Turchia al bivio, oggi si vota - La Ue non è più una priorità
Erdogan si presenta come il faro della primavera araba
Andrea Fontana
LA TURCHIA vota oggi il rinnovo del Parlamento al termine di una campagna elettorale dai toni forti, addirittura rissosi, e che tuttavia ha visto un grande assente: il dibattito sull'adesione all'Unione europea. Umiliati e irritati dall'ostilità di molti Paesi della Ue, prima fra tutti la Francia di Sarkozy, gli elettori turchi si sono disaffezionati all'idea di Bruxelles, almeno quanto ne erano affascinati una decina di anni fa. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, leader del partito islamico-conservatore al potere dal 2002 in splendida solitudine — e che, secondo tutti i sondaggi, confermerà il suo predominio anche stavolta — ha assecondato con sapienza populista questo mal di pancia, moltiplicando le sue sortite contro la Ue, per confermarsi come un capo coraggioso e carismatico.
ALLO STESSO tempo, Erdogan persegue la sua aspirazione alla leadership regionale fra i popoli della 'primavera' araba, che guardano alla Turchia per la sua continuità democratica e la crescita economica. Accentua così gli attacchi a Israele, e si presenta come paladino degli oppressi: promette di accogliere tutti i siriani in fuga dai massacri di Assad, rivela di aver offerto un salvacondotto a Gheddafì per sottrarre i libici da una guerra che schiaccia la popolazione civile... I paradossi sono tanti. Il leader del Paese-cerniera fra Occidente e Oriente è il capo di un partito islamico che però ha saputo introdurre in Turchia importanti riforme democratiche; il capo del più corposo esercito della Nato coltiva in modo ostentato ottimi rapporti con l'Iran fondamentalista. Uno strano camaleonte, insomma, tuttora sulla soglia d'ingresso della Ue.
CHI È ERDOGAN? Negli ultimi anni la tendenza autoritaria del suo Akp (partito della giustizia e dello sviluppo) si è accentuata, fra arresti di giornalisti e giri di vite su internet. Erdogan annuncia di volere rifare da cima a fondo la Costituzione turca (scritta dai militari dopo il golpe del 1980) in senso presidenzialista, e certo sarebbe lui, in tal caso, il candidato alle prossime presidenziali; in questi mesi ha accentuato i toni nazionalisti al fine di tenere il partito di destra Mhp sotto l'alta soglia di sbarramento del 10%, e sperare così di consegnare all'Akp i due terzi dei seggi necessari a modificare la Carta senza dover trattare con l'opposizione socialdemocratica del Chp; ma rivela poco su come vuole rifare la Costituzione. La Turchia è un attore chiave per l'Europa, eppure il vecchio Continente si sforza di fingere che non esista. Ankara sta facendo altrettanto con noi. Un errore di strategia che rischiamo, a breve, di pagare caro.
Quotidiano nazionale, 12 giugno 2011 p. 24