Invito a postare su questo thread le opinioni sulle rivoluzioni attualmente in atto nel mondo arabo-nordafricano e che effetti possono produrre per noi europei.


Invito a postare su questo thread le opinioni sulle rivoluzioni attualmente in atto nel mondo arabo-nordafricano e che effetti possono produrre per noi europei.
Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.


Il ruolo della finanza.
- L'inflazione nel costo degli alimentari e la speculazione sui derivati. I prezzi dei generi alimentari sono schizzati alle stelle, come era ben immaginabile, le fasce più povere dei Paesi in via di sviluppo delle Mediterraneo ne sono state duramente colpite. Questo fenomeno è legato alla speculazione sui derivati dei prodotti alimentari da parte delle banche internazionali. Complici le banche centrali che hanno difeso la bontà dei derivati finanziari per immettere liquidità nel sistema e l'impotenza dei governi.
- La presenza e il ruolo delle ong, delle fondazioni e dei network pro human rights e pro democracy dietro i giovani che sono scesi in piazza in Tunisia, riconducibili alla rete internazionale del "filantropo" e speculatore George Soros, già dietro le Rivoluzioni colorate nell'Europa dell'Est e in Asia centrale.
Geopolitica.
- Il progressivo ritiro della potenza americana e l'emersione di nuovi poli di potenza non dipendenti da quello statunitense come lo era la Nato (soprattutto i Birc) ha spinto la nuova Amministrazione americana, vicina al geostratega Zbigniew Brzezinski (che ha istruito personalmente Obama) a rinunciare all'unipolarismo a mano armata di Cheney e Wolfowitz visto all'opera durante le scorse Amministrazioni Bush jr (hard power).
- Zbigniew Brzezinski è il teorico del "sof power" (potere morbido) quale strumento per conservare il dominio americano in un mondo con nuovi protagonisti irremovibili (tra i quali una profondamente odiata Russia imperialista): non più sostegno dissennato a Israele o a regimi e personaggi considerati alleati degli Stati Uniti nonostante la loro impopolarità, non più guerre d'invasione, sanzioni e bombardamenti, che esponevano direttamente Washington alle conseguenze dei propri fallimenti. Bensì azioni "morbide" e "inodore" nell'interesse degli Stati Uniti (o meglio del loro World Empire).
- Lo slittamento della geopolitica talassocratica americana dall'Atlantico al Pacifico in linea con il realismo di Brzezinski restituisce importanza strategica al Mediterraneo.
Mubarak.
- Hosni Mubarak rappresenta l'ultimo elemento della stirpe militare che governa l'Egitto dal golpe degli Ufficiali Liberi. Nasser, il primo della stirpe, fu appoggiato inizialmente dagli americani contro gli inglesi, successivamente divenne un alleato di ferro dell'Unione Sovietica. Il suo successore, Sadat, sigla un accordo di pace con Israele e viene assassinato da una fazione radicale dell'integralismo islamico egiziano. Mubarak era considerato dall'Amministrazione Bush un fedele alleato degli Stati Uniti nella guerra al terrorismo benché il suo regime presidenziale fosse una "democrazia controllata".
- Contro la Repubblica Araba dell'Egitto, l'Arabia Saudita, in guerra con i nasseriani yemeniti rivali degli yemeniti filo-sauditi, appoggia e finanzia in Egitto il gruppo islamico dei Fratelli mussulmani, contrari al secolarismo nasseriano e al nazionalismo arabo perché fautori di una reislamizzazione del mondo islamico contaminato dal colonialismo europeo e di un nazionalismo inter-islamico e non inter-arabo. I Fratelli mussulmani, dopo aver subito varie scissioni radicali, sono arrivati oggi ad essere una associazione sociale presente in Egitto - ma inattiva politicamente a causa dei limiti posti dal regime di Mubarak - e in altre decine di paesi islamici e perfino occidentali, impegnata nella gestione dei luoghi di culto e indottrinamento islamici.
Opposizione.
- All'opposizione del regime egiziano vi sono, oltre ai F.M., una serie di partiti e movimenti laici e socialisti, liberali e filo-democratici, come il Movimento 6 Aprile, il primo scendere in piazza contro l'innalzamento dei prezzi.
- I cabli americani diffusi su Internet rivelano rapporti tra USA e rivolta anti-Mubarak:
