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Discussione: Congresso di Verona

  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Congresso di Verona

    Lega, Tosi conquista il Congresso

    LA SFIDA. In fiera l'assemblea provinciale del partito. Il successore di Bragantini si porta nel Direttivo otto membri su nove. Paternoster nuovo segretario provinciale. Montagnoli sostenuto dai big «romani» si ferma al 30%



    L'Arena.it - Cronaca

    Verona. En plein di Tosi al Congresso provinciale della Lega. Il suo candidato, Paolo Paternoster, che aveva contro quasi tutto il Gotha parlamentare del partito scaligero, è il nuovo segretario. A suo favore ha votato una maggioranza netta, anche se non bulgara. Ma il dato più clamoroso è che nel Direttivo il nuovo segretario provinciale, che succede a Matteo Bragantini, è riuscito a piazzare otto membri su nove. Il suo principale antagonista, il deputato Alessandro Montagnoli, invece, non è riuscito a portare nella stanza dei bottoni della Lega veronese nemmeno uno dei suoi. Una debacle che si spiega forse con un eccesso di sicurezza. I fans del deputato hanno infatti concentrato i loro voti su una cinquina di candidati, convinti di conquistare la maggioranza. Ma così frammentati nessuno di loro ha avuto i numeri sufficienti.

    Il presidente di Agsm ha vinto il congresso con il 62,4 per cento dei consensi (637 preferenze), più del doppio di quelli incamerati da Montagnoli, sindaco di Oppeano e vicepresidente dei deputati leghisti alla Camera, fermatosi al 30,1% (308 voti). Montagnoli era sostenuto dal senatore Federico Bricolo, presidente del gruppo del Carroccio a Palazzo Madama, e dal sottosegretario Francesca Martini che in mattinata parlava, molto fiduciosamente, di «risultato aperto». Il terzo candidato, Paolo Silvio Menegazzi, sindaco di Albaredo, ha ottenuto il 7,5 per cento, con 75 voti. È suo il nono componente del Direttivo provinciale. Su 1.338 militanti aventi diritto al voto, si sono registrati in 1.072.

    Il risultato del congresso veronese, presieduto dalla vicentina Manuela Dal Lago, inciderà sugli equilibri del partito veneto in vista del prossimo congresso «nazionale», la cui data non è stata ancora fissata. Forte della sua vittoria in riva all'Adige, il sindaco Tosi ora può concentrarsi nella battaglia per la conquista dei vertici regionali del partito.

    Il confronto fra i tre candidati alla segreteria è stato acceso, ma la resa dei conti si è svolta a porte chiuse, in un auditorium della fiera blindatissimo. Da subito l'applausometro promuove Tosi. «Ma poi nel segreto dell'urna», commentano gli altri, «sarà un'altra cosa». Il cronista deve accontentarsi delle voci. Impossibile anche sostare all'ingresso delle scale mobili. Gli addetti alla sicurezza, su disposizione dell'inflessibile presidente Dal Lago, minacciano di ricorrere al buttafuori. «Foera dei ball» avrebbe detto il Senatur.

    Appena completato lo spoglio per il segretario, Tosi si fionda al Bentegodi per tifare l'Hellas. Ma c'è tempo per una dichiarazione ecumenica: «Sono soddisfatto per la vittoria di Paolo Paternoster e comunque chiunque avesse vinto sarebbe stata una vittoria del Congresso, molto partecipato, molto bello e tutti e tre i candidati avrebbero lavorato per l'unità del movimento e quindi ne esce vincente la Lega».

    Di «bella giornata per la Lega» parla il neosegretario che aggiunge: «La mia elezione alla segreteria è nel segno della continuità. Adesso ci aspettano tre anni di lavoro duro, con scadenze elettorali importanti prima fra tutte le amministrative dell'anno prossimo. È un lavoro da fare tutti insieme. La Lega è sempre stata unita, è logico che durante il congresso, che è sempre stato un momento di confronto, possano nascere più anime all'interno del movimento. È sempre stato così, è stato così anche l'altra volta quindi la Lega continuerà ad essere un movimento unito, che lavora per i cittadini».

    Paternoster, quindi, si rivolge ai suoi ex sfidanti: «All'onorevole Montagnoli e al sindaco Menegazzi chiedo collaborazione perché rappresentano comunque numericamente una fetta rilevante. Sono sicuro che anche con il loro aiuto andremo avanti bene e otterremo ottimi risultati in termini di consenso e di organizzazione del territorio».

