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  1. #1
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    Predefinito L'ora dei conservatori, altro che moderazione

    L'ora dei conservatori, altro che moderazione

    di Marco Invernizzi

    La Bussola Quotidiana notiziario cattolico di opinione online: L'ora dei conservatori altro che moderazione

    Accanto alla sconfitta del centro-destra, le elezioni amministrative recenti hanno segnato anche alcuni problemi per i “principi non negoziabili”. Il problema anzitutto riguarda il fatto che questi principi non sono riusciti a entrare nel vivo della competizione.

    Nonostante il Magistero sia stato molto chiaro, dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 2002 al discorso di Benedetto XVI al Partito popolare europeo il 30 marzo 2006 e successivamente, pochi insistono su questi valori, pochi ci credono e li utilizzano, alcuni addirittura li contestano e li sostituiscono con altri, come è avvenuto in occasione delle elezioni di Milano, dove sacerdoti e laici cattolici hanno sostenuto il candidato Giuliano Pisapia il cui programma e la cui storia culturale e politica sono evidentemente contrarie ai principi non negoziabili.

    Ma il vero problema mi pare sia proprio nel fatto che questo criterio di scelta non venga utilizzato, aldilà della scelta concreta che poi viene fatta.

    Abbiamo già affrontato su La Bussola Quotidiana il tema che i principi non negoziabili di per sé non esauriscono la dottrina sociale della Chiesa. Essi hanno bisogno di una cultura politica che li sostenga e li accompagni, che si adatti al tipo di elezione (amministrativa, politica, europea), ma che poi ne tenga veramente conto, senza timidezza.

    Oggettivamente questo non avviene neppure nel centro-destra, che pure è stata la coalizione indubbiamente più sensibile (o meno ostile) ai principi non negoziabili, con l’eccezione vistosa e stonata del ministro Mara Carfagna, che però appunto sembra un caso circoscritto a una persona. Un discorso a parte meriterà l’Udc, a parole molto attenta ai principi non negoziabili, ma nei fatti spesso allineata contro chi li difende pubblicamente, come nel caso eclatante delle elezioni regionali del Piemonte dello scorso anno, quando il partito di Casini si schierò contro i movimenti e le associazioni cattoliche che stabilirono un Patto per la vita e la famiglia con il candidato del centro-destra poi risultato vincente.

    Il caso piemontese è importante perché a tutt’oggi forse rappresenta il principale esempio di come si possa cercare di rendere visibili e importanti i principi non negoziabili in una competizione politica.

    Questo infatti è il problema, che abbiamo già cominciato ad affrontare con gli interventi del vescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi e di Stefano Fontana.

    Si tratta infatti di costruire una cultura politica a partire e a sostegno dei principi non negoziabili e poi di organizzare delle alleanze prepartitiche che spingano partiti e candidati a tenerne conto. Soltanto così essi potrebbero diventare centrali e forse determinanti. Qualcosa del genere è stato fatto a Milano dall’associazione Nuove Onde nel passato, con buoni risultati, come ho già ricordato, ma moltissimo deve essere ancora fatto, soprattutto a livello di sensibilizzazione culturale.
    Una osservazione preliminare riguarda il termine con cui si usa legare fra loro le diverse culture politiche che costituiscono la coalizione del centro-destra. Il termine corrente è moderati, e si dice che compito del centro-destra sia quello di unire tutti i moderati. Ma moderati in che cosa? Nel sostenere i valori costitutivi della coalizione? E perché se tali valori sono ritenuti importanti? Se un candidato di centro-destra dovesse sostenere con forza i principi non negoziabili come fondamento della sua scelta politica, sarebbe un non-moderato e quindi estraneo al centro-destra?

    Il moderatismo non è un principio culturale ma un atteggiamento del carattere e del comportamento della persona. Moderato è chi appunto sa controllare i propri atteggiamenti, le proprie emozioni, anche le proprie ragioni e passioni. Nella campagna elettorale di Milano è apparso moderato nei toni il candidato di sinistra che aveva un programma ostile ai principi non negoziabili, mentre a destra si sono levati atteggiamenti giudicati estremisti (a torto o a ragione, non è questo il punto).