AGI) - Londra, 29 gen. - La rivolta che minaccia il potere di Hosni Mubarak era stata pianificata da tre anni, con il sostegno segreto degli Stati Uniti. Un file redatto il 30 dicembre 2008 dall'ambasciata americana al Cairo e reso noto dal Telegraph, descrive il contenuto di un incontro tra un attivista del Movimento 6 aprile, protagonista delle proteste di questi giorni, e i diplomatici di Washington. "Diverse forze di opposizione (i partiti Wafd, Nasserite, Karama, Tagammu, i Fratelli musulmani, Kifaya, i Movimenti socialisti rivoluzionari)", si legge nel memo dell'ambasciatore Margaret Scobey, "hanno siglato un piano tacito per la transizione a una democrazia parlamentare, con una presidenza debole e un parlamento e un primo ministro forti, prima delle elezioni presidenziali del 2011". Il piano, prosegue Scobey, "e' talmente delicato da non poter essere messo per iscritto".
Cosi', anche la stessa identita' del giovane attivista, avvertiva la diplomatica, avrebbe dovuto restare "segreta" per timore di "ritorsioni" da parte delle autorita' egiziane al suo rientro in patria da un viaggio negli Stati Uniti. Washington, infatti, aveva provveduto a far partecipare il giovane -che si era guadagnato la fiducia americana anche per le torture inflittegli dal regime anni prima- a un "summit" di giovani attivisti organizzato a New York dal Dipartimento di Stato, dal 3 al 5 dicembre 2008. Al rientro l'attivista era stato fermato dalla polizia all'aeroporto del Cairo e gli erano stati sequestrati gli appunti sulla riunione americana
Italia ed Europa.
- L'Italia è il primo partner europeo dell'Egitto di Mubarak grazie alla dirompente politica euro-mediterranea di Silvio Berlusconi e l'impero dell'Eni ha siglato nel 2009 con Mubarak importanti accordi strategici. Ciò spiega perché l'anomalo Berlusconi sia stato il primo leader occidentale a chiedere continuità con Mubarak al processo di transizione.
- La Francia di Sarkozy, si era fatta promotrice di un velleitario progetto - che doveva ricalcare le orme di Napoleone in Egitto e conferire visibilità al Presidente francese - di integrazione euro-mediterranea denominato "Unione per il Mediterraneo" il quale coinvolgeva in primo luogo l'Egitto di Mubarak, presidente dell'Unione con Sarkozy.
Iran e Stati Uniti.
- La Repubblica islamica dell'Iran è stato il primo Paese islamico - insieme forse ad Hamas a Gaza stretta fra Israele e Mubarak - a benedire le rivolte in Nord Africa nonostante la loro matrice arabo-laica, come il preludio di un risveglio islamico contro l'occidente e Israele, e paragonandole alla Rivoluzione islamica del '79.
- Gli Stati Uniti di Obama hanno di fatto abbandonato Mubarak al suo destino, boicottandone il processo di transizione controllata e facendo pressione sul Raìs egiziano perché si dimettesse. Secondo vari analisti, Mubarak è stato scaricato perché non più idoneo al nuovo ordine mondiale di cui l'Amministrazione americana si è fatta promotrice, e Washington cavalca l'ondata democratica per imbrigliarla ai propri fini. Tuttavia questa politica, di fronte al sempre maggiore ruolo dei Fratelli mussulmani nella crisi, sembra ricordare sempre più quella dell'amministrazione Carter in Iran prima della Rivoluzione islamica (cfr. ComeDonChisciotte - COSA ACCADDE DAVVERO ALLO SCIA’ DELL’IRAN) nella gestione di una crisi analoga, nella quale fu negato il sostegno allo Shah e fu lasciato andare gli integralisti al potere anche perché per Brzezinski, allora Consigliere della Sicurezza nazionale, avrebbero arginato l'avanzamento dell'Unione Sovietica.
- Dalla crisi è emersa la figura di Mohammed El Baradei, tecnico dell'Onu, ritenuto genoroso con l'Iran quando era all'Aiea, apprezzato dai F.M. e attraverso il quale sembra che Washington abbia cercato di dirottare la rivolta egiziana su posizioni non radicali. George Soros, sul Washington Post, ha pubblicato una lettera ad Obama nella quale chiede al Presidente americano di appoggiare la rivolta e aprire un dialogo coi F.M. sottolineando però che Israele può essere un ostacolo - gli israeliani temono una svolta islamica che porrebbe fine all'isolamento di Gaza - ed offrendo il supporto della sua fondazione Open Society alla transizione.
- Mubarak sembra tuttavia aver tenuto. Tanto che gli stessi americani cominciano a credere di averlo dato per spacciato troppo presto.
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 06-02-11 alle 19:34