    Ora tocca al Congresso veneto e non è un mistero che il sindaco Tosi punti a conquistare la segreteria «nazionale» della Liga veneta. «Fino a un'ora fa», glissa Paternoster, «eravamo concentrati nell'organizzazione del Congresso provinciale. Il Congresso nazionale non si sa ancora quando si farà, quindi la nostra prima preoccupazione è quella di organizzare bene il movimento, di partire per i prossimi traguardi elettorali». C'è la tentazione di presentarsi da soli nel 2012 per Palazzo Barbieri? «Quando un partito come la Lega ha il sindaco più forte d'Italia, è logico che questa tentazione ci sia. Noi siamo pronti, se ci arriva l'input da Milano, non ci tireremo indietro, così come non ci saremmo tirati indietro quattro anni fa». ©

    30/05/2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Congresso di Verona

    sberlona a bricolo e, di conseguenza, al cerchio magico.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Congresso di Verona

    E' molto importante la vittoria di Tosi, soprattutto negli equilibri interni alla Lega (vedasi la disputa fra secessionisti e federalisti).

  4. #4
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    Predefinito Rif: Congresso di Verona

    devo ammettere che certe ultime uscite di tosi non mi sono piaciute granchè...

  5. #5
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Congresso di Verona

    La partita di Maroni nel futuro del centrodestra



    La partita di Maroni nel futuro del centrodestra - [ Il Foglio.it › Cerazade ]

    Secondo me, nei prossimi giorni, e nelle prossime settimane, per capire come si muoverà la Lega all’interno della coalizione di centrodestra bisognerà seguire con attenzione che cosa farà il ministro dell’interno Roberto Maroni. Indiscutibilmente, Maroni è il politico che nella Lega coltiva più degli altri l’ambizione di giocare una propria partita per il futuro del centrodestra; e non è da escludere che nei prossimi mesi, anche grazie al buon profilo che si è costruito in questi anni come ministro dell’Interno, Maroni provi davvero a giocarsi le sue carte. E in questo caso, giocarsi le carte significa semplicemente lavorare per essere, un domani, il candidato migliore per succedere a Berlusconi e, chissà, magari l’uomo ideale da proporre nel caso si creino le condizioni per un governo tecnico.

    Per fare questo, Maroni dovrà da un lato inciuciare sotto banco con l’opposizione (magari con le riforme istituzionali, con la famosa bozza violante, con la riduzione del numero dei parlamentari, con la legge proporzionale) e dall’altro incalzare il governo sui grandi temi che potrebbero stuzzicare ancora l’appetito degli elettori di centrodestra (riforma fiscale, in primis). Ma questo significa anche che, per accreditarsi come si deve a destra e a sinistra, i maroniani nei prossimi mesi saranno quelli che mostreranno il volto più spietato contro il governo (Maroni è stato il primo a parlare di “sberla” subito dopo i risultati elettorali), saranno quelli della Lega che si faranno più voler bene dall’opposizione (vedi l’intervista di Tosi a Repubblica ieri, ah quanto gli piace ai maroniani Repubblica), saranno quelli che cercheranno di essere considerati sempre di più come “affidabili interlocutori” anche dal Quirinale e saranno insomma quelli pronti a giocare una partita importante nel caso in cui il governo dovesse crollare (e un governo tecnico, di transizione, guidato da Maroni il Pd lo appoggerebbe secondo me) e nel caso in cui Berlusconi si dovesse trovare improvvisamente nelle condizioni di dover scegliere a chi affidare, per il futuro, le chiavi per un’alleanza tra Pdl e Lega.

    In questo senso, non si può dire sia un caso se uno dei maroniani più smaliziati che si trovano in giro (Matteo Salvini) ieri ha detto quanto segue: "Berlusconi e' stato sciocco sostenere a sostenere che sono senza cervello quelli che non la pensano come lui. Maroni non l'avrebbe mai detto: la Lega non e' nata a destra e non morira' a destra, figuriamoci se morira' per Berlusconi... Non siamo disposti a morire per nessuno. Speriamo che abbia capito la legnata amministrativa e che acceleri quelle riforme che la gente ci chiede."

    Inutile dire che per fare quello che dovrebbe e potrebbe e secondo me vorrebbe fare Maroni ci sarebbe un avversario non male. Un avversario che ha più o meno le stesse ambizioni di Maroni e che, lo avrete capito, si chiama Giulio Tremonti. Ragione per cui, questa, la sfida di Maroni, nei prossimi mesi, rischia di diventare davvero una delle cose più interessanti da seguire nel centrodestra.