    Se si vuole costruire una cultura politica che parta dai principi non negoziabili bisogna rivolgersi a una parola tabù nella cultura dominante, il conservatorismo. Il 4 novembre 2007, intervistato dal Corriere della Sera, il card. Ruini ricordava che conservatorismo ha anche un aspetto positivo, quello appunto di voler conservare qualcosa di fondamentale e irrinunciabile. In realtà, il conservatorismo non è ostile allo sviluppo o ai cambiamenti, ma vuole comunque tenere ferme alcune verità dalle quali una cultura politica non può prescindere. Tutto il resto è riformabile e migliorabile, senza però buttare via l’essenziale e ricordando che l’alternativa alle rivoluzioni sono le riforme, o almeno alcune riforme.

    Nella storia dell’Italia moderna non c’è mai stato un partito conservatore, per diverse ragioni, ma è sempre esistito, dal Patto Gentiloni al 18 aprile 1948 e alle elezioni del 1994, un popolo che ha combattuto per conservare e ripartire dalle radici cristiane della nazione, rifiutando le diverse proposte rivoluzionarie che gli venivano offerte, si chiamassero socialismo, fascismo, azionismo o comunismo. E rifiutandole con vigore, senza troppa moderazione.

    08-06-2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'ora dei conservatori, altro che moderazione

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    un popolo che ha combattuto per conservare e ripartire dalle radici cristiane della nazione
    Invernizzi e Alleanza Cattolica, di cui fa parte, rientrano nel novero del cosiddetto "fondamentalismo cattolico", e la Bussola Quotidiana un giornale che affronta tutte le questioni - dalla politica alla musica pop - in una chiave espressamente cattolica. E questo mentre l'integralismo religioso sta diventanto in tutta Europa sempre più marginale, appannaggio di una ristretta cerchia non solo di popolazione ma degli stessi credenti.

    Ora, il conservatorismo politico, tirato in ballo da Invernizzi, ha difeso a lungo i valori cristiani ma non perchè ritenesse "irrinunciabili" i valori suddetti, ma più prosaicamente perchè li considerava non a torto fonte di stabilità sociale. E poichè il conservatore è a favore della stabilità e contro il mutamento radicale "per principio" ecco che la sua difesa reiterata della religione poteva risultare comprensibile anche da un punto di vista agnostico o aconfessionale.

    Le battaglie combattute dai conservatori contro i radical-comunisti negli anni settanta si inquadravano appunto in un periodo storico in cui la stabilità sociale (a cui la religione era di supporto) veniva seriamente messa in discussione. E questo fu il motivo per cui a quel tempo poterono dirsi egualmente "conservatori" i Cantoni e gli Invernizzi coi Prezzolini e i Fisichella, passando attraverso un "pagano anticattolico" come Evola.

    E' questa più o meno la stessa ragione per cui negli USA libertarians e neoconservatori fanno lega con la destra religiosa: non perchè credano in valori religiosi "irrinunciabili" ma perchè se quei valori "incidentalmente" vanno a sorreggere il capitalismo allora ben vengano. Un matrimonio di convenienza, insomma.

    Questo supportare senza crederci alimenta le accuse di ipocrisia e machiavellismo al conservatore medio. Il quale è sì uno scettico, ma contrariamente a quanto pensino gli antipatizzanti non piega il suo scetticismo e le sue alleanze politiche agli interessi privati o di lobbies quanto al bene della nazione che resta l'unico reale valore "irrinunciabile" del suo agire politico. Un bene che nella sua visione scettica non può che sostanziarsi nella salvaguardia di gerarchie consolidate e in un benessere diffuso da ottenersi attraverso la stabilità sociale e politica.

    Il benessere e la stabilità non hanno bisogno di ideologie: nel corso della storia il conservatore è stato clericale e laicista, anticapitalista e capitalista, elitista e populista, mantenendo spesso un atteggiamento disincantato e disponibile al compromesso.

