
Originariamente Scritto da
Padus
Per noi veneti l'Italia non è la Patria ma solo uno Stato che si è impadronito di noi - Il Gazzettino
Qualche giorno fa, nello studio televisivo in cui si svolgeva un dibattito politico, arrivava una telefonata con la quale un signore affermava che se fosse dipeso da lui, avrebbe cacciato dall’Italia “a calci in culo” tutti coloro che non si sentissero adeguatamente orgogliosi di essere italiani. Destinataria della suddetta cortesia, l’esponente di un legittimo movimento autodeterministico veneto.
“Calci in culo” a parte, andarsene dall’Italia – politica - è l’obiettivo di ogni movimento secessionista ma l’arrogante intolleranza e il cieco determinismo, accompagnati dalla solita supponente disinformazione, pretenderebbero il ben più “maschio” e sbrigativo allontanamento coatto dall’Italia – fisica – di qualsiasi dissidente dal pensiero unico.
Ognuno ha il diritto di sentirsi gratificato dai propri soporiferi pregiudizi e dalla propria insipienza purché, però, tenga per sè il suo inutile fardello. Difatti, caro signore dalla telefonata facile, Veneto significa terra dei Veneti, non degli Italiani, ovvero terra di quel popolo che 3000 anni fa vi arrivò, portandovi la Cultura Atestina. Tuttavia, detto per inciso, erano Veneti anche quegli alleati dei Troiani che Omero cita nel II Libro dell’Iliade; quelli che Erodoto posiziona in prossimità dell’attuale Macedonia; quelli che Tacito colloca nel centro-nord Europa; quelli dell’Armorica (attuale Bretagna) che avevano come capitale Venezia (città dei Veneti - attuale Vannes) e contro i quali Giulio Cesare combatté una delle più grandi battaglie navali dell’antichità …e altri ancora.
I Veneti del Veneto avevano una loro lingua e propri usi, costumi, tradizioni e leggende. Alleatisi con i Romani, il loro territorio, l’Angolo dei Veneti, divenne la Decima Regione, Venezia e Istria, più vasta della sommatoria dell’attuale Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli e Istria. Alla caduta dell’Impero Romano, i Veneti riacquistavano progressivamente la loro sovranità, dando luogo a una nuova grande civiltà, quella dell’ultramillenaria Repubblica di Venezia. Se la loro nuova lingua derivava prevalentemente dal latino (non dall’italiano, come i soliti ben disinformati pretenderebbero) gli usi, i costumi, le tradizioni e le leggende continuavano ancora a riecheggiare quelli dei loro lontani antenati.
Da 145 anni questa terra è diventata parte dello Stato Italiano, cioè da quando l’allora Regno d’Italia, supportato dall’interessata connivenza delle altre potenze straniere, proditoriamente se n’era impadronito. Da allora, il Regno d’Italia, poi la dittatura fascista e la stessa Repubblica Italiana si sono sempre adoperati con oscurantistica e totalizzante perseveranza, nell’epurarazione della storia, della cultura, degli usi e costumi di questo Popolo. Questi ladri d’identità, volevano fare di popoli diversi per provenienza, storia e civiltà, un solo popolo, quello Italiano. Ovviamente a tutto vantaggio di chi se non di un potere centralistico, monarchico o repubblicano che fosse? E ci sono riusciti, plagiando, ovviamente, soprattutto le masse meno acculturate ma anche quanti possono essere identificati come i peggiori nemici di sé stessi oltre che della loro stessa gente: i perdenti; i nati stanchi che vivono solo per riposare; i rassegnati, disposti a subire passivamente anche il più becero razzismo antiveneto, istituzionale, massmediatico o privatistico che sia; quanti preferiscono ignorare piuttosto che sapere, altrimenti loro si che saprebbero affondare la lama fino all’osso! Ma anche… quanti si “sentono” italiani, punto e basta.
Privata del tricolore e dell’inno nazionale ovvero di questa “Patria” fasulla, questa massa informe e senza peso specifico si sentirebbe persa, orfana, figlia di nessuno. Così questi zombi che non hanno un passato né un futuro, continuano a camminare sulla faccia della Terra, senza una meta e senza un perché. Chi sa di essere figlio di una grande patria, una patria che ha saputo scrivere la Storia con la “S” maiuscola, non può accettare di doverla sostituire con un suo artificioso surrogato. L’Italia, oltrettutto, non è una Patria ma uno Stato. Una realtà politica così poco democratica da tenere pervicacemente in ostaggio tante vere patrie, nell’interesse esclusivo di un potere centralistico sempre più lontano dalla realtà e sempre più arroccato nel suo cieco egocentrismo.
Renzo Pavanello
(cittadino italiano di etnia veneta)