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  1. #1
    A - democratia
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    Predefinito Sessualità e spiritualità

    Tantra e sessualità (Alain Daniélou)

    Un brano dell'indologo shivaita Alain Daniélou sul significato della sessualità nell'approccio tantrico-shivaita.
    É nella bellezza dei corpi e nell’intensità dell’amore che si e più vicini alla felicità e allo stato divino. La prima volta che sono stato in India avevo ventiquattro anni, era nel 1932, e non avevo mai pensato all’India, non m’interessava per niente. Ma durante un viaggio in Afganistan sono passato per l’india e l’ho trovata stupenda, tanto che ci sono ritornato. Vi ho trovato una, civiltà dove c’era veramente la libertà di vivere, di pensare e di essere come desideravo da sempre, e una bellezza straordinaria degli esseri umani. In India trovavo la conferma che il rapporto tra l’amore fisico e la vita spirituale è una realtà fondamentale. Nell’induismo il successo del viaggio della vita umana consiste in quattro cose da realizzare il meglio possibile: la virtù, la ricchezza, l’amore e la vita spirituale. La virtù e il successo materiale legano al mondo, mentre l’amore e la vita spirituale fanno uscire fuori dai legami del mondo e sono l’immagine l’uno dell’altra. Nel senso che la beatitudine divina è in un rapporto di consonanza con l’estasi che si sperimenta nell’atto d’unione. Il sesso che più avvicina al divino non è quello matrimoniale, ma l’amore libero non vincolato ai doveri sociali di casta e alla riproduzione.

    L’amore è dove ognuno, ognuna, prova la beatitudine più grande. Il matrimonio, al contrario, è più vicino alla società e agli obblighi sociali. Negare il sesso e il desiderio sessuale significa restarne schiavi. Ma allorché uno realizza, come nello shivaismo, che il sesso maschile eretto è l’immagine più appropriata dell’atto creatore del Dio, allora si può iniziare a capire qualcosa delle forze naturali che lo legano, e incominciare a liberarsene…

    Nell’induismo il fallo di Shiva e presentato nell’organo femminile. E, se si osserva bene, si trova invertito per rapporto alla vulva. Non la penetra, ma, al contrario, stretto dall’organo femminile alla sua base, se ne svincola per drizzarsi libero verso lo zenit.
    Il Tutto si dualizza, un solo Principio diventa due Principi e ciascuno è tale per l’altro. La polarità dell’archetipo primordiale, così potentemente ripreso nello shivaismo, corrisponde al gioco stesso del cosmo, all’antagonismo crudele e fecondo del maschile e del femminile. L’energia seminale versata nella vulva fa nascere la vita, l’armonia delle forme. E ciò pertiene alla Natura e si collega al culto della Madre, teso a utilizzare l’erotismo per perfezionare l’essere umano, sviluppandone le capacità immediate e i poteri magici e mentali presenti in lui. Ma allorché, come accade nelle gerarchie shivaite monastiche più alte, ci si rivolge al principio maschile, questa stessa energia seminale, allorché si libera dall’aspetto inferiore della procreazione materiale, diventa la sostanza dell’intelletto… Nel gioco delle forze dell’universo non c’è, inoltre, un padrone, personale o impersonale, al centro o in ogni sua parte. E niente ha un valore predominante o assoluto. Shiva è senza vita (sbava) e il mondo non può esistere senza l’energia della dea. Questa, che è la Potenza del Tempo, è cieca senza l’orientamento del principio creatore che conduce al distacco, alla liberazione dalle catene dell’esistenza condizionata e della trasmigrazione.

