DOPO LE ELEZIONI EUROPEE LO STATO BORGHESE NON E’ PIU’ IN COMA MA IN STATO DI AVANZATA DECOMPOSIZIONE MORALE ED INTELLETTUALE.

Da qualche tempo andiamo ripetendo che lo stato demoborghese è in coma profondo ed il momento decisivo in cui la borghesia dovrebbe dimostrare tutta la sua forza e che coincide con le tornate elettorali ancora una volta è servito a far capire quale sia la distanza fra popolo ed istituzioni. Non andiamo ad analizzare i particolari motivi dell’astensionismo a livello europeo e nemmeno ad analizzare la crisi della sinistra, più o meno antagonista, lo ha già mirabilmente fatto su questo sito Alfredo Ibba il quale ha anche evidenziato quali notevoli spazi di manovra politica si stanno aprendo per quelle forze che ancora si credono realmente rivoluzionarie. Vogliamo qui invece analizzare la pochezza politica di una delle parti anatomiche dello stato demoborghese: quel Partito Democratico il quale appena nato è già in coma profondo e grazie alla sua pochezza riesce a far galleggiare nella melma della politica italiana persino il governo Berlusconi. Governo che, sempre grazie alla pochezza del centrosinistra, appare alla gente quasi un salvatore del popolo.

Il Partito Democratico nasce da “un’intuizione” di Veltroni, pronto a scimmiottare qualunque cosa venga da Wall Street e dintorni. Incapace di ragionare in italiano l’ex comunista si ispira a qualunque coglionata che proviene dall’altra parte dell’oceano Atlantico, uno dei suoi modelli è stato il presidente Clinton, quello che bombardava la popolazione civile di Belgrado e permetteva la pulizia etnica “di ritorno” in Kossovo. Partendo da questi presupposti non si poteva certo ben sperare nella capacità del centrosinistra di governare l’Italia ed il demenziale biennio del governo Prodi ne’ è stata la conferma. Al di la comunque della dimostrazione pratica di incapacità di governare, nel centrosinistra dimora ancora quella arroganza tipica del cattocomunismo. Un’arroganza grazie alla quale ora i dirigenti del Partito Democratico non sanno (o non vogliono) fare un’analisi seria dei risultati che hanno avuto in questi ultimi anni.

Partiamo dalle elezioni europee. Potrebbe essere un caso di studio per qualche psichiatra il fatto che l’aver perso in poco più di un anno circa l’8% dei voti e decine di amministrazioni locali sia spacciato per vittoria.

Ma non c’è niente di strano in tutto ciò giacché le teste pensanti del centrosinistra avrebbero ben dovuto accorgersi che dal 1994 in avanti hanno vinto poco o niente. Nel 1994 Berlusconi con un partito senza storia e senza organizzazione vince le elezioni e, secondo la prassi allora vigente, gli viene affidato l’ incarico di formare il nuovo governo. Quel governo cade perché viene abbandonato dalla Lega Nord e sembra che a questa crisi non siano estranee alcune alte cariche dello stato.

Nel 1996 quando Prodi vince su Berlusconi ciò accade solamente perché Lega e cavaliere non si erano ancora rappacificati. Probabilmente allora il centrodestra avrebbe vinto.

Nel 2001il centrodestra, ritrovata la Lega come alleato, vince e governa per cinque anni.

Nel 2006, dopo una legislatura alquanto raffazzonata da parte del centrodestra, il centrosinistra va alle elezioni con la sicurezza di stravincere mentre riesce a raggranellare solamente qualche migliaio di voti in più del centrodestra. Il resto è storia d’oggi con le elezioni del 2008 che danno una vittoria schiacciante al centrodestra.

Praticamente dal 1994 al 2009 il centrosinistra non ha mai vinto e canta vittoria se perde una decina di voti percentuali.

Non è che cambi niente se governa Berlusconi o qualche altra persona, sempre liberisti sono.

Una cosa deve essere certa al popolo italiano se costoro sono l’alternativa al centrodestra liberista come dicevano i latini “mala tempora currunt”.





Fabio Pretto
18 giugno 2009.





Avanguardia