14 giugno 2011
I dati di Termometro Politico lo mostrano oltre ogni dubbio.
Termometro Politico, uno dei più seguiti siti di sondaggi ed analisi politica, elabora oggi un esauriente disaggregato del voto sui 4 referendum abrogativi che si sono chiusi proprio ieri, con un risultato che, come noto, è andato ben oltre le aspettative: quasi il 57% degli italiani sono andati a votare per cancellare le norme volute dal governo di Silvio Berlusconi, e già c’è chi parla di una nuova fase storica e politica che si sarebbe aperta nel paese, tutta a danno del Cavaliere di Arcore.
MOBILITAZIONE GENERALE – Il dato più impressionante a testimoniare questo nuovo corso è la “mobilitazione generale” di cui parla Lorenzo Pregliasco, caporedattore di TP, analizzando proprio i dati della distribuzione del voto incrociati con le intenzioni di preferenza politica alle elezioni. Si scopre così che al voto referendario si sono recati anche in moltissimi fra quelli che dichiarano contestualmente di non votare alle elezioni: a testimoniare la trasversalità dei temi in discussione, più che il non interesse su di essi da parte dei cittadini di cui parlava il centrodestra.
Questi dati ci consegnano le prime basi per un’analisi approfondita del risultato, specie se incrociati a quelli già diffusi da La7 durante lo speciale di ieri relativi all’affluenza per partiti (sarebbero andati a votare il 45% degli elettori del Pdl, il 40% degli elettori della Lega, il 58% del Terzo Polo, il 78% del Pd, l’81% dell’Idv e il 75% di Sel, oltre a un sorprendente 25% di persone che si dichiarano intenzionate a non votare alle elezioni «normali»). In sostanza, la mobilitazione è stata generale
Andando a curiosare sui dati per età e per livello di istruzione si scopre qualcosa di interessante.
I GIOVANI – A trainare il quorum sono stati i giovani, che si sono recati alle urne in percentuale maggiore rispetto a tutte le altre fasce d’età messe insieme.
Oltre il 64%, come si vede, la percentuale degli under-24 che sono andati alle urne: un risultato davvero importante e che stacca di 10 punti quasi la percentuale media sulla quale si è assestato il dato finale dell’affluenza, che partendo dal picco dei giovani declina fino al relativamente scarso interesse degli ultra 65enni sui temi referendari.
UN’ITALIA IN CAMMINO – I dati dimostrano inoltre come l’alta scolarizzazione abbia fatto il paio con l’alta partecipazione.
La conclusione, come abbiamo detto, è quella di una chiamata alle urne dell’intero paese, che si è mosso per quello che secondo molti analisti è già il calcio definitivo all’era di Silvio Berlusconi.
Tra i segmenti più «difficili» e meno sensibili ai quesiti referendari – elettori di centrodestra, anziani, persone meno istruite – circa il 40% è comunque andato a votare, facilitando l’ampio superamento del quorum. D’altra parte, le dimensioni del risultato sono state rese possibili dal grande coinvolgimento dei giovani e degli italiani con livelli di scolarizzazione maggiori: e questa è a suo modo una notizia, se è vero che questi settori sembra stiano iniziando, più che a subire i processi di opinione del Paese, a guidarli.
http://www.giornalettismo.com/archiv...biare-litalia/






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