    Ogni essere è androgino, nel senso che sul piano creato non esiste alcun elemento che non partecipi dei due principi, che non sia cioè una mescolanza di mascolinità e di femminilità. Tutte le cellule del nostro corpo sono formate da elementi positivi e negativi, che ci costituiscono come per una differenza di potenziale, un campo vibrante di potenzialità a diversi livelli. La bisessualità a predominanza maschile corrisponde all’equilibrio dell’intelletto e riflette l’ordinamento della luce che si manifesta come bellezza. Pertanto è l’adolescente maschile che rappresenta la perfezione dell’uomo a immagine di quella degli dei. Gli dèi, si legge nei testi tradizionali, sono degli adolescenti di sedici anni. Sedici anni è, nell’uomo, l’età dell’equilibrio delle facoltà fisiche e mentali, l’età dell’amore, del disinteresse e della vera saggezza. Nelle società dominate dai vecchi è anche un’età pericolosa se privata dei suoi diritti e delle sue responsabilità Quanto all’unione di lingam (il ’segno’ di Shiva, il sesso maschile) con yoni (la ‘Shakti’, il sesso femminile), questa rappresenta la voluttà, il punto limite del piacere, ed è specchio della beatitudine divina. Le donne di conoscenza venerano in se stesse gli stessi simboli dell’uomo.

    Le forme degli organi sessuali che differenziano il maschio dalla femmina sono senz’altro simboli. Ma lo sono per la loro stessa natura. In altra parole, non si tratta di un caso, perché nell’Universo niente è illogico, niente accade a caso. Assumendo come immagine della causalità divina il fallo eretto e la vulva non attribuiamo a una forma anatomica accidentale un senso simbolico. È proprio tale forma a rivelarci un aspetto fondamentale della natura del mondo e della Persona Cosmica. L’unione dei sessi è l’espressione vivente della natura vibrante e beata nell’Essere, sia se la consideriamo sul piano fisico, mentale, intellettuale, sottile o trascendente. Riflettendo sull’unione sessuale, questa ci rivela il segreto della natura divina finalmente e da sempre giunta a se stessa. Tutte le forme di tale unione, tutte le posizioni in cui si può praticare, tutte le varianti hanno un senso profondo e magico, che di fatto corrisponde alle diverse potenzialità del creato. Il divino è manifesto in ogni atto di procreazione, in ogni creazione, in ogni forma di piacere e nell’intensità di ogni forma di voluttà. L’ascetismo e l’emasculazione sia dell’uomo sia della donna non portano, al contrario, nè al divino nè alla saggezza, ma alla crudeltà e all’ipocrisia. L’importante è comprendere le ragioni profonde del vivente, del mondo e del divino, che si manifestano nel piacere dei corpi vivi, e non nell’astrazione di qualche spiritualità separata dal mondo così com’è e dal vivente.

    Morale e sessualità

    Il sesso è un’esperienza che, nolenti o volenti, ci ’segna’ comunque e ci aiuta a capire valori superiori. La liberazione non è possibile per coloro che non hanno pienamente realizzato, nei modi e nei tempi più opportuni, la loro felicità umana, i piaceri dei sensi Questa realizzazione di sé sul piano sensoriale non può esistere nella miseria e nel disordine, e quindi occorre realizzare se Stessi anche sul piano sociale agendo in conformità al proprio dharma, ovvero nell’esercizio di quella virtù e di quei talenti per i quali ognuno, ognuna, si conforma a sua propria natura e realizzazione di sé sul piano individuale. I quattro scopi della vita (Dharma - virtù, Artha - ricchezza, Kama - piacere, Moksha - liberazione), benché interdipendenti sono raggruppati in due categorie: da una parte quelli che ci attaccano al mondo delle apparenze e delle forme, e che sono la virtù e il successo materiale; e dall’altra quelli che ce ne distolgono e che sono la voluttà e la liberazione.
    La virtù concerne la realizzazione di sé sul piano individuale, mentre il successo materiale e la prosperità concernono la realizzazione di sé sul piano sociale, e l’erotismo la realizzazione di sé sul piano sensoriale, tramite il quale si rende possibile la liberazione.
    L’ebbrezza amorosa, questo apice di euforia in cui dimentichiamo tutto, la ragione, la saggezza, la prudenza, le leggi sociali, i nostri interessi umani, è l’immagine dell’ebbrezza mistica che conduce alla totale rinuncia e ala realizzazione sul piano spirituale. In India
    si dice che allorché un essere umano inizia a sfuggire all’ignoranza e tende a una comprensione più profonda della natura del mondo e dei segreti dell’universo, in quel momento le forze della natura gli sono contro. E anche la società, temendo per la sua durata e per la sua coesione, gli si pone contro. Qui lo shivaismo rappresenta un movimento controcorrente, uno sforzo per un modo di vivere più libero e più felice, in un reale più largo. In tale ambito il Sesso non viene considerato nè un dovere nè un semplice divertimento. E questo lo si può comprendere quando, nel corso della nostra breve esistenza, si fa l’amore considerando la natura ultramondana e spirituale di tale divina esperienza.
    Ma astrarre l’estasi dal corpo vivente è una forma di autoinganno. Proprio separando il corpo dallo spirito numerosi cristiani hanno perso il senso del divino nel mondo. Persuasi da una semplicistica metafisica estroversa, credono che Dio sia una persona separata dal mondo e dal Fuoco per il quale si creano, si distruggono o s’illuminano i mondi. Chi invece cerca di comprendere che non siamo separati dalle radici del reale e percepisce l’immensa e segreta presenza del divino, lo trova in ogni alito, in ogni fremito amoroso e in ogni atto della vita.

