Mi chiedevo, anche se non sono elettore del PDL, quali strategie sarebbero più utili al partito per sopravvivere (o forse sarebbe meglio dire a Berlusconi, che senza di lui non esiste un partito). Ferrara si sta sgolando su un fantomatico colpo di reni e su un ritorno al '94. Ma nei fatti cosa sarebbe da fare?
Bisogna premettere che un rilancio della destra da parte di Berlusconi presupporrebbe un suo reale interesse al paese e al partito anche in caso di sua uscita di scena, il che già è difficile considerando tutti i casini in cui è invischiato, alcuni dei quali probabilmente gli hanno anche impedito di attuare qualche riforma che forse gli sarebbe piaciuto attuare e che poteva avere una sua utilità.
In ogni caso io avrei fatto così: innanzitutto avrei approfittato del referendum. Il PDL spera che il quorum non si raggiunga ma nel caso succedesse non può gridare troppo vittoria e di sicuro non si avrebbe alcuna sensazione di rilancio. Farebbe meglio invece a propagandare il voto negativo ai referendum sull'acqua, che sono quelli dove c'è una qualche possibilità di ottenere il no, e colpire la sinistra e soprattutto Bersani che da favorevoli ad una progressiva liberalizzazione dei servizi locali sono diventati contrari per mera contingenza politica. In caso di vittoria dei no sull'acqua il PDL potrebbe dire di aver vinto perché nucleare e legittimo impedimento di fatto sono già abrogati. Inoltre potrebbe accreditarsi nuovamente come partito liberale contro lo statalismo delle municipalizzate.
Ne guadagnerebbe in freschezza, dopodiché dovrebbe portare una vera riforma fiscale in parlamento e soprattutto un ampio programma di liberalizzazione. E' difficile perché le lobbies dei professionisti votano PDL e non vogliono essere liberalizzate, però Berlusconi potrebbe scommettere su questo cavallo per prendere molti voti d'opinione e recuperare la presa sugli industriali, di fatto agganciando i gruppi più dinamici e scaricando quelli più conservatori che comunque a sinistra troverebbero poche sponde. Inoltre la liberalizzazione unita alla riforma fiscale potrebbe rendere la prima più digeribile anche alle corporazioni. Probabilmente Berlusconi non ce la farebbe considerando come è ridotto ora il parlamento però apparirebbe come un riformatore vero. In caso di fallimento si dovrebbe andare alle elezioni anticipate: Berlusconi dovrebbe sfidare Bersani come fece Veltroni nel 2008 ovvero scaricare a mare tutti gli alleati, Lega compresa, e andare da solo. Di più dovrebbe farsi da parte e con primarie di partito, aperte solo ai tesserati PDL, dovrebbe far eleggere il nuovo candidato premier. Con la sua rinnovata popolarità non sarebbe difficile far eleggere Alfano mentre tutti i vari leghisti, respondabili, forzasudisti e altro sarebbero del tutto spiazzati. Perché queste non sarebbero elezioni per vincere, ma per rafforzare il partito e distruggere la concorrenza a destra per preparare meglio la rivincita alle elezioni successive.
Può anche succedere che il PDL riesca addirittura a vincere ma se non ce la facesse avrebbe comunque una cascata di voti e la concorrenza a destra sarebbe completamente annientata. Veltroni con la sua mossa nel 2008 superò il 30% dei voti e annichilì i comunisti. Le divisioni dentro il PD impedirono al partito di approfittarne e di costruire sopra quel 30%. Ma nel PDL depurato e ancora controllato saldamente da Berlusconi tramite Alfano un risultato probabilmente molto alto sarebbe sfruttato meglio nonostante la sconfitta.
Io ho sempre pensato che il risultato eccezionale di Lega e IDV nel 2008 fosse dovuto al fatto che chi voleva dare il voto utile ma non votare né Veltroni né Berlusconi abbia optato per il partito aggregato. Ma se il PDL andasse da solo questo non accadrebbe, il voto utile sarebbe sempre e solo quello al PDL. Inoltre con Alfano candidato molti troverebbero più accettabile votare PDL perché non avrebbero da votare il controverso Berlusconi, al contrario i berlusconiani non avrebbero problemi a continuare a votare il partito fondato dal loro beniamino.
Bhè che ne pensate? :sofico:




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