Ebbene sì, il Partito Democratico è capace di vincere.
Probabilmente qualcuno cominciava a chiederselo, date le passate difficoltà, ma la risposta è arrivata.
In questi tre turni elettorali la vittoria del PD e di tutto il centrosinistra è forte ed incontestabile, checché ne dica la stampa di regime.
Al primo turno delle elezioni amministrative i due candidati iscritti al PD nelle grandi città di Torino e Bologna hanno vinto al primo turno, malgrado la frammentazione del voto e la presenza delle liste di disturbo grilline. Per Piero Fassino e Virginio Merola, dunque, che in altri tempi sarebbero stati bollati come vecchie espressioni dell'apparato, il successo è arrivato subito. Negli altri centri poi, il successo del centrosinistra, che praticamente sempre si affidava a candidati democratici è stato altrettanto forte. Nella Milano liberata (allora ancora da liberare) il traino del successo del centrosinistra già al primo turno è stato proprio il Partito Democratico, che ha conquistato 20 consiglieri ed ha pareggiato i voti di lista del Popolo della Libertà, che perde il proprio ruolo centrale nella capitale morale del Paese. Nel primo turno poi, secondo le analisi del professor D'Alimonte, il Partito Democratico ha guadagnato complessivamente voti rispetto alle regionali del 2010 mentre sia la Lega che il PdL ne hanno persi, e tanti.
Ma il grande ed epocale successo del centrosinistra è sicuramente centrato nei ballottaggi. Ciò che sembrava incredibile fino a poco tempo prima, conquistare Milano e conservare Napoli, al centro della propaganda menzognera e populistica della destra, è stato ottenuto, e largamente. Un vantaggio di oltre dieci punti nel capoluogo lombardo e di quasi trentuno in quello campano ha davvero dell'epocale.
Attorno a Milano ed attorno alla splendida figura dell'avvocato Giuliano Pisapia, si è tornato a stringere un intero paese ed un intero popolo. Da ogni dove sono partite persone per sostenere attivamente il centrosinistra meneghino, Giuliano Pisapia e la vasta coalizione sociale che attorno alla sua persona si è stretta. Una campagna elettorale fatta di sostanza, di fronte alle provocazioni squallide e volgari di una destra allo sbando e a fine corsa, e fatta di tanta invincibile ironia. A Milano si è dunque verificato un netto spostamento dell'elettorato, dovuto in larga parte alle giovani generazioni, da destra verso sinistra. Era l'ora? Sì, era davvero l'ora, ma quello che è meglio è che la "colpa" di questo non è solo, come verrebbe da pensare dell'omnicolpevole Pisapia, ma dei giovani milanesi che hanno avuto il coraggio e l'intelligenza di sostenere con passione ed entusiasmo la novità portata da un vecchio avvocato dai toni moderati saldamente ed antropologicamente di sinistra. "Giuliano libera Milano", gridavano, "Sì, ma non da solo, la libereremo tutti insieme", rispondeva Pisapia. E così è stato. Milano torna allora ad essere la capitale nazionale del risveglio democratico e progressista, il punto di riferimento per esso, ora come lo fu quel 25 aprile.
Il dato felicemente bulgaro di Napoli mostra invece la grande speranza che compattamente i cittadini napoletani hanno voluto esprimere nelle loro schede elettorali e insieme il rifiuto della politica di Cosentino e di una destra collusa e talvolta persino coincidente con la camorra e portatrice di un'odiosa e retriva mentalità miracolistica, secondo cui, dall'alto, per intercessione magari di qualche santo, potevano essere risolti i gravi problemi che quella città attanagliano. Nessun miracolo, ha risposto De Magistris, ma con l'impegno e la partecipazione popolare, l'investimento popolare in un progetto e nella raccolta differenziata si può fare. Vedremo se si potrà fare, ma confidiamo di certo di sì.
Le forze del progresso non si sono imposte solamente a Milano e a Napoli, ma a Novara, a Pavia, a Cagliari, a Trieste, ad Arcore, ad Olbia, a Casoria. Il sapore simbolico del trionfo del centrosinistra non può non essere gustato.
Infine, i referendum. I referendum che non trovavano il quorum -requisito da abolire, perché utilizzato in modo differente da come lo pensavano i padri costituenti- dal 1993 sono stati votati dal 57% degli italiani, che hanno contraddetto le indicazioni di Berlusconi e Bossi. E' innegabile che il messaggio che gli elettori hanno voluto dare è il messaggio di un'Italia che partecipa, che si interessa, che si prende cura, che ritrova la fiducia nel sistema democratico ma la perde in chi quel sistema lo sta guidando, come se fosse sua proprietà. Ed è innegabile che il carattere dei tre quesiti -no alla privatizzazione forzata dell'acqua, no al nucleare, no alle leggi ad personam - sia politicamente caratterizzato. Bene ha fatto il nostro partito a prendere chiara posizione per i quattro sì, posizione che ha permesso adesso il terzo successo elettorale del Partito Democratico. Ancora una volta poi è impossibile non notare che si alza il vento soprattutto dalle regioni settentrionali del paese, che più hanno partecipato alla consultazione referendaria. E proprio anche nelle zone ad alta densità leghista la partecipazione è stata alta. L'elettorato leghista, importante ma comunque decisamente minoritario nel Nord, pare essere insoddisfatto della deriva chiaramente destrorsa e conservatrice che la Lega ha preso. Non basta più il populismo xenofobo né gli slogan sul federalismo. Torna invece a spirare il vento del Nord, a favore del Progresso, delle conquiste sociali, e contro la destra e la corruzione. E quando spira il vento del Nord l'Italia cambia.




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