    Tantra e sessualitÃ* (Alain Daniélou)




    Misticismo sessuale o erotico
    di Vajra Karuna



    L’erotismo è ciò che una persona trova sessualmente interessante, al punto di venirne più o meno eccitata. È qualcosa con cui può avvenire una forte identificazione e attraverso il quale il desiderio sessuale può venire canalizzato, sia direttamente (in modo orgasmico) che indirettamente (in modo non orgasmico).

    Le religioni più associate al misticismo sessuale sono l’induismo e il buddismo (entrambi di origini indiane), nelle loro forme tantriche. Nella cultura dell’Asia orientale, dove si sviluppò lo zen, il misticismo erotico era poco sviluppato. I motivi principali di ciò sono due. Innanzitutto, nell’etica confuciana che domina tutta la cultura est-asiatica, la relazione fondamentale non è quella tra marito e moglie, come in occidente o in India. Essa è soprattutto quella tra genitore e figlio, poi tra insegnante e alunno, quindi tra fratelli e solo alla fine tra coniugi. Il risultato di questa subordinazione del vincolo coniugale è che in nessuna cultura dell’Asia orientale esiste l’immagine dell’anima comunitaria o individuale come della sposa di Dio. Ciò colloca la relazione sessuale in una posizione subalterna. Se nella società est-asiatica si crea un forte legame all’esterno della famiglia natale, ciò avviene nella relazione studente-insegnante, che si ritiene non debba avere nulla di sessuale.

    Secondo: dopo il confucianesimo, il sistema di pensiero più influente nella cultura dell’Asia orientale è il buddismo; questo sistema, essendosi sviluppato da una tradizione monastica, subordina anch’esso la sessualità, in questo caso alla relazione del sé con il sé. Ciò si manifesta nell’importanza assegnata alla meditazione. Oltre a questo, vi è il fatto che il buddismo preferisce la compassione all’amore. Tutti questi fattori hanno fatto sì che la presenza del misticismo erotico nella normale tradizione zen fosse minima.

    Per comprendere meglio l’assenza dell’erotismo nella tradizione zen, è necessario dare un’occhiata a quelle tradizioni con caratteristiche erotiche più o meno manifeste. Esse non includono soltanto l’induismo tantrico (shaktismo) e buddista (vajrayana), ma anche il cristianesimo cattolico e, fino a un certo punto, il sufismo musulmano. Nelle tradizioni tantriche anche l’erotismo meramente simbolico è assai manifesto, mentre nelle tradizioni cattoliche o sufi è quasi sempre più celato.

