da qualche giorno i media di regime occidentali parlano di Amina Abdallah Arraf, una sedicente lesbica di padre siriano e madre americana, che qualche mese fa si era trasferita dagli usa alla Siria, dove aveva aperto un blog dal quale difendeva i diritti dei gay in Siria ed accusava il governo siriano di essere una sanguinaria ed immonda dittatura che calpestava i diritti umani, naturalmente questa paladina della libertà una volta incominciato il tentativo di colpo di stato pilotato dagli usa, da isramerda e dai loro alleati, si è subito schierata dalla parte dei terroristi, accusando Assad ed il suo "regime" di ogni crimine e nefandezza nei confronti dei civili.
Recentemente si è posto un problema, una donna inglese ha scoperto che le foto che sul blog venivano spacciate per qulle di Amina, in realtà erano le sue, ed allo stato attuale nessuno conosce il vero volto della blogger, a questo punto i giornalisti hanno tentato di rintracciare amici, parenti di amina o persone che l'hanno intervistata o almeno vista in faccia, fino ad ora l'unica persona che ha avuto contatti con la sedicente blogger, che sono riusciti a rintracciare, è la giornalista che ha fatto conoscere al mondo intero il suo caso, e che per sua stessa ammissione ha comunicato con amina solo tramite la chat di skipe e l'E-mail senza mai vederla in faccia
interessante articolo tratto dal mattino di Napoli del 9 giugno 2011 a pag. 13
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http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/...&type=STANDARD
09/06/2011
Siria: giallo sul caso di Amina, la blogger rapita
I dubbi
Il New York Times: nessuno l'ha mai vista di persona
Una donna inglese: le foto sono le mie
09/06/2011
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New York Due tra i più prestigiosi media americani, il New York Times e la radio pubblica Npr, esprimono seri dubbi sull’esistenza di Amina Abdallah Arraf, la blogger lesbica siro-americana autrice del blog ”A Gay Girl in Damascus“, data per scomparsa a Damasco e che sarebbe stata recentemente incarcerata con una mobilitazuione sul web da tutrto il mondo perché sia liberata. Come si legge su uno dei blog del New York Times, un giornalista della Npr, Andy Carvin, segnala che nessuna delle notizie sull’arresto di Amina è stata scritta da persone che l’hanno incontrata in passato, o che l’hanno intervistata. Altro fatto strano (o che almeno suscita una serie di interrogativi), una donna che si era definita «sua amica personale», Sandra Bagaria, ha indicato al Nyt, alla Bbc e ad Al Jazeera, non solo di non averla mai incontrata, ma di non avere neppure mai comunicato con lei attraverso Skype. I ripetuti contatti tra le due sono avvenuti soltanto scambiando circa 500 email da gennaio, senza ovviamente mai vedere il suo viso. Ad infittire il mistero ci sono poi le fotografie di Amina pubblicate da tutti i media del mondo con la notizia della scomparsa della giovane donna, che avrebbe 36 anni: una donna che vive a Londra e che risponde al nome di Jelena Lecic ha identificato le immagini come sue dopo averle viste sul quotidiano britannico Guardian e lo ha comunicato con una nota a più organi di stampa, riferisce il blog del Wall Street Journal. «Prego che Amina torni sana e salva dalla sua famiglia, voglio tuttavia chiarire che non sono io nonostante le mie foto siano state associate a questa storia». © RIPRODUZIONE RISERVATA




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che AMICIZIA ...
comunque almeno Sandra Bagaria,
