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  1. #1
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    Predefinito MARINE LE PEN NATA PER VINCERE

    Occhi azzurro ghiaccio e un carattere di ferro, la figlia quarantenne di Jean Marie, da gennaio nuovo presidente del Front National francese, incassa un successo dopo l’altro e sembra soffiare agli avversari di ogni colore anche il favore delle classi più popolari. Secondo un sondaggio IFOP/Paris Matche/Europe1 pubblicato in questi giorni, infatti, Marine ad oggi potrebbe contare al primo turno sul 36% delle preferenze degli operai. Un asso nella manica niente affatto secondario, non solo perché gli “ouvriers” rappresentano un buon 15% dell’elettorato, ma perché da sempre sono il termometro della capacità dei politici di intercettare i bisogni popolari.








    Che dipenda dalla disillusione verso i partiti maggiori o dal maggior lavoro del Fn sul territorio, certo è che si tratta di una gatta da pelare soprattutto per l’Ump di Sarkozy, che dal sondaggio esce piuttosto malconcio incassando appena il 15% delle preferenze a pari merito con i socialisti Ségolène Royal e François Hollande.

    Il paragone con il 2007 è impietoso: allora erano stati proprio gli operai, con il 26% delle preferenze, a garantire all’inquilino dell’Eliseo un surplus di voti decisivi per la vittoria finale. Dieci punti in meno che oggi, e in prospettiva, pesano come piombo.

    Che il successo di Marine Le Pen non sia un fuoco di paglia sono ormai convinti molti, a maggior ragione dopo il risultato alle ultime elezioni cantonali che hanno visto il Fn aggiudicarsi il 40% delle preferenze in molti collegi. Deve aver visto bene la rivista Time che l’aveva inserita tra le 100 personalità più influenti del 2011 se, alla luce di un sondaggio del mese scorso di Le Parisien Dimanche, la tigre dell’estrema destra raccoglierebbe il 23% delle preferenze per l’Eliseo. Un’ipotesi che aprirebbe al suo partito le porte del secondo turno.

    Marine ha raggiunto una credibilità impensabile per il padre, ormai al centro di troppe polemiche, grazie a un comportamento socialmente più accettabile. Certo a gennaio aveva assicurato i suoi che il partito “non avrebbe cambiato natura”, confermando il tradizionale euroscetticismo del Fn e la sua ricetta economica incentrata su misure protezionistiche per abbassare il debito francese. Ma aveva anche glissato sulle questioni più insopportabili all’opinione pubblica francese, come il rapporto con la comunità ebraica e le accuse di razzismo.

    Nei mesi a seguire ha fatto di più, ha cercato di creare un’immagine più presentabile e meno aggressiva del Fn arrivando a radiare dal partito un candidato ritratto in una foto mentre faceva il saluto nazista. Una decisione che ha fatto mormorare non pochi colleghi di partito, dal padre a falchi come Bruno Gollonisch.
    Marine va dritta per la sua strada nonostante la stampa d’oltralpe non perda occasione per attaccarla, sicura che i venti favorevoli che soffiano in tutta Europa siano arrivati anche alle porte di Parigi.


    PENSIERO NAZIONALE
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  2. #2
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    Predefinito Rif: MARINE LE PEN NATA PER VINCERE

    Cioè il FN va bene agli antagonisti d'area solamente per il voto operaio?
    Ultima modifica di Lucio Vero; 30-07-11 alle 23:38

  3. #3
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    Predefinito Rif: MARINE LE PEN NATA PER VINCERE

    Il voto "operaio", cioè la massa, è quello che cambia la storia e gli eventi.

    Il voto dei borghesi non cambia nulla.

  4. #4
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    Predefinito Rif: MARINE LE PEN NATA PER VINCERE

    Citazione Originariamente Scritto da Il Dandi Visualizza Messaggio
    Il voto "operaio", cioè la massa, è quello che cambia la storia e gli eventi.

    Il voto dei borghesi non cambia nulla.
    Ah beh, allora...

  5. #5
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    Il voto "operaio", cioè la massa, è quello che cambia la storia e gli eventi.

    Il voto dei borghesi non cambia nulla.
    :gluglu::gluglu::gluglu:

  6. #6
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    Ah beh, allora...

    cosa ti perplime?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Dandi Visualizza Messaggio
    cosa ti perplime?
    Che la massa operaia non ha più la sua identità, senza contare la potenza quantitativa come nel 1800 o agli inizi del 1900. La sinistra radicale li ha abbandonati in favore delle minoranze, addiritura più redditizie in termini di consensi. Colmare quel buco è impossibile. Oltretutto la classe operaia chiede le stesse ricette politiche della borghesia sempre più declassata -senza avere i soldi e gli spazi oltretutto.
    Ultima modifica di Lucio Vero; 31-07-11 alle 01:10