    Ognuna di queste tradizioni erotiche ha una cosa in comune: tutte ritengono che la salvezza può essere raggiunta solo grazie a una verità magica o esoterica trasmessa da un’elite religiosa. Esempi di questa elite sono il guru, il lama, il prete o l’imam. Solo questi specialisti religiosi vengono ritenuti in possesso di un accesso diretto al Divino. In più, ognuno di essi ha l’esclusiva autorità o capacità di concedere agli altri questo accesso attraverso sacramenti esoterici decretati dalla divinità, o tramite cerimonie di investitura.

    Infine, in ognuna di queste tradizioni rituali esoteriche c’è un elemento di puritanesimo e/o di celibato, che serve a mistificare ulteriormente tali tradizioni. Queste tradizioni esoteriche possono paragonarsi a quelle prive di qualsiasi caratteristica esoterica e anche di un erotismo manifesto. Tra queste, vi sono l’induismo e il buddismo non-tantrici, il cristianesimo protestante, l’islam non-sufista e l’ebraismo.

    Contrariamente alle tradizioni esoteriche o erotiche di cui sopra, quasi tutte le forme di induismo e buddismo, così come il cristianesimo protestante e l’islam, offrono a ciascun membro della propria tradizione un certo grado di accesso diretto, o non mediato dal clero, al processo della salvezza. Tale accesso, di solito, avviene attraverso mezzi non-sacramentali, non-magici e non-esoterici. Inoltre, mentre ognuna di esse presenta un elemento di puritanesimo e, nel caso del buddismo, anche di celibato, la mancanza di qualsiasi esoterismo sacramentale riduce grandemente la possibilità di mistificare questo elemento casto-puritano.

    Nella tradizione zen esiste un certo grado di esoterismo nella relazione maestro-studente. Comunque, questo elemento esoterico è facilmente contraddetto, o addirittura sabotato, dal fattore dell’illuminazione istantanea e accidentale, che schiude il processo dell’illuminazione anche al non-iniziato. Inoltre lo zen, mentre ha sempre assegnato grande valore alla sua tradizione monastica, ha cercato (alle volte con successo, altre volte no) di evitare la condanna della sessualità laica. Il successo del movimento zen in Cina, infatti, fu parzialmente dovuto al fatto che offriva ai laici e ai monaci le stesse opportunità di illuminazione. Questo, naturalmente, voleva dire che lo zen non riteneva la sessualità un ostacolo all’illuminazione, in tal modo riducendo al minimo qualsiasi elemento puritano.

    La maggior parte delle tradizioni spirituali, monastiche o no, comprende l’importanza che il sesso ha per gli esseri umani. Perciò, anche le religioni più puritane hanno dovuto tollerare controvoglia, almeno dal punto di vista teorico, il legame tra marito e moglie. Tali tradizioni potrebbero persino trovare vantaggioso mistificare questo legame santificandolo con il sacramento del matrimonio. Ciononostante, lo scopo ultimo di questa santificazione religiosa della sessualità, nelle tradizioni esoteriche puritane, è limitare rigidamente l’espressione della sessualità laica. In altre parole, la loro mistificazione della sessualità non è una sana accettazione della sessualità comune o puramente mondana. Piuttosto, è poco più di un’accettazione di ciò che considerano un male necessario, e un tentativo di renderlo innocuo istituzionalizzandolo. Il cristianesimo è certamente una religione che considera il sesso, al massimo, come un male necessario, ma per una ragione molto simile altrettanto fa il buddismo tantrico.

    Può sembrare contraddittorio considerare puritano il buddismo tantrico, specialmente da quando molti occidentali ritengono il tantrismo un modo di integrare il sesso nella religione, cosa che la tradizione giudeo-cristiana trova difficile. Ma la verità è che il tantrismo, anche nella variante apertamente sessuale “della mano sinistra”, può essere puritano quanto molte forme di buddismo non-tantrico. Questo, a sua volta, può renderlo piuttosto omofobico. Credere, come fa il tantrismo, che il sesso ha bisogno di essere giustificato elevandolo a tecnica spirituale, non è meno puritano del sostenere che esso è legittimato solo da fini riproduttivi. Solo quando il sesso è accettato in e per se stesso, e non per qualche intento più spirituale o socialmente accettato, si può parlare di un atteggiamento autenticamente non-puritano verso il sesso, e quindi anche non-omofobico.

