
Originariamente Scritto da
Red XIII
Cara Europa, leggo sul giornale della nostra città (il Corriere della sera) un articolo dal titolo “Malumori su Tabacci”. Mi precipito a leggere e trovo l’ironia della giornalista Elisabetta Soglio («A volte ritornano. Bruno Tabacci non è un ragazzino della politica: 65 anni»). E subito mi chiedo se avrebbero avuto il coraggio, lei e la direzione del Corriere, di scrivere, su un’eventuale ri-candidatura di Berlusconi – la sesta – a palazzo Chigi: «A volte ritornano, non è un ragazzino di 76 anni». Ma la responsabilità della giornalista è minima: sono i vecchi gelosi politicanti che m’indignano.
Alcuni, come il moderato ultrasinistra Basilio Rizzo, che ricordo a Palazzo Marino negli anni Ottanta, dicono che la decisione di Pisapia di invitare Tabacci ad assumere il Bilancio «è inaccettabile perché non c’è un progetto di alleanza con le forze che rappresenta». E chi se ne frega? Come pure, se permette Savino Pezzotta, chi se ne frega, fra noi cittadini milanesi che vogliamo essere bene amministrati, se l’ingresso in giunta con Pisapia «Non è una decisione nostra, del Terzo Polo, ma di Tabacci»? Meglio così, almeno non ci saranno compromissioni. Meglio ancora se le solidarietà politiche si svilupperanno dopo, cioè almeno dopo che il sindaco e l’eventuale assessore al bilancio avranno avuto la possibilità di dare uno sguardo approfondito alla cassa, agli impegni, alle risorse recuperabili; e potranno parlarne coi partiti che vorranno occuparsi non di se stessi ma della città. Insomma, quando finiranno i partiti di recitare le formule di sempre, con le persone di sempre? E poi il Corriere scrive che Tabacci «non è un bambino».
ANDREA GALLI, MILANO
Caro Galli, condivido fino alle virgole la sua lunga lettera, nella quale però lei non cita il giudizio conclusivo di Sergio Scalpelli, conoscitore dell’establishment milanese molto vicino a Cacciari e, nel secondo turno, a Pisapia (come del resto Tabacci, che al primo aveva sostento ovviamente il candidato del terzo polo). Dice Scalpelli: «Tabacci è una garanzia importante per i legami saldi che ha con il mondo milanese rappresentato da Guzzetti, Profumo, Passera, Bazoli, Bassetti, Micheli». Inoltre, l’ingresso di un moderato come Tabacci in giunta «smonta l’idea di una radicalizzazione a sinistra». E con questo, caro Galli, chiudiamo i discorsi sulle facezie, lasciandole alle conventicole e passiamo alle cose serie.
A me, che di Tabacci ho ammirato sempre (anche ai tempi della Dc) la perspicacia dell’analisi politica e la profondità della cultura economica, interessano appunto le idee che Tabacci porterebbe nella giunta di Palazzo Marino (nella quale auspico un ruolo chiave per l’architetto Stefano Boeri, grande conoscitore della struttura urbanistico-sociale della città). Come è stato detto, lo stato delle finanze civiche non è florido: mancano140 milioni in cassa e non c’è traccia dei 40 di attivo dichiarati dalla signora Moratti allo scambio delle consegne con Pisapia.
In secondo luogo, mi interessa il punto di partenza del nuovo assessore al bilancio: far chiarezza sulla profondità e natura delle difficoltà, dovute anche al vincolo del patto di stabilità; e insieme far chiarezza sulla questione delle entrate straordinarie, «che richiedono una messa a punto ulteriore». Quanto ai 22 milioni che dovrebbero essere subito tagliati dal bilancio di Milano, Tabacci garantisce di non voler essere il Tremonti della giunta: «Uno dei motivi per cui mi sono trovato in contrasto con la politica del governo Berlusconi – dice il presidente della commissione Attività produttive della camera – è stato quello dei tagli lineari. Nella gestione della spesa pubblica, penso che si possa e si debba incidere scegliendo quel che deve essere ridimensionato e quel che invece deve essere sostenuto». Dunque, niente tremontismo applicato alla città, ma risanamento e sviluppo, come stiamo auspicando, invano, per tutto il paese. E questo è importante. Subito dopo per importanza, viene il problema dei vecchi (non d’età, che non conta, ma di mestiere) uomini politici: facciano il favore di non interferire nelle cose nuove coi loro discorsi d’antan. Le giunte che stanno nascendo sono figlie del moto popolare che ha innalzato i nuovi sindaci del 29 maggio.
Federico Orlando