Aggiungiamo che secondo noi le rivolte potrebbero essere paragonate al golpe italiano del '92, quando un'intera classe politica, fedele alleata degli Stati Uniti nella guerra fredda, viene spazzata via per essere sostituita da una nuova classe più manipolabile dai globocrati dell'era Clinton.
Inoltre, una possibile svolta filo-Iraniana in Egitto, non necessariamente confliggerebbe con la linea di Brzezinski di apertura all'Iran e ai palestinesi manifestata anche ultimamente (tanto da invocare il bombardamento dei jet israeliani qualora attaccassero l'Iran), già nei Balcani gli Stati Uniti utilizzarono l'islamismo anche radicale e la complicità dell'Iran per fare a pezzi la Jugoslavia.
Inutile sottolineare poi che il potere morbido di Brzezinski e la "rivoluzione democratica internazionale" di Soros possono compenetrarsi egregiamente.
Pragmatica è stata la Russia dinnanzi a questa crisi egiziana, criticando le pressioni estere su Mubarak.
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 06-02-11 alle 19:45


Carlo Martello, grazie dei due interessanti post!
Non credi che a causa dell' impossibilita' di dare prosperità ad 80 milioni di semi-analfabeti, in gran parte giovani, in un paese semidesertico e senza petrolio, il risultato sarà il collasso del regime democratico e la salita al potere dei fondamentalisti islamici in Egitto?
Ultima modifica di Italiano; 07-02-11 alle 11:34
Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.


Certamente è possibile, considera però che i succitati F.M. hanno sostituito al radicalismo armato degli anni '80 con il quale si confrontò Sadat l'astuzia di presentarsi come un movimento favorevole ad una islamizzazione a tappe tramite delle riforme.
Sarà anche interessante vedere se una entrata in politica dei F.M. spingerà i Copti a presentarsi con una propria lista per controbilanciare la pressione islamica apportando quella cristiana. Finché ci sono i militari, entrambi sono tenuti alla larga dalla vita politica del Paese.
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 07-02-11 alle 18:44


<<vengono poste concretamente in atto solo tramite il denaro. Fu il ricco partito degli equites a rendere possibile il movimento popolare di Tiberio Gracco; e non appena la parte di riforma ad essi vantaggiosa fu trasformata in legge con successo, essi si ritirarono e il movimento si disgregò>>.
O. Spengler - Tramonto.
Ultima modifica di Hagakure; 07-02-11 alle 19:10






Altro dato da considerare: il ripiegamento in senso cosmopolita dalle élites della diaspora ebraica americana in era Obama e lo sganciamento da Israele. In poche parole: messianismo frankista contro nazionalismo ebraico israeliano.
attualità / IL MEDITERRANEO NEL CAOS
carlomartello


Sembra salire la tensione tra Il Cairo e Washington: il ministro degli esteri egiziano ieri ha criticato aspramente gli Stati Uniti parlando di irricevibili ingerenze straniere su uno Stato sovrano.
Ticinonews - Egitto: Gheit accusa, Usa tentano di imporre loro volontà
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 10-02-11 alle 12:59