    Il più recente e chiaro esempio dell’atteggiamento puritano e omofobico del tantra si può trovare nell’affermazione di Sua Santità il Dalai Lama resa nel maggio 2001. Dopo una lunga discussione sull’argomento, specialmente con i suoi seguaci gay, Sua Santità ha concluso che qualsiasi attività sessuale diversa dall’incontro dei genitali maschili e femminili è una “cattiva condotta sessuale”, perché gli organi sessuali sono stati creati per la riproduzione. Naturalmente, il Dalai Lama, tecnicamente, parla solo per la sua particolare scuola di buddismo tibetano, la gelukpa. Alcuni leader di una o più delle altre scuole vajrayana in passato hanno avuto un atteggiamento più positivo verso l’omosessualità. Ciononostante, le scuole tibetane sono riluttanti a sfidare apertamente le parole del Dalai Lama, perché la gelukpa è la scuola più grande e importante, e perché le parole del Dalai Lama influenzano in varia misura ognuna di esse.

    Lo zen, al contrario del tantrismo, considera in genere la sessualità semplicemente come una parte del mondo naturale. Questo si vede soprattutto nella tradizione nota come lo “zen del filo rosso”. Per tale ragione, lo zen non ha motivo di considerare la sessualità in modo esoterico o eroticamente mistico. L’assenza del misticismo sessuale è una delle ragioni per cui lo zen, una volta privato del sessismo confuciano o taoista, può considerarsi non-puritano e non-omofobico. Allo stesso tempo, questo non vuol dire che lo zen nega la componente religiosa o spirituale nella sessualità di una persona. Poiché i desideri sessuali, sebbene essenzialmente buoni, possono a volte diventare eccessivamente egoisti, è possibile che vengano usati per sfruttare gli altri. Portare nella sessualità i tradizionali precetti buddisti secondo cui non bisogna nuocere, mentire o ingannare gli altri, dovrebbe aiutare a evitare questo sfruttamento. Ma il modo con cui lo zen nobilita la sessualità è soprattutto ricordando che entrambi i partner sono dei Buddha.


    (*) Rev. Vajra è un insegnante di Zen Dharma all’International Buddhist Meditation Center, International Buddhist Meditation Center - Los Angeles, per gentile concessione.
    Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
    Copyright per l’edizione italiana Innernet.

    Traduzione: Gagan Daniele Pietrini
    Ultima modifica di Zed; 02-05-11 alle 18:17
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  2. #2
    A - democratia
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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Citazione Originariamente Scritto da ELROJO Visualizza Messaggio
    Tantra e sessualità (Alain Daniélou)

    Ma durante un viaggio in Afganistan sono passato per l’india e l’ho trovata stupenda, tanto che ci sono ritornato. Vi ho trovato una, civiltà dove c’era veramente la libertà di vivere, di pensare e di essere come desideravo da sempre, e una bellezza straordinaria degli esseri umani. In India trovavo la conferma che il rapporto tra l’amore fisico e la vita spirituale è una realtà fondamentale. Nell’induismo il successo del viaggio della vita umana consiste in quattro cose da realizzare il meglio possibile: la virtù, la ricchezza, l’amore e la vita spirituale. La virtù e il successo materiale legano al mondo, mentre l’amore e la vita spirituale fanno uscire fuori dai legami del mondo e sono l’immagine l’uno dell’altra. Nel senso che la beatitudine divina è in un rapporto di consonanza con l’estasi che si sperimenta nell’atto d’unione. Il sesso che più avvicina al divino non è quello matrimoniale, ma l’amore libero non vincolato ai doveri sociali di casta e alla riproduzione.
    Come la mettiamo gente(rispetto ai discorsi che stiamo facendo di là)?



