Bhè, veramente la questione è controversa, forse provare a vedere se si può conciliare la frase letterale del Papa con il concetto di creazione, potrebbe portare a nuove più efficaci speculazioni.
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non mi suona bene....neanche un po'....per fortuna c'è chi la pensa come me
Ogni distinzione è estranea a Dio, sia nella natura che nelle persone; lo si
dimostra: perchè la natura stessa è una e questo uno, e qualsiasi persona è una e questo stesso uno, ciò (è) la natura.
Dio non è buono, nè migliore, nè ottimo; ogni qual volta io chiamo Dio buono, io mi esprimo cosi in modo erroneo, come se chiamassi il bianco nero.
(Eckahrt)
Perché evitate sempre la sapienza? Perché è più difficile barare con essa.
Vedi che se dici: la sapienza di Dio è manifestazione del suo amore, comincia suonare meno bene anche a te? :D Ma poi, perché l'amore di Dio non dovrebbe essere manifestazione della sua giustizia? In fondo chi è giusto ama... Ma allora Dio è solo giustizia, oppure è solo amore. In realtà, Dio è tante cose; è amore, giustizia, logos, potenza, infinitezza, etc... E tutte queste si chiamano a vicenda, si cagionano l'una con l'altra: siccome amo allora cerco di essere giusto, siccome sono giusto allora cerco il bene altrui; etc... Il resto porta solo all'assurdo.
Tutti gli attributi di Dio individuano aspetti, tratti caratteristici dell'unità divina, che nel suo assieme ha già un nome, YHWH.
Aganto guarda che secondo me stai travisando il senso dell'affermazione.
Con "Dio è solo amore" il Papa non poteva voler dire che in Dio non c'è spazio per la giustizia, per la sapienza o per tutti gli altri attributi divini.
Forse è il caso di leggersi tutto il discorso del Santo Padre nell'Angelus "incriminato"...
Solennità della Santissima Trinità, 7 giugno 2009 - Angelus, Benedetto XVI
ENEDETTO XVI
ANGELUS
Solennità della Santissima Trinità
Piazza San Pietro
Domenica, 7 giugno 2009
Cari fratelli e sorelle!
Dopo il tempo pasquale, culminato nella festa di Pentecoste, la liturgia prevede queste tre solennità del Signore: oggi, la Santissima Trinità; giovedì prossimo, quella del Corpus Domini, che, in molti Paesi tra cui l’Italia, verrà celebrata domenica prossima; e infine, il venerdì successivo, la festa del Sacro Cuore di Gesù. Ciascuna di queste ricorrenze liturgiche evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l’intero mistero della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell’Eucaristia e il centro divino-umano della Persona di Cristo. Sono in verità aspetti dell’unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono tutto l’itinerario della rivelazione di Gesù, dall’incarnazione alla morte e risurrezione fino all’ascensione e al dono dello Spirito Santo.
Quest’oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l’ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza” (Prefazio): è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale. Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore. Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà. “O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,2) – esclama il salmista. Parlando del “nome” la Bibbia indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il “tessuto” di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all’Amore. “In lui – disse san Paolo nell’Areòpago di Atene – viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28). La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore.
La Vergine Maria, nella sua docile umiltà, si è fatta ancella dell’Amore divino: ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. In Lei l’Onnipotente si è costruito un tempio degno di Lui, e ne ha fatto il modello e l’immagine della Chiesa, mistero e casa di comunione per tutti gli uomini. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità Santissima, a crescere nella fede nel mistero trinitario.
... Dove sta lo scandalo? Dove l'eterodossia?