    1 giugno 2011
    Ultima modifica di Bèrghem; 02-06-11 alle 01:06
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  6. #6
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    Predefinito Rif: Congresso di Verona

    Lega, se ai congressi gli uomini del capo perdono

    Tosi: «Il bello è che i militanti votano e scelgono, a prescindere da chi sostiene chi»

    Lega, se ai congressigli uomini del capo perdono - Corriere del Veneto

    VENEZIA — Vi dicono qualcosa questi nomi? Diego Vello, Emanuele Prataviera, Marita Busetti, Paolo Pizzolato e Paolo Paternoster. Sono, in ordine di apparizione, i cinque segretari provinciali espressi dalla Lega Nord nei territori che, dallo scorso novembre a oggi, hanno rinnovato la guida locale del partito. Uno pensa: però, ’sti leghisti, quando decidono di voltare pagina fanno le cose per bene. Non ce n’è uno, dei cinque citati, che prima ricoprisse un ruolo di coordinamento provinciale. E c’è pure il fatto che Vello, segretario di Belluno, ha appena 23 anni (ed è tesserato da quando ne aveva 13, per la cronaca), mentre Prataviera, a capo del Veneto Orientale, di anni ne ha 26. Cose mai viste. Ma ad accomunare quattro su cinque dei nuovi segretari c’è soprattutto un’altra caratteristica, più rivoluzionaria del fattore anagrafico. C’è il fatto che, nel confronto congressuale, hanno battuto un avversario sostenuto dall’establishment leghista. Dove per establishment si intende soprattutto Gian Paolo Gobbo, il condottiero che ormai da 13 anni consecutivi tiene le redini del Carroccio veneto. Fa eccezione il solo Pizzolato, segretario di Mestre-Venezia, che, però, era candidato unico senza rivali.

    Detta nuda e cruda: gli altri uomini sostenuti dalla segreteria regionale, fin qui hanno sempre perso. Anche quando avevano titoli e prestigio da spendere: come a Belluno, dove il giovanissimo Vello ha stracciato (91 voti a 56) il deputato di casa Franco Gidoni, che si era pure fatto rilasciare dagli alti vertici una deroga speciale per concorrere alla segreteria provinciale; oppure come a Verona, dove il candidato unto dal signore (anzi, dai signori, perché oltre a Gobbo c’erano a spingerlo anche i potenti locali Federico Bricolo, presidente dei senatori, e Francesca Martini, sottosegretario) era il vicecapogruppo alla Camera onorevole Alessandro Montagnoli. Il quale, nonostante tutto questo parterre di illustri sostenitori, nel congresso celebrato giusto l’altro ieri è andato a schiantarsi contro Paolo Paternoster, l’uomo voluto e sostenuto dal sindaco - e sempre più concorrente diretto di Gobbo - Flavio Tosi. È finita 63% a 30% per Paternoster (il rimanente 7% è andato al terzo incomodo Paolo Menegazzi), con umiliazione finale a danno del povero Montagnoli: per il gioco del voto disgiunto - anche questo, evidentemente, orchestrato da Tosi e dai suoi - la componente sconfitta, pur avendo conquistato quasi un terzo dei voti, non è riuscita a eleggere manco un componente del direttivo.