    E quella di Daniélou mi sembra una bibliografia di tutto rispetto.
    Ultima modifica di RAYO; 01-06-11 alle 14:24
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  3. #3
    Papessa
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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Citazione Originariamente Scritto da ELROJO Visualizza Messaggio
    Come la mettiamo gente(rispetto ai discorsi che stiamo facendo di là)?


    In nessun modo. Certi discorsi c'entrano con l'esoterismo vero quanto il cavolo con la merenda.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  4. #4
    A - democratia
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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    In nessun modo. Certi discorsi c'entrano con l'esoterismo vero quanto il cavolo con la merenda.
    Forse perchè questo discorso non va inquadrato in mera chiave esoterica, ma semplicemente esprime un'idea, che l'autore ha riscontrato in India, di coesistenza non negativa tra spiritualità e sessualità?

    Danielou era gay e forse, per questo, si distacca da una interpretazione esoterica (o dogmatica) del suo unico modo possibile di vivere la sessualità (non ai fini procreativi).

    OK ammetto che forse bisogna scartare Danielou su questi temi...o al limite prenderlo con le dovute cautele.
    Ultima modifica di RAYO; 01-06-11 alle 15:19
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  5. #5
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Io ho notato che quando leggo e mi interesso di temi spirituali il desiderio sessuale mi cala in maniera vertiginosa...questo manco a dirlo, alle volte, mi causa degli imbarazzi notevoli con la morosa, a tal punto che spesso sono io ad inventarmi mal di testa e simili...ho paura di diventare come quel santo che nelle donne non vedeva altro che scheletri...

    Comunque a parte tutto in che modo si possono bilanciare le due cose (sesso e spiritualità) senza che l'uno vada ad influire negativamente sull'altro?
    Ultima modifica di Strapaesano; 14-06-11 alle 16:09
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  6. #6
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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    Comunque a parte tutto in che modo si possono bilanciare le due cose (sesso e spiritualità) senza che l'uno vada ad influire negativamente sull'altro?
    bhé, secondo gli antichi rishi, dopo aver procreato un erede maschio, si mandava la sessualità in pensione...
    Ultima modifica di baba; 14-06-11 alle 17:38

  7. #7
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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    Io ho notato che quando leggo e mi interesso di temi spirituali il desiderio sessuale mi cala in maniera vertiginosa...
    Credo sia normale...e non solo relativamente al sesso, ma in generale si puo' dire che il leggere o l'interessarsi di questioni spirituali allontana (almeno per una magnitudo temporale coincidente a tale interessarsi e/o apprendere) la ricerca dell'appagamento "materiale" e della soddisfazione dei sensi.

    Il che è perfettamente spiegabile e aprezzabile se si parte dal presupposto che quella stessa azione e propensione (di leggere ed interessarsi e conoscere argomenti spirituali) sia, gia in sè, una pratica yogica...

    ...magari non la piu' potente ed efficace, ma pur sempre una forma di yoga, un'unione "intellettiva" ma anche "emozionale" con aspetti della nostra vita spirituale (che c'è anche se non ce ne interessiamo).


    Arrivano momenti in cui si ricerca l'esperienza di un gusto superiore...o l'intuizione di una sua possibilità.






    Comunque a parte tutto in che modo si possono bilanciare le due cose (sesso e spiritualità) senza che l'uno vada ad influire negativamente sull'altro?
    Guarda io non vedo per me altra alternativa che la dualità.

    Pero' posso dire che l'aver iniziato ad interessarmi delle varie ricerche, concezioni e pratiche spirituali (anche in un'ottica comparative tra i vari Credo) ha dato una una maggiore valorizzazione e "preziosita'" alle mie azioni....e a me una maggior cosapevolezza del e nel comperle.

    E quando vi è solo appagamento fisico e/o sensoriale (senza alcuna preziosa consapevolezza intima) tutto acquista un suo perchè se osservato con lo specchio del suo opposto spirituale.

