10 giugno 1944
L’allarme aereo era divenuto un fatto usuale. Formazioni di bombardieri anglo-americani
solcavano il cielo quotidianamente, quasi indisturbati dall’esiguo fuoco della contraerea.
Zio Alberto, che sapeva tutto lui, affermava con sicurezza: “Non ce l’hanno con noi, vanno a
bombardare in Germania”-Ed anche quel giorno, al suono delle sirene, pronunciò la sua storica
frase. Ma, ahimè, quello non fu un giorno come gli altri: mentre guardavamo dalle finestre il
passaggio dei “liberatori”, questi cominciarono a sganciare le bombe che vedevamo esplodere
sulla prospiciente collina di Scorcola sollevando colonne di terra. Zio Alberto, persa la sua
abituale noncuranza, urlò –“Ca…o, ce l’hanno proprio con noi”-
Cosa successe in seguito non ricordo in tutti i dettagli. So che mi trovai a correre mano a mano con
mia sorella Marcella giù per la serpentina (un viottolo serpeggiante che collegava la via Crispi
con la sottostante Piazza dei Volontari Giuliani, dove era stato scavato una specie di rifugio che
avevamo sempre disertato per la scarsa protezione che poteva offrire).
Ad un tratto un’eplosione più forte delle altre ci separò scaraventandoci, io da una parte e
Marcella dall’altra, sull’erba che costeggiava la discesa. Era stata colpita una casa in via Crispi, a
circa 200 metri da noi. Alla fine riuscimmo ad infilarci in quella tana di talpe, pomposamente
definita “rifugio antiaereo”, dove attendemmo la fine del bombardamento.
E fummo veramente fortunati, perché un analogo rifugio ai Campi Elisi venne colpito provocando
numerose vittime.
Fonte: Ricordi di Globulonero




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