    Ha combattuto identificandosi in alcune cause conservatrici quando la rivoluzione poteva essere vinta, ma una volta sconfitto si è preoccupato di trovare nuovi punti di equilibrio rubando armi all'avversario. Ed è questo il motivo per cui il conservatore, nonostante le numerose battaglie perse, è ancora tra noi anche quando non si manifesta espressamente come tale.

    A questo punto c'è da chiedersi se la posizione sedicente conservatrice di Invernizzi sia davvero da considerarsi come tale. Io non ne sarei del tutto convinto e per due ragioni:

    1) una ragione di merito - per i cattolici conservatori il bene si identifica con la religione e non vi è possibile intesa ma solo scontro tra chi accetta i valori cattolici (irrinunciabili) e chi no. Laddove un conservatore autentico non ha quale suo esclusivo riferimento e obbiettivo una società cristiana o altrimenti religiosa.

    2) una ragione di metodo - un conservatore vero può anche essere persuaso dell'importanza perdurante del cattolicesimo per la società occidentale, ma si guarderà bene dal rivestire di un contenuto eminentemente religioso la sua agenda politica. L'idea - nemmeno tanto velata - che un leader conservatore debba per Invernizzi far campagna elettorale in primo luogo su aborto, eutanasia e gays è del tutto impraticabile (oltre che a mio avviso sbagliata). Come si è detto il vero conservatore sa di doversi confrontare col paese reale e non con il paese dei suoi desideri. E se buona parte di esso, come nel caso attuale, si mostra indifferente o sfavorevole a questioni che per la Chiesa (sottolineato) sono irrinunciabili egli non potrà che privilegiare le opinioni del paese. Quanto meno ne dovrà tener conto, rifuggendo ogni anacronistica crociata che rischierebbe di ridurre la sua parte politica all'irrilevanza.

    Detto questo, in una fase già problematica per un conservatore vero - segnata dalla guerra civile tra berlusconiani e antiberlusconiani - la prospettiva di un futuro scontro radicale tra clericali e laicisti andrebbe scongiurata con ogni forza.
    Ultima modifica di Florian; 08-06-11 alle 18:05

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'ora dei conservatori, altro che moderazione

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Detto questo, in una fase già problematica per un conservatore vero - segnata dalla guerra civile tra berlusconiani e antiberlusconiani - la prospettiva di un futuro scontro radicale tra clericali e laicisti andrebbe scongiurata con ogni forza.
    Condivido l'analisi di Florian e, soprattutto, la sua frase finale.
    Quello di cui ha bisogno oggi il centrodestra è ritrovare i punti di avvicinamento tra le sue anime (direi che un allentamento della presenza dello Stato potrebbe essere un buon punto di partenza hefico, piuttosto che aprire nuovi fronti di scontro.
    We'd all like t'vote for th'best man, but he's never a candidate
    (Frank McKinney Hubbard)

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'ora dei conservatori, altro che moderazione

    Il fatto è che per un cattolico ciò che era giusto 100 anni fa è giusto anche oggi, e sicuramente sarà giusto fra un altro secolo; ciò che era esecrabile nell'anno 1000 lo sarà anche nell'anno 3000.
    Per un conservatore questo non è assolutamente certo, vale forse per un conservatore credente ma farne una bandiera sarebbe solo controproducente dal punto di vista politico. Si veda tutta la politica europea, dove bene o male tante "conquiste della modernità" sono pressochè intoccabili e insidacabili, anche presso poltici di centro-destra. Un esempio sono le due piaghe della società moderna: aborto e divorzio.