    Purtroppo a posteriori, quasi sempre...e lo so che puo' sembrare una scusa meschina, un "lavarsi la coscienza" di fronte alle proprie debolezze...ma è il modo piu' puro che fino ad ora ho conosciuto per fare i conti con me stesso e con le cose belle che la vita ci offre.

    Ultima modifica di RAYO; 14-06-11 alle 17:49
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da baba Visualizza Messaggio
    bhé, secondo gli antichi rishi, dopo aver procreato un erede maschio, si mandava la sessualità in pensione...
    Si ma loro dovevano sperimentare e praticare quello che poi le scritture sacre e la Tradizione ci hanno tramandato....

    ...noi abbiamo molto piu' tempo libero!
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  9. #9
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Citazione Originariamente Scritto da ELROJO Visualizza Messaggio
    Credo sia normale...e non solo relativamente al sesso, ma in generale si puo' dire che il leggere o l'interessarsi di questioni spirituali allontana (almeno per una magnitudo temporale coincidente a tale interessarsi e/o apprendere) la ricerca dell'appagamento "materiale" e della soddisfazione dei sensi.

    Il che è perfettamente spiegabile e aprezzabile se si parte dal presupposto che quella stessa azione e propensione (di leggere ed interessarsi e conoscere argomenti spirituali) sia, gia in sè, una pratica yogica...

    ...magari non la piu' potente ed efficace, ma pur sempre una forma di yoga, un'unione "intellettiva" ma anche "emozionale" con aspetti della nostra vita spirituale (che c'è anche se non ce ne interessiamo).


    Arrivano momenti in cui si ricerca l'esperienza di un gusto superiore...o l'intuizione di una sua possibilità.








    Guarda io non vedo per me altra alternativa che la dualità.

    Pero' posso dire che l'aver iniziato ad interessarmi delle varie ricerche, concezioni e pratiche spirituali (anche in un'ottica comparative tra i vari Credo) ha dato una una maggiore valorizzazione e "preziosita'" alle mie azioni....e a me una maggior cosapevolezza del e nel comperle.

    E quando vi è solo appagamento fisico e/o sensoriale (senza alcuna preziosa consapevolezza intima) tutto acquista un suo perchè se osservato con lo specchio del suo opposto spirituale.

    Purtroppo a posteriori, quasi sempre...e lo so che puo' sembrare una scusa meschina, un "lavarsi la coscienza" di fronte alle proprie debolezze...ma è il modo piu' puro che fino ad ora ho conosciuto per fare i conti con me stesso e con le cose belle che la vita ci offre.

    Lo credo anch'io, anche perché la maggior parte del lavoro spirituale ( a quanto ho capito sin'ora...) consiste proprio nel sublimare la libido, nel purificare i nostri bassi istinti per giungere alla completa unificazione con il Tutto. Comunque, anch'io mi comporto come fai tu, separando l'ambito spirituale da quello sensuale... il problema è che alcune volte quando il mio intelletto vola alla ricerca di idee iperuraniche finisco spesso con il divenire di umore melanconico (nigredo?) e non ho proprio voglia di far nulla ( e questo, come ben dici tu, vale anche per altri ambiti della vita, come l'università, il lavoro ecc...), ma ciò che mi fa rabbia è che non posso spiegare la cosa alla mia ragazza, ai miei familiari o ai miei amici perchè non essendo ferrati nel campo spirituale temo che finirebbero per non comprendermi e reputarmi un po' toccato...
    Ultima modifica di Strapaesano; 14-06-11 alle 18:54
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

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    Predefinito Rif: Sessualità e spiritualità

    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    Io ho notato che quando leggo e mi interesso di temi spirituali il desiderio sessuale mi cala in maniera vertiginosa...questo manco a dirlo, alle volte, mi causa degli imbarazzi notevoli con la morosa, a tal punto che spesso sono io ad inventarmi mal di testa e simili...ho paura di diventare come quel santo che nelle donne non vedeva altro che scheletri...
    A me il contrario..

 

 

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