    Una mazzata, altro che storie. Ne conseguono un paio di considerazioni. La prima: la Lega «romana», quella che mette in campo la classe parlamentare (come nel caso di Gidoni e Montagnoli), perde regolarmente nel confronto con la Lega «territoriale». Che presenterà anche candidati dal nome meno altisonante - Vello, Prataviera, Busetti, infine Paternoster - ma si dimostra in ogni caso più vicina al sentimento della base. La seconda: pur avendo il vantaggio di giocare in casa propria, Flavio Tosi ha dimostrato che, se mai volesse (e gli fosse concesso) correre per la segreteria regionale, avrebbe seguito e metodo per mettere in serie difficoltà il regnante Gobbo. Il diretto interessato usa i toni sobri che si addicono al bon ton post-congressuale: «Mi chiedete se domenica - sorride Tosi - mi sono divertito? Alla partita dell’Hellas sicuramente. Al congresso c’è stato un gran bel momento di democrazia interna». Una prova di forza, con messaggio annesso al resto del Veneto leghista? «Ma no, assolutamente - risponde il sindaco di Verona e presidente regionale del Carroccio - nessun atto di sfida. È stato un normalissimo congresso provinciale. Certo, il risultato netto alla fine aiuta, è significativo, perché così è più facile riportare unità nel movimento. E il bello dei congressi - aggiunge Tosi - è che alla fine votano i militanti e scelgono il loro segretario, a prescindere da chi sostiene chi». Per l’appunto. Nel caso di Verona, lo sconfitto Montagnoli aveva anche infranto il fair play congressuale, inviando una lettera-appello a tutti i militanti con diritto di voto. Scriveva l’aspirante segretario provinciale, rivolgendosi direttamente all’interlocutore- elettore: «Sono certo che tu, come me, vuoi difendere i valori fondanti della Lega, dei quali qualcuno sembra essersi dimenticato ». E ancora: «Sono certo che tu, come me, vuoi tradurre in pratica gli insegnamenti di Bossi, applicando il suo pensiero e la sua linea politica senza divagazioni o strade alternative». Conclusione a effetto: «La Lega non è di nessuno, ma è di tutti noi». Di sicuro, oggi non è sua.

    Alessandro Zuin

    31 maggio 2011
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    Predefinito Rif: Congresso di Verona

    Elezioni / Tosi: A Milano ha perso Berlusconi, ora deve riflettere



    Elezioni/ Tosi: A Milano ha perso Berlusconi, ora deve riflettere - Politica - Virgilio Notizie

    Flavio Tosi, leghista sindaco di Verona, legge il voto di Milano e sottolinea "quel che aveva detto subito Bossi: se si perde, è Berlusconi a perdere, perchè la linea l'ha data lui. Spetta dunque al presidente del Consiglio fare un'analisi seria della situazione". Intervistato da Repubblica, quindi, Tosi invita il premier a "riflettere" sull'ipotesi di un passo indietro. L'alleanza tra Pdl e Lega, dice ancora Tosi, "non è in discussione, anche perchè noi e il Pdl ci siamo presentati insieme agli elettori, ma il discorso sulla leadership è un po' diverso". "Nel caso in cui si ponesse davvero il problema della successione, non avrei dubbi: uno dei miei", afferma Tosi che, se dovesse scegliere tra Maroni e Tremonti, sceglierebbe il primo, anche perchè, spiega, "gli italiani hanno imparato ad apprezzare le capacità del ministro dell'Interno. Maroni gode di ottima reputazione, e di stime trasversali".
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Congresso di Verona

    «Lega e Lista Tosi da sole? Magari. In questo Pdl vedo tanta confusione»

    Dopo il successo nell’assise provinciale lo «sceriffo» inquadra il momento politico cittadino. «Io segretario regionale? Ne parleremo prima del congresso veneto»



    «Lega e Lista Tosi da sole? Magari In questo Pdl vedo tanta confusione» - Corriere del Veneto

    VERONA — «Più che di assenza di leadership, il Pdl veronese mi pare soffra di assenza di iniziative ma soprattutto di una grande confusione interna». Flavio Tosi fa il punto sulla situazione politica in città, sei giorni dopo la «domenica dei terremoti», con il congresso provinciale del suo partito e i risultati elettorali di Milano e Napoli. Risultati che secondo Tosi «per Verona non cambiano un granché». Quanto al congresso, la prima dichiarazione politica del neosegretario leghista, Paolo Paternoster, è stata sulla «voglia di andar da solo» del Carroccio alle comunali del prossimo anno. Secondo Tosi «è una dichiarazione che riflette il pensiero di tutti i leghisti, dal sottoscritto a qualsiasi altro militante, e il nostro elettorato la pensa esattamente allo stesso modo. Sarebbe probabilmente anche la scelta davvero vincente, visto anche quello che è successo a Milano e dintorni. Ma tutti sappiamo che Verona ha una valenza politica tale da richiedere una consultazione col nostro comitato federale».

    A proposito: come sono i suoi rapporti col federale e con il «capo», Umberto Bossi?
    «Beh, io sono il presidente nazionale del partito in Veneto: ovvio che i rapporti col partito siano ottimi».

    Adesso vi preparate al congresso regionale...
    «Finora non è stato ancora convocato».

    Ma si dice che lei punti alla segreteria. E’ vero?
    «Quando sarà il momento se ne parlerà, adesso è decisamente prematuro».