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Lucio Vero Visualizza Messaggio
    Che la massa operaia non ha più la sua identità, senza contare la potenza quantitativa come nel 1800 o agli inizi del 1900. La sinistra radicale li ha abbandonati in favore delle minoranze, addiritura più redditizie in termini di consensi. Colmare quel buco è impossibile. Oltretutto la classe operaia chiede le stesse ricette politiche della borghesia sempre più declassata -senza avere i soldi e gli spazi oltretutto.
    Beh, io credo che vada allargato il concetto del termine "operaio". Il concetto di classe sociale ereditato dalla società industriale, che per ovvie ragioni era suddivisa in "proletari" e "borghesi", è ampiamente superato. Il boom economico e l'avvento della società tecnologica hanno creato un nuovo ceto (quello medio) che ha rimpiazzato i vecchi "operai" a favore dei nuovi lavoratori digitalizzati. Quelli che ormai, ora e in futuro, saranno i nuovi proletari grazie alla crisi economica che ha cancellato ciò che il boom degli anni '60 aveva creato, con la precarietà, la disoccupazione e l'aumento del costo della vita.
    E mentre la classe media (cioè gli ex proletari che sono diventati quasi benestanti) fino a poco tempo fa rappresentava la base d'appoggio su cui i partiti moderati fondavano i loro successi, da qui al futuro questo meccanismo che fino a oggi ha funzionato non è detto che continui a farlo.
    E infatti i consensi sempre più vasti verso movimenti identitari ed euroscettici dimostrano come c'è una trasversalità e non più un interesse di classe nel desiderio di cambiare le cose.

    Inoltre, se vogliamo parlare del c.d. voto operaio, o comunque di chi vive le metropoli e le borgate, non c'è da stupirsi che negli ultimi 10-15 anni le cose siano cambiate e non più a favore del mito marxista e post-marxista del voto operaio a sinistra, per il semplice fatto che i miti su cui si fondava il classismo di quelle correnti è fallito.
    Vai a parlare oggi, nell'Europa moderna, globalizzata, che fa i conti con gli effetti del libero mercato e dell'apertura indiscriminata delle frontiere, e che vede proprio le classi popolari direttamente coinvolte con gli esiti nefasti di questi cambiamenti, di "proletari del mondo unitevi" "borghesia" "siamo tutti uguali" "in culo ai padroni" ecc. ecc.

    A me non stupisce per niente che le destre radicali raccolgano consensi proprio tra l'ex fucina di riferimento del marxismo storico.
    Ultima modifica di Il Dandi; 31-07-11 alle 02:09

  9. #9
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    Beh, io credo che vada allargato il concetto del termine "operaio". Il concetto di classe sociale ereditato dalla società industriale, che per ovvie ragioni era suddivisa in "proletari" e "borghesi", è ampiamente superato. Il boom economico e l'avvento della società tecnologica hanno creato un nuovo ceto (quello medio) che ha rimpiazzato i vecchi "operai" a favore dei nuovi lavoratori digitalizzati. Quelli che ormai, ora e in futuro, saranno i nuovi proletari grazie alla crisi economica che ha cancellato ciò che il boom degli anni '60 aveva creato, con la precarietà, la disoccupazione e l'aumento del costo della vita.
    E mentre la classe media (cioè gli ex proletari che sono diventati quasi benestanti) fino a poco tempo fa rappresentava la base d'appoggio su cui i partiti moderati fondavano i loro successi, da qui al futuro questo meccanismo che fino a oggi ha funzionato non è detto che continui a farlo.
    E infatti i consensi sempre più vasti verso movimenti identitari ed euroscettici dimostrano come c'è una trasversalità e non più un interesse di classe nel desiderio di cambiare le cose.

    Inoltre, se vogliamo parlare del c.d. voto operaio, o comunque di chi vive le metropoli e le borgate, non c'è da stupirsi che negli ultimi 10-15 anni le cose siano cambiate e non più a favore del mito marxista e post-marxista del voto operaio a sinistra, per il semplice fatto che i miti su cui si fondava il classismo di quelle correnti è fallito.
    Vai a parlare oggi, nell'Europa moderna, globalizzata, che fa i conti con gli effetti del libero mercato e dell'apertura indiscriminata delle frontiere, e che vede proprio le classi popolari direttamente coinvolte con gli esiti nefasti di questi cambiamenti, di "proletari del mondo unitevi" "borghesia" "siamo tutti uguali" "in culo ai padroni" ecc. ecc.

    A me non stupisce per niente che le destre radicali raccolgano consensi proprio tra l'ex fucina di riferimento del marxismo storico.
    Certo. Infatti sono d'accordo. Ce l'avevo con la mitologizzazione classista -gli operai che votano il FN, il sociale, etc.
    Ultima modifica di Lucio Vero; 31-07-11 alle 02:53

  10. #10
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    Prima vogliamo vederla in topless e poi valuteremo se è una donna perfetta.

 

 
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