    E poi parlandoci chiaro, un partito che si dichiarasse contro aborto e divorzio quanto seguito potrebbe avere in Italia, Gran Bretagna o Germania? Pochissimo. Eppure i sopracitati sono valori non negoziabili. Io cattolico ho il dovere di espormi e magari anche sputtanarmi politicamente per seguire il Magistero, ma un non credente?

    p.s: a questo punto si abbia il coraggio di creare un partito cattolico, conforme pienamente al Magistero e possibilmente senza avere qualche leader divorziato e risposato.
    Ultima modifica di Imperium; 08-06-11 alle 20:35
    Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, pietà. (San Giovanni Bosco)

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'ora dei conservatori, altro che moderazione

    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio

    p.s: a questo punto si abbia il coraggio di creare un partito cattolico, conforme pienamente al Magistero e possibilmente senza avere qualche leader divorziato e risposato.
    Questa opzione scioglierebbe molti nodi e contraddizioni ma andrebbe incontro a sicuro insuccesso. La politica deve tener conto della pluralità di posizioni e convinzioni dei cittadini, e delle sfumature interne ai gruppi (neppure i cattolici italiani, formalmente credenti ed aderenti al Magistero ecclesiastico, costituiscono un monolite).
    Ciò che serve all'Italia non è un partito confessionale, ma un grande raggruppamento di ispirazione cristiana, che sappia battersi per una cultura del rispetto - della vita, della famiglia, dell'ordine.
    Un partito maggioritario, posto alla guida del paese. Un baluardo della moderazione capace di governare e ridurre gli estremismi. Naturalmente, un partito allergigo al laicismo esasperato.
    La battaglia di G. Ferrara contro l'aborto, benchè lodevolissima ed ineccepibile, ha conquistato percentuali assai misere (non per questo disprezzabili, beninteso). Serve appunto un contenitore più grande, che non riduca i propri orizzonti ad un solo obiettivo, in modo tale da coinvolgere milioni di persone e non una minima frazione dell'opinione pubblica.

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'ora dei conservatori, altro che moderazione

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Ciò che serve all'Italia non è un partito confessionale, ma un grande raggruppamento di ispirazione cristiana, che sappia battersi per una cultura del rispetto - della vita, della famiglia, dell'ordine.
    Sono d'accordo, anche se personalmente invertirei la scala dei valori: ordine, famiglia, vita. Il partito conservatore dovrebbe essere innanzitutto il partito dell'ordine, un ordine non inteso come mero stato di polizia, ma un ordine che restituisca ogni cosa al suo posto conformemente alla tradizione. Ma sono molto scettico che un tale partito protrà mai vedere la luce nel nostro Occidente perchè vorrebbe dire un restringimento degli spazi di libertà, il vero "feticcio" di tutti i partiti liberali e post-cristiani (ovvero, popolari).

    Comunque una cosa di buono senza dubbio c'è in questo articolo di Invernizzi, col quale se sono stato un po' troppo duro è solo perchè si è più esigenti innanzitutto con chi è più vicino. E per qualcosa di buono intendevo la ricerca di una fase nuova che superi l'impasse attuale.

    Io penso che nel mondo catto-conservatore ci sia una discreta voglia di chiudere questa brutta pagina berlusconiana e di aprirne una nuova. Ciò di cui si dibatte, mi pare, è l'eventualità - da molti in quest'ambiente scongiurata - di rifare la DC. Io non so se sia possibile rifare la DC, seguendo in tal senso le indicazioni del ministro Scaloja, ma anche se a parole si dichiarano quasi tutti contrari io non vedo opzioni postberlusconiane più plausibili di questa.

    Naturalmente il cattolicesimo DC non è il cattolicesimo tradizionalista, ma un cattolicesimo aperto a molti (forse troppi) compromessi. Ma penso anche che sia in fondo l'unico cattolicesimo possibile per il popolo italiano.

    L'alternativa alla DC è Montezemolo, ovvero un liberalismo moderato sull'esempio francese. Una "lista civica nazionale" che inglobi tutto ciò che sta a destra del csx con l'eccezione della Lega (con la quale potrebbero farsi i conti in parlamento e forse no).

    DC o Montezemolo, altre possibilità non ne vedo.
    Ultima modifica di Florian; 11-06-11 alle 14:14

 

 

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