    Dopo il congresso come sono i rapporti con gli «sconfitti»?
    «Nella Lega non siamo abituati a parlare di quelli che hanno perso e quelli che hanno vinto: è stato un bel congresso, con un’affluenza altissima e un risultato chiaro e netto. Ma il giorno dopo in Lega, diversamente che in altri movimenti, si torna tutti a lavorare come prima».

    Parliamo allora dei rapporti tra Lega e Pdl, spesso difficili, negli ultimi tempi...
    «Il Pdl si è sempre contraddistinto per avere più anime. C’è una parte con cui si riesce a lavorare positivamente per la città, senza tensioni né polemiche. C’è invece un’altra parte che talvolta porta la conflittualità politica anche all’interno della pubblica amministrazione. E’ ovvio che noi tendiamo ad avere rapporto privilegiato con chi ha un atteggiamento più costruttivo».

    Il capogruppo forzitalista, Salvatore Papadia, dice di invidiare la leadership forte che voi avete e il Pdl non ha...
    «Intanto grazie a Papadia per la stima. Per come la vedo io, mi pare che al Pdl più che mancare un leader manchi un generale rispetto delle regole. Penso alle recenti elezioni a Grezzana, dove qualcuno di loro sostiene di aver dimostrato come il Pdl possa battere la Lega: ma il candidato sindaco di Grezzana che noi abbiamo sostenuto era del Pdl! Mi pare che questo dimostri come in quel partito ci sia tanta confusione…».

    Parliamo dei risultati della sua amministrazione: il presidente di Confindustria Andrea Bolla ha parlato di una Verona in ritardo, e il presidente del costruttori edili, Andrea Marani, ha detto che ci sono bei programmi ma pochi lavori concreti…
    «In realtà nessuno, né Bolla né Marani, ha parlato di ritardi della nostra giunta: hanno invece lamentato i ritardi della politica, che pesano anche su Verona. Ma i nostri rapporti con le categorie economiche sono davvero positivi. Loro sanno che stiamo facendo il massimo per portare a casa risultati concreti in un periodo non facile. Per questo sono assolutamente convinto che si riferissero ad altro… ».

    Torniamo al 2012: ci sarà la Lista Tosi? Massimo Giorgetti vi accusa di volerne fare una specie di Lega bis...
    «E’ consuetudine che alle amministrative ci sia una civica che porta il nome del candidato sindaco. La Lista Tosi c’era nel 2007 ed è stata fondamentale per la governabilità e l’amministrazione. Non vedo alcun motivo logico perchè non si ripresenti con la coalizione».

    Appunto, la coalizione: quale sarà?
    «La logica dice: Lega, Lista Tosi e Pdl. La normalità credo sia questa. Oggi. Chiaro che l’alleanza col Pdl passerà attraverso le decisioni del movimento, a partire dalla segreteria federale».

    Lei ha elogiato sindaci come De Luca a De Magistris: lo fa per conquistarsi anche i voti della sinistra, l’anno prossimo?
    «Con De Luca c’è un rapporto di stima che dura da anni. Quanto a De Magistris, ho ricevuto moltissime mail da Napoli di cittadini, anche di centrodestra, che hanno condiviso la mia analisi sui motivi di quel voto».

    Il quotidiano «Libero» la mette tra i candidati alla successione di Silvio Berlusconi: ma lei, cosa vuol fare da grande?
    «Intanto voglio ricandidarmi a sindaco della mia città, nel 2012. La successione a Berlusconi ovviamente non esiste, ma non nego che gli attestati di stima di tanta gente facciano sempre piacere».

    Lei chi vorrebbe come successore del premier?
    «Io vorrei uno dei miei, uno del mio partito. Qualche nome in mente ce l’ho, ma non lo faccio. Per ora».

    Lillo Aldegheri

    04 giugno 2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da italicum Visualizza Messaggio
    devo ammettere che certe ultime uscite di tosi non mi sono piaciute granchè...
    Quoto. Devo ancora inquadrarlo del tutto...
    Ma certe sue uscite fascio/patriottarde, mi lasciano molto perplesso!! :giagia:

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da kappa Visualizza Messaggio
    Quoto. Devo ancora inquadrarlo del tutto...
    Ma certe sue uscite fascio/patriottarde, mi lasciano molto perplesso!! :giagia:
    Fanno il paio con quelle di Gentilini, eh hefico:

 

 
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