttore ma fabbricandone le condizioni culturali e politiche fuori dai nostri partiti ancor prima che nei nostri gruppi dirigenti. Ed essere noi e il PD cofondatori di un nuovo soggetto politico sarebbe oggi un’operazione tutta dentro il perimetro della politica più tradizionale.

    Non è questa la nostra ambizione e non credo che sia questo il senso vero delle parole di Nichi, ma su questi passaggi, sdrucciolevoli se lasciati alle libere interpretazioni, è bene discutere senza l’ansia di arrivare ai titoli di coda della nostra storia. Siamo nati otto mesi fa: un po’ di strada a piedi, prima di archiviare SEL, vale ancora la pena farla.

    Claudio Fava

    Mettiamoci in gioco, ma oltre i vecchi soggetti politici |

    Discutiamo, ma per una sinistra nuova e ampia
    mercoledì 08 giugno 2011 | Gennaro Migliore | 12 commenti



    Confesso di essere un po’ stupito da alcune reazioni di stupore che hanno accolto l’intervista di Nichi Vendola al “Corriere della Sera”, come se questa rappresentasse un repentino cambiamento di rotta e non, invece, la declinazione concreta nelle condizioni date di quanto ci siamo riproposti sin dall’inizio dell’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà.

    Nessuno, credo, mira ad archiviare Sel, che è in tutta evidenza un partito e non un movimento. Partito, però, che sa di non rappresentare in sé il punto d’arrivo. Partito che si differenzia programmaticamente da tutti gli altri perché non mette la propria sopravvivenza in testa alla lista delle priorità, come è abituale in ogni forza politica. Partito che considera l’impollinazione il suo primo dovere e che si dà come missione la nascita di una forza di sinistra ampia, radicalmente nuova, dotata di canali di comunicazione diretta con le realtà sociali che ambisce a rappresentare.

    Questa è, del tutto esplicitamente e senza alcuna ambiguità, la nostra vocazione. Ma i percorsi concreti attraverso cui realizzarla dipendono dalle circostanze, dalle mutazioni repentine e spesso non prevedibili di un quadro politico e sociale traversato da trasformazioni rapidissime e profonde. Richiedono agilità e capacità di adattarsi con rapidità alle circostanze senza impegnarsi nella battaglia impossibile per adattare loro alle nostre aspettative.

    Nel concreto, ci misuriamo oggi con un quadro in cui il big bang che avevamo previsto e atteso è di fatto già iniziato, e squassa non solo la sinistra ma l’intero assetto politico del Paese. Non ci si presenta nelle forme aduse di una scissione di partito. Non arriva nelle solite vesti: quelle di una spaccatura tra l’ala centrista e quella di sinistra del Partito democratico.

    Però vedere il Pd scivolare spesso sulle nostre posizioni e rivendicare con orgoglio quelle primarie che aveva tanto contrastato, scoprire che molti dirigenti di quel partito, da Bettini a Vita, passando per il presidente della Toscana Rossi e Latorre… si accostano progressivamente ad analisi molto simili alle nostre, significa o no qualcosa d’importante? Possiamo considerarla una prima scossa tellurica profonda e destinata a moltiplicarsi o dobbiamo chiudere gli occhi perché quella trasformazione non si presenta sin nei particolari nella forma che avevamo previsto? Mentre assistiamo a reazioni scomposte di Fioroni e Follini, in nome della negazione in nuce della voglia di sinistra che c’è nel paese.

    Anche io, come Claudio Fava, ritengo che sia da contrastare rigorosamente ogni tentazione di fusione a freddo. Ma una cosa è battere eventuali suggestioni del genere, tutt’altra rinunciare a intercettare quel che si agita nella sinistra di questo paese: nella sua rappresentanza politica e con forza infinitamente maggiore nelle sue radici sociali. Una cosa è bocciare in anticipo e senza appello ogni forma di ingegneria politicante, tutt’altra non vedere che sul tavolo, oggi, c’è l’obbligo di rimediare all’assenza, in Italia, di una forza politica che si richiami al socialismo e all’ambientalismo europeo.

    A queste necessità, direi, cerca di rispondere l’analisi di Nichi, che io condivido in pieno. Discuterla e verificarla è sacrosanto e necessario. Scambiarla per un tentativo di “fusione fredda”, invece, è un abbaglio che rischia di portarci a fare di Sel l’ennesimo partitino statico e dedito all’autoconservazione. L’opposto di quel che vogliamo sia io che Claudio Fava.

    Gennaro Migliore

    Discutiamo, ma per una sinistra nuova e ampia |

    Devo dire che il progetto che Vendola fa intravedere nell'intervista (un nuovo grande soggetto della Sinistra) è non solo positivo ma auspicabile però prima di lanciare questi assist notevoli all'ala Pd che vuole un nuovo partito (dai post-dalemiani come Latorre alla Sinistra interna a bersaniani doc come Enrico Rossi) deve trovare pieno consenso dentro il Partito e porre delle garanzie.

    Un eventuale nuovo soggetto deve essere nella Sinistra e nel Socialismo Europeo, rifare un Pd 2.0 con gli errori e le ambiguità sull'identità del Pd 1.0 sarebbe un errore clamoroso, per questo mi sento di condividere i dubbi del compagno Claudio Fava.
    Ultima modifica di SteCompagno; 08-06-11 alle 22:01
    VOTA NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
    UN NO COSTITUENTE PER LA DEMOCRAZIA CONTRO L'AUSTERITA'
    http://www.sinistraitaliana.si/ - http://www.noidiciamono.it/

 

 

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